Calamari alla paprika: ricetta creativa

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Non sapendo come dare sfogo alla mia creatività se non in cucina ho pensato di preparare i calamari alla paprika.
Ma sai il motivo che c’è dietro qual’è? Te lo racconto, poi dimmi se non ho ragione.

Negli questi ultimi giorni neozelandesi ero in preda a un folle raptus, cercavo una cosa, non troppo importante fra l’altro, e non riuscivo a trovarla da nessuna parte.
E dire che ho visitato due delle città più importanti della Nuova Zelanda: Christchurch e Wellington.
Ma niente, non riesco a trovare una cosa così banale. Ah, sto cercando gli acquarelli Winsor & Newton, tanto perché tu lo sappia.

Sai le catene di eventi che nascono da una ricerca? Ecco, a me hanno portato a due scoperte sconcertanti.
La prima è che non esiste amazon qui. Non c’è un amazon.co.nz e questo è sconcertante. Specie per me che faccio la maggior parte dei miei acquisti su amazon. Ma come fanno? E come ho fatto io ad andarmene dall’Italia proprio quando era arrivata la consegna in un’ora? Si lo so, sto iniziando a diventare pesante.
La seconda è che le cartolerie scarseggiano. Cioè si, ci sono, ma probabilmente trovi più alla nostra esselunga che qui. E anche questo mi lascia perplessa. Ho trovato un negozio kikki k, è vero, e di questo sarò sempre grata a chi l’ha messo sul mio cammino, ma per trovare un refill della mia penna ci ho messo quasi un mese.

E i colori niente. Le marche normali ed economiche sì, e per Cecilia vanno benissimo, ma volevo approfittare del viaggio per riscoprire il piacere di disegnare e invece niente.
Speriamo che qui in Australia sarò più fortunata, anche se ho notato con stupore che neanche qui hanno un amazon paragonabile al nostro. C’è, ma solo per i libri. Non ha molto senso.

Vabbè, lascio perdere i colori e mi consolo in cucina, con le spezie che più aprono la mente a nuove idee e nuovi stimoli, come se non ne avessi già in abbondanza durante questo viaggio 😉

La paprika viene ricavata da un peperoncino dolce. Si diceva trasportasse energia creativa e metteva in evidenza i pensieri più profondi e risvegliasse le energie.
Una sorta di spezia dei desideri, che ti fa pensare a quello che più ti piacerebbe e te lo riporta alla mente così che tu possa seguire i tuoi sogni e non chiuderli in un cassetto.

L’ho aggiunta ai calamari, per renderli più saporiti. E poi li ho cotti in forno dato che finora non ho mai trovato nelle case delle padelle adatte alla frittura.
Il risultato mi ha sorpresa, i calamari rimangono tenerissimi e la paprika aggiunge il retrogusto leggermente piccante e dolce.
Da rifare, decisamente!
http://ricette.giallozafferano.it/Anelli-di-calamari-al-forno.html
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Calamari alla paprika

500 gr di anelli di calamari
20 gr di paprika dolce
150 gr di pangrattato
2 cucchiai di olio evo
1 cucchiaino di sale

In una ciotola grande mescola il pangrattato con la paprika e il sale.
Aggiungi gli anelli di calamari e mescola bene.
Trasferisciti su una teglia, aggiungi l’olio e inforna a 180°C per 25 minuti.

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Costolette di agnello con noce moscata: ricetta fortunata

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Sai che negli ultimi giorni di Auckland mi si è rotta l’agenda? Anzi, a dire il vero si è proprio aperta in due. Spaccata, spacciata.
Così imparo a prendere le cose su aliexpress. Questo me l’ha detto mio marito, ha ragione ma non lo ammetterò mai.
Anche perché io sono quella che vede il bicchiere sempre mezzo pieno. Si è rotta l’agenda? Vabbè, pazienza. No, in realtà stavo tirando giù i santi dal paradiso quando è successo, non sono così zen.

Però nella mia sfortuna sono stata fortunata. Si è rotta l’agenda venerdì sera. Sabato poi ci siamo fatti un ultimo giro in città dato che era il nostro ultimo we ad Auckland e cosa vedo? Uno store kikki k.
Ok, io non sono un’amante di planner e co. Ma questo era proprio lì e a me si era rotta l’agenda. Entro. Eccola lì, un’agenda gatta. Il mio amore, dopo le mie figlie, è per i gatti. Sembrava fatta apposta per me… e infatti dopo due minuti ero in cassa con l’agenda per me e gli stickers per Cecilia.

Ma non è finita qui… giriamo un altro po’ poi ci fermiamo per pranzo. Come una bambina tiro fuori il mio nuovo acquisto però vedo che non avevo una penna con cui scrivere quindi l’ho riposta, mio malgrado, praticamente subito.
Dopo pranzo camminiamo verso il porto, ci fermiamo a prendere un caffè in un posto che ci avevano consigliato e… di fronte un altro kikki k! Mio marito a questo punto era convinto che queste non erano semplici coincidenze mentre io non la smettevo più di ridere.
Ovviamente ho preso una penna. Non quella con i gatti ma una rosa, che era più seria 😉

La noce moscata è sempre stata considerata un portafortuna se ne facevano delle collane da portare come amuleto.
Lo sapevano bene i mercanti veneziani, visto che furono proprio spezie come la cannella, i chiodi di garofano e la noce moscata a fare la fortuna della Serenissima.

A me basta l’odore per sentirmi meglio e ho fatto queste costolette di agnello con noce moscata a fine di quella giornata fortunata.
Sono molto semplice, l’unica cosa che devi ricordarti di fare è girarle a metà cottura.
Le ho servite con il loro sughetto, arricchito da una spruzzata di noce moscata proprio prima di spegnere il fuoco.
Morbidissime, saporite e succose, e con tutto il gusto che è proprio dell’agnello. A chi non piace troppo per il suo sapore un po’ selvaggio posso dire di provare questa ricetta che ammorbidisce molto il sapore forte dell’agnello.

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Costolette di agnello con noce moscata

800 gr di cotolette di agnello
50 g di burro
1 spicchio d’aglio
1/2 litro di brodo
1 cucchiaino di noce moscata
sale
pepe

In una casseruola fai rosolare nel burro l’aglio, quindi la carne, rigirando le cotolette da tutti i lati.
Aggiusta di sale e di pepe, quindi cospargi con la noce moscata.
A questo punto unisci il brodo, quindi fai andare a fuoco basso per mezz’ora, ricordando di girare le costolette dopo quindici minuti.
Togli la carne e fai ridurre il fondo di cottura aggiungendo altra noce moscata se ti piace.
Condisci le tue cotolette con il loro sughetto.

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Maiale e confettura di more: ricetta difensiva

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E’ quasi un mese che siamo ad Auckland eppure mi sento ancora una straniera. Eppure non posso far a meno di essere incuriosita da questo paese dove praticamente hanno ogni taglio di carne con un sapore unico, genuino.
Qui l’aria è buona, è molto più buona che nelle nostre metropoli, e la natura rimane incontaminata in tutto: allevamenti, coltivazioni, i parchi sotto casa,…

Se mi segui su instagram avrai notato quanto verde c’è nelle mie foto. E non è perché me lo vado a cercare, ma qui è davvero ovunque. La nostra casa è in un quartiere residenziale pieno di villette ma quello che è assurdo è il fatto che ci sono più alberi che case. E nessuna recinzione. Qui è come in America, tutto aperto. Nè steccati né muri. Volendo puoi entrare nei giardini di tutti. Assurdo.
Ma cosa è più assurdo, comportarsi con tale fiducia nel prossimo o fare l’esatto contrario. Non posso fare a meno di pensare alla villa dei miei genitori, con il suo muro di cinta alto e fatto alzare ancor di più quando entrarono dei ladri in casa.
Anche qui ci sono i furti, ma c’è molto più rispetto e… ecco, mi fa strano, non ci sono abituata.

Forse per questo ho preso la marmellata di more. Per protezione. Come si faceva in campagna da mia nonna, non c’erano muri ma piante su piante di more per delimitare proprietà. Anche i poderi della zona la usavano con funzione principale difensiva.

Infatti le more promuovono la ricchezza e proteggono dal male.
Torte di more erano tradizionalmente cotte i primi di agosto per proteggere le colture e incoraggiare un raccolto abbondante.
Le more inoltre contengono vitamine C e A, in erboristeria le proprietà che vengono sfruttate sono quelle astringenti e lassative.

Per questo particolare secondo piatto mi sono lasciata tentare dalle rimanenze in dispensa.
Ho quindi combinato una confettura di more rimasta dalla colazione con l’aceto balsamico rimasto dalle ultime insalate.
I succhi che escono dalla carne di maiale mentre rosola conferiscono alla confettura una base saporitissima. Anche se è la confettura di more la vera protagonista del piatto, che aggiunge un tocco di colore e di gusto vellutato che ben contrasta il sapore secco delle braciole.
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Braciole di maiale con confettura di more

4 braciole di maiale
sale
pepe
½ tazza di marmellata di more
2 cucchiai di burro
2 cucchiai di aceto balsamico
1 cucchiaio di acqua

Fai rosolare in padella le braciole con un cucchiaio di burro e condisci con sale e pepe.
Aggiungi l’altro cucchiaio di burro e la marmellata, poi l’aceto balsamico e l’acqua.
Coperchia e lascia sobbollire a fuoco basso finché il sugo di cottura non si addensa.
Servi le braciole coperte con la loro salsina.
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Tacchino, asparagi e limone: ricetta svegliante

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La primavera mi piace tantissimo come stagione se non fosse per una cosa: ho tanto sonno!
E sempre e alle ore più assurde.

Mi sveglio la mattina, mi alzo e sto benissimo, dopo un’oretta poi mi viene una botta di sonno pazzesca! Così come dopo pranzo e appena metto a letto le pupe. E chi ce la fa più la sera a guardare un film? Inizia e ho già un occhio chiuso. Fra l’altro grazie netflix per avermi fatto scoprire un servizio dove posso guardare tutto senza le pubblicità. Le mettono a volume così alto che mi svegliavano 😉

Io la colpa per ora l’ho data alla primavera. Al sole più caldo e alle giornate che si sono allungate. Ma qui mi sembra di andare in letargo piuttosto che uscirne. Il che è perfetto considerando che fra due settimane sto dall’altra parte del mondo dove è autunno.
Ma non va bene lo stesso, non vorrei proprio affrontare il viaggio stile ghiro 😉

Fatto sta che mi serve un ricostituente. E la mia scelta è ricaduta sugli asparagi.

L’asparago è un buon diuretico ed è pieno di sostanze nutritive per aiutare ad accumulare forza. Si tratta di un buon cibo da mangiare quando si sta facendo una pulizia del corpo, un “tonico” adatto alla stagione primaverile, diciamo che aiuta a risvegliarci.
L’asparago stimola la funzione del surrene e aumenta la risposta adrenergica, per questo è conosciuto come stimolante del metabolismo e, oltre ad avere un basso contenuto calorico, purifica il sangue e svolge un’azione diuretica per il suo contenuto di saponine.
Mecenate e Durso lo consideravano un alimento tossico e in effetti, per loro lo era: Il primo era noto per essere facilmente irritabile, mentre il secondo soffriva di epilessia.
In passato l’asparago è stato anche considerato un potente afrodisiaco è proprio per questo motivo era proibito alle suore, mentre i monaci potevano coltivarlo ma solo per uso curativo e medicinale… buffo vero?

E ovviamente c’è un’altra cosa da tenere in conto… la loro bontà!
Perché sono buoni anche da soli, diciamocelo 😉

Ma stavolta ho pensato di unirli a carne e agrumi, per un piatto più fresco e sfizioso. In verità è una rivisitazione di un piatto che faccio spesso e che è presente anche nel blog, i bocconcini di pollo con asparagi e patate.
I bocconcini di tacchino rimangono morbidissimi, poi la farina aggiunge morbidezza e gli asparagi io e Cecilia ci contendiamo ogni volta… indovina chi vince?
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Bocconcini di tacchino con asparagi e limone

400 gr di petto di tacchino
200 gr di asparagi
1 limone
1/2 cipolla
origano
olio evo
sale
pepe

Sbollenta gli asparagi poi tagliali a pezzetti.
In una padella antiaderente fai imbiondire la cipolla.
Taglia il tacchino a pezzetti e fallo rosolare nella padella con la cipolla, aggiungi il succo del limone, le spezie, il sale, copri e lascia cuocere.
Quando il tacchino è tenero aggiungi gli asparagi e lascia sul fuoco un paio di minuti.
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Pollo e peperoni

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E dopo i 4 anni, l’emozione e le risate di quel giorno raccolgo i cocci e mi preparo all’invasione degli amici per questo sabato.

La festa per il compleanno di Cecilia, come ogni anno, quest’anno sarà affiancata da un “garage sales” che più che in garage si farà in salotto.
E’ arrivato il momento di vendere tutti i mobili di casa perché fra un mese la lasciamo e perché quella gran tirchia simpatica della nostra proprietaria ci ha detto che non si prende nessun mobile, nemmeno la cucina che, ovviamente è fatta su misura.

Su questo io ci contavo ma se penso a quando si è rotta una serranda che è voluta venire a vedere se non ero io che non sapevo tirarla su allora per una volta è vero, aveva ragione mio marito a non contarci proprio per niente!

Quindi via, ogni mobile con un bel cartellino (leggi: post-it) e una cesta di libri a 2€. Quelli che già ci siamo ripresi in digitale. Ah, fra l’altro mio marito non sa che i miei libri di cucina non si vendono, dovrò fare molto la vaga sull’argomento!

E poi vediamo, dopo questo week end, quanta roba ci rimane. Anche se io ne dubito riusciamo a svuotare davvero casa, non è che vengono mille persone, solo una decina. Uff, che macello. Non voglio quasi pensare a domenica mattina, quando ci troveremo a fare i conti con la roba “avanzata”.
Per fortuna l’armadio è vuoto, già messi in una valigia che sarà parcheggiata dai miei tutti i vestiti estivi di tutta la famiglia, d’altronde noi andremo incontro all’autunno e all’inverno. Quindi almeno una cosa è fatta!

Mancano i giochi di Cecilia e Cornelia ma a parte qualcosa che metteremo in valigia e nel bagaglio a mano, il resto si impacchetterà. I miei “giochi” della cucina invece meritano una settimana di meditazione zen prima di metterci mano. Anzi, magari inizio subito, così per sabato qualche cosa inutile che mi sono presa finirà nel mucchio delle cose da vendere. Per esempio ho un ripiano della cucina pieno di mie tazze. In 6 anni di matrimonio ne ho collezionate 30. Forse sono un po’ tante!

Considerando poi che sono 6 anni che uso la stessa per fare colazione perché poi io alle cose mi ci affeziono forse si, sono tante.

Non voglio pensarci ora, pensiamo alla ricetta, va!
Pollo e peperoni, un classico piatto ma presentato direttamente a pezzi in padella. Buono e sfizioso, poi fatto solo con i petti di pollo per renderlo più morbido e alla portata delle pupe.
Il pollo rimane tenerissimo, il sugo è nato per il pane e i peperoni rendono tutto molto dolce. Da provare!

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Pollo e peperoni

4 petti di pollo
2 peperoni gialli
200 gr di passata di pomodoro
olio
sale
pepe

Taglia i petti di pollo a pezzetti e rosolali in una padella con l’olio. Dopo pochi minuti aggiungi i peperoni, il sale e il pepe.
Aggiungi anche la passata e coperchia la padella. Lascia cuocere a fuoco medio per 15-20 minuti.
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Ossibuchi alla birra

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Ho ufficialmente dichiarato guerra agli occhiali da vista. Anzi, alle montature.

Era il lontano 2009 quando a forza di alzarmi con il mal di testa ho detto basta e sono andata dall’oculista. E infatti eccolo lì il problema. Da allora sono marchiata come miope e astigmatica che mi suonava tanto come una specie strana di talpa. Tornata a casa ho scoperto che avevo preso l’astigmatismo da mia madre e la miopia da mio padre. Ovvio, della serie come non farsi mancare nulla!

Ma è stato il giorno dopo che è iniziato il calvario con le montature. Non mi ero mai posta il problema di un occhiale che doveva andare bene su qualsiasi capo di abbigliamento e non mi stufasse dopo poco tempo. E qui le dolenti note perché io ero quella che cambiava occhiali da sole ogni 6 mesi.
Sai quanto ci ho messo per scegliere una montatura che mi piacesse? Una settimana. E mi sono girata tutti gli ottici della mia zona.
Il modello prescelto aveva lenti rettangolari strette e lunghe, montatura in allumino e plastica bianca.

E dal 2009 non mi ha mai stufata, il che ha dell’incredibile. Ma è successo il “fattaccio”. La plastica ha fatto le bolle e si è crepata la verniciatura lasciando scoperta una stanghetta. Quindi devo cercarne un altro paio dato che semino pezzetti bianchi come tocco gli occhiali!
Ho voglia pari a zero di rifare il giro degli ottici e sono tentata di entrare in quei negozi enormi e perdermi lì dentro. Ma non so se prendere un’occhiale simile ai miei oppure cambiare drasticamente. Accetto consigli e pareri!

Per quanto riguarda questa ricetta, nata come variante al classico stinco alla birra, devo dire che ne sono rimasta particolarmente colpita. Non solo la carne risulta tenerissima e molto saporita, ma rimane di una scioglievolezza unica e si taglia con la forchetta! Il riso poi lasciato semplicemente cuocere nel brodo della carne, rimane l’accompagnamento più indicato, senza appesantire il piatto.
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Ossibuchi alla birra

2 ossibuchi
1/2 litro di birra chiara (io menabrea)
3 carote
1 spicchio di aglio
rosmarino
salvia
timo
alloro
bacche di ginepro
olio evo
sale
pepe

Pesta in un mortaio il pepe e le bacche di ginepro e taglia a rondelle le carote.
Riscalda in una pentola di coccio l’olio, le erbe, le spezie pestate, l’aglio, e le carote.
Preriscaldare il forno a 200°.
Rosola gli ossibuchi per qualche minuto, poi unisci la birra, il sale e il pepe. Trasferisci la pentola di coccio senza coperchio nel forno a 200° e lasciala per circa 10 minuti.
Metti il coperchio e abbassa la temperatura a 160°.
Cuocere per 2 ore circa, girando gli ossibuchi dopo la prima ora.

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Polpette di tonno

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Divisa a metà.

Non so se capita anche a te ma spesso mi sento divisa fra quella che sono fuori dal blog e quella che sono nel blog. E’ difficile da spiegare in verità.

E’ come se esistessero due versioni di me, una online e una nella vita reale. Quella online la conosci, sono una persona che ama mangiare, che commenta sempre con piacere gli amici, che legge tante ricette (virtuali o su carta) e che è mamma 24 ore su 24. E quella reale non è troppo dissimile, il tempo è diviso fra figlie, marito, cucina e blog. Ma c’è qualcosa che mi sfugge.

Mi sento sempre a cavallo fra due cose, queste due versioni di me che sono simili ma diverse. Sono l’unica a cui capita?

Come queste polpette che ho portato in tavola. Cecilia era convinta fossero delle polpette di carne e invece è rimasta sorpresa quando le ha assaggiate! “Ma sono di pesce!” ha detto, mentre cercava di infilarne un’altra in bocca sfidando le leggi fisiche.

Per fortuna sono così morbide che si sciolgono in bocca, e poi il forno le rende molto leggere e facili da fare, senza sporcare tutta la cucina o riempire la casa di odore di frittura.

Ecco, e se io fossi una polpetta di pesce che sembra una di carne? Simili da fuori ma molto diverse dentro. Ok, sto ufficialmente delirando. Posso incolpare “il fu mattia pascal” che ho appena finito di leggere?

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polpette DI TONNO

2 scatolette di filetti di tonno
1 uovo
1/2 tazza pan pangrattato
1 cipolla tritata
sale
pepe

In una ciotola metti il tonno, l’uovo, la cipolla, e regola di sale e pepe.
Mescola molto bene e inizia a formare le polpette. Passale nel pangrattato e adagiale in una pirofila.
Inforna a 180°C per 20 minuti.
Puoi servirle calde o a temperatura ambiente.

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Spiedini con peperoni e semi di finocchio

Il principe azzurro. Questa figura misteriosa che ci accompagna fin da piccole.
In ogni storia della buonanotte lui era lì. In ogni film disney salvava la fanciulla protagonista.
Mi sto chiedendo se è davvero così.
Il principe azzurro mi ha aiutata nella scelta dell’uomo della mia vita? Aiuterà le mie figlie nella loro di scelta?
Mah, ho seri dubbi.
Mi piacciono infatti gli ultimi film disney, da Merida in poi le fanciulle non si lasciano più incantare dal primo che passa. Non fraintendermi, non sarei più la stessa se mi togli tutti i primi film disney. Ma a parte i principi un po’… “sciapi”, diciamo così, per esempio quello di Biancaneve (ma aveva un nome?), o quello di Cenerentola che nemmeno si prende la briga di cercare la fanciulla di persona, ecco, gli altri mi hanno fatto battere il cuore da fanciulla. Metti Eric, che adoravo, o Aladdin, il classico ragazzo scapestrato, ecco questi si che sono uomini!
L’ultimo principe che ha sfornato la Disney è quello della principessa e il ranocchio. Cosa ne penso? Lo sbatterei al muro. Ma è un chiaro esempio di dove si sta dirigendo il mondo femminile. Ragazzi, lasciate perdere, i pantaloni ora li portiamo noi.
Mi piace questa svolta, così come mi è piaciuto Frozen. Tantissimo. Forse più a me che a Cecilia.
Ed è questo il messaggio che voglio dare alle mie figlie, non racconto favole della buonanotte di principesse salvate, cioè si, ma non così spesso.
Ci sono anche principesse che decidono di scendere dalla torre da sole perché hanno scoperto una scala segreta. O quella che non vuole proprio scendere perché deve finire di cucinare i biscotti quindi lancia ai pretendenti tutte le scarpe che trova in giro.
Storie assurde, ma che ci fanno divertire. E che spero portino un pizzico di fiducia in più alle pupe, al loro essere donna, un domani. Una donna forte che non deve per forza aspettare il principe azzurro. Ma che, se lo troverà, ben venga.
Parlando della ricetta invece… questa è nata per il semplice fatto di voler usare a tutti i costi questi spiedini che mi sono stati regalati a Natale.
In verità per girarli li ho maledetti più e più volte, ma questo è un discorso a parte… mai comprare spiedini a sezione tonda, meglio quelli a sezione quadrata, altrimenti la carne ruota quando li giri.
Vabbè, spiedino a parte, ce li siamo mangiati di gusto!
Peperoni e semi di finocchio per insaporire, quella freschezza dei semi smorzata dal gusto dolce del peperone, una vera delizia!
Ma la prossima volta voglio farli grigliati, non in padella.
Invece, tornando a parlare di principi,… qual’è il tuo preferito? Ne hai più di uno?

Spiedini con peperoni e semi di finocchio

600 grammi vitello
1  peperone
olio extravergine d’oliva
sale
pepe
semi di finocchio

 

Monda il peperone levando la calotta, poi dividilo in 8 falde, elimina i semini e le nervature bianche.
Monta gli spiedini alternando gli ingredienti.
Questi spiedini possono cuocere in 15 minuti su una griglia ben calda spennellandoli con olio. O in padella, come ho fatto io, spennellandoli con olio, sale, pepe e semi di finocchio.
Comunque decidi di cuocerli durante la cottura ruotali di un quarto di giro a intervalli regolari, spennellandoli con l’olio.
Il fuoco va tenuto inizialmente alto, abbassandolo dopo che la carne sarà ben colorita.

Pancakes con salmone, ricotta, avocado e aneto

Capelli. Io ho un serio problema con i miei capelli.
Quando sono nata ero pelatissima e sono rimasta una bella palla da biliardo per qualche mese. Poi è venuta la crosta lattea e poi, alla fine, i tanto sospirati capelli.
Capelli senza forma che hanno continuato a fare come gli pareva per anni.
Da brava figlia degli anni 80 ho portato la frangetta, che mi è stata sempre spuntata da mia madre manco fosse Edward mani di forbice. Anzi, magari, almeno sarebbe stata dritta.
E poi l’odiato caschetto. Io volevo i capelli lunghi, il mio ideale era Ariel, tanto per farti capire, eppure uscivo dal parrucchiere “formato Biancaneve”. E non avevo i capelli lisci, quindi il caschetto al secondo lavaggio era una bomba esplosa in testa. Motivo per cui a Cecilia ancora non le ho mai tagliato i capelli veramente. Spuntati si, ma di poco.
Vogliamo poi parlare delle tinte? Volevo i capelli rossi, che fra Ariel e Willow non ti dico quanto ho desiderato i capelli rossi. Ma no, ero un’adolescente con la mania del fai-da-te le tinte in casa e il massimo che ho ottenuto sono stati capelli che solo sotto un sole accecante avevano dei riflessi ramati. Che poi devo ancora capire se erano le mie amiche a dirmelo o se ciò accadeva veramente. Fatto sta che la prima volta che mio padre mi porta dal parrucchiere perchè non ne poteva più di tinte fai-da-te esco bionda. E bionda sono stata per anni. Perchè non rossa? Me lo chiedo ancora.
Per fortuna è arrivata l’università. Pochissimo tempo da dedicare e me stessa e la ricrescita che è avanzata così tanto da convincermi a tornare al mio castano. Che poi alla fine tanto male non era.
E castana sono tutt’ora. Ho avuto un breve amore per l’hennè, che il rosso come passione non mi ha mai abbandonata, ma il tempo è sempre poco, quindi mi tengo il mio colore naturale aspettando il giorno in cui possa vantare una chioma bianco neve, anche se di capelli bianchi non se ne vede ancora uno.
Ricapitolando i capelli per me sono amore-odio. Amo la lunghezza che hanno raggiunto adesso, i miei capelli che arrivano al sedere e che posso legare in una treccia laterale, che amo da prima che diventasse una moda (grazie Elsa per farmi sembrare una bambina) e che mi risolvono il problema di gestione del capello sciolto.
Ma la lunghezza ha i suoi contro: l’asciugatura e lo spazzolamento. Per l’asciugatura amen, con due pupe metto il phon a stecca e via, in un quarto d’ora la chioma è asciutta. Per la spazzola ho forse risolto con un regalo di natale da parte di mia mamma. Un mese che la uso e ancora non ho tirato giù i santi per i capelli spezzati. Incrocio le dita.
Tutto questo post sui capelli perché ho letto da poco che uno dei mille usi dell’avocado è proprio come maschera dei capelli (non mi credi? Guarda qui!). Buffo, ma preferisco mangiarlo.
E stavolta ho provato a fare dei pancakes salati. E’ stato il nostro brunch della domenica e ha riscosso molto successo.
L’impasto è il classico, leggermente salato, la crema di ricorra e avocado si sposa benissimo con il salmone e mette d’accordo grandi e piccini.
A parte che per far prima ho usato una padella più grande e l’effetto non è proprio da “pila di pancakes”, posso dire che saranno un piatto che farò più volte!
E ora veniamo a te, raccontami i tuoi di capelli!

Pancakes con salmone, ricotta, avocado e aneto

375 gr di farina 00
1 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaio di aceto
375 ml di latte
3 uova
150 gr di ricotta
1/2 avocado
150 gr di salmone affumicato
aneto
burro
sale
pepe

 

In un piatto metti l’avocado e schiaccialo con la forchetta. Unisci la ricotta e mescola velocemente.
In una ciotola metti la farina, unisci le uova sbattute, un po’ di sale e pepe e, mescolando con una frusta, aggiungi il latte.
Lascia riposare la pastella coperta con della pellicola per 20 minuti poi aggiungi la miscela di bicarbonato e aceto e versa 2 cucchiaiate in un tegamino antiaderente caldo, unto di burro.
Fai cuocere il pancake per un minuto, giralo e fallo dorare dall’altro lato per un altro minuto.
Ripeti le stesse operazioni con la rimanente pastella.
Distribuisci su ognuno la ricotta, qualche fettina di salmone e cospargi con aneto.

Cosce di tacchino al bbq

Il mio amore per i Weber. Tutti i Weber, da quello che ho sposato a quello che ho sul balcone.
Ebbene sì, il mio cognome da sposata va a braccetto con la nota marca di barbecue. Non solo, il weber lo usa solo il Weber di casa.
Eh sì, amo tanto le mie pentole ma con i barbecue sono una frana. Anzi, con il fuoco sono una frana.
Se mi avvicino al camino partono i lapilli. Se mi avvicino al barbecue carbonizzo qualcosa. Attiro più fiamme io di un demone!
Eppure il fuoco mi affascina, mi ha sempre affascinato e in casa nostra, da quando sono bambina, c’è sempre stato un camino acceso il inverno. Ma, nemmeno fossi una falena, è meglio che io ci giri a largo!
Per questo al corso di bbq è andato mio marito e non io. Anzi, ha detto che c’erano più uomini che donne. Io sono ancora scettica su questo punto, manco fossimo in America, dove solo i “veri uomini” grigliano la carne. Parola mia, ho dovuto litigare con più di un americano convinto che le donne non dovrebbero avvicinarsi ai weber. Mah. Si vede che non hanno mai assaggiato la carne cotta da mia madre. Ma questa è un’altra faccenda!
Qui si parla del mio Weber e del suo modo di cucinare nei week end.
Un giorno a settimana si arma di carne, grembiule e parte con una sperimentazione.
Finora sono tante le ricette provate e, a parte le costine che le fa decisamente troppo piccanti per i miei gusti (però Cecilia le mangia… ma stiamo parlando di una bimba che ruba le palline di wasabi al padre quindi non fa testo!), devo dire che è bravo.
E come cucina il tacchino… lo ammetto, è uno dei miei preferiti. E il week end passato ho voluto immortalare il coscio, perché merita, davvero.
La carne rimane molto succosa e morbida, l’affumicatura è leggera, colora la carne di rosa e si sente tanto nell’odore, come piace a me. E la pelle poi… croccantissima!
Per questa ricetta ha usato una leggera marinatura di qualche ora nella birra, a mio avviso è stata quella a rendere la carne ancora più succosa.

Cosce di tacchino al bbq

marinatura (8h)
olio
aceto di vino bianco
succo di limone
birra
Cuoci a 150° con affumicatura nella prima fase di cottura. Lascia per circa 2h, finché la temperatura sarà 85°C al cuore.