Crema armena – Manuale di Nonna Papera

Con il post di oggi finalmente ritornano i lunedì a rotazione, questo è quello in compagnia del Manuale di Nonna Papera!
La ricetta di oggi è una delle mie preferite: la crema armena. Pochi ingredienti per tantissima bontà!
E’ la merenda perfetta per i bambini e soprattutto in questo periodo quando il tempo per preparare qualcosa di sfizioso solo per Cecilia, devo ammetterlo, è davvero poco.
La ricetta prevede la classica spolverizzata di cannella, ma devo dire che ne ho provate diverse varianti: con il cacao, con il cocco, con le gocce di cioccolata e con le codette colorate.
Tutte sempre apprezzate, anche dagli amichetti del cecio. A dirla tutta questa è la merenda che preparo quando ho qualche monello in casa a far compagnia alla mia! La dose che è riportata basta e avanza per 8 bicchierini, o 4 bicchieri. Nel mio caso, per bambini “formato materna” ne faccio metà dose per 4 pupi. E lascio la scelta della copertura in mini ciotoline. Certo, fanno un bel macello nei dintorni, ma si divertono e anche la merenda diventa un gioco… sarà per questo che li ho sempre in casa? 😉

Crema armena

2 tazze di latte
1/4 di tazza di zucchero
1/4 di tazza di acqua
1/4 di tazza di fecola di patate
un po’ di cannella

 

Mettete in una casseruola il latte con lo zucchero e fate bollire. Diluite la fecola con un po’ di acqua e quando il latte bolle, versatela lentamente sempre mescolando: fate cuocere a fuoco bassissimo per una ventina di minuti. A questo punto versate la crema nelle coppette e servitela fredda cosparsa con un po’ di cannella.

Armenian cream

2 cups of milk
1/4 cup of sugar
1/4 cup of water
1/4 cup potato starch
cinnamon
Put the milk in a saucepan with the sugar and boil. Dilute the starch with a little ‘of water and when the milk boils, pour it slowly, stirring constantly: cook over low heat for about twenty minutes. Now pour the cream into cups and serve cold sprinkled with cinnamon.

Cioccolata hasta la vista – Manuale di Nonna Papera

E’ passato un bel po’ dall’ultima ricetta di Nonna Papera! Ma spostandola a rubrica mensile devo ammettere che è molto più gestibile ^^

Oggi la famosa nonna ci porta una ricetta davvero golosa, una ricetta che ha accompagnato tutto il mio inverno e che preparo sempre con Cecilia. Certo, finisce sempre con la tazzona per lei e una tazzina di caffè per me, ma va bene così! Lei ne è ghiotta e io se ne mangio un po’ di meno diciamo che male non fa!
La ricetta in questione altro non è che una bella cioccolata calda. Due le varianti, anche se a mio avviso la prima è migliore. Ma sono gusti, come tutte le cose anche la cioccolata vuole le sue schiere di amanti: quelli che solo fondente e amara, quelli che solo bianca e burrosa, quelli che se non è aromatizzata non la bevono.
A Cecilia per ora piace la versione classica, a me sinceramente piace con un po’ di peperoncino. E a voi? Di che fazione cioccolatosa siete?

Cioccolata hasta la vista

“Gli spagnoli e i portoghesi, approfittando del fatto che il nome scientifico della cioccolata (in pianta) è Theobroma cacao, cioè “cibo degli Dei”, si rifiutarono a lungo di rivelare il segreto della preparazione della cioccolata in tazza. Questo accadeva nel ‘600. Il primato dell’esagerazione spetta però agli Aztechi che, pur avendo oro e gioielli a non finire, usavano come denaro i… semi di cacao!”
4 cucchiai di cacao amaro
75 gr di zucchero
un pizzico di sale
3 cucchiai di acqua
6 chiodi di garofano
3/4 di latte
200 gr di panna
Setacciare il cacao e metterlo in una casseruola con lo zucchero, il sale, l’acqua e i chiodi di garofano e portare a ebollizione. Aggiungere il latte e metà della panna e far scaldare senza far bollire, sempre mescolando. Versare la cioccolata nelle tazze con il colino e guarnire con il resto della panna, montata.
Versione Ciao
Sciogliere a bagnomaria 4 cucchiai di acqua e 160 gr di cioccolato fondente. Sbattete energicamente, dopo aver tolto dal fuoco, e quando la cioccolata si addenserà, aggiungete 8 cucchiai di acqua e, sempre mescolando, un litro di latte bollente. Servite subito, con lo zucchero a parte.

Chocolate hasta la vista

“The Spanish and Portuguese, taking advantage of the fact that the scientific name of the chocolate (in plan) is Theobroma cacao, means” food of the gods “, long refused to disclose the secret of preparation of hot chocolate. This was in ‘600 . The primacy of exaggeration but it is up to the Aztecs who, despite having gold and jewelry to no end, as they used the money … cocoa beans.!”
4 tablespoons unsweetened cocoa
75 grams of sugar
a pinch of salt
3 tablespoons water
6 cloves
3/4 of milk
200 grams of cream
Sift cocoa and put it in a saucepan with the sugar, salt, water and cloves and bring to a boil. Add the milk and half the cream and heat without boiling, stirring constantly. Pour the chocolate into cups with strainer and garnish with the remaining cream, whipped.
Hello version
Melt 4 tablespoons of water in a water bath and 160 grams of dark chocolate. Beat vigorously, after removing from the heat, and when the chocolate will thicken, add 8 tablespoons of water and, stirring constantly, a liter of boiling milk. Serve immediately, with sugar separately.

L’insalata delle bergamotte – Manuale di Nonna Papera

La frutta per me e mia figlia sono un vero disastro. A me piace quasi solo la frutta estiva, a lei va anche peggio perché ama solo le mele, che per sua (mia) fortuna si trovano tutto l’anno!

Ma questa estate cercherò di convincerla ad assaggiare anche il frutto preferito della mamma, la ciliegia, per la quale io darei anche un braccio mentre lei come le vede scappa! Chissà perché poi!
Ma c’è un modo di mangiare le frutta che piace proprio a tutti. Ed è il modo che mi ha permesso di estendere la frutta di mia filia a mele e pere: la frutta con lo zucchero!!!
Aiutata da Nonna Papera con il suo mitico manuale che nel mio blog è entrato a far parte delle rubriche mensili, per il semplice motivo che dopo un anno, per quanto il mio amore per questo libro sia rimasto immutato, mi stava un po’ venendo a noia sfogliarlo quasi tutti i giorni! Così invece ho molto più tempo e piacere nello sfogliarlo, infatti mi era sfuggita questa ricetta che è stata la mia salvatrice.
Il problema Cecilia-frutta è sempre a monte, non è il sapore perchè proprio non vuole sapere di assaggiare qualcosa che, secondo la sua mente “non è buono”. Non serve a nulla dire assaggia. Ma non ho dovuto neanche dirlo per questa “insalata” dato che il suo sguardo non era sulla frutta ma sul barattolo dell zucchero! E quando ha visto che lo mettevo sulla frutta tagliata nel piattino si è letteralmente fiondata ad assaggiare!
Quindi ancora una volta devo dire grazie a Nonna Papera. Certo, il metodo non è proprio ortodosso ma il fine giustifica i mezzi, giusto?

L’insalata delle bergamotte

 

“Chi di voi sa dire che cosa sono queste… bergamotte? nessuno, eh? Molto bene: la “bergamotta” è una varietà di pera, gustosissima, dal profumo di cedro. E come premio per non aver saputo rispondere, eccovi la ricetta dell’insalata.”


pere bergamotte o di varietà
zucchero
limone

 

lavate benissimo, asciugate e sbucciate le pere. Affettatele e disponetele a ventaglio addirittura nei piattini (da frutta).
Versate sulle fette poche gocce di limone e… zuccherate.

The salad of bergamot

“Which of you can tell what are these … bergamot? Anyone, eh? Very well: the” bergamot “is a variety of pear, yummy, the scent of cedar. And as a reward for not having been able to answer, here’s salad recipe. “
pears bergamot or variety
sugar
lemon
Well washed, dried and peeled pears. Slice them and place them in a fan even in saucers.
Pour a few drops on the slices of lemon and … sugary.

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Ciliegie

E con questa ricetta chiudo la settimana e dichiaro anche finite le mie scorte di frutta estiva!
Certo, congelare tutta questa frutta mi è davvero servito, però sono tre settimane che faccio marmellate e sinceramente… non ne posso più!
Le ho regalate a tutti, le ho spedite giù a Roma (ancora spero arrivino intere…!) e ne ho tenuti un paio di barattoli di ogni tipo per noi.
Anche perchè non è che ci nuotiamo nella marmellata. Anzi, a dirla tutta la mangiano solo mio marito e mia figlia. 
Ma io questa l’ho assaggiata memore di una merenda da piccola dove qualcuno mi aveva dato un pane e marmellata che io avevo dichiarato buono. I miei ricordi dicevano fosse quella di ciliegie e c’era tanta aspettativa mentre preparavo questa ma… no, decisamente i miei ricordi hanno sbagliato qualcosa!! 
Ma alla fine questa, come tutte le altre, sarà giudicata da mia madre. Giudice imparziale: troppo liquida, troppo densa, troppo zucchero… trova sempre il difetto. E io segno! 
Vedremo di questa cosa dirà quando le arriva, io dal canto mio posso proteggermi solo dietro a Nonna Papera!

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Ciliegie

“Enrico VIII, vissuto fra il 1491 e il 1547, oltre che il pallino delle mogli (una alla volta, ne sposò infatti ben sei) aveva anche il pallino delle marmellate. Ogni moglie, da Caterina d’Aragona ad Anna Bolena, a Jane Seymour, ad Anna di Cleve, a Catherine Howard, a Catherine Parr, sembra portasse in dote addirittura intere collezioni di barattoli. Per farne che cosa? Per riporvi le confetture che avrebbe confezionato per mister Enrico. Però… eh, però, eccoci al punto: le mogli, conoscendo il punto debole dell’illustre futuro sposo, si esercitavano durante il fidanzamento a preparare marmellate. Così che Caterina fu insuperabile nella marmellata di pere; lo stesso dicasi di Anna per quella di ciliegie… Ma nessuna pensò alle susine Claudia, il frutto preferito dall’Enrico. Fu così che il tapino, esaurite le mogli, fu costretto a prepararsi la marmellata da sé. Si fa tanto per ridere, è chiaro: infatti a Enrico VIII si deve l’inizio dell’espansionismo inglese, grazie alla cura da lui posta nella formazione della marina.”


750 gr di zucchero
1 kg di ciliegie

La marmellata si prepara facendo bollire, e cuocere logicamente, insieme una certa quantità di frutta e zucchero per un po’ di tempo. La frutta deve essere scrupolosamente lavata, asciugata, snocciolata e sbucciata. Appena la frutta candidata a diventare marmellata leva il bollore, dovete abbassare al minimo la fiamma e continuare a mescolare dolcemente e con una certa frequenza. Per la mescolatura sarà meglio usare un cucchiaio di legno. Alla fine della cottura togliete la schiuma con l’apposito mestolo. Come farete ad accorgervi se effettivamente la marmellata è cotta? Semplicemente così: mettetene una goccia su un piattino. Se questa goccia non scorre neppure a piattino inclinato, allora la marmellata è cotta!
Fate raffreddare del tutto la marmellata, versatela in vasetti di vetro, pulitissimi e asciutti.

7 jams of Henry VIII – Cherries 

“Henry VIII, who lived between 1491 and 1547, as well as the ball of the wives (one at a time, in fact he married as many as six) also had the ball jams. Each wife, Catherine of Aragon for Anne Boleyn, Jane Seymour, Anne of Cleve, Catherine Howard, Catherine Parr, seems to bring a dowry even entire collections of cans. to make what? for storing jams that would have packed for Mr. Henry. though … eh, however, we are to the point: the wives, knowing the weak point of the illustrious future bridegroom, were drilled during the engagement to prepare jams. way that Catherine was unsurpassed in pear jam and the same goes to Anna for that cherry … But no thought Claudia, plums, the favorite fruit dall’Enrico. was thus that the wretched, exhausted wives, was forced to prepare the jam itself. ago is just for laughs, it is clear: in fact Henry VIII was responsible for the beginning of ‘English expansionism, thanks to the care he had given to the formation of the navy. “
750 grams of sugar 
1 kg of cherries 

The jam is prepared by boiling, and cook logically, together with a certain amount of fruit and sugar for a bit ‘of time. The fruit should be carefully washed, dried, pitted and peeled. As soon as the candidate to become fruit jam lever to the boil, you have to turn down the heat and continue to stir gently and with some frequency. For the mixing will be better to use a wooden spoon. At the end of the cooking time, remove the foam with a special spoon. How are you going to actually recognize if the jam is cooked? Simply this: place one drop on a saucer. If this drop is not flowing even a saucer tilted, then the jam is cooked! 
Let cool completely jam, pour into glass jars, squeaky clean and dry.

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Fragole

Ecco svelato un altro frutto che è uscito da poco dal congelatore! Lo ammetto, volevo fare questa marmellata da tantissimo tempo ma non ne avevo mai la voglia quindi mi ero congelata 1 kg di fragole “nel caso mi venisse la voglia”.
E la voglia mi è venuta eccome!
Già mi pregusto domani mattina (che sarebbe la mattina di uscita del post) una ricca colazione con pane tostato e marmellata! Perchè questa si, è una delle poche che mi piace davvero!
In verità avevo in mente una marmellata di fragole e menta, dato che è un abbinamento che semplicemente adoro, ma la mia piantina (piantona in realtà!) di menta si è ammalata e non posso usare le sue foglioline perchè… le ha perse tutte!
Certo, il vivaio vicino casa mi ha semplicemente consigliato di levare quella e metterne un’altra ma dopo un anno di sacrifici per farla diventare un bel cespuglio rigoglioso proprio non mi va da levarla senza nemmeno provare a curarla!
Quindi mi sono armata di santa pazienza e ho iniziato le cure. La marmellata fragole-menta aspetterà l’anno prossimo, quando la pianta sarà bella e rigogliosa come mai!
Per consolarmi ho fatto “una delle 7” di Nonna Papera. Mi avevano incuriosito e penso che anche la prossima confettura sarà con un frutto (scongelato) diverso per provarne un’altra ancora! 
Appena finisce questa mi metterò all’opera!

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Fragole

“Enrico VIII, vissuto fra il 1491 e il 1547, oltre che il pallino delle mogli (una alla volta, ne sposò infatti ben sei) aveva anche il pallino delle marmellate. Ogni moglie, da Caterina d’Aragona ad Anna Bolena, a Jane Seymour, ad Anna di Cleve, a Catherine Howard, a Catherine Parr, sembra portasse in dote addirittura intere collezioni di barattoli. Per farne che cosa? Per riporvi le confetture che avrebbe confezionato per mister Enrico. Però… eh, però, eccoci al punto: le mogli, conoscendo il punto debole dell’illustre futuro sposo, si esercitavano durante il fidanzamento a preparare marmellate. Così che Caterina fu insuperabile nella marmellata di pere; lo stesso dicasi di Anna per quella di ciliegie… Ma nessuna pensò alle susine Claudia, il frutto preferito dall’Enrico. Fu così che il tapino, esaurite le mogli, fu costretto a prepararsi la marmellata da sé. Si fa tanto per ridere, è chiaro: infatti a Enrico VIII si deve l’inizio dell’espansionismo inglese, grazie alla cura da lui posta nella formazione della marina.”


1 kg di zucchero
1 kg di fragole

La marmellata si prepara facendo bollire, e cuocere logicamente, insieme una certa quantità di frutta e zucchero per un po’ di tempo. La frutta deve essere scrupolosamente lavata, asciugata, snocciolata e sbucciata. Appena la frutta candidata a diventare marmellata leva il bollore, dovete abbassare al minimo la fiamma e continuare a mescolare dolcemente e con una certa frequenza. Per la mescolatura sarà meglio usare un cucchiaio di legno. Alla fine della cottura togliete la schiuma con l’apposito mestolo. Come farete ad accorgervi se effettivamente la marmellata è cotta? Semplicemente così: mettetene una goccia su un piattino. Se questa goccia non scorre neppure a piattino inclinato, allora la marmellata è cotta!
Fate raffreddare del tutto la marmellata, versatela in vasetti di vetro, pulitissimi e asciutti.

7 jams of Henry VIII – Strawberries 

“Henry VIII, who lived between 1491 and 1547, as well as the ball of the wives (one at a time, in fact he married as many as six) also had the ball jams. Each wife, Catherine of Aragon for Anne Boleyn, Jane Seymour, Anne of Cleve, Catherine Howard, Catherine Parr, seems to bring a dowry even entire collections of cans. to make what? for storing jams that would have packed for Mr. Henry. though … eh, however, we are to the point: the wives, knowing the weak point of the illustrious future bridegroom, were drilled during the engagement to prepare jams. way that Catherine was unsurpassed in pear jam and the same goes to Anna for that cherry … But no thought Claudia, plums, the favorite fruit dall’Enrico. was thus that the wretched, exhausted wives, was forced to prepare the jam itself. ago is just for laughs, it is clear: in fact Henry VIII was responsible for the beginning of ‘English expansionism, thanks to the care he had given to the formation of the navy. “
1 kg of sugar 
1 kg of strawberries 

The jam is prepared by boiling, and cook logically, together with a certain amount of fruit and sugar for a bit ‘of time. The fruit should be carefully washed, dried, pitted and peeled. As soon as the candidate to become fruit jam lever to the boil, you have to turn down the heat and continue to stir gently and with some frequency. For the mixing will be better to use a wooden spoon. At the end of the cooking time, remove the foam with a special spoon. How are you going to actually recognize if the jam is cooked? Simply this: place one drop on a saucer. If this drop is not flowing even a saucer tilted, then the jam is cooked! 
Let cool completely jam, pour into glass jars, squeaky clean and dry.

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Pesche

Oggi è il compleanno della mia cuginetta. Che tanto più piccola non è ma che è sempre stata la “piccola di casa” quindi mi sono abituata a vederla così e probabilmente la vedrò “piccola” anche da vecchietta!
Tanto la considero “piccola” che se sto insieme a lei e mia figlia inevitabilmente chiamo l’una con il nome dell’altra! E questo succede anche se sto al telefono con mia zia (la madre!). Che cosa buffa!
Ma per festeggiare questa piccola grande donna ho pensato bene di preparare un piatto dal manuale. E non un piatto qualunque ovviamente!
Dovete sapere che fino a qualche anno fa mia cugina faceva ancora colazione a latte e nesquik. Più pan di stelle ovviamente. Ora va bene tutto, anche la colazione abitudinaria, ma aveva compiuto 20 anni ed era arrivato il momento di assaggiare sapori nuovi a colazione! Quindi le portai una marmellata dolce dolce, di pesche, e un panbauletto appena comprato dal fornaio (eh si, non l’avevo fatto io ma all’epoca nemmeno sapevo accendere il forno!).
Che dire, con il pane tostato e quella marmellata sono riuscita, almeno per un giorno a farle fare una colazione diversa!
Proprio per questo questa estate mi sono conservata delle pesche succosissime, insieme ad altra frutta che non vi sto ora a svelare, proprio per regalargliele per il suo compleanno.
Non le pesche, ovviamente la marmellata!
E dove trovare la ricetta se non nel manuale sul quale tanto fantasticavamo da bambine? 

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Pesche

“Enrico VIII, vissuto fra il 1491 e il 1547, oltre che il pallino delle mogli (una alla volta, ne sposò infatti ben sei) aveva anche il pallino delle marmellate. Ogni moglie, da Caterina d’Aragona ad Anna Bolena, a Jane Seymour, ad Anna di Cleve, a Catherine Howard, a Catherine Parr, sembra portasse in dote addirittura intere collezioni di barattoli. Per farne che cosa? Per riporvi le confetture che avrebbe confezionato per mister Enrico. Però… eh, però, eccoci al punto: le mogli, conoscendo il punto debole dell’illustre futuro sposo, si esercitavano durante il fidanzamento a preparare marmellate. Così che Caterina fu insuperabile nella marmellata di pere; lo stesso dicasi di Anna per quella di ciliegie… Ma nessuna pensò alle susine Claudia, il frutto preferito dall’Enrico. Fu così che il tapino, esaurite le mogli, fu costretto a prepararsi la marmellata da sé. Si fa tanto per ridere, è chiaro: infatti a Enrico VIII si deve l’inizio dell’espansionismo inglese, grazie alla cura da lui posta nella formazione della marina.”

700 gr di zucchero
1 kg di pesche

La marmellata si prepara facendo bollire, e cuocere logicamente, insieme una certa quantità di frutta e zucchero per un po’ di tempo. La frutta deve essere scrupolosamente lavata, asciugata, snocciolata e sbucciata. Appena la frutta candidata a diventare marmellata leva il bollore, dovete abbassare al minimo la fiamma e continuare a mescolare dolcemente e con una certa frequenza. Per la mescolatura sarà meglio usare un cucchiaio di legno. Alla fine della cottura togliete la schiuma con l’apposito mestolo. Come farete ad accorgervi se effettivamente la marmellata è cotta? Semplicemente così: mettetene una goccia su un piattino. Se questa goccia non scorre neppure a piattino inclinato, allora la marmellata è cotta!
Fate raffreddare del tutto la marmellata, versatela in vasetti di vetro, pulitissimi e asciutti.

7 jams of Henry VIII – Peaches

“Henry VIII, who lived between 1491 and 1547, as well as the ball of the wives (one at a time, in fact he married as many as six) also had the ball jams. Each wife, Catherine of Aragon for Anne Boleyn, Jane Seymour, Anne of Cleve, Catherine Howard, Catherine Parr, seems to bring a dowry even entire collections of cans. to make what? for storing jams that would have packed for Mr. Henry. though … eh, however, we are to the point: the wives, knowing the weak point of the illustrious future bridegroom, were drilled during the engagement to prepare jams. way that Catherine was unsurpassed in pear jam and the same goes to Anna for that cherry … But no thought Claudia, plums, the favorite fruit dall’Enrico. was thus that the wretched, exhausted wives, was forced to prepare the jam itself. ago is just for laughs, it is clear: in fact Henry VIII was responsible for the beginning of ‘English expansionism, thanks to the care he had given to the formation of the navy. “
700 grams of sugar 
1 kg of peaches

The jam is prepared by boiling, and cook logically, together with a certain amount of fruit and sugar for a bit ‘of time. The fruit should be carefully washed, dried, pitted and peeled. As soon as the candidate to become fruit jam lever to the boil, you have to turn down the heat and continue to stir gently and with some frequency. For the mixing will be better to use a wooden spoon. At the end of the cooking time, remove the foam with a special spoon. How are you going to actually recognize if the jam is cooked? Simply this: place one drop on a saucer. If this drop is not flowing even a saucer tilted, then the jam is cooked! 
Let cool completely jam, pour into glass jars, squeaky clean and dry.

Risotto al salto – Manuale di Nonna Papera

Eccomi come ogni venerdì con il piatto scelto dal manuale di Nonna Papera.
Stavolta non faccio un salto in Inghilterra ma rimango con i piedi ben piantati in Italia dato che questo piatto mi ha accompagnato per gran parte della mia infanzia.
Non so quanto Nonna Papera abbia influenzato le nostre cuoche mamme ma il riso ripassato in padella è sempre stato un must sia in casa nostra, sia in quello delle mie amichette.
Ricordo che la mamma della mia migliore amica, all’asilo, era solito fare il riso il giovedì (altro che gnocchi!!) e il giorno dopo se ero a pranzo da loro quasi certamente avrei trovato il riso scaldato sul piatto. Ed è un piatto che ho sempre amato, quindi non potete capire la mia gioia quando lo lessi anche sul manuale, anni (e anni) fa!
Certo, a mia madre e alla mamma della mia amichetta mai era passato per la mente di farlo a polpette… con una “frittata” si faceva prima!
Però per la mia bimba e per la sottoscritta ho voluto seguire in tutto e per tutto la ricetta del libro, anzi i suggerimenti, dato che di ricetta vera e propria non si può parlare!
Allora ho preso il mio risotto alla bresaola cotto proprio il giorno prima, un bel cucchiaio a testa per dare la forma e devo dire che, a parte la quantità spropositata di pan grattato per terra, ci siamo davvero divertite! 
Poi ovviamente abbiamo lasciato freddare le “polpette” e ce le siamo gustate con le mani davanti un bel cartone animato! Ogni tanto un po’ di relax ci vuole 😉

Ps: per questa ricetta ho usato l’olio di semi di girasole dante per avere un fritto leggermente dorato ma molto gustoso.

Risotto al salto – Manuale di Nonna Papera

E’ semplicissimo! Prendete un bassotto e buttatelo… ops, scusate! C’è Nonna Papera che fa segno di no.
Ricominciamo: se vi è stato servito un risotto molto soddisfacente, fatevene mettere da parte un piatto. Potrete utilizzarlo l’indomani così: aggiungendo un uovo, riducete in polpettine molto piatte che passerete nel pane grattugiato, e farete rosolare nell’olio caldo finché non diventeranno dorate.

Jumping risotto – Manual of Grandma Duck

It ‘so easy! Take a Beagle Boy and throw it … oops, sorry! Grandma Duck who says no.
Restless: If you were served a risotto very satisfactory, fatevene put aside a plate. You can use it the next day as well: adding an egg, reduce in very flat patties that you will spend in the bread crumbs, and fry in hot oil until you do not become golden.

Mele in gabbia… alla Newton – Manuale di Nonna Papera

Oggi un post dedicato alle nonne che nasce dal fatto che siamo dovuti scappare a Roma perché la nonna di mio marito sta molto male. 

E questo mi ha fatto pensare che dedico troppo poco tempo a sentire la mia di nonna.
Anche io come mio marito di nonna ne ho solo una, spesso l’ho citata nei miei post, è la colonna portante della famiglia di mia madre e con i suoi 91 anni non c’è una mattina che non si sveglia alle 6 e prende l’autobus per andare ad aprire il negozio di mio zio. A volte presa dai clienti dice che si scorda anche di pranzare a arriva a casa verso le 17 con niente nello stomaco! Certo, poi dice che fa un’abbondante merenda appena arriva. 
Ha la forza di un leone ma sa essere dolce come pochi sanno fare. E’ benvoluta da tutti perché ha davvero un cuore d’oro ed è davvero la classica nonna. Cucina benissimo e non c’è volta che io scenda a Roma che non mi fa trovare una torta o le fettuccine da portare a casa. La adoro. 
Quando ero incinta di Cecilia avevo sperato che la mia piccola anticipasse per nascere lo stesso giorno, il 1° marzo, ma alla fine è successo che condividono solo il mese e il segno.
La mia altra nonna invece, quella che è venuta a mancare una decina di anni fa era molto diversa di carattere. Dalla parte di mio padre ero la nipote più piccola ma proprio per questo ero quella più sgridata! E mia nonna era davvero una carabiniera. Lei, che voleva fare la maestra ma che il padre non la fece andare a scuola perchè “femmina” mi ha insegnato a scrivere l’8. Lo scrivevo sempre storto e mi ha insegnato quello che per me è stato il trucco perfetto! Mi ricordo che amava disegnare, specialmente Biancaneve, e che cucinava solo piatti romani. Ma la cosa più buffa che la riguarda l’ho scoperta un giorno leggendo il suo campanello di casa… c’era un nome mai sentito! Eh no, non era il cognome, quello lo conoscevo! E infatti quel giorno mi disse che alla sua nascita il padre voleva chiamarla a tutti i costi “Dora” ma alla mamma non piaceva quel nome e la chiamò sempre “Lea”. Ebbene, fu sempre chiamata da tutti Lea. E io lo venni a scoprire così, per caso.
Oggi è alle mie nonne che dedico questa ricetta. L’unica che abbiamo mai cucinato in tre. Certo, all’epoca mia nonna materna aveva impastato la frolla mentre l’altra sbucciava le mele così… a me era rimasto da mescolare la marmellata con le noci.
Stavolta nonnine ho fatto tutto da sola, ma la marmellata l’ho fatta mescolare a Cecilia, tanto per mantenere la tradizione.
E abbiamo anche fatto un “tappo” di pasta sfoglia sopra e sotto il buco del torsolo. Sotto per non far cadere la marmellata, sopra per rimettere il picciolo!

Mele in gabbia… alla Newton – Manuale di Nonna Papera

“Una delle caratteristiche simpatiche di Isacco Newton, caratteristica del resto comune a molti scienziati, era la distrazione. Se, anziché sotto un albero di mele, si fosse fermato a schiacciare un pisolino sotto un albero di banane, la legge di gravità avrebbe assunto una nuova impostazione e la distrazione d’Isacco sarebbe rimasta. Narrano infatti che i cronisti dell’epoca che Isacco si dimenticava perfino a volte di mangiare (e passi) e di vestirsi (passi un po’ meno). In compenso, ora abbiamo una nonna papera con una memoria di ferro: non si dimentica certo di sfornarvi su due zampe altrettante ottime ricette.”
200 gr di farina 
50 gr di fecola
1/2 bustina di lievito
100 gr di burro
80 gr di zucchero
1 uovo intero + un tuorlo e un albume separati
un cucchiaio di rum
un pezzetto di scorza di limone grattugiata (per la pasta)
una dozzina di mele non troppo grosse
qualche cucchiaio di marmellata
una dozzina di noci tritate a pezzettini
una bustina di zucchero a velo

Mescolate insieme sul tavolo nell’ordine tutti gli ingredienti della pasta finché non diventerà liscia, e lasciatela riposare una mezz’oretta. Mentre la pasta riposa voi… lavorate alacrmente sbucciando le mele e levando cautamente i torsoli con un coltellino a punta (meglio se con l’attrezzo apposito): riempite il buco con un impasto di noci tritate e marmellata.
Recuperate la pasta, stendetela col mattarello e ritagliate con la rotella delle strisce larghe 1 cm e lunghe circa 30. Incrociate nel mezzo due strisce, deponeteci sopra la mela e imprigionatela attaccando insieme le estremità delle strisce. Pennellate le mele “ingabbiate” con la chiara d’uovo messa da parte, mettetele in uno stampo e lasciatele nel forno finché diventeranno dorate: a questo punto potete tirarle fuori, spolverarle con lo zucchero a velo e mangiarvele… approfittando del fatto che sono legate!

Apples in the cage … Newton – Manual of Grandma Duck 

“One of the nice features of Isaac Newton, the rest feature common to many scientists, it was the distraction. Instead of going under an apple tree, he stopped to take a nap under a banana tree, the law of gravity would have taken a new setting and the distraction of Isaac would remain. narrate fact that the chroniclers of the time that Isaac even sometimes forgot to eat (and steps) and dressing (steps a bit ‘less.) on the other hand, we now have a grandmother duck with an iron memory: do not forget some of sfornarvi on two legs as many delicious recipes. “
200 grams of flour 
50 grams of starch 
1/2 teaspoon of baking powder 
100 grams of butter 
80 grams of sugar 
1 whole egg + one egg yolk and egg white separated 
a tablespoon of rum 
a bit of grated lemon rind (for pasta) 
a dozen apples not too large 
a few tablespoons of jam 
a dozen chopped walnuts into small pieces 
a sachet of powdered sugar 
Mix together all the ingredients on the table in the order of the dough until it becomes smooth, and let it rest for half an hour. While the dough is resting you … worked peeling apples and cautiously raising the cores with a boxcutter to toe (preferably with the proper tool): fill the hole with a mixture of chopped nuts and jam. 
Pick up the dough, roll it with a rolling pin and cut with the wheel of wide strips 1 cm long and about 30 Crossed in the middle two strips, deponeteci over the apple and imprigionatela sticking together the ends of the strips. Brushstrokes apples “caged” with the egg white aside, put them in a mold and leave in the oven until they become golden: At this point you can pull them out, dust them with powdered sugar and enjoy!

Torta di Mele – Manuale di Nonna Papera

Continuo la via dei sapori con Nonna Papera questa volta! Mi sembra assurdo eppure come apro il libro trovo ricette che vengono dal Regno Unito! Non posso far altro che considerarlo un segno, giusto?
Quindi, con grande gioia di mio marito che ne va matto, ecco uno dei dolci più famosi che ha avuto i suoi natali proprio in Inghilterra.
Si parla della torta di mele, uno dei dolci più conosciuti del mondo e più semplice da realizzare.
Per questa volta ho fatto delle tortine di mele, colpa di una partita di mele che ho scoperto rovinate, se ne è salvata solo 1/2 di un pacco di un kg! A parte la rabbia non potete capire la delusione quando a Cecilia ho detto che non ci sarebbe stata la torta. Ma con infinita pazienza mi sono messa a sbucciarle finchè non ho trovato qualche fetta buona.
Una mini tortina che alla fine sono diventate due, per grande gioia del cecio (e del marito, ammettiamolo, già si era visto soffiare la tortina dalla figlia!).
Ma queste tortine, partite con il piede sbagliato, hanno anche avuto una cottura turbolenta… “colpa” del telefono ecco qui che si sono anche sbruciacchiate! 
L’impasto di Nonna Papera è buonissimo, semplice e leggero, la mia base preferita. Le mele poi, erano pochine, lo ammetto, e forse un po’ troppo zucchero data la mini dimensione delle tortine, ma sono state spazzolate lo stesso!
Ps: per le mie tortine ho usato 1/10 delle dosi e le ho cotte negli stampi barchette della happyflex!


Torta di Mele – Manuale di Nonna Papera

“Un barone scozzese potrebbe benissimo limitare la propria attività a passeggiare per i viali del suo castello, con il gonnellino scozzese, il cane scozzese al guinzaglio ed un bicchierino di whisky scozzese a portata di …baffi. E invece che cosa ti combinò Nepero, che era appunto un barone scozzese? Inventò i logaritmi, cioè un modo per semplificare i conti tale da far venire i calcoli…al fegato dei poveri studenti, naturalmente! Per riconfortare i tapini, Nonna Papera propone questa ottima torta di mele.”



200 gr di farina
150 gr di zucchero
1 bustina di lievito
2 uova
latte (80 gr circa)
scorza di limone
1 Kg di mele
Sbattete bene le uova con lo zucchero e aggiungete a poco a poco la farina setacciata insieme al lievito e la scorza di limone, aggiungendo via via il latte per mantenere morbida la pasta. Ungete e impanate (o infarinate ndr) una tortiera e versate la pasta. Intanto avrete sbucciato e tagliato a fette il più possibile regolari, le mele: mettete elegantemente le fette sopra la pasta e cospargete di zucchero e qualche fiocchetto di burro. Cuocete per circa mezz’ora in forno moderato.

Apple Pie – Manual of Grandma Duck 

“A Scottish baron may well limit their activities to walk along the paths of his castle, with the Scottish kilt, the Scottish dog on a leash and a glass of Scotch whiskey. Instead, what did Napier, a Scottish baron? Invented logarithms ! to comfort students, Grandma Duck offers this great apple pie.”



200 grams of flour 
150 grams of sugar 
1 packet of yeast 
2 eggs 
milk (about 80 grams) 
lemon zest 
1 kg of apples 

Beat the eggs with the sugar and add gradually the flour sifted with the baking powder and lemon zest, gradually adding the milk to keep the dough soft. Grease and breadcrumbs (or flour ed) a cake tin and pour the pasta. Meanwhile, you’ll peeled and cut into slices as possible regular apples: Put elegantly slices over the dough and sprinkle with sugar and some butter. Cook for about half an hour in a moderate oven.

Le 7 marmellate di Enrico VIII – susine claudia

E’ passato più di un anno da quando ho fatto per la prima volta questa marmellata. 

E stavolta c’erano ben due motivi per rifarla: il primo perché è un anno che mia mamma me la chiede. Il secondo è perchè, parlando di Enrico VIII non posso non pensare alla nostra via dei sapori in tema inglese!
Ma il primo motivo è il più importante, ha un valore affettivo unico. E come potevo dire di no a mia madre che ne fa a milioni di marmellate ma questa le è rimasta nel cuore da sempre? E dato che ci sono le ultimissime susine ancora in giro (e buone soprattutto!) non potevo non accontentarla!
E per cambiare dalla ricetta dello scorso anno, che trovate qui, ho preferito la varietà di susine claudia gialla! La polpa è gialla, molto profumata, succosa, dolce e saporita. 
Lo ammetto, io non ho ricordo della marmellata dell’anno scorso, a me le marmellate non piacciono, le faccio per gli altri, eppure questa cuocendo mi ha fatto venire voglia di assaggiarla! E infatti mi è piaciuta! Certo, un mezzo cucchiaino e poi basta, ma è un passo avanti!
Ora che il vasetto per mia mamma è etichettato e infiocchettato posso anche metterlo via per quando se la verrà a prendere. E sono certa che appena lo saprà verrà molto presto!
Ps: le dosi della ricetta sono quelle originali del manuale, io le ho dimezzate dato che ne consumiamo molta di meno!

Le 7 marmellate di Enrico VIII – susine claudia

“Enrico VIII, vissuto fra il 1491 e il 1547, oltre che il pallino delle mogli (una alla volta, ne sposò infatti ben sei) aveva anche il pallino delle marmellate. Ogni moglie, da Caterina d’Aragona ad Anna Bolena, a Jane Seymour, ad Anna di Cleve, a Catherine Howard, a Catherine Parr, sembra portasse in dote addirittura intere collezioni di barattoli. Per farne che cosa? Per riporvi le confetture che avrebbe confezionato per mister Enrico. Però… eh, però, eccoci al punto: le mogli, conoscendo il punto debole dell’illustre futuro sposo, si esercitavano durante il fidanzamento a preparare marmellate. Così che Caterina fu insuperabile nella marmellata di pere; lo stesso dicasi di Anna per quella di ciliegie… Ma nessuna pensò alle susine Claudia, il frutto preferito dall’Enrico. Fu così che il tapino, esaurite le mogli, fu costretto a prepararsi la marmellata da sé. Si fa tanto per ridere, è chiaro: infatti a Enrico VIII si deve l’inizio dell’espansionismo inglese, grazie alla cura da lui posta nella formazione della marina.”
750 gr di zucchero
1 kg di susine claudia 
La marmellata si prepara facendo bollire, e cuocere logicamente, insieme una certa quantità di frutta e zucchero per un po’ di tempo. La frutta deve essere scrupolosamente lavata, asciugata, snocciolata e sbucciata. Appena la frutta candidata a diventare marmellata leva il bollore, dovete abbassare al minimo la fiamma e continuare a mescolare dolcemente e con una certa frequenza. Per la mescolatura sarà meglio usare un cucchiaio di legno. Alla fine della cottura togliete la schiuma con l’apposito mestolo. Come farete ad accorgervi se effettivamente la marmellata è cotta? Semplicemente così: mettetene una goccia su un piattino. Se questa goccia non scorre neppure a piattino inclinato, allora la marmellata è cotta!
Fate raffreddare del tutto la marmellata, versatela in vasetti di vetro, pulitissimi e asciutti.

The 7 jams of Henry VIII: plums – Grandma Duck

“Henry VIII, who lived between 1491 and 1547, in addition to being fixed with the wives (he married six) also had one of the jams. Every wife, Catherine of Aragon to Anne Boleyn, Jane Seymour, Anna of Cleve , to Catherine Howard, Catherine Parr, seems to bring a dowry collections of cans. Whatever for what? for jams for Mr. Henry. Yet wives, knowing the weakness of the groom, were drilled during the engagement to prepare jams. But none of that prepared plums, the favorite fruit of Henry. So it was that he had to prepare the jam itself. A Henry VIII was responsible for the beginning of expansionism English, thanks to the care he has given to the formation of the navy. “


5 cups of sugar
8 cups of plums

The jam is prepared by boiling together a certain amount of fruit and sugar. The fruit must be washed, dried, pitted and peeled. As soon as the fruit bubbles, you have to turn down the heat and continue stirring with a wooden spoon. At the end of cooking, remove the foam.
How are you going to actually recognize if the jam is cooked? So: place one drop on a saucer. If this drop is not flowing even in tilted saucer, then the jam is cooked!
Let cool completely jam, pour into glass jars, squeaky clean and dry.