Salsa di avocado e aglio arrostito: ricetta del cuore

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Ti ho già parlato del reparto salse a base di avocado che ho trovato nei supermercati neozelandesi. Rimpiango però di non averne mai provata una perché ho pensato l’avessero in tutta la Nuova Zelanda.
Niente di più sbagliato!
Le ho trovate solo ad Auckland! I supermercati nel resto del mio viaggio non erano niente di che, spero di trovare di meglio in Australia infatti.

Mi consolo pensando che quella che ho fatto io è sicuramente più buona perché fatta senza conservanti. Però il rimpianto mi resta.

Ho pensato di unire due sapori forti ma contrastanti e così è nata la mia salsa di avocado e aglio arrostito. Buona, abbastanza liquida quindi perfetta anche per le insalate, con tutta al cremosità dell’avocado e il sapore pungente dell’aglio.

I Romani pensavano che l’aglio fosse un potente afrodisiaco e veniva appeso nelle stanze delle donne. Usanza poi ripresa nel medioevo, ma per scacciare gli spiriti del male. La famosa diceria di usare l’aglio contro i vampiri infatti nasce proprio in questo periodo. In Svezia addirittura veniva messo sui bovini per tenere lontani i troll.
Potente antibatterico, non farà scappare i vampiri ma di certo aiuterà a tenere a bada un raffreddore.

Io con la salsa di avocado e aglio arrostito ho fatto un veloce aperitivo, spalmandola su fette di pane leggermente tostate e guarnendola con una spolverata di pepe nero. Il risultato è stato una crema fresca e con un retrogusto piccante. L’aglio si nota soprattutto alla fine mentre è il sapore morbido dell’avocado che avvolge il palato fin dal primo morso.

A me e mio marito è piaciuta così, a crudo, Cecilia ha un po’ storto il naso quando è arrivato il sapore dell’aglio mentre Cornelia non aveva ancora finito il primo che già voleva il secondo!! Direi che tre su quattro è un buon risultato come primo esperimento!

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Salsa di avocado e aglio arrostito

1 avocado
30 gr. di olio evo
2 spicchi di aglio
sale
2 cucchiai di latte

Metti gli spicchi di aglio in una padella di ghisa per farli sbruciacchiare. Quando sono abbastanza abbrustoliti levali e lasciali freddare prima di spellarli.
Mescola tutti gli ingredienti in un mixer e frulla fino ad ottenere una consistenza fluida.
Se vuoi una maionese più cremosa diminuisci il latte a un solo cucchiaio.

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Salsa con avocado e cumino: per la bellezza

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Quando ero ancora a Milano pensavo di trovare dall’altra parte del mondo l’avocado a un prezzo quasi ridicolo. E invece mi sono dovuta ricredere.
Se ne trovano, tanti, ma agli stessi nostri prezzi. Buoni come i nostri biologici anche se qui li trovi al supermercato.
Però hanno una quantità di prodotti aggiuntivi che fanno paura: olio all’avocado, maionese di avocado, avocado in polvere,… c’è da impazzire!
Per ora non mi sono avvicinata troppo, guardo quei prodotti con un mix di curiosità e seduzione e ho osato prendere l’olio perché sapevo che era molto buono nelle insalate.

L’olio di avocado è di colore verde scuro, molto ricco e denso. Ha più potassio delle banane ed è ricco di vitamine E, K e del gruppo B. L’alto contenuto di grassi rende questo olio un po’ instabile, si deve conservare lontano dal calore e dalla luce, meglio se in frigo.
Ha molte proprietà salutari e viene usato, oltre che in cucina, anche in bellezza per farne delle maschere per il viso, specie quelle contro le rughe perché ammorbidisce e rilassa la pelle.

Si gusta anche per la bellezza quindi. Non per nulla l’avocado è governato da Venere.
Gli Aztechi mangiavano l’avocado per diventare amanti appassionati e le giovani coppie facevano crescere una pianta in casa per mantenere l’amore.

Io le creme per la bellezza ho smesso di usarle finita l’adolescenza, e so già che me ne pentirò da vecchia ma non fanno proprio per me. Molto meglio mangiarli i prodotti di bellezza!
E siccome l’avocado lo mangio davvero in tutte le salse, mi mancava farne una proprio a base di avocado!
Ho approfittato del cumino, trovato in polvere nella dispensa della cucina, e ho iniziato ad amalgamare. Quello che è uscito fuori è stata la salsa con avocado e cumino che ho usato poi per questo panino.
Che fra l’altro si è assemblato quasi da solo: la baguette che avevo comprato stamattina con le pupe (ed equamente divisa), il prosciutto a peso d’oro comprato al mercato sabato (lo stiamo centellinando!) e ovviamente un’abbondante strato della mia salsa con avocado e cumino!
Lo ammetto, volevo fare le foto alla salsa in maniera più figa ma non è avanzata. Finita al cucchiaio (anzi, cucchiaino) da Cecilia.
La rifarò, promesso!
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Salsa con avocado e cumino

1/2 avocado maturo
1 cucchiaino di cumino in polvere
1 pizzico di sale

Taglia l’avocado, puliscilo e versane metà in una ciotola capiente.
Con un cucchiaio ammorbidiscilo sbattendo energicamente e, quando è ridotto in crema, aggiungi il cumino e il sale.
Amalgama bene gli ingredienti e servi come più ti piace.

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Olive in salamoia: ricetta rinforzante

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A casa dei miei genitori, nelle due settimane che ci sono stata, ci siamo dati alla raccolta delle olive.

Queste che vedete qui nei barattoli sono la selezione della selezione.
Il tutto è durato una settimana. E per un solo albero!
Ma era davvero carico, e poi anche la pioggia ci ha messo del suo a rallentare il procedimento di raccolta e selezione.
Abbiamo fatto un paio di ceste, poi una a una abbiamo selezionato tutte le olive. Ti dico solo che la sera avevo le dita che mi bruciavano per quanto erano intorpidite!

Mi dispiace di non aver fotografato il processo ma il telefono, dopo averlo fatto cadere un paio di volte, ho deciso fosse meglio parcheggiarlo dentro casa.
Comunque fra me e mio padre in bilico sulla scala mentre mia madre controllava le pupe ai piedi dell’albero sembravamo un siparietto comico!

Finita la cesta finale, abbiamo dato il via al procedimento di conservazione. Peccato solo che io sono partita prima di poterle assaggiare perché mi dicono dalla regia che sono venute benissimo! Dolci e succose, saporite e non acide. Mi domando se dei tre barattoli ne ritroverò almeno mezzo al mio ritorno.

E ora ti parlo un po’ del significato nascosto delle olive.
Fin dai tempi più remoti l’ulivo fu considerato un simbolo di spiritualità e sacralità. Sinonimo di fertilità e rinascita, di resistenza alle ingiurie del tempo e delle guerre, le olive rappresentano nella mitologia, come nella religione, un elemento naturale di forza e di purificazione.
Le spose greche spesso ne mangiavano per garantirsi la gravidanza, mentre per gli uomini erano considerate dei veri induttori di passione.
Gli acidi grassi monoinsaturi contenuti nelle olive poi vantano un effetto positivo nella riduzione del colesterolo, inoltre stimolano l’appetito e favoriscono la digestione.

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Olive in salamoia

1 kg di olive verdi
1 lt di acqua
90 gr di sale grosso

Metti le olive a bagno in una ciotola per una settimana, cambiando l’acqua due volte al giorno.
Trascorso il tempo prepara la salamoia bollendo 1 litro d’acqua per ogni 90 grammi di sale.
Quando l’acqua ha raggiunto l’ebollizione, toglila dal fuoco e fai sciogliere il sale, quindi lasciala raffreddare.
Scola le olive, mettile nei barattoli di vetro e coprile interamente con la salamoia. Chiude i barattoli e mettili a testa in giù per circa 20 minuti, in modo che si formi il sottovuoto, dopodiché mettili sul fornello in una pentola con abbondante acqua calda a sterilizzare per circa 15 minuti.
Conservali in un luogo fresco e buio e attendi qualche mese prima di consumare le olive.
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Nocciolata con mandorlata

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E siamo arrivati anche alla fine di questo marzo.

Un marzo che ho inseguito correndo, con le tante cose da fare per il viaggio. e fra un mese si parte. Un mese, così vicino e così lontano.

Questo marzo si chiude con mezza casa impacchettata, e mezza che non so ancora come impacchettarla. Si è aperto con il corso di Veronica, il passion twist (che sto ancora seguendo!), nel mezzo ci sono stati i quattro anni di Cecilia e si chiude con Pasqua. Perché in tutto ciò Pasqua è passata del tutto in sordina quest’anno. Se non fosse che siamo scesi a Roma e abbiamo trovato le uova ad attenderci neanche mi sarei accorta di Pasqua.

Ma anche questa è fatta, e ora siamo a casa, e fra due settimane Cecilia saluterà i suoi amichetti all’asilo, pensavo di portare una grande torta così la mangiano tutti insieme, devo sentire le maestre però. E poi metà mese prossimo ci trasferiamo a Roma per spostare residenze e co. e poi via, si parte.

Mi fa ancora strano avere tutte le cose impacchettate, mi fa ancora più strano pensare che saremo 7 mesi in giro “da ospiti”, in case affittate, senza niente di nostro se non i vestiti. E’ un bel salto, specie per me che sono abitudinaria. Mi farà bene, sicuramente.

E forse proprio perché alle mie abitudini non rinuncio sto facendo le scorte per quelle due settimane di Roma, qui c’è un esperimento nuovo nuovo che è entrato nella nostra routine mattutina: questa crema spalmabile che è ottima sulle fette biscotatte!
Dolce, densa e piena di energia. Facciamo il pieno dalla mattina che ce ne è bisogno 😉
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Nocciolata con mandorlata

Nocciolata
25 gr di farina di mandorle
10 gr di zucchero semolato
75 gr di cioccolato bianco
50 gr di latte
35 gr di olio di semi

Dopo aver fatto la nocciolata lasciala raffreddare.
Nel frattempo frulla la farina di mandorle, unisci lo zucchero e spezzetta il cioccolato. Frulla il tutto fino ad ottenere un composto poco granuloso.
In un pentolino mescola il latte con l’olio e unisci il composto. Fai cuocere a fiamma moderata per qualche minuto. Togli dal fuoco e versa nei barattoli con la nocciolata fredda. Lascia raffreddare a temperatura ambiente.

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Nocciolata

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Ecco qui il mio regalo per San Valentino!

Nocciolata per tutti! Ce n’è una anche per Cornelia ma ne dubito la assaggerà. Però non volevo creare scompiglio in famiglia, specie perchè siamo nella delicata fase in cui Cecilia inizia a fare i paragoni con la sorella. Se Cornelia è in braccio, anche lei vuole stare in braccio, se Cornelia mangia, anche lei vuole mangiare, e così via… quindi cose uguali per tutti!

E anche sul cibo che sta girando per casa… ti dico solo che si stanno mangiando le stesse cose! E’ un periodo e finirà, lo so, ma a volte è davvero difficile. Specie perchè Cecilia pesa in braccio! Certo, pesa poco rispetto ad altri bambini della sua età, ma comunque si fa sentire e mi stanno facendo venire due bicipiti che nemmeno quando ero giovane e giocavo a pallavolo avevo! Se questi sono i benefici di avere due bimbe… almeno loro non mi fanno venire l’acido lattico!

Vabbè, braccia a parte, torno a parlarti della nocciolata che ieri mi ha fatto venire l’acquolina in bocca mentre la facevo.

Ci sono alcune piccole annotazioni da tenere a mente:

  1. la farina di nocciole per una consistenza più liscia, ma dovrai frullarla fino a renderla una polvere finissima. L’alternativa sarebbe quella di utilizzare le nocciole intere, farle tostare brevemente e ridurle in farina… un’operazione più lunga, io non ne avevo il tempo.
  2. un buon cioccolato, magari di pasticceria… vedrai e sentirai che sapore, non te ne pentirai! Per una “copia” della nutella fai un mix di cioccolato bianco, al latte e fondente.

Con le mie quantità otterrete un generoso vasetto da 400 gr, io ne ho fatto 4 barattoli da 100 gr. La mia carta cuoriciosa viene da tiger. Quel posto mi ha creato una vera dipendenza, se penso che l’hanno aperto a Milano nella via dove abitavo prima penso che il mio portafoglio poteva dimagrire a vista d’occhio, mi sono salvata 😉nocciolata-architectoftaste

NOCCIOLATA

50 gr di farina di nocciole
20 gr di zucchero semolato
100 gr di cioccolato fondente
50 gr di cioccolato al latte
100 gr di latte
75 gr di olio di semi
Frulla la farina di nocciole, unisci lo zucchero e spezzetta il cioccolato. Frulla il tutto fino ad ottenere un composto poco granuloso.
In un pentolino mescola il latte con l’olio e unisci il composto di cioccolato e nocciole. Fai cuocere a fiamma moderata per qualche minuto. Togli dal fuoco e versa nei barattoli ben puliti e sterilizzati. Lascia raffreddare a temperatura ambiente.
Una volta fredda riponila in frigorifero e lasciala riposare per almeno 2-3 ore prima di gustarla.
Si conserva in frigorifero per una settimana.

nocciolata

Olio al peperoncino

Ci sono poche cose che amo di questa stagione. Anzi, delle mezze stagioni in generale.
Ma novembre in particolare mi fa amare il tardo autunno in una maniera quasi poetica e ho deciso che sono cinque le cose che amo di più:
1) Le zuppe: il loro confortevole calore mentre le tieni nelle mani, il profumo che avvolge la casa quando le cucini.
2) I tè: mai come in questa stagione ne bevo così tanti. La mattina, per darmi un po’ di carica, il pomeriggio per rilassarmi e staccare la spina dal computer (e dalle mie figlie!)
3) Il riposo: benchè si sia ridotto il riposo a tardo autunno per me diventa qualcosa di sacro. Non toglietemi i miei week end sul divano che potrei mordere.
4) Le telefonate: sarà l’avvicinarsi del Natale, sarà lo spirito di stare di più insieme… non lo so, ma in questo periodo mi mancano tutte le persone che ho lasciato a Roma. In primis mia madre, con cui passo ore al telefono. E chi l’avrebbe mai detto pensando alla mia adolescenza!
5) La pioggia: si lo so, è per lo più fastidiosa e ti bagna e rende tutto umido. Ma c’è una sorta di magia nell’aria quando fuori piove (fuori appunto, mentre tu stai in casa al calduccio) che rende tutto più ovattato.
Ecco, le ho dette. E ci aggiungo anche la sesta: fare regali.
Perché inizio adesso e smetto il 24, magari poche ore prima della vigilia, per portare gli ultimi biscotti.
Quest’olio sarà uno dei miei regali di Natale. Già l’anno scorso ne avevo fatto uno con il mio raccolto di peperoncini sul balcone. Ma erano così piccanti che l’olio l’avevo tenuto per me.
Quest’anno i peperoncini sono meno piccanti e di un bel colore giallo paglierino. Non ricordo la specie e il cartellino vicino al vaso è diventato illeggibile. Chi mi aiuta a riconoscerli?

Olio al peperoncino

6 peperoncini secchi
1 litro di olio evo

 

Apri i peperoncini tagliandoli nel senso della lunghezza e tagliali a fettine.
Mettili in una bottiglia sterilizzata e  versa l’ olio.
Chiudi la bottiglia con un tappo ermetico e lascia macerare per 4 settimane al buio e al fresco.
Consuma l’olio al peperoncino entro 6 mesi in modo che non inacidisca.

Chilli oil

6 dried chillies
1 liter of extra virgin olive oil
Open the peppers by cutting it lengthwise and cut into slices.
Put them in a sterilized bottle and pours the ‘oil.
Close the bottle with an airtight lid and let soak for 4 weeks in the dark and cool.
Consume the chilli oil within 6 months so that no turning sour.

Pesto alla genovese e il suo potere afrodisiaco

Il basilico è una pianta piuttosto particolare.
Il suo profumo inebriante mi ricorda l’estate e le spaghettate all’aperto.
Sarà per la bellezza dei suoi mazzi freschi ma ogni volta che lo vedo al mercato, finisce che lo compro. E ciò che amo farne è il pesto.
Mi piace anche sperimentare diversi tipi di pesto, ma alla fine quello tradizionale è il mio preferito.
E mentre pesto il basilico con sue larghe foglie verdi che mi profumano la cucina penso alla loro simbologia complessa ed arzigogolata.
Una buffa curiosità viene dagli antichi Greci: per un buon raccolto della pianta pensavano occorresse pronunciare una serie di imprecazioni nel momento in cui si seminava e che le donne non erano autorizzate a prenderlo.
Sfidando i greci io raccolgo il mio basilico ogni estate, senza mettermi ad imprecare ai semi, ma ammetto sarebbe buffo provarci.
Curiosità a parte, preparare il pesto per qualcuno che si ama è un gesto d’amore.
Doppio, in verità.
Il primo è nella preparazione: un vero pesto “pestato” porta con sé la scelta accurata di ingredienti, come le foglie del basilico, che non devono essere stropicciate, e la pazienza nel pestare è per me indice di cura per la pietanza che si vuole offrire.
Il secondo è nella tradizione popolare, non a caso il pesto era largamente usato anche da Casanova!
Sarà per il fatto che il pesto unisce il basilico e i pinoli, che sono, hai indovinato, afrodisiaci naturali.
E se con un pesto posso incoraggiare i sentimenti di amore, perché non farlo più spesso?
Quindi, mortaio e pestello alla mano, che si inizia a pestare.
La ricetta del mio pesto è la classica genovese, dopo aver provato diverse dosi di basilico-pinoli-formaggio, penso che la migliore sia questa che ha un rapporto 2:4:1. Almeno per noi è la migliore, ma ben si accettano altri suggerimenti.

Pesto alla genovese

1 spicchio di aglio
1 pizzico di sale grosso
100 ml di olio
50 gr di foglie di basilico
2 cucchiai di pecorino
6 cucchiai di parmigiano
1 cucchiaio di pinoli

 

Sbuccia l’aglio e mettilo nel mortaio con il sale. Comincia a pestare finché l’aglio sarà ridotto in crema. Aggiungi le foglie di basilico e continua a pestare ruotando il pestello fino a quando dalle foglie di basilico non uscirà un liquido verde brillante.
Aggiungi i pinoli e ricomincia a pestare per ridurre in crema, unendo i formaggi un po’ alla volta e per ultimo l’olio di oliva.

Pesto sauce

1 clove garlic
1 pinch of salt
100 ml of oil
50 grams of basil leaves
2 tablespoons pecorino
6 tablespoons Parmesan
1 tablespoon pine nuts

 

Peel the garlic and put it in the mortar with the salt. He begins to pound until the garlic is reduced cream. Add the basil leaves and continues to pound rotating the pestle until the basil leaves will not come out a bright green liquid.
Add the pine nuts and starts to pound for reducing cream, combining cheese a bit ‘at a time and last for olive oil.

Mix di spezie

Routine. Una parola che mi ha sempre affascinata e trascinata nel suo vortice.
Fin da piccola ho sempre amo i miei piccoli rituali, la mia quotidianità fatta di orari e compiti ben definiti nell’arco della giornata.
Quando c’era la scuola era ancora più semplice: studio & svago.
Quando ho iniziato a lavorare allo studio si è sostituito il lavoro.
Poi è nata Cecilia: primo mese senza orari, il secondo molto meglio, il terzo la magia delle otto ore di sonno notturne. Poi la materna: la vera svolta, un’intera mattinata tutta per me.
Poi è nata Cornelia: primi tre mesi senza orari, il quarto mese più regolare e il quinto quasi otto ore di sonno (ma i secondi non dovevano essere più bravi?). Aspetto ancora la svolta.
Ma dov’è finita la mia routine? Dove inizio io e finiscono le mie figlie?
C’è un momento dove non mi reclamano?
Sì, c’è. L’ho trovato, anzi ritrovato in quell’intervallo di tempo fra le 22 e le 6 di mattina.
Alle 21:30 Cecilia è a letto, poi c’è l’ultima poppata di Cornelia. Alle 6 Cornelia si sveglia, alle 7 sveglio Cecilia.
Spesso quando metto a dormire Cornelia ho la tentazione di infilarmi anche io sotto le lenzuola ma resisto e vado a dormire un’ora dopo. La mattina invece allatto Cornelia e la rimetto a letto mentre io mi preparo il caffè e mi godo 45 minuti prima che la casa si svegli.
Quasi due ore intere per me, un lusso!
E queste due ore voglio farle diventare due routine, una mattutina e una serale. Ovviamente accetto suggerimenti.
Di routine culinaria invece ne ho instaurata una da questa estate: i rubs per marinare.
Ne ho sempre un barattolo pieno e quello che ti propongo oggi è perfetto su carni e verdure. L’ho provato sulla zucca e mi sto ancora leccando i baffi!
Facile da fare, basta mettere insieme le spezie e mescolare, e facile da usare è perfetto anche come regalino per Natale.

Mix di spezie

3 cucchiai di cannella in polvere
2 cucchiaini di zenzero in polvere
2 cucchiaini di noce moscata grattugiata
1 ½ cucchiaino di pimento
1 ½ cucchiaino di chiodi di garofano

 

Unisci le spezie in una ciotola, mescolando bene per combinarle.
Conservale in un vasetto o in un contenitore ermetico.

 

Spices Mix

3 tablespoons ground cinnamon
2 teaspoons ground ginger
2 teaspoons nutmeg
1 ½ teaspoon ground allspice
1 ½ teaspoons ground cloves

 

Combine spices in a small bow, mix well to combine. Store in a small jar or spice container.

Sciroppo di zucca

Ho fatto una scoperta che mi sta facendo tornare adolescente: i planner.
Ordine + organizzazione + decorazione in un’unica parola.
Cose che io facevo sul mio diario al liceo, durante l’ora di storia o di fisica, ma anche quando i professori interrogavano chi era dalla parte opposta della classe. Avevo l’astuccio pieno di penne colorate e glitterate, il diario mio e sempre qualche altro diario per una scritta su commissione, spesso nascosti dentro il mio zaino perchè di certo non potevo stare con una pila di diari sul banco.
Di certo non ci scrivevo i compiti in maniera stilosa come adesso fanno le “plannerine” (diciamolo, questo nome è davvero bruttino) ma avevo il mio modo di scrivere i nomi che sembravo quasi una writer, però al posto dei muri imbrattavo diari. Lo stile era quello.
Per non parlare poi della ricerca assurda che facevo per scegliermi il diario. Che fra l’altro ho ancora tutti, ma questo è un discorso che riguarda i miei genitori e il loro “teniamolo che non si sa mai”.
Non mi piacevano le smemo perchè pesavano troppo e non si tenevano bene aperte per poterci disegnare, ero per i diari piccoli, il mio preferito fu quello del quarto liceo: piccolissimo, copertina nera con un draghetto ricamato.
Ora c’è il passo avanti. Siamo cresciute e i diari sono rimasti sui banchi di scuola, ma a quanto sembra la voglia di decorare no. E così sono nati i planner anzi, loro esistevano già, sono nate le plannerine.
Diventerò una di loro? Non lo so, sto scoprendo un mondo ma c’è una sostanziale differenza fra me e quella che ero 16 anni fa, anzi più di una: due figlie, un marito e una casa a cui badare. Il tempo è un lusso e non so se ho voglia di impegnarlo a scrivere sul diario planner.
In attesa di una decisione ho usato l’ultimo pezzetto di una zucca enorme che avevo comprato al mercato per farmi uno sciroppo.
L’ho sempre visto sui blog americani in autunno e mi ha sempre incuriosita. Dato che la zucca era un po’ rovinata (ed anche poca) ho pensato di provarlo.
Buonissimo! Sia mangiato così, al cucchiaio, come fosse miele, sia messo ad aromatizzare il tè.
La zucca lo rende ancora più dolce ma non è quel dolce stucchevole, anzi io ne avrei messo anche un cucchiaio di più.
E’ perfetto per aromatizzare il latte, per condire pancakes e waffles.

Sciroppo di zucca

1 tazza di zucchero di canna
1 tazza di zucchero bianco
½ cucchiaino di cannella
¾ di tazza di acqua
½ tazza di miele
5 cucchiai di purea di zucca
Unisci tutti gli ingredienti in un pentolino a fuoco medio-alto.
Porta il composto ad ebollizione mescolando con una frusta.
Una volta che comincia a bollire, abbassa il fuoco continuando a mescolare lentamente.
Fai cuocere per 2-3 minuti poi lascia raffreddare a temperatura ambiente.
Trasferisci lo sciroppo in un vasetto.
Da tenere in frigorifero.

Pumpkin syrup

1 cup brown sugar
1 cup white granulated sugar
½ tsp cinnamon
¾ cup water
½ cup light corn syrup
1 tsp vanilla extract
5 Tbsp pumpkin puree
Combine all ingredients in a small sauce pot over medium-high heat. Using a silicone covered whisk, stir all ingredients and bring the mixture to boil. Once it starts to boil, immediately lower the heat to medium. Keep slowly stirring. Cook for 2-3 minutes, still slowly stirring the mixture.
Cool to room temperature and transfer syrup into a jar with a lid.
Keep refrigerated.

Confettura di papaya

Terra! Terra! Ecco, ora so come si sentono i marinai quando avvistano la terra. Dopo quasi 2 mesi lontana da casa mi ero scordata quanto è bello riprendere la quotidianità.
Per questa estate ci siamo divisi fra doveri e piaceri. Il dovere è stato il soggiorno a Roma: 3 settimane in un via vai di parenti e amici che dopo due giorni non ne potevamo più ma che mancano appena partiti.
E poi il piacere: un mese di mare in Sicilia. Che spettacolo! E’ stato un po’ un peccato non averla potuto girare interamente ma con due pupe al seguito abbiamo fatto il possibile.
Palermo, Trapani, Marsala, Mazara del vallo, Segesta, Agrigento, Sciacca, Gibellina vecchia, con le spiagge di Pozzitello ed Eraclea, le saline e tutti i templi e gli scavi della zona.
Ho ancora gli occhi pieni di mare e rovine greche.
Bagni in quel bellissimo mare ne ho potuti far pochi, si e no uno al giorno, e quell’unico sempre con Cecilia che ha anche imparato a nuotare con i braccioli!
Cecilia e mio marito non ho idea di quanti ne hanno fatti, ma di certo si sono goduti appieno quel mare cristallino. E’ forse il mio unico rammarico aver fatto così pochi bagni, ma Cornelia era un bel po’ agitata in spiaggia e spesso si calmava solo con me. Comunque solo la vista del mare mi faceva sentire in vacanza!
E poi il cibo, che cultura gastronomica interessante! Mentre mio marito si è divorato la pasta con le sarde e non so quanti cannoli, io mi sono spazzolata piatti di cous cous di pesce e granite di gelso. Più granite che altro in verità!
E poi ho assaggiato diverse confetture: quella ai fichi, ai fichi d’india e… alla papaya! Non c’entra nulla con la Sicilia ma era la prima volta che l’assaggiavo e mi ha entusiasmata così tanto che ho voluto rifarla appena tornata a casa.
Per fare la confettura di papaya si può utilizzare lo zucchero bianco, quello di canna oppure lo zucchero di palma, che darà alla marmellata una colorazione e un gusto leggermente diverso, a voi la scelta, io ho usato quello di canna.

Confettura di papaya

2 kg di Papaya
250 gr di zucchero

 

Pelare la papaya e levare i semi, poi tagliarla e frullala.
Versare la papaya in una pentola e metterla a cuocere, quando risulterà un po’ appassita versare delicatamente lo zucchero mescolando con un cucchiaio di legno continuamente e in modo uniforme per 45 minuti circa.
Quando la consistenza supererà la “prova del piattino”, toglierla dal fuoco e lasciarla raffreddare prima di metterla nei contenitori.

Papaya jam

2 kg of Papaya
250 grams of sugar
Peel the papaya and remove the seeds, then cut and Frullala.
Pour the papaya in a pot and put it to cook, when will be a little ‘faded gently pour the sugar, stirring with a wooden spoon continuously and evenly for about 45 minutes.
When the size exceeds the “proof of saucer”, remove from heat and allow to cool before putting it in containers.