Origano – Origanum vulgare

origano
L’origano (Origanum vulgare) è una pianta erbacea della famiglia delle Lamiaceae, nativa dell’Europa e delle regioni centrali e meridionali dell’Asia.

UN PO’ DI STORIA

Il suo nome deriva dal greco oros (monte) e ganaos (mi piace), perché cresce bene in montagna o nei piani alti delle zone assolate.
I Greci lo utilizzavano ampiamente, sia esternamente che per impacchi. Lo usavano come rimedio per veleni e convulsioni e, se cresceva selvatico su una tomba, si diceva portasse felicità dei defunti.
Per i Romani era costume coronare le giovane coppie con l’origano.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

È un’erba perenne, legnosa alla base, le foglie sono opposte, picciolate, verdi sulle due facce, intere a margine dentato.
I fiori sono porporini odorosi e portati in infiorescenze erette. La fioritura avviene in luglio-settembre.
La parte edule sono le foglie.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

Questa spezia ha un potere antiossidante tra i più elevati in assoluto. I suoi principi attivi sono principalmente i fenoli Timolo e Carvacrolo oltre a grassi, proteine, sali minerali, vitamine e carboidrati.
Le sue proprietà terapeutiche sono: antalgico, antisettico, analgesico, antispasmodico, espettorante, stomachico e tonico.
Il suo olio essenziale è molto utilizzato nell’aromaterapia.
I suoi infusi sono consigliati contro la tosse, le emicranie, i disturbi digestivi e i dolori di natura reumatica svolgendo una funzione antinfiammatoria.

IN CUCINA

L’origano è un’importante pianta nella tradizione culinaria italiana e greca.
E’ una delle erbe aromatiche più utilizzate nella cucina mediterranea in virtù del suo intenso e stimolante profumo.
Si usa in innumerevoli preparazioni su carni e su pesce, nelle insalate e nella pizza.
Le cucine dell’Italia meridionale e della Sicilia ne fanno grande uso.

CURIOSITÀ

Aristotele affermava che le cicogne, se ferite, si facevano applicazioni di origano.
L’origano è da sempre utilizzato per combattere la nausea e bruciore di stomaco.
Negli antichi erbari l’origano era indicato come maggiorana selvaggia.
L’Origano è anche un buon repellente per le formiche: basta cospargerlo nei luoghi frequentati e ricordarsi di sostituirlo spesso per tenerle lontane.
Nel linguaggio dei fiori è da sempre stato considerato una pianta che dà sollievo, conforto e salute.

RICETTE

Fettuccine con pachino, origano e sale nero
Plumcake pomodoro e origano
Rotolini di sfoglia al pomodoro
Quiche di tonno e quinoa
Kolokithokeftedes
Melanzane al forno con pomodorini e formaggio
Insalata greca al bicchiere
Focaccia ai pomodorini

Noce moscata – Myristica fragrans

noce-moscata
La noce moscata viene dal seme decorticato della Myristica fragrans, un albero originario delle isole Molucche (Indonesia) ed oggi coltivato nelle zone intertropicali.

UN PO’ DI STORIA

Il nome della noce moscata deriva da “noce di Mascate”, che non è il luogo di origine, ma il posto dal quale cominciò ad essere commercializzata.
Agli inizi del Settecento, per le sue caratteristiche di antisettico fu considerato come rimedio per oltre cento malattie che andavano da quelle per il sistema nervoso a quelle per il sistema digestivo.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

Myristica fragrans è un albero sempreverde che può raggiungere l’altezza di 20 metri. La noce moscata di forma ovale arrotondata, ha sapore e odore particolari, dovuti alla presenza di un olio aromatico.
È una coltivazione assolutamente tropicale.
Il primo raccolto si ottiene dopo 7-9 anni dall’impianto e la piena produzione dopo 20 anni.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

I principali costituenti attivi sono: la miristicina, l’elemicina e il safrolo.
Attenua nausea, vomito e diarrea, mentre il burro è efficace per uso esterno contro i dolori reumatici e nevralgici.
Migliora la digestione, incrementa i movimenti peristaltici intestinali, favorisce il flusso biliare.
La noce moscata è stato utilizzato come ingrediente attivo in preparati per la tosse e di congestione.
Se consumato in alte dosi, inibisce la produzione di prostaglandine che possono influenzare lo sviluppo del feto, quindi è controindicato in gravidanza.

IN CUCINA

La noce moscata è usato in polvere negli alimenti, ma può essere aggiunto a tisane e essere preso come un estratto.
Il suo aroma, in quantità moderate, è gradevole, caldo, piccante, esotico.
Questa spezia è molto usata in cucina come ingrediente di dolci, budini e creme e anche della besciamella, di purè e verdure lesse.
Spesso, nella cucina italiana, viene aggiunta nei ripieni, tradizionalmente per tortellini, ravioli e cannelloni fatti a base di carne, formaggio o spinaci.

CURIOSITÀ

Viene portata con se’ per buona fortuna.
La noce moscata veniva infilata nelle bende delle mummie egizie.
Il rivestimento esterno secco della noce moscata era sacro al dio greco Hermes.
Un antico rimedio per assicurarsi la fedeltà del partner, era quello di tagliare una noce moscata in quattro pezzi e seppellire il primo sotto terra, buttare il secondo da una scogliera, bruciare il terzo e far bollire l’ultimo in acqua, poi bere quest’acqua, prendere la noce moscata che vi e’ immersa e di notte mettetela sotto al cuscino.

RICETTE

Mix di spezie
Pull apart bread
Pastilla
Polpette in pentola pressione
Torta mongolfiera
Salsa alle cipolle
Polpettone
Quiches funghi e tartufi

Lavanda – Lavandula

Lavanda
La lavanda, (lavandula) è una pianta appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, dall’aspetto di piccola erbacea annuale o perenne dalla tipica infiorescenza a spiga.
Per la presenza di sostanze aromatiche, molte specie di questa famiglia sono usate in cucina come condimento, in profumeria, liquoreria e farmacia.

UN PO’ DI STORIA

La storia della lavanda ha radici lontane, tuttavia è difficile ricostruirne la strada.
L’ipotesi più diffusa è quella del barone Gingins-Lassaraz, che vede come precursori nello studio della lavanda Dioscoride e Plinio il Vecchio.
Dioscoride è il primo, nel 50 d.C., a citare l’erba odorosa stoecha, che prenderebbe il nome dalle isole stecadi nelle quali è diffusa, e che usualmente si considera proprio la Lavandula stoechas.
Ma il nome lavanda viene dal gerundio latino “lavare” per alludere al fatto che queste specie erano molto utilizzate nell’antichità per detergere il corpo.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

Le specie del genere Lavandula sono diffuse nel bacino del Mediterraneo, nell’Africa, nell’Asia e in Oceania.
L’habitat è quello tipico da temperato a subtropcale.
Le specie di questo genere hanno un portamento arbustivo o subarbustivo o cespitoso-arbustivo e sono fortemente aromatiche.
Le foglie sono colorate di verde cinereo.
Le infiorescenze sono terminali con i fiori raggruppati in sottili spighe, i colori variano da blu-violetto a porpora o bianco.
I fiori si raccolgono durante la fioritura, a partire da Luglio fino anche all’autunno inoltrato. Per conservarli bisogna lavarli, asciugarli e lasciarli essiccare per poi sbriciolarli e conservarli in barattolo per 6-9 mesi.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

La Lavanda è conosciuta fin dai tempi più antichi per le sue proprietà antisettiche, analgesiche, battericide, per i dolori muscolari ed è considerata un blando sedativo.
In aromaterapia, viene utilizzata come antidepressivo, tranquillizzante, equilibrante del sistema nervoso, come decongestionante contro i raffreddori e l’influenza.
Inoltre viene ritenuta efficace per abbassare la pressione arteriosa, per ridurre i problemi digestivi ed è miscelata con altre sostanza omeopatiche per curare il mal di schiena e il mal d’orecchie.
L’olio essenziale di lavanda è l’olio più utilizzato in profumeria.

IN CUCINA

I fiori di lavanda raccolti durante la fioritura e essiccati si utilizzano come erba aromatica soprattutto per ricette dolci, ma anche salate.
Aromatizzano biscotti dolci e salati, crostate, cheesecakes, piatti di pasta e ricette a base di formaggio.
Hanno un aroma molto intenso, e bisogna pertanto dosarli con attenzione.
Se una ricetta prevede l’utilizzo del latte per l’impasto o la farcitura, è possibile scaldarlo finché non diventa tiepido, quindi lasciarvi in infusione i fiori di lavanda e lasciare raffreddare.
Anche le foglie della lavanda essiccate si possono usare, il loro aroma è più delicato e più adatto alla preparazione di ricette salate.
Si sposa molto bene con formaggi, per farcire torte salate, con la carne di vitello.

CURIOSITÀ

La lavanda è associata a Mercurio e Giove ed ai giorni di mercoledì e giovedì. La pianta veniva usata anche per la preparazione di talismani e portafortuna.
Rappresenta anche la castità e la purezza e veniva nascosta tra gli indumenti di una fanciulla per mantenere la castità fino al matrimonio.
Il suo profumo e il suo colore sono ottimi contro la depressione.
Viene ancora bruciata in mazzi al solstizio d’estate.
I fiori possono essere sparsi attorno alla casa per portare pace, e possono essere bruciati come incenso per favorire il sonno.
Qualche goccia di olio essenziale, aggiunta nell’acqua del bagno, aiuta a rilassare.
Per uso cosmetico, se utilizzata nell’ultimo risciacquo, quando si lavano i capelli, oltre che dare un profumo delizioso, aiuta a combattere i capelli grassi.
I fiori di lavanda, contrariamente a tante altre specie, conservano a lungo il loro aroma anche se secchi. È infatti consuetudine mettere dei sacchetti di tela nei cassetti per profumare la biancheria.

RICETTE

biscotti integrali ai fiori di lavanda
torta alla lavanda e gocce di cioccolato
pan briosche alla lavanda

Salvia – Salvia officinalis

salvia
La specie più nota, largamente usata in cucina, è la Salvia officinalis.

UN PO’ DI STORIA

Il nome Salvia deriva dalla parola latina “Salveo”, che significa guarire o salvare.
Era un’erba cerimoniale sacra dei romani e ai greci.
Teofrasto, saggio greco, la classifica come “herbe coronarica”, perché si pensava levasse le malattie.
Nel Medioevo veniva usata nel tè per curare raffreddori, febbre, mal di fegato, epilessia, perdita di memoria e molti altri disturbi comuni.
I primi coloni americani la consideravano essenziale, al pari di sale e pepe.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

È una pianta a portamento cespuglioso, con fusto ramificato e foglie di colore grigio-verde, feltrose al tatto, hanno un colore verde-grigiastro e un odore caratteristico. I fiori sono di colore violetto e sbocciano in primavera.
Le foglie possono essere prese tutto l’anno se coperte con un panno contro il gelo invernale.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

Prima e dopo i Romani, dagli Egizi alla farmacopea medioevale, la salvia fu sempre apprezzata in erboristeria.
Tra i principali effetti, ha efficacia antisettica ed è anche digestiva e calmante.
Può essere utilizzata per curare un’eccessiva sudorazione: si prepara un infuso e si praticano tamponamenti della zona da trattare.
E’ una pianta utile alle donne per alleviare le vampate della menopausa o per regolarizzare il ciclo mestruale. Ma se si sta allattando è controindicata.

IN CUCINA

Tra le centinaia di specie di salvia, solo una manciata sono utilizzate in cucina.
Si sposa bene con alimenti ricchi in sapore, come l’anatra, il pollame, la carne di maiale, le carni rosse.
Ottima con fagioli, melanzane, salse a base di pomodoro,
Indispensabile nei ripieni.
In Medio Oriente viene usata per aromatizzare l’arrosto di montone.
Meno comune è il suo impiego per i formaggi e le zuppe.
Non tutti sanno che i suoi fiori sono buoni nelle insalate o insieme alla frutta.
Volendo si può aggiungere cruda a un piatto di affettati condendola con aceto balsamico, pepe nero e limone.

CURIOSITÀ

Arabi e cinesi credevano che mangiare salvia fosse la chiave per avere una lunga vita.
Contiene un chetone complesso, il tujone, che può risultare tossico ad alte dosi.
E’ utile per protezione, guarigione e nella realizzazione dei desideri.
Per aumentare la conoscenza e saggezza.
Presso i Romani doveva essere raccolta con un rituale particolare, senza l’intervento di oggetti di ferro, in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben lavati.
Era sacra agli dei Zeus e Giove.
Secondo la tradizione medievale, tutto quello che dovete fare per diventare immortale è prenderne un po’ ogni giorno, soprattutto nel mese di maggio.
I rospi ne sono attratti.
Gli zingari la utilizzano per scurire i capelli grigi.
Gli olandesi nel 17° secolo barattarono la salvia per il tè con i cinesi.

RICETTE

risotto alla zucca con taleggio e salvia
torta rustica autunnale
ravioli neri ripieni di salmone al burro e salvia
minestra asciutta di fagioli, funghi e speck
fagiolata spartana

Timo – Thymus

timo
Il timo (Thymus L., 1753) è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, la famiglia della menta, che è stato usato fin dai tempi più antichi come erba medicinale.
Il suo nome scientifico deriva dal greco forza, coraggio, qualità che risveglierebbe in coloro che ne odorano il profumo balsamico.

UN PO’ DI STORIA

Il timo nome deriva dal greco thumos, fumigazione, con riferimento all’antica usanza di usarlo nei sacrifici, per il suo odore; oppure può derivare da thumos, coraggio, per le sue qualità inebrianti.
Per i greci era un emblema di attività, i guerrieri erano infatti massaggiati con l’olio estratto; ma anche le signore medievali lo ricamavano sulle sciarpe dei loro cavalieri, proprio per aumentare il loro coraggio. Le donne poi lo indossavano nei capelli per migliorare la loro attrattiva.
E’ stato utilizzato fin dal 3000 aC dai Sumeri come antisettico e fino alla fine della Prima guerra mondiale, con esso si realizzavano i disinfettanti più diffusi.
Inoltre costituiva, con altri olii essenziali, una sostanza base usata dagli Antichi Egizi nel processo di imbalsamazione.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

Predilige un buon terreno leggero, calcareo, drenante, meglio se secco (più ricco sarà il suolo, meno sapore avranno le foglie).
La pianta ha un odore aromatico gradevole e un gusto pungente.
La fragranza delle sue foglie è dovuta ad un olio essenziale, che gli conferisce il suo sapore aromatizzante ed è la fonte delle sue proprietà medicinali.
E’ in fioritura da maggio ad agosto.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

Il timo possiede notevoli proprietà antisettiche a livello gastrointestinale, note fin da tempi antichissimi. È efficace anche nelle infezioni delle vie urinarie.
Le proprietà antibatteriche sono dovute a un fenolo, il timolo, contenuto in tutte le parti della pianta e responsabile del forte profumo; come altri fenoli essenziali, allo stato di elevata concentrazione è corrosivo e tossico.
L’olio essenziale si utilizza contro la tosse, il mal di gola e tutti i sintomi del raffreddore.
In estetica può essere utilizzato nell’acqua del pediluvio per ottenere un’azione defaticante e disinfettante.
Cura l’indigestione, assicura il sonno recupero, e calma il sistema nervoso.

IN CUCINA

Il Timo viene usato come aroma in cucina, e si raccolgono i fiori e le foglie che vengono usati per insaporire minestre e carni.
È pianta molto visitata dalle api, che ne ricavano un ottimo miele, considerato il migliore nella Grecia classica.
Il tè addolcito con miele è molto piacevole e gustoso.
Perfetto nelle pietanze cotte in casseruole (a cottura lenta), principalmente con carne.
E’ da usare assieme al vino rosso, o provalo per fare delle marinate.

CURIOSITÀ

Plinio ci dice che, quando viene bruciato, mette in fuga tutte le creature velenose.
Può essere usato, come avviene anche per il mentolo, unito al tabacco da fumo, per aromatizzarlo.
Per l’eliminazione dei batteri presenti all’interno delle scarpe.
L’olio di timo, diluito, può essere utilizzato per il trattamento di tagli e ferite.
Metti dei rametti tra i vestiti o la biancheria per levare l’odore di muffa.
Secondo la leggenda, qualsiasi luogo in cui cresce selvatico è un luogo benedetto dalle fate.
Gli antichi greci dicevano fosse sacro per Adephaghia, la dea del cibo e del buon mangiare.
Un cuscino imbottito di questa erba dissipa gli incubi e promuove i sogni positivi.

RICETTE

tuorlo strapazzato con prosecco e timo
fettuccine al timo con tonno, peperoni, lenticchie germogliate e curry
crumble di zucca e macinato al profumo di timo
panini al timo
orecchiette alla zucca profumate al timo
penne con spinaci, limone e timo
biscotti salati al pepe rosa e timo
pasta con filetti di triglia profumati al limone e timo
torta del pastore
petto di pollo con limone e timo

Menta – Mentha piperita

menta
La menta (genere Mentha) è una pianta erbacea perenne, stolonifera, fortemente aromatica, dal tipico sapore pungente e piccante, che appartiene alla famiglia delle Labiate (Lamiaceae).
Esistono numerose varietà, dalla molto nota Menta Piperita, usata per estrarne l’olio per prodotti dolciari, alle altre varietà, spesso diffuse in tutt’Italia come erba spontanea, come la menta romana, la mentuccia e il mentastro, note fin dall’antichità.

UN PO’ DI STORIA

Usata dagli antichi egizi, la menta è citata da Marco Tullio Cicerone ed era sicuramente utilizzata dagli antichi romani in cucina.
Nel Trattato sull’agricoltura di Piero de’ Crescenzi vi è un intero capitolo dedicato, che ne descrive varietà, coltivazione e proprietà.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

Di facile coltivazione, predilige una zona poco ombrosa e umida.
Da far asciugare bene in un luogo arioso lontano dalla luce diretta del sole poi conservare le foglie in un contenitore ermetico.
La raccolta della menta viene fatta quando la pianta è completamente fiorita.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

La menta viene usata per dare una sensazione di rinnovamento e di ristoro, produce effetti sull’intestino rilassandolo e può contribuire ad alleviare indigestione, nausea, gas, e crampi.
E’ altamente efficace per la sindrome dell’intestino irritabile, diarrea, costipazione, gonfiore e mal di stomaco. Ha funzioni di digestivo, antisettico ed antispasmodico.
Secondo alcuni, sarebbe sconsigliabile assumerla di sera perché potrebbe causare disturbi del sonno. Inoltre sarebbe da evitare nel caso si stia facendo una cura omeopatica perché ne ridurrebbe l’assorbimento.

IN CUCINA

Tutte le varietà di menta (genere Mentha) sono caratterizzate dall’aroma fresco e gradevole, e vengono aggiunte a piatti sia dolci che salati, nella cucina di diverse culture.
E’ particolarmente adatta per mitigare l’aroma molto forte di certe pietanze, come l’agnello o le fave e contrasta gusti forti come aglio e aceto: aggiungila a preparazioni di melanzane o peperoni fritti o arrosto per un risultato sorprendente.
Anche i fiori di menta hanno un alto contenuto aromatico, e sono particolarmente indicati per la preparazione di infusi.
Le varietà di menta a foglia larga possono essere usate per decorare.
Da usare un infuso con il latte per preparare lo yogurt fatto in casa, nelle ricette al cioccolato donerà un tocco fresco e particolare.
Le caramelle con questa erba aromatica sono largamente usate per il loro gusto e per la loro capacità di rinfrescare l’alito e lenire il mal di gola.
Molto usata per aromatizzare alcune varietà di tè verde.

CURIOSITÀ

Le sue foglie sono state utilizzate in pozioni curative e nel tè per migliaia di anni. Berne un infuso è utile per la guarigione, per produrre visioni e per conciliare il sonno.
Una volta erano messe nel latte per evitare si cagliasse.
Trasforma le energie negative, stimolando il chakra del plesso solare.
Molto particolare il tè del sole, preparato non con acqua bollente ma con acqua lasciata al sole per diverse ore, secondo una tradizione degli indiani d’America.
Secondo la leggenda, la menta prende il nome dalla ninfa Minthe o Myntha, amata da Ade (Dio degli Inferi), che venne trasformata in pianta da Persefone, moglie di Ade.
Per chi soffre il mal d’auto o mal di mare è l’ideale, basta fare un infuso e berne due o tre giorni prima del viaggio, oppure conservarla nel thermos e berla durante il viaggio, appena si sentono i primi sintomi di nausea e vomito.
La menta si diceva stimolasse Venere e per questo si proibiva al tempo di guerra.
Da essa si estrae il mentolo, che è un ingrediente di molti profumi, cosmetici, medicinali e viene usato persino per aromatizzare le sigarette.

RICETTE

Basilico – Ocimum basilicum

basilico
Il basilico (Ocimum basilicum) è una pianta erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, normalmente coltivata come pianta aromatica.
Originario dell’India, è utilizzato tipicamente nella cucina italiana per via del marcato profumo delle sue foglie.
Vi sono numerose varietà di basilico con foglie dalla forma e dimensione differente: queste piante in genere mantengono il profumo caratteristico aggiungendo una componente in più, speziata o fruttata a seconda della varietà.

Il nome deriva dal latino medievale basilicum, con origine dal greco basilikon (phyton) (“pianta regale, maestosa”), da basileus “re”.
L’etimologia è incerta: alcune interpretazioni ritengono sia così chiamato perché usato per produrre profumi per il re, o in riferimento all’utilizzo sacro delle antiche popolazioni Hindu, oppure per l’importanza “regale” conferita alla pianta.

UN PO’ DI STORIA

Il basilico si diffuse dal Medio Oriente in Antica Grecia e in Italia dai tempi di Alessandro Magno, intorno al 350 a.C.. Solo dal XVI secolo iniziò a essere coltivato anche in Inghilterra e, con le prime spedizioni migratorie, nelle Americhe.
Nella storia esso non si è distinto tanto come alimento quanto come elemento nelle superstizioni diffuse tra le popolazioni dell’Asia, del Medio Oriente e del Mediterraneo.
Nel medioevo, la pianta era utilizzata per guarire le ferite ed era un ingrediente dell’acqua vulneraria, usata un tempo per applicazioni esterne.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

Il basilico cresce bene quando il sole è abbondante e la temperatura tra i 20 °C e 25 °C. Gradisce annaffiature frequenti, ma con un suolo ben drenato.
Il periodo di fioritura è tra giugno e settembre. Le piante devono essere regolarmente cimate per consentire una crescita rigogliosa e per allungare il ciclo di vita, che termina con la produzione dei semi.
Per asciugare le foglie basta appenderle alla luce solare diretta e poi conservarle in contenitori ermetici in un luogo fresco. Tuttavia, essiccato dovrebbe essere evitato perché perde in fretta il colore, il sapore e le sostanze nutritive.
Le foglie possono essere congelate tritandole grossolanamente e mettendole nelle vaschette del ghiaccio ricoperte di acqua.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

Il basilico è una delle erbe più amate per una buona ragione: migliora l’appetito ed è un disinfettante naturale.
Come pianta medicinale, le foglie e le sommità fiorite vengono utilizzate per preparare infusi ad azione sedativa, antispastica delle vie digerenti, stomachica e diuretica, antimicrobica, antinfiammatoria. Il basilico è utilizzato anche contro l’indigestione e come vermifugo. Come collutorio è indicato contro le infiammazioni del cavo orale. L’olio è utilizzato per massaggiare le parti del corpo dolenti o colpite da reumatismi. Il tè è ottimo per l’irritabilità nervosa e per la digestione.
Il Tulsi, come è noto in Hindu, è utilizzato nella medicina ayurvedica per il comune raffreddore , mal di testa , disturbi di stomaco, infiammazioni, malattie cardiache e varie forme di avvelenamento.

IN CUCINA

Qualunque sia la delizia culinaria si sta progettando, la raffica di profumo che emana il basilico fresco ha una capacità quasi magica per farti sentire felice.
Il basilico deve essere utilizzato fresco e aggiunto alle pietanze all’ultimo momento. Lo si può pestare in un mortaio per rompere le cellule che contengono l’olio essenziale, liberandone l’aroma.
Il basilico è difficile da abbinare ad altre erbe aromatiche.
Si usa per le insalate, con pomodori maturi, le zucchine, l’aglio, i frutti di mare, il pesce, le uova strapazzate, il pollo, il coniglio, l’anatra, le insalate di riso, le zuppe, la pasta e per le salse di pomodoro.
Nella cucina asiatica si usa frequentemente nelle zuppe, nel pollo fritto o per insaporire latte e creme.
Il suo olio essenziale è utilizzato per la preparazione di profumi e liquori.

CURIOSITÀ

E’ afrodisiaco, dona fascino e prestigio, accentua volontà ed l’energia fisica. Una vecchia usanza stregonica, raccomanda di raccogliere il basilico sempre con la mano sinistra.
Era sacro ai Greci, e alle donne non era permesso di prenderlo.
Il nome è stato probabilmente confuso con quello del basilisco, la creatura mitologica greca descritta come un serpente dal veleno letale, col potere di uccidere con lo sguardo. Il basilico ne sarebbe stato l’antidoto.
Schiacciare le foglie e strofinarle sulla pelle come rimedio per le punture degli insetti.
Per rimuovere una verruca, strofinare le foglie di basilico e coprire con una benda.
Tra gli antichi egizi e i greci, il basilico conservò una simbologia legata alla morte: ritenuto di buon auspicio per l’aldilà, si usava per le imbalsamature. I cinesi e gli arabi ne conoscevano le proprietà medicinali, mentre i crociati ne riempivano le navi per cacciare insetti e cattivi odori.
Ai tempi di antichi Greci e Romani, il basilico era considerato un simbolo diabolico, di sfortuna e di odio. Plinio il Vecchio attribuiva alla pianta capacità di generare stati di torpore e pazzia e secondo Crisippo poteva essere dannoso per lo stomaco e per il fegato. Una leggenda africana sostiene, inoltre, che il basilico protegga dagli scorpioni.
Nelle miniature di alcuni manoscritti, il basilico è il simbolo dell’odio e di Satana.
Il folklore ebraico suggerisce invece che dia forza durante il digiuno.
Lisabetta da Messina, eroina del Decamerone di Boccaccio, seppellì la testa del suo amante in un vaso di basilico.

RICETTE

Coriandolo – Coriandrum sativum

Il coriandolo (coriandrum sativum), è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Apiaceae conosciuto anche con il nome di prezzemolo cinese o quello spagnolo cilantro. Appartiene alla stessa famiglia del cumino, dell’aneto, del finocchio e del prezzemolo.
Dalle foglie decisamente simili proprio al prezzemolo, si caratterizza per fiori bianchi con disposizione a ombrello, mentre i frutti sono dei dicheni fortemente aromatici. Del coriandolo sono utilizzate sia le foglie, più piccanti e apprezzate soprattutto in Oriente (per questo è conosciuto anche come prezzemolo cinese), che i frutti, granelli simili al pepe, gialli e dal sapore dolciastro che ricorda i limoni. Questi ultimi, spesso chiamati impropriamente semi del coriandolo, sono invece gli unici utilizzati agli scopi di cura.

Un po’ di storia

Coriandrum è una parola latina citata da Plinio, che ha le sue radici nella parola greca corys o korios (cimice) seguita dal suffisso -ander (somigliante), in riferimento alla supposta somiglianza dell’odore emanato dai frutti acerbi o dalla pianta spremendo o sfregando le foglie.
Nelle civiltà mediterranee trovò impiego fin nell’antichità come pianta aromatica e medicinale; in alcune tombe egizie viene raffigurato come offerta rituale.
Il suo utilizzo da parte dei Micenei è attestato nelle tavolette in lineare B, dove appare definito già come “ko-ri-a-ndo-no”.I Romani lo usarono moltissimo ed Apicio ne fa la base di un condimento chiamato appunto “Coriandratum”.

Coltivazione e conservazione

Le foglie tenere possono venire raccolte, a seconda delle necessità, a partire da un mese dopo la semina.Quando il fogliame tende al giallo è il momento di raccogliere i semi: tagliare estirpando la pianta e essiccare in mazzetti per alcuni giorni al sole, quindi battere per ottenere i semi. Tenere da parte i semi più grossi per la semina dell’anno prossimo.
I frutti del coriandolo si conservano in recipienti di vetro con chiusura ermetica lontano dalla luce e dall’umidità; si dovrebbero conservare interi e macinare al momento dell’utilizzo, poiché se conservati in polvere, l’aroma si disperde molto facilmente.

Impieghi terapeutici

Nell’ambito dei rimedi naturali del coriandolo si utilizzano i frutti ben maturi. Tali frutti sono ricchi di olio essenziale a base di linalolo, alcoli, aldeidi e terpeni, ma anche di flavonoidi e steroli. Queste componenti esprimono un ottimo potere antispasmodico, utile per controllare i movimenti involontari della muscolatura liscia dell’intestino, ma anche qualità favorenti della digestione e di tutte le problematiche connesse allo stomaco.
Inoltre il suo effetto stimolante attenua il senso di fatica e lo rende un buon tonico per l’attività cerebrale e per il sistema nervoso.
Il coriandolo ha inoltre un effetto fungicida e antibatterico.
In Sri Lanka le popolazioni tamil utilizzano i frutti per la preparazione di un decotto che, dolcificato con il miele, si assume per alleviare la tosse.

In cucina

Numerosissimi sono gli impieghi culinari del coriandolo.
Questa spezia si presta molto bene a insaporire zuppe e minestre, legumi, carne, pesce e verdure, in particolar modo cavoli e crauti.
I semi interi sono indicati nella preparazione di sottaceti e salami, mentre macinati sono perfetti per insaporire carne, pesce e insaccati.
Degli accostamenti con altre spezie da provare sono quello con timo e pepe per dare un tocco esotico al riso bollito e quello con la noce moscate per insaporire il purè di patate.
Macinati, i semi di coriandolo costituiscono uno degli ingredienti del curry e del garam masala.
Le foglie, in Oriente, sono utilizzate al posto del prezzemolo, per aromatizzare insalate e zuppe.
A Tenerife si usa nel Mojo Verde (salsa).
Nell’Africa Meridionale vengono inseriti nel boerewors.
In passato, in Italia, lo si trovava nella mortadella e come aroma per liquori e digestivi. Nella città di Monte San Biagio e in alcuni paesi sulla costa Ionica della Basilicata il seme di coriandolo viene usato per condire l’impasto della salsiccia.<
Le radici vengono utilizzate in particolare nella cucina thailandese per preparare un condimento di base insieme ad aglio e pepe.
In Marocco è usato nelle marinate e nei ripieni di carne.
In Egitto viene abbinato ai fagioli.
Nell’Europa centrale i semi di coriandolo insaporiscono la cacciagione, i sottaceti e le salamoie, le verdure e i funghi.
Nei Balcani è una spezia molo apprezzata per insaporire il pane, la frutta e alcuni dolci.

Curiosità

Il coriandolo era molto conosciuto in antichità e secondo Plinio il Vecchio, mettendo alcuni semi di coriandolo sotto il cuscino al levar del sole, si poteva far sparire il mal di testa e prevenire la febbre.Quando si semina il coriandolo è bene sapere che può influenzare la crescita delle piante vicine: ad esempio il finocchio soffre se coltivato accanto al coriandolo mentre l’anice ne trae vigore.
Per lo sgradevole odore che emana fino al periodo della maturazione dei frutti, simile a quello delle cimici, la pianta del coriandolo è conosciuta anche come erba cimicina.
Nel XV secolo durante i festeggiamenti si lanciavano confetti che spesso consistevano in semi di coriandolo glassati, nel tempo questi dolcetti di zucchero si sono trasformati in un secondo momento in pallottoline di gesso, fino a diventare i dischetti di carta che conosciamo oggi e che hanno mantenuto il nome della spezia che hanno sostituito.
Questa spezia versatile e gustosa veniva indicata come afrodisiaco già in età classica.

Ricette

Cipolla – Allium sepa

La cipolla (allium cepa) è utilizzata come alimento e condimento, ma è anche adoperata a scopo terapeutico per le proprietà attribuitele dalla scienza e dalle tradizioni della medicina popolare.Attribuita alla famiglia delle Liliaceae è una pianta coltivata bulbosa biennale il cui ciclo di vita, in coltivazione, viene interrotto a un anno al fine di destinarla al consumo.

Ha radici superficiali, con foglie che si ingrossano nella porzione basale dando la parte commestibile. Forma un lungo stelo fiorale che porta un’infiorescenza a ombrella con fiori di colore bianco-giallastro.

Un po’ di storia

Sembra che negli insediamenti cananei dell’età del bronzo sono stati ritrovati resti di cipolle, ma non è chiaro se esse fossero effettivamente coltivate a quell’epoca. Le testimonianze archeologiche e letterarie suggeriscono che la coltivazione potrebbe aver avuto inizio circa duemila anni dopo, in Egitto, dove sembra che le cipolle facessero parte della dieta degli operai che costruirono le piramidi.
Gli antichi egizi ne fecero anche oggetto di culto, associando la sua forma sferica e i suoi anelli concentrici alla vita eterna. Gli egizi credevano che il forte aroma delle cipolle potesse ridonare il respiro ai morti.
Spostandoci nell’antica Grecia invece gli atleti mangiavano cipolle in grandi quantità, poiché si credeva che esse alleggerissero il sangue, mentre i gladiatori romani si strofinavano il corpo con cipolle per rassodare i muscoli.
Nel medioevo le cipolle avevano grande importanza come cibo, tanto che erano usate per pagare gli affitti e come doni. I medici prescrivevano le cipolle per alleviare il mal di capo, per curare i morsi di serpente e la perdita dei capelli.
Nel XVI secolo le cipolle erano inoltre prescritte come cura per l’infertilità, non solo nelle donne, ma anche negli animali domestici.

Coltivazione e conservazione

Le cipolle vengono coltivate per i loro fusti verdi e per i loro bulbi. Hanno bisogno di un terreno ricco e umido ma mai troppo inzuppato di acqua.
La coltivazione da seme avviene piantando i semi direttamente nel terreno a 1 cm di profondità, lasciando circa 10 cm di spazio da pianta a pianta. Una volta avvenuta la semina bisogna attendere dai 90 ai 120 giorni prima del raccolto. Nei climi miti la cipolla può essere coltivata anche in inverno, altrimenti la cipolla è una pianta tipicamente primaverile.

Impieghi terapeutici

Nel campo della medicina la cipolla riveste la sua importanza per le sue proprietà diuretiche. È inoltre utilizzata come principio attivo di alcune creme cicatrizzanti.
La cipolla contiene composti solforati (doti antibiotiche) e cromo, che contribuiscono a contenere la glicemia e i livelli ematici di colesterolo e trigliceridi, a prevenire l’aterosclerosi e le malattie cardiache.

In cucina

La cipolla è uno degli aromi più usati nella cucina di tutti i paesi.
Sarebbe molto lungo elencare tutte le preparazioni che ne fanno uso, ma si possono ricordare, a titolo di esempio, la frittata di cipolle, la soupe à l’oignon, la cipolla fritta (onion rings),…
Cruda, la cipolla viene usata nelle insalate, specie con il pomodoro o i fagioli, ed è molto usata soprattutto in estate.
È uno dei 3 odori principali, insieme a sedano e carota, usati per il brodo di verdure.

Curiosità

Tagliare le cipolle è un compito difficile: come evitare di piangere dopo pochi secondi? Usando un coltello affilatissimo, lavandole bene o mettendole in freezer 10-15 minuti prima di tagliarle.
Quasi tutti conserviamo insieme cipolle e patate. Sbagliatissimo: le cipolle assorbono l’umidità delle patate e vanno a male velocemente.
La cipolla può avere effetti deleteri sull’alito. Per prevenirlo ci sono diversi rimedi: un cucchiaino di senape, foglie di menta o prezzemolo, semi di caffè seguiti da un bicchiere di latte, chiodi di garofano, semi di anice e cardamomo.
Vi siete mai chiesti come mai i vecchi orologi da taschino sono detti “cipolle”? Il motivo pare sia legato al fatto che per proteggere questi orologi dagli urti si ideò una doppia chiusura esterna e interna che ricordava appunto i veli della cipolla.
A Urbania, si svolge ancora oggi un’antica tradizione che vede per protagoniste le cipolle. La notte del 24 di gennaio, conosciuta come la notte di san Paolo dei segni, 12 spicchi di cipolla bianca sui quali è stato cosparso del sale vengono messi fuori dalla finestra, rivolti verso oriente. All’alba del giorno dopo, scrutando le mutazioni del sale su ognuno degli spicchi, gli esperti di questa antica pratica dicono di poter leggere in anticipo sugli eventi il clima dell’intero anno.
Alla cipolla non possono certo mancare record mondiali. Peter Glazebrook, un pensionato inglese con l’hobby della coltivazione di megaortaggi che, dopo 25 anni di tentativi,  ha coltivato una cipolla di 8,136 kg con 76 cm di circonferenza e 60 cm di altezza! Mentre il record del mondo per aver mangiato una cipolla nel minor tempo possibile va invece a un giovane giapponese che è riuscito a mangiare una cipolla di 210 gr in 45 secondi.
Gli amanti della cipolla non potranno certo perdersi l’esperienza dello Zibelmärit, il caratteristico mercato interamente dedicato alla cipolla che si tiene a Berna, in Svizzera, ogni quarto lunedì di novembre.

Ricette

Alloro – Laurus nobilis

L’alloro (Laurus nobilis) è una pianta perenne aromatica appartenente alla famiglia delle Lauraceae, abbastanza diffusa nelle zone di clima temperato.

Conosciuto anche come Albero dei poeti, Dafne, Lauro.

Un po’ di storia

L’Alloro è conosciuto sin dai tempi più antichi; in Grecia come a Roma fu simbolo di pace e di vittoria sia in campo militare che in campo sportivo, per questo motivo è anche detto “Lauro Nobile”.
Nell’antica Grecia era consacrato ad Apollo, il primo amore del Dio fu infatti la ninfa Dafne, ella non ricambiava l’amore del Dio e chiese a suo padre Peneo Dio dei fiumi di essere trasformata in una pianta di alloro. Apollo non volle arrendersi è prese l’alloro come suo simbolo ornandosi la fronte.
A Delfi, secondo alcune testimonianze antiche, il primo dei sei templi successivamente eretti era interamente costruito in frasche di Alloro. Si racconta anche che la Pizia che riferiva l’oracolo cadesse in trance dopo aver aspirato il fumo delle foglie bruciate: la pianta infatti a larghe dosi può avere effetti leggermente ipnotici.
L’Alloro era anche pianta sacra ad Asclepio, dio della medicina e figlio di Apollo: per secoli la pianta fu usata contro molte malattie, in particolare contro la peste.
In Brasile l’alloro viene usato per le fumigazioni domestiche per propiziare la fortuna economica.

Coltivazione e conservazione

Le foglie vengono raccolte per tutto l’anno meglio in luglio-agosto, di solito si usano fresche ma si possono anche essiccare all’ombra in luogo ben aerato. Si conserva in vasi di vetro.
I frutti sono drupe nere e lucide (quando mature) con un solo seme.
L’olio laurinato si ottiene con una manciata di bacche pestate e fatte macerare in mezzo litro di puro olio di oliva.

Impieghi terapeutici

Si utilizzano le foglie e se ne possono fare vari usi: per preparare decotti rinfrescanti e dalle qualità digestive o pediluvi.
Sminuzzando 5 o 6 foglie secche di alloro e mettendole in una tazza di acqua bollente si ottiene un ottimo infuso che, bevuto caldo prima di coricarsi, fa sudare abbondantemente riuscendo, quasi sempre ad impedire l’evolversi di un raffreddore o di un’incipiente influenza. Lo stesso infuso sorseggiato dopo i pasti, riesce, grazie alle essenze contenute, a facilitare la digestione e ad eliminare i fastidiosi gas intestinali. L’infuso, ancora, rinforza lo stomaco, eccita l’appetito e, come tutti gli infusi fatti con piante contenenti oli essenziali, è un ottimo e prezioso anticatarrale.

In cucina

Si utilizza per aromatizzare la selvaggina, profumare sughi, per conserve in olio e aceto. Messo nel barattolo del pangrattato, ne previene l’irrancidimento.
Trattato con alcool per ricavarne un profumato e aromatico liquore dalle proprietà digestive, stimolanti, antisettiche ed è utile contro tosse e bronchite.

Curiosità

Veniva utilizzato per preservare libri e pergamene e per preparare le classiche coroncine d’alloro.
Le foglie d’alloro, riposte negli armadi e nei cassetti, sostituiscono la naftalina e bruciate allontanano le mosche.
Un ramoscello di Alloro appeso sopra la porta d’ingresso con un filo rosso tiene lontano dalla casa le energie basse e porta prosperità e fortuna.

Ricette