Nocciolata con mandorlata

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E siamo arrivati anche alla fine di questo marzo.

Un marzo che ho inseguito correndo, con le tante cose da fare per il viaggio. e fra un mese si parte. Un mese, così vicino e così lontano.

Questo marzo si chiude con mezza casa impacchettata, e mezza che non so ancora come impacchettarla. Si è aperto con il corso di Veronica, il passion twist (che sto ancora seguendo!), nel mezzo ci sono stati i quattro anni di Cecilia e si chiude con Pasqua. Perché in tutto ciò Pasqua è passata del tutto in sordina quest’anno. Se non fosse che siamo scesi a Roma e abbiamo trovato le uova ad attenderci neanche mi sarei accorta di Pasqua.

Ma anche questa è fatta, e ora siamo a casa, e fra due settimane Cecilia saluterà i suoi amichetti all’asilo, pensavo di portare una grande torta così la mangiano tutti insieme, devo sentire le maestre però. E poi metà mese prossimo ci trasferiamo a Roma per spostare residenze e co. e poi via, si parte.

Mi fa ancora strano avere tutte le cose impacchettate, mi fa ancora più strano pensare che saremo 7 mesi in giro “da ospiti”, in case affittate, senza niente di nostro se non i vestiti. E’ un bel salto, specie per me che sono abitudinaria. Mi farà bene, sicuramente.

E forse proprio perché alle mie abitudini non rinuncio sto facendo le scorte per quelle due settimane di Roma, qui c’è un esperimento nuovo nuovo che è entrato nella nostra routine mattutina: questa crema spalmabile che è ottima sulle fette biscotatte!
Dolce, densa e piena di energia. Facciamo il pieno dalla mattina che ce ne è bisogno 😉
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Nocciolata con mandorlata

Nocciolata
25 gr di farina di mandorle
10 gr di zucchero semolato
75 gr di cioccolato bianco
50 gr di latte
35 gr di olio di semi

Dopo aver fatto la nocciolata lasciala raffreddare.
Nel frattempo frulla la farina di mandorle, unisci lo zucchero e spezzetta il cioccolato. Frulla il tutto fino ad ottenere un composto poco granuloso.
In un pentolino mescola il latte con l’olio e unisci il composto. Fai cuocere a fiamma moderata per qualche minuto. Togli dal fuoco e versa nei barattoli con la nocciolata fredda. Lascia raffreddare a temperatura ambiente.

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Nocciolata

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Ecco qui il mio regalo per San Valentino!

Nocciolata per tutti! Ce n’è una anche per Cornelia ma ne dubito la assaggerà. Però non volevo creare scompiglio in famiglia, specie perchè siamo nella delicata fase in cui Cecilia inizia a fare i paragoni con la sorella. Se Cornelia è in braccio, anche lei vuole stare in braccio, se Cornelia mangia, anche lei vuole mangiare, e così via… quindi cose uguali per tutti!

E anche sul cibo che sta girando per casa… ti dico solo che si stanno mangiando le stesse cose! E’ un periodo e finirà, lo so, ma a volte è davvero difficile. Specie perchè Cecilia pesa in braccio! Certo, pesa poco rispetto ad altri bambini della sua età, ma comunque si fa sentire e mi stanno facendo venire due bicipiti che nemmeno quando ero giovane e giocavo a pallavolo avevo! Se questi sono i benefici di avere due bimbe… almeno loro non mi fanno venire l’acido lattico!

Vabbè, braccia a parte, torno a parlarti della nocciolata che ieri mi ha fatto venire l’acquolina in bocca mentre la facevo.

Ci sono alcune piccole annotazioni da tenere a mente:

  1. la farina di nocciole per una consistenza più liscia, ma dovrai frullarla fino a renderla una polvere finissima. L’alternativa sarebbe quella di utilizzare le nocciole intere, farle tostare brevemente e ridurle in farina… un’operazione più lunga, io non ne avevo il tempo.
  2. un buon cioccolato, magari di pasticceria… vedrai e sentirai che sapore, non te ne pentirai! Per una “copia” della nutella fai un mix di cioccolato bianco, al latte e fondente.

Con le mie quantità otterrete un generoso vasetto da 400 gr, io ne ho fatto 4 barattoli da 100 gr. La mia carta cuoriciosa viene da tiger. Quel posto mi ha creato una vera dipendenza, se penso che l’hanno aperto a Milano nella via dove abitavo prima penso che il mio portafoglio poteva dimagrire a vista d’occhio, mi sono salvata 😉nocciolata-architectoftaste

NOCCIOLATA

50 gr di farina di nocciole
20 gr di zucchero semolato
100 gr di cioccolato fondente
50 gr di cioccolato al latte
100 gr di latte
75 gr di olio di semi
Frulla la farina di nocciole, unisci lo zucchero e spezzetta il cioccolato. Frulla il tutto fino ad ottenere un composto poco granuloso.
In un pentolino mescola il latte con l’olio e unisci il composto di cioccolato e nocciole. Fai cuocere a fiamma moderata per qualche minuto. Togli dal fuoco e versa nei barattoli ben puliti e sterilizzati. Lascia raffreddare a temperatura ambiente.
Una volta fredda riponila in frigorifero e lasciala riposare per almeno 2-3 ore prima di gustarla.
Si conserva in frigorifero per una settimana.

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Confettura di papaya

Terra! Terra! Ecco, ora so come si sentono i marinai quando avvistano la terra. Dopo quasi 2 mesi lontana da casa mi ero scordata quanto è bello riprendere la quotidianità.
Per questa estate ci siamo divisi fra doveri e piaceri. Il dovere è stato il soggiorno a Roma: 3 settimane in un via vai di parenti e amici che dopo due giorni non ne potevamo più ma che mancano appena partiti.
E poi il piacere: un mese di mare in Sicilia. Che spettacolo! E’ stato un po’ un peccato non averla potuto girare interamente ma con due pupe al seguito abbiamo fatto il possibile.
Palermo, Trapani, Marsala, Mazara del vallo, Segesta, Agrigento, Sciacca, Gibellina vecchia, con le spiagge di Pozzitello ed Eraclea, le saline e tutti i templi e gli scavi della zona.
Ho ancora gli occhi pieni di mare e rovine greche.
Bagni in quel bellissimo mare ne ho potuti far pochi, si e no uno al giorno, e quell’unico sempre con Cecilia che ha anche imparato a nuotare con i braccioli!
Cecilia e mio marito non ho idea di quanti ne hanno fatti, ma di certo si sono goduti appieno quel mare cristallino. E’ forse il mio unico rammarico aver fatto così pochi bagni, ma Cornelia era un bel po’ agitata in spiaggia e spesso si calmava solo con me. Comunque solo la vista del mare mi faceva sentire in vacanza!
E poi il cibo, che cultura gastronomica interessante! Mentre mio marito si è divorato la pasta con le sarde e non so quanti cannoli, io mi sono spazzolata piatti di cous cous di pesce e granite di gelso. Più granite che altro in verità!
E poi ho assaggiato diverse confetture: quella ai fichi, ai fichi d’india e… alla papaya! Non c’entra nulla con la Sicilia ma era la prima volta che l’assaggiavo e mi ha entusiasmata così tanto che ho voluto rifarla appena tornata a casa.
Per fare la confettura di papaya si può utilizzare lo zucchero bianco, quello di canna oppure lo zucchero di palma, che darà alla marmellata una colorazione e un gusto leggermente diverso, a voi la scelta, io ho usato quello di canna.

Confettura di papaya

2 kg di Papaya
250 gr di zucchero

 

Pelare la papaya e levare i semi, poi tagliarla e frullala.
Versare la papaya in una pentola e metterla a cuocere, quando risulterà un po’ appassita versare delicatamente lo zucchero mescolando con un cucchiaio di legno continuamente e in modo uniforme per 45 minuti circa.
Quando la consistenza supererà la “prova del piattino”, toglierla dal fuoco e lasciarla raffreddare prima di metterla nei contenitori.

Papaya jam

2 kg of Papaya
250 grams of sugar
Peel the papaya and remove the seeds, then cut and Frullala.
Pour the papaya in a pot and put it to cook, when will be a little ‘faded gently pour the sugar, stirring with a wooden spoon continuously and evenly for about 45 minutes.
When the size exceeds the “proof of saucer”, remove from heat and allow to cool before putting it in containers.

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Ciliegie

E con questa ricetta chiudo la settimana e dichiaro anche finite le mie scorte di frutta estiva!
Certo, congelare tutta questa frutta mi è davvero servito, però sono tre settimane che faccio marmellate e sinceramente… non ne posso più!
Le ho regalate a tutti, le ho spedite giù a Roma (ancora spero arrivino intere…!) e ne ho tenuti un paio di barattoli di ogni tipo per noi.
Anche perchè non è che ci nuotiamo nella marmellata. Anzi, a dirla tutta la mangiano solo mio marito e mia figlia. 
Ma io questa l’ho assaggiata memore di una merenda da piccola dove qualcuno mi aveva dato un pane e marmellata che io avevo dichiarato buono. I miei ricordi dicevano fosse quella di ciliegie e c’era tanta aspettativa mentre preparavo questa ma… no, decisamente i miei ricordi hanno sbagliato qualcosa!! 
Ma alla fine questa, come tutte le altre, sarà giudicata da mia madre. Giudice imparziale: troppo liquida, troppo densa, troppo zucchero… trova sempre il difetto. E io segno! 
Vedremo di questa cosa dirà quando le arriva, io dal canto mio posso proteggermi solo dietro a Nonna Papera!

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Ciliegie

“Enrico VIII, vissuto fra il 1491 e il 1547, oltre che il pallino delle mogli (una alla volta, ne sposò infatti ben sei) aveva anche il pallino delle marmellate. Ogni moglie, da Caterina d’Aragona ad Anna Bolena, a Jane Seymour, ad Anna di Cleve, a Catherine Howard, a Catherine Parr, sembra portasse in dote addirittura intere collezioni di barattoli. Per farne che cosa? Per riporvi le confetture che avrebbe confezionato per mister Enrico. Però… eh, però, eccoci al punto: le mogli, conoscendo il punto debole dell’illustre futuro sposo, si esercitavano durante il fidanzamento a preparare marmellate. Così che Caterina fu insuperabile nella marmellata di pere; lo stesso dicasi di Anna per quella di ciliegie… Ma nessuna pensò alle susine Claudia, il frutto preferito dall’Enrico. Fu così che il tapino, esaurite le mogli, fu costretto a prepararsi la marmellata da sé. Si fa tanto per ridere, è chiaro: infatti a Enrico VIII si deve l’inizio dell’espansionismo inglese, grazie alla cura da lui posta nella formazione della marina.”


750 gr di zucchero
1 kg di ciliegie

La marmellata si prepara facendo bollire, e cuocere logicamente, insieme una certa quantità di frutta e zucchero per un po’ di tempo. La frutta deve essere scrupolosamente lavata, asciugata, snocciolata e sbucciata. Appena la frutta candidata a diventare marmellata leva il bollore, dovete abbassare al minimo la fiamma e continuare a mescolare dolcemente e con una certa frequenza. Per la mescolatura sarà meglio usare un cucchiaio di legno. Alla fine della cottura togliete la schiuma con l’apposito mestolo. Come farete ad accorgervi se effettivamente la marmellata è cotta? Semplicemente così: mettetene una goccia su un piattino. Se questa goccia non scorre neppure a piattino inclinato, allora la marmellata è cotta!
Fate raffreddare del tutto la marmellata, versatela in vasetti di vetro, pulitissimi e asciutti.

7 jams of Henry VIII – Cherries 

“Henry VIII, who lived between 1491 and 1547, as well as the ball of the wives (one at a time, in fact he married as many as six) also had the ball jams. Each wife, Catherine of Aragon for Anne Boleyn, Jane Seymour, Anne of Cleve, Catherine Howard, Catherine Parr, seems to bring a dowry even entire collections of cans. to make what? for storing jams that would have packed for Mr. Henry. though … eh, however, we are to the point: the wives, knowing the weak point of the illustrious future bridegroom, were drilled during the engagement to prepare jams. way that Catherine was unsurpassed in pear jam and the same goes to Anna for that cherry … But no thought Claudia, plums, the favorite fruit dall’Enrico. was thus that the wretched, exhausted wives, was forced to prepare the jam itself. ago is just for laughs, it is clear: in fact Henry VIII was responsible for the beginning of ‘English expansionism, thanks to the care he had given to the formation of the navy. “
750 grams of sugar 
1 kg of cherries 

The jam is prepared by boiling, and cook logically, together with a certain amount of fruit and sugar for a bit ‘of time. The fruit should be carefully washed, dried, pitted and peeled. As soon as the candidate to become fruit jam lever to the boil, you have to turn down the heat and continue to stir gently and with some frequency. For the mixing will be better to use a wooden spoon. At the end of the cooking time, remove the foam with a special spoon. How are you going to actually recognize if the jam is cooked? Simply this: place one drop on a saucer. If this drop is not flowing even a saucer tilted, then the jam is cooked! 
Let cool completely jam, pour into glass jars, squeaky clean and dry.

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Fragole

Ecco svelato un altro frutto che è uscito da poco dal congelatore! Lo ammetto, volevo fare questa marmellata da tantissimo tempo ma non ne avevo mai la voglia quindi mi ero congelata 1 kg di fragole “nel caso mi venisse la voglia”.
E la voglia mi è venuta eccome!
Già mi pregusto domani mattina (che sarebbe la mattina di uscita del post) una ricca colazione con pane tostato e marmellata! Perchè questa si, è una delle poche che mi piace davvero!
In verità avevo in mente una marmellata di fragole e menta, dato che è un abbinamento che semplicemente adoro, ma la mia piantina (piantona in realtà!) di menta si è ammalata e non posso usare le sue foglioline perchè… le ha perse tutte!
Certo, il vivaio vicino casa mi ha semplicemente consigliato di levare quella e metterne un’altra ma dopo un anno di sacrifici per farla diventare un bel cespuglio rigoglioso proprio non mi va da levarla senza nemmeno provare a curarla!
Quindi mi sono armata di santa pazienza e ho iniziato le cure. La marmellata fragole-menta aspetterà l’anno prossimo, quando la pianta sarà bella e rigogliosa come mai!
Per consolarmi ho fatto “una delle 7” di Nonna Papera. Mi avevano incuriosito e penso che anche la prossima confettura sarà con un frutto (scongelato) diverso per provarne un’altra ancora! 
Appena finisce questa mi metterò all’opera!

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Fragole

“Enrico VIII, vissuto fra il 1491 e il 1547, oltre che il pallino delle mogli (una alla volta, ne sposò infatti ben sei) aveva anche il pallino delle marmellate. Ogni moglie, da Caterina d’Aragona ad Anna Bolena, a Jane Seymour, ad Anna di Cleve, a Catherine Howard, a Catherine Parr, sembra portasse in dote addirittura intere collezioni di barattoli. Per farne che cosa? Per riporvi le confetture che avrebbe confezionato per mister Enrico. Però… eh, però, eccoci al punto: le mogli, conoscendo il punto debole dell’illustre futuro sposo, si esercitavano durante il fidanzamento a preparare marmellate. Così che Caterina fu insuperabile nella marmellata di pere; lo stesso dicasi di Anna per quella di ciliegie… Ma nessuna pensò alle susine Claudia, il frutto preferito dall’Enrico. Fu così che il tapino, esaurite le mogli, fu costretto a prepararsi la marmellata da sé. Si fa tanto per ridere, è chiaro: infatti a Enrico VIII si deve l’inizio dell’espansionismo inglese, grazie alla cura da lui posta nella formazione della marina.”


1 kg di zucchero
1 kg di fragole

La marmellata si prepara facendo bollire, e cuocere logicamente, insieme una certa quantità di frutta e zucchero per un po’ di tempo. La frutta deve essere scrupolosamente lavata, asciugata, snocciolata e sbucciata. Appena la frutta candidata a diventare marmellata leva il bollore, dovete abbassare al minimo la fiamma e continuare a mescolare dolcemente e con una certa frequenza. Per la mescolatura sarà meglio usare un cucchiaio di legno. Alla fine della cottura togliete la schiuma con l’apposito mestolo. Come farete ad accorgervi se effettivamente la marmellata è cotta? Semplicemente così: mettetene una goccia su un piattino. Se questa goccia non scorre neppure a piattino inclinato, allora la marmellata è cotta!
Fate raffreddare del tutto la marmellata, versatela in vasetti di vetro, pulitissimi e asciutti.

7 jams of Henry VIII – Strawberries 

“Henry VIII, who lived between 1491 and 1547, as well as the ball of the wives (one at a time, in fact he married as many as six) also had the ball jams. Each wife, Catherine of Aragon for Anne Boleyn, Jane Seymour, Anne of Cleve, Catherine Howard, Catherine Parr, seems to bring a dowry even entire collections of cans. to make what? for storing jams that would have packed for Mr. Henry. though … eh, however, we are to the point: the wives, knowing the weak point of the illustrious future bridegroom, were drilled during the engagement to prepare jams. way that Catherine was unsurpassed in pear jam and the same goes to Anna for that cherry … But no thought Claudia, plums, the favorite fruit dall’Enrico. was thus that the wretched, exhausted wives, was forced to prepare the jam itself. ago is just for laughs, it is clear: in fact Henry VIII was responsible for the beginning of ‘English expansionism, thanks to the care he had given to the formation of the navy. “
1 kg of sugar 
1 kg of strawberries 

The jam is prepared by boiling, and cook logically, together with a certain amount of fruit and sugar for a bit ‘of time. The fruit should be carefully washed, dried, pitted and peeled. As soon as the candidate to become fruit jam lever to the boil, you have to turn down the heat and continue to stir gently and with some frequency. For the mixing will be better to use a wooden spoon. At the end of the cooking time, remove the foam with a special spoon. How are you going to actually recognize if the jam is cooked? Simply this: place one drop on a saucer. If this drop is not flowing even a saucer tilted, then the jam is cooked! 
Let cool completely jam, pour into glass jars, squeaky clean and dry.

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Pesche

Oggi è il compleanno della mia cuginetta. Che tanto più piccola non è ma che è sempre stata la “piccola di casa” quindi mi sono abituata a vederla così e probabilmente la vedrò “piccola” anche da vecchietta!
Tanto la considero “piccola” che se sto insieme a lei e mia figlia inevitabilmente chiamo l’una con il nome dell’altra! E questo succede anche se sto al telefono con mia zia (la madre!). Che cosa buffa!
Ma per festeggiare questa piccola grande donna ho pensato bene di preparare un piatto dal manuale. E non un piatto qualunque ovviamente!
Dovete sapere che fino a qualche anno fa mia cugina faceva ancora colazione a latte e nesquik. Più pan di stelle ovviamente. Ora va bene tutto, anche la colazione abitudinaria, ma aveva compiuto 20 anni ed era arrivato il momento di assaggiare sapori nuovi a colazione! Quindi le portai una marmellata dolce dolce, di pesche, e un panbauletto appena comprato dal fornaio (eh si, non l’avevo fatto io ma all’epoca nemmeno sapevo accendere il forno!).
Che dire, con il pane tostato e quella marmellata sono riuscita, almeno per un giorno a farle fare una colazione diversa!
Proprio per questo questa estate mi sono conservata delle pesche succosissime, insieme ad altra frutta che non vi sto ora a svelare, proprio per regalargliele per il suo compleanno.
Non le pesche, ovviamente la marmellata!
E dove trovare la ricetta se non nel manuale sul quale tanto fantasticavamo da bambine? 

Le 7 marmellate di Enrico VIII – Pesche

“Enrico VIII, vissuto fra il 1491 e il 1547, oltre che il pallino delle mogli (una alla volta, ne sposò infatti ben sei) aveva anche il pallino delle marmellate. Ogni moglie, da Caterina d’Aragona ad Anna Bolena, a Jane Seymour, ad Anna di Cleve, a Catherine Howard, a Catherine Parr, sembra portasse in dote addirittura intere collezioni di barattoli. Per farne che cosa? Per riporvi le confetture che avrebbe confezionato per mister Enrico. Però… eh, però, eccoci al punto: le mogli, conoscendo il punto debole dell’illustre futuro sposo, si esercitavano durante il fidanzamento a preparare marmellate. Così che Caterina fu insuperabile nella marmellata di pere; lo stesso dicasi di Anna per quella di ciliegie… Ma nessuna pensò alle susine Claudia, il frutto preferito dall’Enrico. Fu così che il tapino, esaurite le mogli, fu costretto a prepararsi la marmellata da sé. Si fa tanto per ridere, è chiaro: infatti a Enrico VIII si deve l’inizio dell’espansionismo inglese, grazie alla cura da lui posta nella formazione della marina.”

700 gr di zucchero
1 kg di pesche

La marmellata si prepara facendo bollire, e cuocere logicamente, insieme una certa quantità di frutta e zucchero per un po’ di tempo. La frutta deve essere scrupolosamente lavata, asciugata, snocciolata e sbucciata. Appena la frutta candidata a diventare marmellata leva il bollore, dovete abbassare al minimo la fiamma e continuare a mescolare dolcemente e con una certa frequenza. Per la mescolatura sarà meglio usare un cucchiaio di legno. Alla fine della cottura togliete la schiuma con l’apposito mestolo. Come farete ad accorgervi se effettivamente la marmellata è cotta? Semplicemente così: mettetene una goccia su un piattino. Se questa goccia non scorre neppure a piattino inclinato, allora la marmellata è cotta!
Fate raffreddare del tutto la marmellata, versatela in vasetti di vetro, pulitissimi e asciutti.

7 jams of Henry VIII – Peaches

“Henry VIII, who lived between 1491 and 1547, as well as the ball of the wives (one at a time, in fact he married as many as six) also had the ball jams. Each wife, Catherine of Aragon for Anne Boleyn, Jane Seymour, Anne of Cleve, Catherine Howard, Catherine Parr, seems to bring a dowry even entire collections of cans. to make what? for storing jams that would have packed for Mr. Henry. though … eh, however, we are to the point: the wives, knowing the weak point of the illustrious future bridegroom, were drilled during the engagement to prepare jams. way that Catherine was unsurpassed in pear jam and the same goes to Anna for that cherry … But no thought Claudia, plums, the favorite fruit dall’Enrico. was thus that the wretched, exhausted wives, was forced to prepare the jam itself. ago is just for laughs, it is clear: in fact Henry VIII was responsible for the beginning of ‘English expansionism, thanks to the care he had given to the formation of the navy. “
700 grams of sugar 
1 kg of peaches

The jam is prepared by boiling, and cook logically, together with a certain amount of fruit and sugar for a bit ‘of time. The fruit should be carefully washed, dried, pitted and peeled. As soon as the candidate to become fruit jam lever to the boil, you have to turn down the heat and continue to stir gently and with some frequency. For the mixing will be better to use a wooden spoon. At the end of the cooking time, remove the foam with a special spoon. How are you going to actually recognize if the jam is cooked? Simply this: place one drop on a saucer. If this drop is not flowing even a saucer tilted, then the jam is cooked! 
Let cool completely jam, pour into glass jars, squeaky clean and dry.

Le 7 marmellate di Enrico VIII – susine claudia

E’ passato più di un anno da quando ho fatto per la prima volta questa marmellata. 

E stavolta c’erano ben due motivi per rifarla: il primo perché è un anno che mia mamma me la chiede. Il secondo è perchè, parlando di Enrico VIII non posso non pensare alla nostra via dei sapori in tema inglese!
Ma il primo motivo è il più importante, ha un valore affettivo unico. E come potevo dire di no a mia madre che ne fa a milioni di marmellate ma questa le è rimasta nel cuore da sempre? E dato che ci sono le ultimissime susine ancora in giro (e buone soprattutto!) non potevo non accontentarla!
E per cambiare dalla ricetta dello scorso anno, che trovate qui, ho preferito la varietà di susine claudia gialla! La polpa è gialla, molto profumata, succosa, dolce e saporita. 
Lo ammetto, io non ho ricordo della marmellata dell’anno scorso, a me le marmellate non piacciono, le faccio per gli altri, eppure questa cuocendo mi ha fatto venire voglia di assaggiarla! E infatti mi è piaciuta! Certo, un mezzo cucchiaino e poi basta, ma è un passo avanti!
Ora che il vasetto per mia mamma è etichettato e infiocchettato posso anche metterlo via per quando se la verrà a prendere. E sono certa che appena lo saprà verrà molto presto!
Ps: le dosi della ricetta sono quelle originali del manuale, io le ho dimezzate dato che ne consumiamo molta di meno!

Le 7 marmellate di Enrico VIII – susine claudia

“Enrico VIII, vissuto fra il 1491 e il 1547, oltre che il pallino delle mogli (una alla volta, ne sposò infatti ben sei) aveva anche il pallino delle marmellate. Ogni moglie, da Caterina d’Aragona ad Anna Bolena, a Jane Seymour, ad Anna di Cleve, a Catherine Howard, a Catherine Parr, sembra portasse in dote addirittura intere collezioni di barattoli. Per farne che cosa? Per riporvi le confetture che avrebbe confezionato per mister Enrico. Però… eh, però, eccoci al punto: le mogli, conoscendo il punto debole dell’illustre futuro sposo, si esercitavano durante il fidanzamento a preparare marmellate. Così che Caterina fu insuperabile nella marmellata di pere; lo stesso dicasi di Anna per quella di ciliegie… Ma nessuna pensò alle susine Claudia, il frutto preferito dall’Enrico. Fu così che il tapino, esaurite le mogli, fu costretto a prepararsi la marmellata da sé. Si fa tanto per ridere, è chiaro: infatti a Enrico VIII si deve l’inizio dell’espansionismo inglese, grazie alla cura da lui posta nella formazione della marina.”
750 gr di zucchero
1 kg di susine claudia 
La marmellata si prepara facendo bollire, e cuocere logicamente, insieme una certa quantità di frutta e zucchero per un po’ di tempo. La frutta deve essere scrupolosamente lavata, asciugata, snocciolata e sbucciata. Appena la frutta candidata a diventare marmellata leva il bollore, dovete abbassare al minimo la fiamma e continuare a mescolare dolcemente e con una certa frequenza. Per la mescolatura sarà meglio usare un cucchiaio di legno. Alla fine della cottura togliete la schiuma con l’apposito mestolo. Come farete ad accorgervi se effettivamente la marmellata è cotta? Semplicemente così: mettetene una goccia su un piattino. Se questa goccia non scorre neppure a piattino inclinato, allora la marmellata è cotta!
Fate raffreddare del tutto la marmellata, versatela in vasetti di vetro, pulitissimi e asciutti.

The 7 jams of Henry VIII: plums – Grandma Duck

“Henry VIII, who lived between 1491 and 1547, in addition to being fixed with the wives (he married six) also had one of the jams. Every wife, Catherine of Aragon to Anne Boleyn, Jane Seymour, Anna of Cleve , to Catherine Howard, Catherine Parr, seems to bring a dowry collections of cans. Whatever for what? for jams for Mr. Henry. Yet wives, knowing the weakness of the groom, were drilled during the engagement to prepare jams. But none of that prepared plums, the favorite fruit of Henry. So it was that he had to prepare the jam itself. A Henry VIII was responsible for the beginning of expansionism English, thanks to the care he has given to the formation of the navy. “


5 cups of sugar
8 cups of plums

The jam is prepared by boiling together a certain amount of fruit and sugar. The fruit must be washed, dried, pitted and peeled. As soon as the fruit bubbles, you have to turn down the heat and continue stirring with a wooden spoon. At the end of cooking, remove the foam.
How are you going to actually recognize if the jam is cooked? So: place one drop on a saucer. If this drop is not flowing even in tilted saucer, then the jam is cooked!
Let cool completely jam, pour into glass jars, squeaky clean and dry.

Confettura di pere – La biblioteca

Quest’anno per la festa del papà mi sono ben attrezzata con dei vasetti “recuperati” e un set di etichette perché già da gennaio mi era venuto in mente di fare dei regali golosi ai papà di casa.
Per mio marito ho fatto la “gelatina sottocoperta” dal manuale di Nonna Papera, che altro non è se non una gelatina di mele.
Per il mio papà invece ho preferito una ricetta più classica, ma che non avevo mai fatto.
Per questo stavolta mi sono completamente affidata a un libro interamente dedicato a marmellate, confetture, chutney, succhi, gelatine e sotto grappa! “Conservare il sole dolce d’estate” è il titolo, e la grafica mi ha subito colpita in libreria. Io adoro i libri sulle confetture con i caratteri che sembrano quasi scritti a mano, con i disegni invece delle foto e con piccole curiosità sui frutti. E questo libro aveva tutti i requisiti!
A dire il vero la ricetta che avevo puntato per il mio papà era un chutney di mango ma a marzo mi è stato impossibile trovare un mango saporito quindi ho ripiegato su un altro classico.
Questa confettura, che gli ho portato a Pasqua non potendolo vedere prima, si è rivelata in tutta la sua bontà come accompagnamento a un antipasto a base di formaggi e ci ha stupito spalmandone un po’ sulla pizza di pasqua!
Ovviamente il classico accoppiamento pere e formaggi ci ha influenzato come scelta ma questa marmellata è davvero più buona sul salato che non sul dolce!
La consistenza dipende molto dalla specie delle pere, ce ne sono alcune che rimangono più granulose, come le kaiser, io ho optato per le classiche william, a mio avviso le più succose e zuccherine!
Con le william la mia marmellata si è un po’ colorata di rosso e ha sprigionato tutto il suo sapore dolciastro spalmata su una fetta di pane. Consiglio di diminuire leggermente la dose di zucchero se si volesse usarla sui dolci, certo che se siete golosi… lasciatela così com’è!

Confettura di pere

3 kg di pere
2 kg di zucchero
la scorza grattugiata di 1 arancia
1/2 stecca di cannella
1 bicchiere di acqua

 

Lavate e mondate le pere, tagliatele a pezzi e raccoglietele in una casseruola con un pezzetto di cannella, la scorza d’arancia e l’acqua. Portate a ebollizione e fate cuocere per un quarto d’ora prima di unire lo zucchero. Proseguite la cottura per un’ora, mescolando in continuazione e schiumando quando necessario. Appena la marmellata diventa un liquido denso, invasate e chiudete ermeticamente. Lasciate raffreddare i vasetti capovolti.

 

Pear jam

3 kg of pears
2 kg of sugar
grated rind of 1 orange
1/2 stick of cinnamon
1 glass of water

 

Wash and clean the pears, cut them to pieces and collect them in a saucepan with a bit of cinnamon, orange peel and water. Bring to a boil and simmer for fifteen minutes before you add the sugar. Continue cooking for an hour, stirring constantly and skimming when necessary. As soon as the jam becomes a thick liquid, potted and hermetically seal. Let cool the jars upside down.

Marmellata di Cuzco – Manuale di Nonna Papera

Che ne pensate di questa stoffa? Ho trovato a Parigi un negozietto che stava chiudendo e metteva tutti gli scampoli a pochi euro e… ne ho approfittato!
Nono sapendo cucire ho pensato semplicemente a stoffe da abbinare a regali culinari e soprattutto a marmellate! 
Adoro le marmellate e quando sono ricoperte da stoffe sfiziose mi viene ancor più voglia di comprarle!!!
Approfittando delle ultime arance ho rispolverato la marmellata di Nonna Papera, che non avevo mai fatto, e devo dire che è davvero ben riuscita!
Niente assaggi per me, sono a dieta ricordate (eh si, resisto ancora!), ma ne ho fatto un vasetto di solo due arance per una mia amica che mi ha appena dato la bellissima notizia della sua gravidanza. 
Per ora si vizia la mamma, giusto?
Vi lascio con una fetta di pane e un velo di burro per accompagnare questa marmellata e vi auguro un buon week end!

Marmellata di Cuzco – Manuale di Nonna Papera

“E’ questa la classica ricetta della marmellata di arance, che Nonna Papera ha chiamato Cuzco in omaggio all’antica capitale del regno Incas. Abbiamo ripreso il filone degli Incas unicamente per darvi la strabiliante notizia che proprio a Cuzco (Perù) o nel lago Titicaca (Bolivia) è sepolto da qualche parte il tesoro “più” di tutti quelli attualmente “non” in circolazione… essendo seppelliti chissà dove.”
arance
zucchero 
acqua

Prendete 6 arance dolci, bucherellate tutta la scorza con le punte di una forchetta e lasciatele a bagno per tre giorni cambiando l’acqua sera e mattina. Il quarto giorno tagliate le arance a metà e poi a pezzettini, togliendo accuratamente i semi. Pesate il tutto e poi misurate la stessa quantità di zucchero e metà del peso in acqua. Mettete le arance nell’acqua, e mentre bolle tagliate a pezzettini un limone (scorza e tutto). Dopo dieci minuti di bollitura aggiungete il limone e lo zucchero. Rimestate continuamente. Quando una “goccia” di marmellata non scivola più, togliete dal fuoco e fate raffreddare; poi aggiungete 2 cucchiai di rum e mettete nei vasetti.

Cuzco jam – Manual Grandma Duck

“This is a classic recipe for orange marmalade, which Grandma Duck called  Cuzco in homage to the ancient capital of the Inca kingdom. We have taken the Incas to give you only the news that it was in Cuzco ( Peru) or in Lake Titicaca (Bolivia) is buried treasure ” most ” of all those currently “not” in circulation… being buried somewhere.”
oranges
sugar
water

Take 6 sweet oranges, prick the entire skin with the tips of a fork and leave to soak for three days, changing the water morning and evening. On the fourth day cut the oranges in half and then cut into small pieces, carefully removing the seeds. Weighed everything and then measured the same amount of sugar and half the weight in water. Put the oranges into the water, and while it is boiling chopped lemon ( peel and all). After ten minutes of boiling, add the lemon and sugar. Stir continuously. When a ” drop ” of jam does not slide anymore, remove from heat and let cool, then add 2 tablespoons of rum and put in jars.

Marmellata di limoni – Manuale di Nonna Papera

Immancabile la ricetta di Nonna Papera anche per San Valentino. E dato che siamo in un periodo di regali per i nostri cari ecco un pensiero che potrà far felice qualcuno.
Di certo sarà una sorpresa per i miei genitori quando si vedranno consegnato il loro barattolo. E anche per mia nonna! 
Ma quest’anno è da natale che accompagno i miei cari con dei pensierini fatti da me. Quindi marmellate e conserve a tutti. Che sono i regali più apprezzati, almeno per me. 
Questa ricetta è stata un successo per i miei gusti anche se un tocco di mio l’ho messo, proprio sul finale. Devo ammettere di averla passata perchè le scorzette che tanto piacciono ai più a me proprio non piacciono, e mentre frullavo tutto il pentolone ho pensato chissà, forse qualcuno le gradiva. Ma era troppo tardi e la marmellata era bella frullata.
Sarà per la prossima. Sempre se questa piace a tutti!
Invece le piccole etichette mi sono divertita a farle e, dato che di marmellate ne faccio a volontà, ho pensato di farne diverse e di metterle in vendita. D’altronde il negozio su etsy l’ho aperto, non può rimanere vuoto, giusto? E se volete vederle tutte le trovate qui.
Buon fine settimana a tutti. Il mio sarà dolce amaro accompagnato da questa marmellata!

Marmellata di limoni – Manuale di Nonna Papera

6 limoni 
1 kg di zucchero
2 l di acqua

Lasciate a bagno i limoni 24 ore in due litri di acqua fredda. Il giorno dopo, fateli bollire 20 minuti mettendoli in 2 litri di acqua bollente. Toglieteli dall’acqua, che sostituirete con altrettanta acqua fredda, e lasciate di nuovo a bagno i limoni 24 ore. A questo punto scolate i limoni, tagliateli a fette sottini e cuoceteli in una pirofila con lo zucchero finchè raggiungono la consistenza voluta.

Lemon marmalade – Manual Grandma Duck 

6 lemons 
1 kg of sugar 
2 l of water 

Left to soak lemons 24 hours in a two liters of cold water. The next day, boil 20 minutes by placing them in 2 liters of boiling water. Remove them from the water, which will replace with the same cold water and leave to soak the lemons back 24 hours. At this point drain the lemons, cut into slices Sottini and cook them in a pan with the sugar until they reach the desired consistency.