Gnocchetti con spinaci: ricetta fortificante

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Gnocchetti con spinaci, da noi meglio conosciuti come gli gnocchetti di Braccio di Ferro. Tutto perché piacciono tanto ma solo dopo averli assaggiati. Sarà il loro colore così brillante, sarà che i bambini hanno una vera avversione per tutto ciò che è troppo verde, ma devo dire che senza il celebre cartone animato mai e poi mai sarei riuscita a farli mangiare a Cecilia.
Santo braccio di ferro!

Anche se i suoi spinaci in barattolo non li ho mai trovati. Nemmeno qui o in America, il regno dello scatolame come lo chiamava mio padre.
Ma, scatole a parte, quello che faceva braccio di ferro era spararsi in bocca la sua bella dose di spinaci per poi avere i super muscoli per combattere Bruto e salvare la sua Olivia. C’era anche Pisellino, il cui nome mi ha sempre fatti ridere un gran bel po’e di cui non ho mai ben capito il ruolo.

Tante vitamine, tanti minerali, tanta clorofilla, che garantiscono proprietà antiossidanti, depurative e lassative. E, anche se è vero che gli spinaci non sono poi così pieni di ferro come si pensava, rimangono degli ottimi alleati in una dieta ricca in ferro perché ne contengono di più di qualsiasi altro vegetale, a parità di peso.

Anticamente si credeva che gli spinaci proteggessero contro gli scorpioni e che mangiarne in quantità significava assicurarsi una dose in più di coraggio e forza (ti ricorda qualcosa?).
Inoltre era simbolo di prosperità e soldi, per questo non mancava mai sulla tavola nelle celebrazioni più importanti.

Ora sappiamo che sono ricchi in vitamina A, utile per mantenere in salute occhi e cute; Vitamina C per la funzione immunitaria; Vitamina K1, per la coagulazione del sangue e per prevenire l’osteoporosi; Vitamina B9, per la crescita dei tessuti e nel ridurre la stanchezza.

Benefici a parte, a noi gli gnocchetti con spinaci ci piacciono soprattutto per il loro sapore: ricco e fresco.
Quando poi incontrano gli gnocchetti e vengono conditi da burro fuso e parmigiano bhè, è una vera festa per il palato!
Te li consiglio vivamente, anche se è un piatto molto semplice, ti sorprenderà per la sua delicata bontà. Se poi decidi di fare da te anche gli gnocchetti saranno ancora più buoni!
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Gnocchetti con spinaci

500 gr di gnocchetti
200 gr di spinaci
1 noce di burro
Parmigiano Reggiano

Pulisci gli spinaci e mettili in una pentola, facendoli bollire a fuoco moderato per 8-10 minuti.
Una volta cotti, metti gli spinaci in un colino e pestali con un cucchiaio per levare l’acqua.
Nel frattempo meti a bollire l’acqua per gli gnocchi. Quando bolle aggiungili e prepara il condimento a parte.
Sciogli in una padella il burro, mettici gli spinaci e amalgama bene. Unisci un terzo del Parmigiano e mescola.
Scola gli gnocchetti e uniscili alla padella aggiungendo il restante Parmigiano, lasciandone da parte solo un pizzico per decorare.
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Riso e coste

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Oggi vi parlo della storia del trenino che vedi in foto.
Quel trenino ha 33 anni, me lo portò mio padre quando avevo solo qualche mese, comprato proprio a Milano.

Non ho ricordi di giochi con questo trenino però mi ricordo che lo tenevo sopra la casa delle barbie, in bella vista, e lì è rimasto finché la casa non venne smontata. Poi finì sulla mia scrivania, poi dopo un paio di traslochi del trenino non c’era più traccia, perso in chissà quale scatolone.

Quando rimasi incinta di Cecilia mi ricordo che andai a rovistare in tantissimi scatoloni di miei vecchi giocattoli per cercarlo ma niente, non lo trovai. Poi Cecilia nacque e gli anni passavano, poi sono rimasta incinta di Cornelia e quest’estate, quando siamo stati un po’ di giorni a Roma per far conoscere l’ultima arrivata ad amici e parenti, ecco che cercando un mio vecchio tutù, nello scatolone dei vestiti di carnevale salta fuori questo trenino!
Ero così felice! Da allora segue Cornelia in ogni stanza, e devo dire che con la sorella viene spesso litigato ma è composto da quattro pezzi quindi il modo per metterle d’accordo c’è sempre.

La cosa che mi fa più ridere è il fatto che questo trenino è “tornato” a Milano, sembra quasi una cosa assurda!

Trenino a parte, il riso di oggi è un piattino molto gustoso che piace tanto anche a noi. Un diverso modo di assaggiare le coste e un interessante accostamento quello con la cipolla, che rende più dolce il tutto.
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Riso e coste

25 gr di riso
100 gr di coste lesse
10 gr di cipolla
parmigiano reggiano
olio evo

Metti a dorare la cipolla, aggiungi le coste e manda a fuoco vivace per qualche minuto.
Leva dal fuoco e trita il tutto.
Cuoci il riso. A cottura ultimata aggiungi le coste, il parmigiano e servi con un filo di olio a crudo.

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Pastina con fagiolini

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All’asilo di Cecilia gli insegnanti puntano molto a far uscire fuori il potenziale di ogni bambino. Fa parte della filosofia di quella scuola steineriana e mi sono sempre trovata bene con questo pensiero.

Poi ho scoperto che la stessa filosofia la applicano per tutto il percorso delle scuole dell’obbligo e la cosa mi ha lasciata un po’ perplessa. Va bene lasciarli fare all’asilo ma se crescendo a uno non piace una materia che fai, la levi dal piano di studi? Non mi sembra una soluzione. Anche il fatto di non dare i voti per “non mettere pressione ai ragazzi” mi sembra un fatto abbastanza strano. E mi domando come arrivano al liceo questi ragazzi. E non mi meraviglio di aver sentito storie di ragazzi scioccati dal passaggio medie-liceo.

Ok, è vero, io non sono un’educatrice o una maestra, ma qualche dubbio sul metodo mi è venuto.

Va bene la personalità, stimolare la creatività e il lasciare i bambini liberi di sperimentare però servono anche delle regole, senza quelle non si va avanti.
Le regole fondamentali si insegnano fra le mura di casa, ma tante altre di imparano “sul campo” e a quest’età vuol dire a scuola e a giocare con gli altri bambini.

E, mi ripeto, finché si parla di asili mi va anche bene che siano i bambini a sperimentare, che siano lasciati fare errori e che sia lasciata loro la scoperta delle cose. Ma il discorso cambia man mano che si cresce. Semplicemente più si cresce più anche i bambini entrano in contatto con quello che è il mondo “reale”, che tanto rose e fiori proprio non è. Quindi perché farli crescere in una bolla? Sono io l’esagerata?

Vabbè, mi tiro indietro che farei una filippica e parlo di questa pasta. Ho trovato una cosa per cui Cornelia non va matta: i fagiolini.
E meno male, percé in casa la chiamiamo “l’aspirapolvere” per quanto in fretta riesce a spazzolarsi qualsiasi cosa di commestibile le capiti a tiro. Ma ecco, i fagiolini proprio no. Li guarda, se li studia, e a malavoglia apre la bocca.
Ma siccome la filosofia di casa (oggi è un post filosofico 😛 ) è mangiare quello che c’è, i fagiolini sono finiti in una pasta. Meglio, molto meglio.
Pastina veloce veloce che farà andare giù anche i fagiolini più antipatici 😉
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Pastina con fagiolini

4 cucchiai di pastina
100 gr di fagiolini lessi
1 cucchiaino di olio extravergine d’oliva
1/2 cucchiaino di parmigiano

Metti a bollire l’acqua per la pastina.
Cuoci la pastina e, a cottura ultimata, condiscila aggiungendo un cucchiaino di olio evo e il parmigiano.
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Cernia con cavolo

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Quello di oggi è un post di sfogo da febbre.
Chi mi segue ed è madre lo sa bene che vuol dire quando i pupi si ammalano. Ma che succede quando ad ammalarsi è la mamma?
Un disastro. È da ieri che faccio le stesse cose di sempre ma con 38 di febbre. Sono stanca, un gran bel po’. E mi viene da ridere solo se guardo la vignetta che mi ha mandato mia mamma, niente di più reale, sia mio padre che mio marito con 37 di febbre si mettono a letto e rantolano. Ah, gli uomini!

Io sono stanca, lo dico e lo ripeto, ma il cibo non si prepara da solo e la casa non si pulisce se non mi muovo. Ecco, per una casa autopulente ci metterei la firma!
Comunque sto facendo si il minimo indispensabile ma poi il pomeriggio, finito il sonnellino delle pupe, dove finalmente mi riposo anche io, ecco che come si svegliano mi assale una stanchezza e una spossatezza che mi accompagna fino a sera, quando finalmente si va a letto.

Ed è buffo pensare “dall’altra parte”, cioè quando ero piccola avere la febbre significava starmene a letto coccolata e viziata, tutti che controllavano come stavo, c’era il brodo di pollo che sobbolliva è un libro nuovo per farmi guarire più in fretta.
Bei tempi.
Ora è una corsa. Medicine lontane dagli orari di allattamento, brodi che devo farmi da sola, pappe da preparare, pupa grande da intrattenere, pupa piccola da imboccare… Aiuto. Finirà, una settimana e passa tutto. Me lo ripeto tipo mantra!

E la ricetta per lo svezzamento che propongo oggi è facile e veloce, e se l’ho potuta fare con la febbre sono certa che a una persona sana viene anche meglio!

Ps: lunedì arriverà la mail di marzo con una sorpresa pensata apposta per Pasqua… ma tu già sei iscritta, vero? 😉
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PUREA DI CAVOLFIORE

Per 5 porzioni da 100 gr
Purea di cavolfiore
100 gr di cernia sfilettata
olio evo

Metti a bollire l’acqua e, sopra la pentola, cuoci a vapore il pesce.
Dopo 20 minuti circa togli dal fuoco.
Sminuzza il pesce al coltello, aggiungi il cavolfiore e condisci con olio evo.
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Erbette e prosciutto cotto

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Con questo post vi presento Sophie.

Eccola lì, con il suo collo lungo e il suo profumo di vaniglia. E’ la giraffa francese che mi ha ossessionato da quando ero incinta di Cecilia. E niente, non riuscivo a trovarla.

La giraffa da dentizione (dicono), quella che tutti i bambini vorrebbero avere nel delicato momento dei dentini. Quella che con il suo profumo calma i bambini e li fa addormentare con un sorriso. Quella che le mamme francesi mi hanno accusata di non avere quando siamo stati a Parigi per i due anni del cecio. E che ci potesse fare a due anni una bambina con una giraffa da mordere ancora me lo devono spiegare, loro.

Comunque era nella mia wish list di amazon da quattro anni, dimenticata, morta e sepolta da libri di cucina e giocattoli più adatti. E’ magicamente emersa dalla wish list sotto Natale e, complice il fatto di aver avuto Cornelia alle prese con i suoi primi due dentini il passo dalla wish list al carrello è stato fatto in un attimo.

Arrivata la tanto attesa giraffa Sophie, che ormai la chiama per nome anche Cecilia, ecco che succede… nulla. Cornelia la guarda, ci gioca cinque minuti, e passa ad altro.

Arrivano i denti numero tre e quattro e confido di nuovo nella profumata giraffa (anche se la mia Cherry merry muffin profuma di più) ma niente, anche lì le aspettative vengono deluse. Mi consolo con una cosa: per le foto del blog Sophie è molto fotogenica!

E in questa pappa verde verde fa un bellissimo contrasto! Piaciuta molto di più la pappa della giraffa a dirtela tutta 😉

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Erbette con prosciutto cotto

Per 5 porzioni da 100 gr
500 gr di erbette
100 gr di prosciutto cotto
1 cucchiaino di olio evo
2 cucchiaini di scalogno tritato
acqua
Taglia a pezzetti il prosciutto cotto. Lava bene e taglia le erbette.
In una casseruola dal fondo pesante, scalda l’olio a fuoco medio e aggiungi lo scalogno tritato. Dopo 5 minuti aggiungi le erbette e tanta acqua quanto ne basta per coprire metà delle pietanze.
Coperchia e porta a ebollizione, riduci la fiamma, e lascia cuocere a fuoco lento per 20 minuti. Verifica che sia tutto tenero prima di togliere dal fuoco. Tritura le erbette, aggiungi il prosciutto cotto e servi con un filo di olio a crudo.

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Fettine di vitella con purea di cavolfiore

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Al posto di fare spazio nella mia cucina, iniziare a levare il superfluo io lo aggiungo.
Mi sembra ovvio, no? E tanto per essere più coerente ho appena preso un biberon per Cornelia. Ma con quello sono più giustificata, quello di Cecilia lo avevamo lasciato a Roma ai suoi 2 anni come passaggio alla tazza. Un passaggio memorabile, non ha fatto colazione per una settimana rimpiangendo la scelta. Per fortuna ha vinto la fame.

E quello di Cornelia forse sarà la stessa cosa ma pensavo che, se decidessimo alla fine del viaggio di trasferirci, sarà più difficile da lasciare perché i suoi due anni li festeggerebbe agli antipodi. Magari se vede la sorella senza biberon si abitua a bere senza. Chissà, per ora spero che il biberon le faccia prendere un po’ di acqua dato che beve solo quando allattata. Che dici, la giustificazione regge?

Nel frattempo cerco di farle mangiare più cremoso possibile, le verdure almeno. Poi la carne si sa, più di tanto non si può sminuzzare 😉

Per oggi cavolfiore ridotto in purea per lei e da contorno per noi. La fettina ai ferri per i più grandi e a pezzetti per Cornelia. Il piatto è piaciuto a tutti, e la preparazione così uguale per tutti ha anche reso felice me regalandomi un bel quarto d’ora di relax!

Meglio di così 😉

Fettine di vitella con purea di cavolfiore

Per 5 porzioni da 100 gr
600 gr di cavolfiore
100 gr di fettine di vitella
1 cucchiaino di olio evo
2 cucchiaini di cipolla bianca tritata
acqua
Taglia a pezzetti le fettine e le cime del cavolfiore.
In una casseruola dal fondo pesante, scalda l’olio a fuoco medio e aggiungi la cipolla. Dopo 1-2 minuti aggiungi la carne. Una volta che i pezzetti si sono rosolati su tutti i lati, aggiungi il cavolfiore e tanta acqua quanto ne basta per coprire metà delle pietanze.
Coperchia e porta a ebollizione, riduci la fiamma, e lascia cuocere a fuoco lento per 20 minuti. Verifica che sia tutto tenero prima di togliere dal fuoco. Schiaccia il cavolfiore e servi con un filo di olio a crudo.

 

Pastina e lenticchie

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Il filo rosso del destino.

A pochi giorni da San Valentino mi torna a casa Cecilia con un bel disegno fatto all’asilo. Arte astratta come sempre, con il significato dei segni che cambia di volta in volta, in base al suo umore. Ma non è stato il disegno che mi ha colpito, ma il filo di lana con cui era legato, di un rosso brillante.

E, sarà stato il periodo o un caso, ma a me ha fatto pensare subito alla leggenda cinese. La conosci?

Io l’ho conosciuta attraverso i vari anime e manga che si sono succeduti nella mia adolescenza, da Inuyasha a Nana, passando per Ranma, è stata una leggenda che mi ha sempre incuriosita ma non l’avevo mai approfondita.

Me la sono andata a leggere su wiki e devo dire che sono rimasta un tantino delusa. Mi aspettavo un finale diverso. E qui faccio spoiler se non hai ancora letto la leggenda, ma alla fine, quando lui gli rivela la verità del taglio sulla fronte, tu, cara fanciulla, perché non ti sei spaventata e fuggita a gambe levate? Sono strana io che ho pensato subito all’assurdità? Oltre al fatto che come minino quei due avranno 30 anni di differenza.

Vabbè, la storia del filo rosso mi piace e se ci penso bene, i miei nonni avevano 19 anni di differenza. Ma sono curiosa di sapere se la conoscevi e cosa ne pensi tu.

Per la ricetta svezzamento oggi invece propongo la classica pasta con le lenticchie. Un piatto unico e sostanzioso che mi ha levato le ansie che avevo con Cecilia sulle lenticchie decorticate. O forse è Cornelia che digerisce anche i sassi, chissà.

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Pastina con lenticchie

4 cucchiai di pastina
25 gr di lenticchie
1 cucchiaino di olio extravergine d’oliva
100 ml di acqua oligominerale
1/2 cucchiaino di parmigiano

Mettere a bollire le lenticchie. Dopo 20 minuti togliere dal fuoco.
Far cuocere la pastina e, a cottura ultimata, condirla aggiungendo un cucchiaino di olio evo e il parmigiano .

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Pollo e zucchine

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E’ dall’inizio dell’anno che ho una parola per definire il mio 2016.

In verità è qualche anno che vorrei fare la figa e sventolare parole chiave ma finisco sempre con il dimenticarmene quando arriva gennaio. Quest’anno l’ho trovata subito, ma questo sarà un anno così pieno di novità che è stato facile. Anzi più che io a trovare lei posso dire che è stata lei a trovare me.

La mia parola chiave di questo 2016, in inglese,  è “DARE” cioè osare. E mi domando come ho fatto a non dirtela prima.
E’ una parola che racchiude tutto il mio anno, con i nuovi inizi, come il passaggio a wordpress (che può sembrare una cavolata ma giuro che così non è stato), o il viaggio che abbiamo deciso di fare. Racchiude il mio imparare il più possibile sull’erboristeria e il mio insegnare a Cecilia a casa, al posto dell’anno di asilo che salterà. Vorrei applicarla in ogni settore della mia vita e usarla anche per vincere le mie paure e la mia timidezza.
A parte il non averla condivisa con te appena trovata, io me la sono messa sull’iphone come sfondo, perché mi piace vederla ogni volta che sblocco il telefono (ho preso questa immagine trovata su pinterest). E da quando l’ho trovata me ne sono imbattuta diverse volte. Online o in televisione, leggendola e pensando “ma ho sentito bene?”! E’ stato anche divertente a volte!

E tu? Hai la tua parola o hai mai pensato di volerne una per tutto l’anno? Se ancora non l’hai trovata posso suggerirti l’articolo di Ilaria o il mini corso, in inglese, di Susannah. Se invece l’hai trovata o lei ha trovato te, raccontamela che sono davvero curiosa!

La ricetta, per la versione bebè formato 7 mesi, è davvero semplice. Stavolta ho approfittato del forno acceso e ho messo dentro la cena anche per Cornelia (e Cecilia). I bocconcini di pollo erano stati tagliati prima dell’infornata, le zucchine le ho tagliate mentre mangiava invece.

Un piatto leggero e saporito, perfetto per la cena e per farle assaggiare anche cibi cotti in maniera diversa!

Ps: il vestito per la festa di carnevale l’ho finito ieri sera… Forse un po’ corto e con pochi accessori, lo ammetto, ma Cecilia ne è innamorata e a me basta quello! Poi dato che avevo un po’ di tempo prima di buttare del tutto gli occhi ho pensato di farne una versione mini per Cornelia e stamattina l’ho vestita da hawaiana! Le maestre stanno ancora ridendo. E dopo questa corsa per carnevale non potevo non farti vedere i risultati quindi sul mio Instagram trovi le foto delle pupe mascherate!

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PETTO DI POLLO E ZUCCHINE

Per 5 porzioni da 100 gr
600 gr di zucchine
100 gr di petto di pollo
1 cucchiaio di olio evo
acqua
Taglia a pezzetti il petto di pollo e a rondelle le zucchine.
In un tegame per la cottura in forno, metti l’olio, le zucchine e la carne. Aggiungi acqua quanto ne basta per coprire metà delle pietanze.
Coperchia e lascia cuocere a 180°C per 20 minuti. Verifica che sia tutto tenero prima servire.
Appena tolto dal forno aggiungi un filo di olio a crudo.

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Panini stella

Svezzamento, questo sconosciuto.

No, in realtà non è più così. Ormai la nostra piccolissima di casa ha compiuto i 9 mesi e i pasti sono sempre di più una condivisione con tutta la famiglia a tavola che una pausa di assaggi.
E dato che qui si fanno pranzi, cene e anche merende (la colazione no, non c’è niente che la tira giù dal letto se non il latte di mamma), ho pensato di fare un post per aiutare quelle mamme alle prese con i menù per i pargoli da svezzamento.
Perché so che non è facile. E la tentazione di dargli il latte a vita c’è ed è tanta.
Ma vengo al punto… che si mangia la mia piccola Miss durante la settimana?
Per entrambi i pasti principali la base è sempre di vellutate o passati. Le verdure quindi, sempre presenti, ma a volte ci capita dentro qualche frutto, tipo fettina di mela o pera.
Pastine o riso si uniscono alle verdure 4-5 volte la settimana, poi i formaggi (Parmigiano, ricotta, crescenza) sempre 4-5 volte la settimana, i legumi (lenticchie rosse, piselli, fagioli e ceci) 2 volte la settimana, 1 volta prosciutto cotto, 2 volte carne, 2 volte pesce, lasciando 3 pasti con solo verdure e un cucchiaino di olio.
Il mio consiglio è di evitare i “papponi” e fare piatti il più possibile simile a quelli “dei grandi”.
Via libera a un psuedo primo e un pseudo secondo, ma anche un piatto unico va più che bene. Anzi, a volte risolve non pochi problemi.
Se i pupi si rivelano essere patiti del fingerfood, e lo saranno, data la gioia nel manipolare, prova con pezzetti di verdura cotta, micro pezzettini di Parmigiano Reggiano, focacce fatte in casa a base di verdure al vapore e ricotta o altro formaggio fresco.
Ti stupirà vedere come mangia di gusto da solo e per il cibo che finirà ovunque… amen, poi si pulisce.
Poi il pane, a tavola, mentre mangino “i grandi” non può mancare. Questi sono i miei ultimi panini, ultimi ma primi, dato che ho iniziato a farli 3 anni fa. Poi con il tempo la ricetta si è modificata e, ad oggi, questa è la mia versione migliore.
Buoni e facili, si fanno quasi da soli, basta avere un po’ di pazienza con i tempi di lievitazione. Per la forma, se vai di fretta, puoi essere meno precisa e addirittura staccare pezzi di impasto con le mani. Da noi stelle e cuori funzionano sempre, ma in particolare le stelle ben si prestano a manine non del tutto coordinate.
Se proprio vuoi lasciar correre la fantasia usa le spezie, come lo zafferano, per colorare l’impasto, e aggiungi semini in superficie per diverse fantasie.
Stavolta io li ho fatti a stella per le pupe (lisci per Cornelia, con i semi di papavero per Cecilia) e tondi per noi (semi di sesamo, di girasole e di zucca!).

Panini stella

Biga:
1 gr di lievito secco
100 gr di farina manitoba
40 gr di acqua
Impasta e lascia riposare per una notte coperta a temperatura ambiente.
Ingredienti:
Biga
400 gr di farina tipo 0
220 gr di acqua
50 gr di burro a pomata o olio di semi
semi a piacere

 

Tagliuzza la Biga in una ciotola con l’acqua, aggiungi la farina, mescolando con un cucchiaio, poi il burro a pomata (o l’olio ). Impasta finche l’impasto apparirà liscio, omogeneo e ben incordato.
Dai un giro di pieghe e metti a riposare in un contenitore coperto fino al raddoppio di volume.
Ribalta sul piano di lavoro, abbassa lo spessore con un mattarello fino a circa 1.5 cm, e con degli stampini ritaglia i panini e mettili sulla piastra da forno rivestita con carta forno.
Per fare aderire i semini puoi inumidire spennellando acqua, poi copri con pellicola trasparente e fai lievitare fino al raddoppio del volume.
Riscalda il forno a 160 C e inforna nella parte media del forno per 20 minuti circa. Dovranno prendere appena un po’ di colore.

 

Gallina con purè di patate

Arriva la carne!

Eh si, si dà il caso che Cornelia, oltre ad avere il vizio dello striscio per pavimenti che mi fa venire voglia di prendere un Baby Mop, abbia messo su anche dei minuscoli dentini nella parte bassa. E per festeggiare la momentanea fine della pupa in versione lumaca (che tornerà per quelli sopra, lo so…) la sottoscritta ha iniziato a proporre i primi assaggi di carne, giusto per dare un senso ai dentini.
Come già fatto con Cecilia, ho preferito posticipare l’introduzione della carne, aspettando i sette mesi, e ho optato subito per la versione homemade. Niente omogeneizzati o liofilizzati, per carità, che qui non se ne sopporta nemmeno l’odore.
Per il momento sto utilizzando carne di tacchino e pollo. Per i primi assaggi è perfetta: ricca di ferro quasi quanto la carne rossa, ma più leggera e digeribile.
Questa volta partivo avvantaggiata, ho fatto il lesso per tutta la famiglia quindi è stato molto comodo levare la parte di Cornelia.
E mentre noi mangiavamo la nostra parte di gallina e manzo con patate lesse, lei si è finita la sua patata, in purè, e la sua gallina, a pezzetti piccoli piccoli.
E’ piaciuta, e anche molto. Anche se i dentini ancora non hanno capito come devono masticare. Nel frattempo il cucchiaino ha riportato i primi segni di denti e questo mi ha riportato indietro a tre anni fa, la cosa mi ha fatto sorridere, lo ammetto.
Per il primo assaggio ho fatto il brodo per tutti, ma qui di seguito riporto la ricetta “versione pupa”, quella che faccio quando non mi va di lasciare la pentola sul fuoco per tre ore!

Gallina con purè di patate

Per 5 porzioni da 100 gr
600 gr di patate
100 gr di gallina
1 cucchiaino di olio evo
2 cucchiaini di scalogno tritato finemente
acqua

 

Lava e sbuccia le patate, poi tagliale in quattro parti. Taglia grossolanamente la carne della gallina.
In una casseruola dal fondo pesante, scalda l’olio a fuoco medio e aggiungere lo scalogno. Dopo 1-2 minuti aggiungi la gallina. Una volta che i pezzetti di carne sono rosolati su tutti i lati, aggiungi le patate e tanta acqua quanto ne basta per coprire il tutto.
Porta a ebollizione, riduci la fiamma, copri, e lascia cuocere a fuoco lento per 20 minuti. Verifica che le patate sono tenere prima di togliere dal fuoco.
Leva le patate e riducile in purea liscia con poca acqua di cottura.
Servi con un filo di olio a crudo.