Costolette di agnello con noce moscata: ricetta fortunata

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Sai che negli ultimi giorni di Auckland mi si è rotta l’agenda? Anzi, a dire il vero si è proprio aperta in due. Spaccata, spacciata.
Così imparo a prendere le cose su aliexpress. Questo me l’ha detto mio marito, ha ragione ma non lo ammetterò mai.
Anche perché io sono quella che vede il bicchiere sempre mezzo pieno. Si è rotta l’agenda? Vabbè, pazienza. No, in realtà stavo tirando giù i santi dal paradiso quando è successo, non sono così zen.

Però nella mia sfortuna sono stata fortunata. Si è rotta l’agenda venerdì sera. Sabato poi ci siamo fatti un ultimo giro in città dato che era il nostro ultimo we ad Auckland e cosa vedo? Uno store kikki k.
Ok, io non sono un’amante di planner e co. Ma questo era proprio lì e a me si era rotta l’agenda. Entro. Eccola lì, un’agenda gatta. Il mio amore, dopo le mie figlie, è per i gatti. Sembrava fatta apposta per me… e infatti dopo due minuti ero in cassa con l’agenda per me e gli stickers per Cecilia.

Ma non è finita qui… giriamo un altro po’ poi ci fermiamo per pranzo. Come una bambina tiro fuori il mio nuovo acquisto però vedo che non avevo una penna con cui scrivere quindi l’ho riposta, mio malgrado, praticamente subito.
Dopo pranzo camminiamo verso il porto, ci fermiamo a prendere un caffè in un posto che ci avevano consigliato e… di fronte un altro kikki k! Mio marito a questo punto era convinto che queste non erano semplici coincidenze mentre io non la smettevo più di ridere.
Ovviamente ho preso una penna. Non quella con i gatti ma una rosa, che era più seria 😉

La noce moscata è sempre stata considerata un portafortuna se ne facevano delle collane da portare come amuleto.
Lo sapevano bene i mercanti veneziani, visto che furono proprio spezie come la cannella, i chiodi di garofano e la noce moscata a fare la fortuna della Serenissima.

A me basta l’odore per sentirmi meglio e ho fatto queste costolette di agnello con noce moscata a fine di quella giornata fortunata.
Sono molto semplice, l’unica cosa che devi ricordarti di fare è girarle a metà cottura.
Le ho servite con il loro sughetto, arricchito da una spruzzata di noce moscata proprio prima di spegnere il fuoco.
Morbidissime, saporite e succose, e con tutto il gusto che è proprio dell’agnello. A chi non piace troppo per il suo sapore un po’ selvaggio posso dire di provare questa ricetta che ammorbidisce molto il sapore forte dell’agnello.

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Costolette di agnello con noce moscata

800 gr di cotolette di agnello
50 g di burro
1 spicchio d’aglio
1/2 litro di brodo
1 cucchiaino di noce moscata
sale
pepe

In una casseruola fai rosolare nel burro l’aglio, quindi la carne, rigirando le cotolette da tutti i lati.
Aggiusta di sale e di pepe, quindi cospargi con la noce moscata.
A questo punto unisci il brodo, quindi fai andare a fuoco basso per mezz’ora, ricordando di girare le costolette dopo quindici minuti.
Togli la carne e fai ridurre il fondo di cottura aggiungendo altra noce moscata se ti piace.
Condisci le tue cotolette con il loro sughetto.

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Maiale e confettura di more: ricetta difensiva

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E’ quasi un mese che siamo ad Auckland eppure mi sento ancora una straniera. Eppure non posso far a meno di essere incuriosita da questo paese dove praticamente hanno ogni taglio di carne con un sapore unico, genuino.
Qui l’aria è buona, è molto più buona che nelle nostre metropoli, e la natura rimane incontaminata in tutto: allevamenti, coltivazioni, i parchi sotto casa,…

Se mi segui su instagram avrai notato quanto verde c’è nelle mie foto. E non è perché me lo vado a cercare, ma qui è davvero ovunque. La nostra casa è in un quartiere residenziale pieno di villette ma quello che è assurdo è il fatto che ci sono più alberi che case. E nessuna recinzione. Qui è come in America, tutto aperto. Nè steccati né muri. Volendo puoi entrare nei giardini di tutti. Assurdo.
Ma cosa è più assurdo, comportarsi con tale fiducia nel prossimo o fare l’esatto contrario. Non posso fare a meno di pensare alla villa dei miei genitori, con il suo muro di cinta alto e fatto alzare ancor di più quando entrarono dei ladri in casa.
Anche qui ci sono i furti, ma c’è molto più rispetto e… ecco, mi fa strano, non ci sono abituata.

Forse per questo ho preso la marmellata di more. Per protezione. Come si faceva in campagna da mia nonna, non c’erano muri ma piante su piante di more per delimitare proprietà. Anche i poderi della zona la usavano con funzione principale difensiva.

Infatti le more promuovono la ricchezza e proteggono dal male.
Torte di more erano tradizionalmente cotte i primi di agosto per proteggere le colture e incoraggiare un raccolto abbondante.
Le more inoltre contengono vitamine C e A, in erboristeria le proprietà che vengono sfruttate sono quelle astringenti e lassative.

Per questo particolare secondo piatto mi sono lasciata tentare dalle rimanenze in dispensa.
Ho quindi combinato una confettura di more rimasta dalla colazione con l’aceto balsamico rimasto dalle ultime insalate.
I succhi che escono dalla carne di maiale mentre rosola conferiscono alla confettura una base saporitissima. Anche se è la confettura di more la vera protagonista del piatto, che aggiunge un tocco di colore e di gusto vellutato che ben contrasta il sapore secco delle braciole.
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Braciole di maiale con confettura di more

4 braciole di maiale
sale
pepe
½ tazza di marmellata di more
2 cucchiai di burro
2 cucchiai di aceto balsamico
1 cucchiaio di acqua

Fai rosolare in padella le braciole con un cucchiaio di burro e condisci con sale e pepe.
Aggiungi l’altro cucchiaio di burro e la marmellata, poi l’aceto balsamico e l’acqua.
Coperchia e lascia sobbollire a fuoco basso finché il sugo di cottura non si addensa.
Servi le braciole coperte con la loro salsina.
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Tacchino, asparagi e limone: ricetta svegliante

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La primavera mi piace tantissimo come stagione se non fosse per una cosa: ho tanto sonno!
E sempre e alle ore più assurde.

Mi sveglio la mattina, mi alzo e sto benissimo, dopo un’oretta poi mi viene una botta di sonno pazzesca! Così come dopo pranzo e appena metto a letto le pupe. E chi ce la fa più la sera a guardare un film? Inizia e ho già un occhio chiuso. Fra l’altro grazie netflix per avermi fatto scoprire un servizio dove posso guardare tutto senza le pubblicità. Le mettono a volume così alto che mi svegliavano 😉

Io la colpa per ora l’ho data alla primavera. Al sole più caldo e alle giornate che si sono allungate. Ma qui mi sembra di andare in letargo piuttosto che uscirne. Il che è perfetto considerando che fra due settimane sto dall’altra parte del mondo dove è autunno.
Ma non va bene lo stesso, non vorrei proprio affrontare il viaggio stile ghiro 😉

Fatto sta che mi serve un ricostituente. E la mia scelta è ricaduta sugli asparagi.

L’asparago è un buon diuretico ed è pieno di sostanze nutritive per aiutare ad accumulare forza. Si tratta di un buon cibo da mangiare quando si sta facendo una pulizia del corpo, un “tonico” adatto alla stagione primaverile, diciamo che aiuta a risvegliarci.
L’asparago stimola la funzione del surrene e aumenta la risposta adrenergica, per questo è conosciuto come stimolante del metabolismo e, oltre ad avere un basso contenuto calorico, purifica il sangue e svolge un’azione diuretica per il suo contenuto di saponine.
Mecenate e Durso lo consideravano un alimento tossico e in effetti, per loro lo era: Il primo era noto per essere facilmente irritabile, mentre il secondo soffriva di epilessia.
In passato l’asparago è stato anche considerato un potente afrodisiaco è proprio per questo motivo era proibito alle suore, mentre i monaci potevano coltivarlo ma solo per uso curativo e medicinale… buffo vero?

E ovviamente c’è un’altra cosa da tenere in conto… la loro bontà!
Perché sono buoni anche da soli, diciamocelo 😉

Ma stavolta ho pensato di unirli a carne e agrumi, per un piatto più fresco e sfizioso. In verità è una rivisitazione di un piatto che faccio spesso e che è presente anche nel blog, i bocconcini di pollo con asparagi e patate.
I bocconcini di tacchino rimangono morbidissimi, poi la farina aggiunge morbidezza e gli asparagi io e Cecilia ci contendiamo ogni volta… indovina chi vince?
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Bocconcini di tacchino con asparagi e limone

400 gr di petto di tacchino
200 gr di asparagi
1 limone
1/2 cipolla
origano
olio evo
sale
pepe

Sbollenta gli asparagi poi tagliali a pezzetti.
In una padella antiaderente fai imbiondire la cipolla.
Taglia il tacchino a pezzetti e fallo rosolare nella padella con la cipolla, aggiungi il succo del limone, le spezie, il sale, copri e lascia cuocere.
Quando il tacchino è tenero aggiungi gli asparagi e lascia sul fuoco un paio di minuti.
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Pollo e peperoni

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E dopo i 4 anni, l’emozione e le risate di quel giorno raccolgo i cocci e mi preparo all’invasione degli amici per questo sabato.

La festa per il compleanno di Cecilia, come ogni anno, quest’anno sarà affiancata da un “garage sales” che più che in garage si farà in salotto.
E’ arrivato il momento di vendere tutti i mobili di casa perché fra un mese la lasciamo e perché quella gran tirchia simpatica della nostra proprietaria ci ha detto che non si prende nessun mobile, nemmeno la cucina che, ovviamente è fatta su misura.

Su questo io ci contavo ma se penso a quando si è rotta una serranda che è voluta venire a vedere se non ero io che non sapevo tirarla su allora per una volta è vero, aveva ragione mio marito a non contarci proprio per niente!

Quindi via, ogni mobile con un bel cartellino (leggi: post-it) e una cesta di libri a 2€. Quelli che già ci siamo ripresi in digitale. Ah, fra l’altro mio marito non sa che i miei libri di cucina non si vendono, dovrò fare molto la vaga sull’argomento!

E poi vediamo, dopo questo week end, quanta roba ci rimane. Anche se io ne dubito riusciamo a svuotare davvero casa, non è che vengono mille persone, solo una decina. Uff, che macello. Non voglio quasi pensare a domenica mattina, quando ci troveremo a fare i conti con la roba “avanzata”.
Per fortuna l’armadio è vuoto, già messi in una valigia che sarà parcheggiata dai miei tutti i vestiti estivi di tutta la famiglia, d’altronde noi andremo incontro all’autunno e all’inverno. Quindi almeno una cosa è fatta!

Mancano i giochi di Cecilia e Cornelia ma a parte qualcosa che metteremo in valigia e nel bagaglio a mano, il resto si impacchetterà. I miei “giochi” della cucina invece meritano una settimana di meditazione zen prima di metterci mano. Anzi, magari inizio subito, così per sabato qualche cosa inutile che mi sono presa finirà nel mucchio delle cose da vendere. Per esempio ho un ripiano della cucina pieno di mie tazze. In 6 anni di matrimonio ne ho collezionate 30. Forse sono un po’ tante!

Considerando poi che sono 6 anni che uso la stessa per fare colazione perché poi io alle cose mi ci affeziono forse si, sono tante.

Non voglio pensarci ora, pensiamo alla ricetta, va!
Pollo e peperoni, un classico piatto ma presentato direttamente a pezzi in padella. Buono e sfizioso, poi fatto solo con i petti di pollo per renderlo più morbido e alla portata delle pupe.
Il pollo rimane tenerissimo, il sugo è nato per il pane e i peperoni rendono tutto molto dolce. Da provare!

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Pollo e peperoni

4 petti di pollo
2 peperoni gialli
200 gr di passata di pomodoro
olio
sale
pepe

Taglia i petti di pollo a pezzetti e rosolali in una padella con l’olio. Dopo pochi minuti aggiungi i peperoni, il sale e il pepe.
Aggiungi anche la passata e coperchia la padella. Lascia cuocere a fuoco medio per 15-20 minuti.
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Ossibuchi alla birra

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Ho ufficialmente dichiarato guerra agli occhiali da vista. Anzi, alle montature.

Era il lontano 2009 quando a forza di alzarmi con il mal di testa ho detto basta e sono andata dall’oculista. E infatti eccolo lì il problema. Da allora sono marchiata come miope e astigmatica che mi suonava tanto come una specie strana di talpa. Tornata a casa ho scoperto che avevo preso l’astigmatismo da mia madre e la miopia da mio padre. Ovvio, della serie come non farsi mancare nulla!

Ma è stato il giorno dopo che è iniziato il calvario con le montature. Non mi ero mai posta il problema di un occhiale che doveva andare bene su qualsiasi capo di abbigliamento e non mi stufasse dopo poco tempo. E qui le dolenti note perché io ero quella che cambiava occhiali da sole ogni 6 mesi.
Sai quanto ci ho messo per scegliere una montatura che mi piacesse? Una settimana. E mi sono girata tutti gli ottici della mia zona.
Il modello prescelto aveva lenti rettangolari strette e lunghe, montatura in allumino e plastica bianca.

E dal 2009 non mi ha mai stufata, il che ha dell’incredibile. Ma è successo il “fattaccio”. La plastica ha fatto le bolle e si è crepata la verniciatura lasciando scoperta una stanghetta. Quindi devo cercarne un altro paio dato che semino pezzetti bianchi come tocco gli occhiali!
Ho voglia pari a zero di rifare il giro degli ottici e sono tentata di entrare in quei negozi enormi e perdermi lì dentro. Ma non so se prendere un’occhiale simile ai miei oppure cambiare drasticamente. Accetto consigli e pareri!

Per quanto riguarda questa ricetta, nata come variante al classico stinco alla birra, devo dire che ne sono rimasta particolarmente colpita. Non solo la carne risulta tenerissima e molto saporita, ma rimane di una scioglievolezza unica e si taglia con la forchetta! Il riso poi lasciato semplicemente cuocere nel brodo della carne, rimane l’accompagnamento più indicato, senza appesantire il piatto.
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Ossibuchi alla birra

2 ossibuchi
1/2 litro di birra chiara (io menabrea)
3 carote
1 spicchio di aglio
rosmarino
salvia
timo
alloro
bacche di ginepro
olio evo
sale
pepe

Pesta in un mortaio il pepe e le bacche di ginepro e taglia a rondelle le carote.
Riscalda in una pentola di coccio l’olio, le erbe, le spezie pestate, l’aglio, e le carote.
Preriscaldare il forno a 200°.
Rosola gli ossibuchi per qualche minuto, poi unisci la birra, il sale e il pepe. Trasferisci la pentola di coccio senza coperchio nel forno a 200° e lasciala per circa 10 minuti.
Metti il coperchio e abbassa la temperatura a 160°.
Cuocere per 2 ore circa, girando gli ossibuchi dopo la prima ora.

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Spiedini con peperoni e semi di finocchio

Il principe azzurro. Questa figura misteriosa che ci accompagna fin da piccole.
In ogni storia della buonanotte lui era lì. In ogni film disney salvava la fanciulla protagonista.
Mi sto chiedendo se è davvero così.
Il principe azzurro mi ha aiutata nella scelta dell’uomo della mia vita? Aiuterà le mie figlie nella loro di scelta?
Mah, ho seri dubbi.
Mi piacciono infatti gli ultimi film disney, da Merida in poi le fanciulle non si lasciano più incantare dal primo che passa. Non fraintendermi, non sarei più la stessa se mi togli tutti i primi film disney. Ma a parte i principi un po’… “sciapi”, diciamo così, per esempio quello di Biancaneve (ma aveva un nome?), o quello di Cenerentola che nemmeno si prende la briga di cercare la fanciulla di persona, ecco, gli altri mi hanno fatto battere il cuore da fanciulla. Metti Eric, che adoravo, o Aladdin, il classico ragazzo scapestrato, ecco questi si che sono uomini!
L’ultimo principe che ha sfornato la Disney è quello della principessa e il ranocchio. Cosa ne penso? Lo sbatterei al muro. Ma è un chiaro esempio di dove si sta dirigendo il mondo femminile. Ragazzi, lasciate perdere, i pantaloni ora li portiamo noi.
Mi piace questa svolta, così come mi è piaciuto Frozen. Tantissimo. Forse più a me che a Cecilia.
Ed è questo il messaggio che voglio dare alle mie figlie, non racconto favole della buonanotte di principesse salvate, cioè si, ma non così spesso.
Ci sono anche principesse che decidono di scendere dalla torre da sole perché hanno scoperto una scala segreta. O quella che non vuole proprio scendere perché deve finire di cucinare i biscotti quindi lancia ai pretendenti tutte le scarpe che trova in giro.
Storie assurde, ma che ci fanno divertire. E che spero portino un pizzico di fiducia in più alle pupe, al loro essere donna, un domani. Una donna forte che non deve per forza aspettare il principe azzurro. Ma che, se lo troverà, ben venga.
Parlando della ricetta invece… questa è nata per il semplice fatto di voler usare a tutti i costi questi spiedini che mi sono stati regalati a Natale.
In verità per girarli li ho maledetti più e più volte, ma questo è un discorso a parte… mai comprare spiedini a sezione tonda, meglio quelli a sezione quadrata, altrimenti la carne ruota quando li giri.
Vabbè, spiedino a parte, ce li siamo mangiati di gusto!
Peperoni e semi di finocchio per insaporire, quella freschezza dei semi smorzata dal gusto dolce del peperone, una vera delizia!
Ma la prossima volta voglio farli grigliati, non in padella.
Invece, tornando a parlare di principi,… qual’è il tuo preferito? Ne hai più di uno?

Spiedini con peperoni e semi di finocchio

600 grammi vitello
1  peperone
olio extravergine d’oliva
sale
pepe
semi di finocchio

 

Monda il peperone levando la calotta, poi dividilo in 8 falde, elimina i semini e le nervature bianche.
Monta gli spiedini alternando gli ingredienti.
Questi spiedini possono cuocere in 15 minuti su una griglia ben calda spennellandoli con olio. O in padella, come ho fatto io, spennellandoli con olio, sale, pepe e semi di finocchio.
Comunque decidi di cuocerli durante la cottura ruotali di un quarto di giro a intervalli regolari, spennellandoli con l’olio.
Il fuoco va tenuto inizialmente alto, abbassandolo dopo che la carne sarà ben colorita.

Cosce di tacchino al bbq

Il mio amore per i Weber. Tutti i Weber, da quello che ho sposato a quello che ho sul balcone.
Ebbene sì, il mio cognome da sposata va a braccetto con la nota marca di barbecue. Non solo, il weber lo usa solo il Weber di casa.
Eh sì, amo tanto le mie pentole ma con i barbecue sono una frana. Anzi, con il fuoco sono una frana.
Se mi avvicino al camino partono i lapilli. Se mi avvicino al barbecue carbonizzo qualcosa. Attiro più fiamme io di un demone!
Eppure il fuoco mi affascina, mi ha sempre affascinato e in casa nostra, da quando sono bambina, c’è sempre stato un camino acceso il inverno. Ma, nemmeno fossi una falena, è meglio che io ci giri a largo!
Per questo al corso di bbq è andato mio marito e non io. Anzi, ha detto che c’erano più uomini che donne. Io sono ancora scettica su questo punto, manco fossimo in America, dove solo i “veri uomini” grigliano la carne. Parola mia, ho dovuto litigare con più di un americano convinto che le donne non dovrebbero avvicinarsi ai weber. Mah. Si vede che non hanno mai assaggiato la carne cotta da mia madre. Ma questa è un’altra faccenda!
Qui si parla del mio Weber e del suo modo di cucinare nei week end.
Un giorno a settimana si arma di carne, grembiule e parte con una sperimentazione.
Finora sono tante le ricette provate e, a parte le costine che le fa decisamente troppo piccanti per i miei gusti (però Cecilia le mangia… ma stiamo parlando di una bimba che ruba le palline di wasabi al padre quindi non fa testo!), devo dire che è bravo.
E come cucina il tacchino… lo ammetto, è uno dei miei preferiti. E il week end passato ho voluto immortalare il coscio, perché merita, davvero.
La carne rimane molto succosa e morbida, l’affumicatura è leggera, colora la carne di rosa e si sente tanto nell’odore, come piace a me. E la pelle poi… croccantissima!
Per questa ricetta ha usato una leggera marinatura di qualche ora nella birra, a mio avviso è stata quella a rendere la carne ancora più succosa.

Cosce di tacchino al bbq

marinatura (8h)
olio
aceto di vino bianco
succo di limone
birra
Cuoci a 150° con affumicatura nella prima fase di cottura. Lascia per circa 2h, finché la temperatura sarà 85°C al cuore.

Bocconcini di pollo al forno

Ultimo giorno della prima settimana d’asilo e attendo con ansia lunedì.
Avere mezza giornata con solo una pupa cambia tutto. I tempi, per cominciare. La mattina inizia presto per tutti ma dopo aver preparato e portato a scuola Cecilia ho finito. Per qualche ora non devo giocare, rispondere a mille domande e dividermi a metà con le bimbe per non fare torti a nessuno. A dirla tutta stare dietro a un neonato è più facile.
E’ più semplice perchè basta la presenza, sorrisi e qualche gioco che li tiene impegnati, la palestrina nel caso nostro. Certo, a fine giornata ho di quei mal di schiena perché mi metto accanto a lei per terra con il computer sulle gambe! Non mi ricordo questi dolori tre anni fa.
Comunque è il periodo più bello e me lo godo finchè Cornelia non impara a gattonare. Oddio il gattonamento, non voglio pensarci.
Per ora ha imparato a girarsi ma non a rimettersi a pancia in su quindi dopo qualche minuto inizia a piangere. Mi ricordo che anche Cecilia lo faceva, e devo dire che come testardaggine si vede che sono sorelle, se devono arrivare a un gioco anche in lacrime fanno di tutto per arrivarci. Però sono anche molto diverse. Cecilia era molto più in movimento, sempre con qualcosa da fare e con qualcosa fra le mani. Cornelia invece è più… riflessiva, diciamo così. Guarda, si concentra che sembra stia studiando (le si formano anche le righe sulla fronte) e poi gioca, ma sempre in modo pacato.
Ma ora basta parlare di pupe, veniamo alla ricetta! Una cosa veloce veloce e la mia prima accensione del forno da due mesi.
I bocconcini di pollo sono impanati e cotti al forno, più leggeri, ma ugualmente gustosi. Li faccio spesso in verità ma questa settimana mi sono accorta di non aver mai messo la ricetta sul blog.
Buffo, a volte i piatti più quotidiani sono proprio quelli che mancano!
Che dire di questi bocconcini… sono molto veloci da fare e si possono aromatizzare a piacimento mentre si impanano. Stavolta li ho fatti semplici ma spesso ne faccio una parte con la paprika, una con il sesamo e una con il timo. Buonissimi.

Bocconcini di pollo al forno

250 g di petto di pollo
1 uovo
1 cucchiaio di latte
Pepe nero
100 gr di pangrattato
20 gr di Parmigiano Reggiano
olio evo
sale
In un piatto rompere l’uovo, unire un cucchiaio di latte, una macinata di pepe e sbattere con una forchetta. In un altro piatto versare il pangrattato e miscelarlo al Parmigiano grattugiato.
Tagliare il pollo a pezzetti, passarli nell’uovo, quindi nel pangrattato e metterli in un piatto.
Disporre i bocconcini di pollo in una teglia ben unta, cospargerli con un filo d’olio, rotolarli in modo che ne siano cosparsi e salare.
Infornare la pirofila a 180° per 15 minuti circa, girando i bocconcini a metà cottura.
Trascorso il tempo indicato assaggiare e verificarne la cottura.
Sfornare e servire immediatamente.

 

Chicken nuggets in the oven

250 g of chicken breast
1 egg
1 tablespoon milk
Black pepper
100 gr of breadcrumbs
20 grams of Parmigiano Reggiano
extra virgin olive oil
salt
In a bowl break the egg, add a tablespoon of milk, ground pepper and beat with a fork. In another plate pour the bread crumbs and mix with Parmesan cheese.
Cut the chicken into pieces, dip in the egg, then in bread crumbs and put them in a dish.
Arrange the chicken pieces in a greased baking dish, sprinkle with a little olive oil, roll them so that they are and sprinkled with salt.
Bake the casserole at 180 degrees for about 15 minutes, turning the pieces halfway through cooking.
After the indicated time to taste and check the cooking.
Remove from oven and serve immediately.

Polpettone al sugo con patate

Come ultima ricetta per la nostra via dei sapori non poteva mancare uno dei piatti preferiti di mia figlia che fanno parte della cucina povera italiana: il polpettone!
Anche di questa ricetta ne esistono diverse varianti e io per prima nel mio blog ne ho un bel numero, per lo più ricette da forno. Ma il polpettone in pentola ha il suo fascino. Sarà quel profumo che invade casa, sarà per la cottura che lo rende più “morbido”, sarà per una qualche strana alchimia ma fra i tanti modi di preparare il polpettone questo rimane il preferito di Cecilia.
Ma torniamo al polpettone italiano, ricetta nata in quel periodo dove, mancando i frigoriferi, si presentava la questione di consumare gli avanzi di carne e per non sprecarli si era soliti tritarli e mescolarli ad altri ingredienti, come il pane ammorbidito e le uova.
Con gli anni la ricetta base è rimasta la stessa, quello che è cambiato è il modo di cottura, che varia da regione a regione, e gli ingredienti per farcirlo e accompagnarlo.
Io ho preferito la versione di mia nonna, anzi quella della mia bisnonna, che lo faceva povero, senza nessun ripieno, e con le sole patate di accompagnamento.
Io nell’impasto del polpettone sono solita mettere le spezie e gli aromi che tengo sul balcone, nonché usare i bulbi che tengo sott’olio. Ecco, mentre mettevo tutti gli ingredienti in fila (per non doverli poi prendere all’ultimo minuto) mi sono accorta che il barattolo dove tengo la cipolla era aperto. Tutta la cipolla da buttare perché la parte sopra ammuffita (e non vi dico cosa ho fatto per svuotare e lavare il barattolo poi!). Mi consolo, ho il cubetto di “magia d’aromi”, così finalmente lo provo. Esco sul terrazzo a prendere il prezzemolo e… secco. Con il vento che ha fatto è caduto, l’irrigazione quindi non ha funzionato e chissà quanti giorni è che è senza acqua. Per quello non sono stata così zen, lo ammetto. Tornata in cucina vado a prendere il cubetto di cipolla e mi cade l’occhio sui pacchettini vicino: uno di aglio e uno di prezzemolo. Ho preso quello del prezzemolo e mi sono fidata del mio istinto anche se il dubbio che venisse molto salato l’ho tenuto (ben nascosto) finché non l’ho assaggiato.
Uno nell’impasto del polpettone e uno nel sugo. Risultato: buonissimo! Mai avrei creduto non si sentisse la differenza dai prodotti freschi e sopratutto come sale era perfetto.
Le persone (ed io per prima) tendono ad apprezzare i cibi il più versatili possibile e per questo motivo ho trovato in questi mini dadi dei preziosi alleati. Ne terrò una piccola scorta, sono davvero comodi sia per formato che per facilità di utilizzo, ve li consiglio.

Polpettone al sugo con patate

1 kg di carne trita
2 uova
120 gr di parmigiano
Pane raffermo
Pepe
Pangrattato
Olio evo
“magia di aromi – cipolla” knorr
“magia di aromi – prezzemolo” knorr
1 bicchiere di vino bianco
1 l di passata di pomodoro
1 kg di patate
Mescolare la carne trita con il parmigiano grattugiato, le uova, unire il pane raffermo ammollato, pepe e il cubetto sbriciolato di prezzemolo.
Stendere questo composto su un foglio di carta forno e compattarlo bene, dandogli la forma.
Mettere quindi il polpettone, spolverizzato con il pangrattato, in una pentola con il cubetto sbriciolato di cipolla e il vino e farlo rosolare su tutti i lati per circa 10 minuti.
Tagliare le patate in quarti.
Aggiungere la passata di pomodoro, le patate e far cuocere a fuoco medio per circa un’ora.

Meatloaf sauce with potatoes

1 kg of ground beef
2 eggs
120 grams of Parmesan
stale bread
Goes Up
pepper
parsley
bread crumbs
extra virgin olive oil
1/2 onion
1 cup white wine
1 l of tomato sauce
1 kg of potatoes
Mix the ground beef with the grated Parmesan cheese, the eggs, add the soaked bread, salt, pepper and parsley.
Spread this mixture on a sheet of parchment paper and compact it well, giving it the shape.
Then put the meatloaf, sprinkled with breadcrumbs in a pan with the onion and wine and brown it on all sides for about 10 minutes.
Cut the potatoes into quarters.
Add the tomato sauce, potatoes and cook over medium heat for about an hour.

Ossibuchi alla milanese

Dopo tanti piatti romani per la nostra via dei sapori non poteva mancare quello che per me è il piatto d’eccellenza della cucina milanese: l’ossobuco.
D’altronde dopo cinque anni che vivo a Milano ho imparato ad apprezzare tanto sia la vita qui sia i loro piatti, infatti l’ossobuco è entrato a far parte dei miei menù settimanali senza nemmeno me ne accorgessi.
Devo dire però che mi è sempre piaciuto molto e, anche se mia madre lo cuoce in maniera del tutto diversa, da piccola quando li portava in tavola era sempre una gran festa.
Trovata la ricetta originale milanese ci ho messo un po’ per farla diventare mia ma alla fine ci sono riuscita e abituata a questo sapore posso dire di preferirlo di gran lunga alla versione più “povera” che preparava mia madre.
Certo, qui a Milano è un vero e proprio piatto unico, servito spesso e volentieri con il classico riso allo zafferano, ma io non riesco mai a finirlo quando lo accompagno con altro quindi per me rimane servito così, senza altro accompagnamento. A volte l’ho visto servito con la polenta, e anche qui non mi sbilancio, non avendolo mai provato. Ma vale la regola del riso: non riuscirei proprio a finirlo!
E a voi come piace l’ossobuco? Ma soprattutto… fate come me e tenete sempre il midollo per ultimo?? 😉

Ossibuchi alla milanese

4 ossibuchi
50 gr circa di farina
1/2 litro di brodo
1 bicchiere di vino bianco secco
50 gr di burro
1/2 cipolla
1 spicchio di aglio
pepe
sale
olio evo
prezzemolo
buccia grattugiata di 1/2 limone

 

In una padella mettere il burro e l’olio, unire la cipolla e lasciatela appassire. Nel frattempo infarinare gli ossibuchi.
Quando la cipolla sarà diventata trasparente, unire gli ossibuchi e farli rosolare, poi bagnarli con il bicchiere di vino, aggiustare di sale e pepe e aggiungere il brodo.
Lasciare cuocere a fuoco lento per un’ ora e mezza, coperti, ma lasciando uno sfiato.
Nel frattempo preparare la gremolada, ovvero un trito di prezzemolo, buccia grattugiata del limone e l’aglio, da aggiungere a cinque minuti dalla fine della cottura.

Shanks Milanese

4 shanks
50 gr of flour
1/2 liter of broth
1 glass of dry white wine
50 g butter
1/2 onion
1 clove of garlic
pepper
salt
extra virgin olive oil
parsley
grated rind of 1/2 lemon

 

In a pan put the butter and oil, add the onion and let it wither. Meanwhile flour the shanks.
When the onion will become transparent, add the shanks and brown them, then wet them with a glass of wine, salt and pepper and add the broth.
Allow to simmer for an ‘hour and a half, covered, but leaving a vent.
Meanwhile prepare the gremolada or chopped parsley, grated lemon peel and garlic, add five minutes from the end of cooking.