Fagioli all’uccelletto: ricetta contro la negatività

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Mio marito va matto per i fagioli in salsa che si trovano in barattolo. Quando gli ho fatto notare che altro non erano che fagioli all’uccelletto non mi ha creduto! Ho dovuto cucinarglieli per fargli sentire la differenza.

E una ricetta così semplice e banale a quanto sembra in America, ma non solo lì, ha davvero spopolato! Dovevo immaginarlo dalle quantità di marchi che fanno questo prodotto in barattolo. Mi sono chiesta quanti siano in Italia. Forse un paio, non mi ricordo di averne visti di più.
Invece qui si trovano scaffali interi di fagioli all’uccelletto. Più o meno speziati, certo, ma di base sono la stessa cosa.
Ti dico solo che ho faticato più a trovare dei pelati.

Devo dire il vero, nella vita in camper è comodo avere sottomano dei barattoli belli che pronti, che basta aprire e scaldare al microonde, perché sì, almeno il microonde l’ho voluto.
E ci sono stati alcuni giorni che mi chiedevo ma chi me lo fa fare di cucinare in così poco spazio! E li ho comprati e assaggiati. No, non si possono paragonare a quelli veri.
Da lì a farli il passo è stato breve e sai qual’è il responso di mio marito: preferisce quelli in barattoli! Dice che i miei sono troppo saporiti!
No comment.

Lasciamo perdere e passiamo ai retroscena curiosi, come il fatto che i fagioli essiccati venivano usati in sonagli per scacciare gli spiriti, specialmente quelli che facevano ammalare le persone.
Inoltre, sempre essiccati, si usava portarli come amuleto contro le negatività.
Un’antica credenza dice di mettere in bocca un fagiolo per poi sputarlo verso una persona che si pensa possa farci male. Immagina la scena!

A te invece i fagioli all’uccelletto piacciono? Hai mai preso “l’imitazione” già pronta in barattolo?
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Fagioli all’uccelletto

300 gr di fagioli cannellini
olio evo
200 gr di pomodori pelati
salvia
2 spicchi di aglio
sale
pepe

Fai rosolare in un tegame con l’olio, l’aglio ed la salvia. Dopo qualche minuto aggiungi i pomodori pelati e lascia addensare il sugo.
Aggiungi quindi i fagioli, sale e pepe, quindi prosegui la cottura per almeno 15 minuti.
Una volta pronti servili ancora caldi.

Patate e cipolle a fisarmonica: ricetta energetica

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Sto letteralmente impazzendo per le patate neozelandesi. E per le loro cipolle. Anzi, è proprio il connubio patate e cipolle a farmi impazzire.

Di patate ce ne sono tante, troppe forse, di tutti i tipi e dimensioni e colori. Vado matta per quelle arancioni, seguite a ruota da quelle rosse e viola. So che c’è anche la patata nera ma finora non l’ho vista.
E poi cipolle. Cipolle di tutte le dimensioni, da quelle piccole come una noce a quelle enormi che non mi bastano due mani per tenerle!

E il sapore… dolci. Qui tutti gli ortaggi sono dolci ma con le patate si rasenta la sensazione di zucchero in bocca, mentre le cipolle, a parte farti piangere anche solo se le strofini fra le mani, sì è una cosa stranissima, pensa che mio marito mi prendeva in giro poi gli ho messo il cipollone in mano e ecco che lacrimava anche lui mentre se lo rigirava fra le mani… in verità sembravamo due scemi 😛
Ma la dolcezza ti sorprenderebbe!
Ho provato le patate arancioni fritte e bhè, penso di aver toccato il cielo con un dito!
Poi sono tornata con i piedi per terra e ho voluto assaggiare anche patate e cipolle “normali”. Quelle che usiamo tutti e che teniamo in dispensa. Non mi aspettavo molto invece mi sono dovuta ricredere!

Le patate sono una recente aggiunta al menu del genere umano.
I tuberi per secoli sono stati pensati per essere velenosi, causa di lebbra e portatori di malattie infettive.
Sarà per il fatto che i nativi americani pensavano fossero potenti serbatoi di energia primaria, quindi modellavano le patate come bamboline e le usavano come un punto di riferimento per magia di materializzazione.
Fatto sta che era contro la legge far crescere le patate in Francia, mentre i tedeschi le usavano solo come mangime per animali.
Per fortuna verso il 1760, si iniziò a promuovere la patata come soluzione per le carestie e in poco tempo le patate erano entrate nella dieta occidentale.
Ad oggi, si contano più di 3000 varietà.

Inutile dirlo che vorrei assaggiarle tutte.

Ma torniamo alle “normali” patate neozelandesi. Devo ridefinire il concetto di normale a quanto sembra dato che qui nulla lo è.
Le patate erano di una morbidezza e una dolcezza uniche, con tutto che le ho ben condite con sale e bacon si sentiva solo la nota dolce.
Le cipolle sicuramente hanno fatto la loro parte, per questo ne ho messe in quantità moderata, piangendo come una bambina nel tagliarle ovviamente, dato che le volevo tritare.
Il bacon è un’aggiunta piacevole perché dona al piatto quella giusta croccantezza che altrimenti manca.

La prossima volta voglio provare con le patate arancioni, ma devo stare attenta che rischio la dipendenza!
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Patate e cipolle a fisarmonica

4 patate medie
1/2 cipolla
200 gr di bacon a fette
sale
pepe
4 cucchiai di olio evo
4 cucchiai di acqua

Preriscalda il forno a 200°C.
Lava e asciuga le patate.
Taglia le patate a fette ma non fino in fondo, poi aprila a ventaglio.
Trita cipolla e bacon.
Farcisci la patata con il trito di cipolla e bacon e aggiungi sale e pepe.
Mettile su una piastra da forno e versa su ognuna un cucchiaio di olio e uno di acqua.
Inforna e cuoci per 40 minuti, o fino a quando l’interno sarà morbido.

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Carote miele e aneto: ricetta protettiva

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E’ praticamente finito maggio e l’unica cosa a cui penso è che domani è il compleanno della mia migliore amica.
Un’amica che ho conosciuto a diciassette anni e così diversa da me che le cose erano due: amicizia o odio. Per fortuna è nata l’amicizia.
Bianco e nero, rock e pop, notte e giorno. Siamo gli opposti su tutto. Eppure le cose che ci uniscono sono tantissime. E i pareri discordanti spesso anche di più. Ci cerchiamo, ci vediamo, ci sentiamo incessantemente o possiamo anche stare settimane senza avere contatti l’una con l’altra.

Per uno strano caso del destino ci siamo diplomate lo stesso giorno e laureate anche lo stesso giorno. E l’unico evento importante che abbiamo potuto condividere è stato il mio matrimonio, quando mi ha fatto da testimone. Abbiamo figli nati negli stessi anni e le stesse paranoie da mamma. Dicevamo di fare vite parallele e mi piace pensare sia così.

La lontananza non ci ha cambiate ma quest’anno è diverso. Sarà il fuso orario. Sarà che domani mattina mi sveglierò pensando a lei, a chiamarla, ma per lei sarà ancora oggi. Queste 12 ore di fuso che mi stanno facendo pensare se sia questo il posto dove voglio rimanere per il resto della mia vita.
Vorrei poter condividere la giornata del suo compleanno con lei, vorrei poter fare tante cose che non posso fare. E vorrei prendermi cura di lei, della nostra amicizia, vorrei poter fare di più ma sento di non poter fare molto da quaggiù.
E allora cucino, che lei sa come sono fatta, che ci pensano i fornelli a tirare fuori i miei sentimenti.

Ho scoperto nello svezzamento di Cecilia che l’aneto si sposa benissimo con la carota. Sembrano davvero fatti l’uno per l’altra. Aneto che tutti consigliano sempre e solo con il pesce io te lo abbino con una verdura.
Stavolta ho provato a farne un contorno veloce, da fare al forno. Le carote purtroppo non le ho trovate piccole e con i ciuffetti verdi ancora attaccati, ma se tagliate a listarelle rimangono molto morbide. Il miele le addolcisce e l’aneto gli conferisce quel sapore così particolare di cui tanto mi sono innamorata.

E l’aneto, erba sacra al dio egizio Horus, veniva considerata dai sacerdoti un’erba protettiva e veniva messa nella culla per proteggere i neonati o appesa alla porta di casa per allontanare i pericoli.
L’aneto stimola il Chakra sacrale e ha proprietà carminative, allevia cioè i dolori di gas e i gonfiori di stomaco. Inoltre è ottimo per sedare il singhiozzo!

Il contorno è pronto, anche se non posso portarglielo. Però le lascio la ricetta.
E tu come ti prendi cura degli altri?
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Carote miele e aneto

8 carote
aneto
1 cucchiaio di miele
olio evo
sale

Lava le carote, pelale e tagliale a listarelle.
Disponile in una teglia e condiscile con olio, sale, aneto e miele. Girale per farle insaporire e infornale a 200°C per circa 35 minuti.
Servile subito, ancora calde.
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Porro arrostito su purè: ricetta legante

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Ci sono legami indissolubili, come quelli fra genitori e figli. Anzi, più passa il tempo più credo che non esiste un amore più resistente di quello.
Alla fine da figlia sai che nessuno può darti quell’amore incondizionato come i tuoi genitori, con tutti gli alti e bassi che questo comporta, e da genitore sai che non puoi amare nulla come ami un figlio.
Almeno questo è il mio pensiero, il mio amore per i miei genitori è diverso da quello verso mio marito e ancora diverso da quello verso le mie figlie.
E questo mi ha fatto pensare che è vero, ci sono dei legami che non si possono rompere. Uno può litigare e arrivare a non parlarsi ma alla fine l’amore riemerge sempre.

Gli ultimi giorni a Roma mi hanno fatto pensare a questo. Siamo stati due settimane a casa dei miei genitori e ci siamo divisi fra parenti e amici. Notavamo la gioia e il dispiacere sui loro volti, d’altronde ne abbiamo messi di chilometri fra noi, ma di base c’era lui: l’amore. Quell’amore che rimane e fa pesare di meno la lontananza anche se a volte sembra schiacciarti.

E come “ultima cena” ho preparato un contorno che parlasse anche di questo.
Portatore di amore, una variante europea al filo rosso del destino: il porro, tanto amato da Nerone, è presente nella cucina più povera fin dai tempi antichi.
I porri sono, come le cipolle, utilizzati per scacciare il male e l’impurità. La loro forma a strati faceva pensare che bastasse sfogliarlo per eliminare i malanni.
Una curiosità che viene dalle antiche herbane è quella di dividere un porro in due e darlo da mangiare agli innamorati così da formare un legame indissolubile per tutta la vita.
Nella medicina tradizionale cinese e in macrobiotica il porro è considerato un alimento riscaldante. Sarà per le sue proprietà diuretiche e disintossicanti, che ne fanno un buon pulitore intestinale.

Il porro arrostito è una delle mie verdure preferite. Mi piace come si abbrustolisce e la parte croccante è quella che mi lascio sempre per ultima. Il purè è un bel “letto” per questo contorno. Mitiga la croccantezza del porro e ne addolcisce ancor di più il sapore. Una bella spolverata di pepe rende il contorno ancor più particolare. Osa un pepe rosa, io non ne avevo ma è perfetto!

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Porro arrostiti su purè

1 porro grande
olio evo
2 patate medie
1 bicchiere di latte
1 noce di burro
sale
pepe

Rimuovi i 2-3 strati più esterni del porro fino a ottenere la parte più bianca e tenera.
Metti a lessare le patate in acqua poi scolale, schiacciale e mettile su un pentolino con il latte e la noce di burro per fare il purè.
Arrostisci a fuoco medio in una padella il porro finché si sarà leggermente ammorbidito e la parte esterna ben arrostita.
Su un piatto servi il purè e adagia il porro arrostito condito con sale e pepe.
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Taccole con bacon: ricetta portafortuna

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Le taccole sono simbolo di fortuna, se poi vengono avvolte in una fetta di bacon croccante sono certa che attireranno di più l’attenzione della Dea bendata! Almeno è quello che spero io!
Però di sicuro non possiamo appenderle o portarle appresso come portafortuna.

Un oggettino, un rituale,… alla fine siamo un po’ scaramantici e ognuno di noi ha il suo portafortuna personale.
Io in verità ho le coccinelle. Una come portachiavi, una di pelouche in macchina, una con la calamita sul forno, una piccola d’argento sul mio comodino. E quando faccio un regalo spesso chiudevo il pacco con una coccinella adesiva, anche se è da un po’ che non le trovo e dovrò rimediare in altri modi.

Tutto è nato anni fa quando il giorno prima del mio frontale con un autobus mi è stata regalata la coccinella da mettere in macchina.
La mia era una smart rossa con il tettino apribile nero, mia zia quindi mi aveva regalato la coccinella perché richiamava i colori della macchina.
Messa la mattina presto sul cruscotto, vado con mio padre a lavoro e… incidente! Macchina distrutta, io e mio padre illesi. Se non è stata fortuna questa!

Da allora la coccinella (anzi, le coccinelle!) sono entrate a far parte della mia vita come portafortuna. Anche le prime tutine delle mie pupe avevano le coccinelle sopra 😉
Mi sono anche levata la curiosità sul perché la coccinella è un portafortuna: il suo nome deriva dal greco Kokkinòs, cioè rosso scarlatto. E nell’antichità, il colore rosso era considerato un portafortuna.

Un altro portafortuna dal mondo della natura, anche se non è rosso, ce lo danno i piselli. In particolar modo le taccole, i cosiddetti “piselli mangiatutto”.
Simbolo di fortuna e prosperità fin dai tempi antichi, quando i loro fiori venivano intrecciati in ghirlande bene auguranti per le spose.
Senza dimenticare che hanno diverse proprietà benefiche. Meno proteici dei comuni piselli verdi, hanno però un alto quantitativo di fibre e un basso apporto calorico.

Io le ho arrotolate nel bacon che non porterà fortuna ma ci piace lo stesso!
Il risultato è stato meglio di quante sperassi! Avevo già mangiato degli asparagi nel bacon e cotti al forno ma ne ero rimasta
un po’ delusa. Ho pensato che il forno avesse contribuito alla mia delusione, per questo le taccole ho preferito ripassarle in padella.
E infatti il connubio croccante del bacon con il morbido del pisello è stato molto più bilanciato!
Il tocco finale lo ha dato il pepe, che ha amalgamato al meglio i due sapori così diversi con la sua nota pungente.
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Taccole con bacon

200 gr di taccole
100 gr di bacon
60 gr di burro
pepe nero

Fai lessare in una casseruola le taccole, poi dividili in mazzetti da tre. Avvolgili in una fetta di bacon.
In un tegame fai sciogliere il burro, aggiungi gli involtini e lascia cuocere fino a quando la superficie non sarà dorata.
Servili cosparsi di pepe nero.
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Carciofi e pomodorini: ricetta armatura

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Non c’è verso.
Puoi fare la madre contemporanea, ma poi c’è un momento in cui ti rendi conto di essere una mamma chioccia.
A me è successo quando Cornelia era appena nata. Ci chiama l’asilo per dirci che Cecilia era caduta, con il piatto in mano, e si era tagliata sul braccio.

La scena poteva essere correre, entrare nella classe della mia principessa, dire parole a caso, prendere mia figlia, coprirla con quella coperta catarinfrangente che si vede nei film polizieschi e scappare all’ospedale.
Invece era a casa il padre ed è andato lui perché sa essere meno chioccia di me.

Credo che a un certo punto della vita dei nostri figli, il genitore deve cominciare a fare quei famosissimi passi indietro.
A non essere la loro chioccia o la fatina che guarisce qualsiasi taglio con un bacio e un gelato gigante.
Perché oggi è un graffio, ma forse domani sarà un licenziamento e allora lì che fai?
Schiaffeggi il suo datore di lavoro?
No, peccato, ma no.

Ora sono piccole e paffute creature tutte tue.
Ma bisogna cercare di dargli, oltre all’amore incondizionato, anche una corazza.
Perché tu sai di poter dare tutta la protezione del mondo a tuo figlio, e andare a salvarlo pure sull’Himalaya.
Puoi fare di tutto per un figlio. Ma così non lo proteggi, anzi.
Perché alla fine dovrà cavarsela da solo.

Per arrivare al cuore della questione ho cucinato carciofi quando Cecilia è tornata dal pronto soccorso. Perché si, alla fine tre punti li hanno dovuti mettere. Ha ancora la cicatrice.

Ma torniamo ai carciofi.
Come un membro della famiglia del cardo, il carciofo porta un’armatura ed è mangiato per scongiurare il pericolo.
Il segreto delle sue virtù benefiche e terapeutiche risiede nella cinarina, la sostanza aromatica che gli conferisce il caratteristico sapore amaro.
Amare le foglie e dolce il cuore. Una corazza che ben rende il ruolo di genitore.

E non c’è niente di meglio di un bel piatto di carciofi per quanto riguarda Cecilia. Le piace quando parlo di questo strano fiore che ci mangiamo, e le piace ancora di più da quando l’ha visto fiorito davvero. Poi l’aggiunta dei pomodorini devo dire che è stato un bel tocco di colore e sapore nel piatto!

carciofi-pomodori

Carciofi trifolati con pomodorini

8 Carciofi
8 pomodorini
2 spicchi di aglio
olio evo
prezzemolo
brodo vegetale q.b.

Pulisci i carciofi, tagliali a spicchi e mettili mano a mano in un contenitore con dell’acqua acidulata. Taglia a metà i pomodorini.
In un tegame schiaccia i 2 spicchi d’aglio e falli rosolare leggermente nell’olio. Aggiungi i pomodorini, poi i carciofi e falli saltare qualche istante.
Unisci il prezzemolo tritato e un po’ di brodo vegetale. La cottura durerà circa 15/20 minuti, ma controlla e bagna i carciofi se ti sembrano troppo asciutti.
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Patate e radicchio

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Il weekend scorso, oltre ad essere passata la febbre (e la ola me la sono fatta da sola!) è anche iniziato il corso Passion twist con Veronica.
Sono davvero entusiasta e mio marito dice che è stata lei a farmi passare la febbre 😉

Devo dire che avevo mille ansie e mille dubbi, poi mi sono detta che non coglievo la palla al balzo l’avrei rimpianto. Te lo ricordi sssspumeggiante? Ecco, infatti l’inizio è stato proprio così!

Ora non ho più nessuna scusa e devo iniziare quella serie di cambiamenti che poi, a catena, mi dovrebbero portare lì dove vorrei. Sulla scia di “non ci sono più scuse né paure, cerca in te il tuo più grande sogno e riuscirai a realizzarlo”.

Sembra facile. Sembra, appunto.
Perché facile non lo è mai.
A parole in verità lo è. A pianificare anche. Il problema arriva quando sei pronta a fare il grande salto ma poi ti blocchi. E ti assale l’ansia di non farcela, l’ansia che stai facendo un salto nel vuoto.

Ma il corso mi servirà anche a questo, a far sparire questa ansia e a fare quel passo, magari piccolo, ma sempre importante.

A te è mai capitato? Come hai fatto a superare le tue paure?

Forse proprio per questo oggi vi propongo un contorno semplicissimo, di quelli che non possono venir male.
La morbidezza delle patate che incontra l’amaro del radicchio. Un contorno semplice e che piace a grandi e piccini.
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Patate e radicchio

3 patate
1/2 cespo di radicchio
1 spicchio d’aglio
olio evo
sale
pepe

Pulisci le verdure, quindi affetta le patate e taglia il radicchio.
Trita finemente l’aglio e mescolalo in una ciotola con l’olio e una presa di sale.
Versa due cucchiai di olio in una terrina quindi sistema dentro le patate,
distribuisci sopra 6 cucchiai di olio e cuoci a 180° per 45 minuti.
Aggiungi il radicchio, aggiungi due cucchiai di olio, e lascia cuocere per altri 10 minuti.
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Tortilla de patatas – la biblioteca

Maggio è iniziato e io vi porto subito dentro un libo dalla mia biblioteca. Ma non un libro qualsiasi, uno spagnolo che mi fu regalato da mia cognata per il mio compleanno quando ero incinta di Cecilia.
Mi sembrava logico iniziare maggio con questo libro dato che a breve nascerà quest’altra “patatina”.
E niente di meglio di una tortilla da una ricetta originale spagnola e così ricca (e semplice) che me ne sto mangiando a palate!
A dire il vero sono tentata anche di fare una serata a “tortillas” ma mio marito non ama le frittate tanto quanto le amo io quindi per ora rimando ancora un po’ aspettando che Cecilia ne mangi più di una fetta! Per fortuna almeno a lei piacciono. E speriamo anche a quest’altra bimba ^^
Ma torniamo alla nostra tortilla… buona sia calda sia fredda, soffice e piena zeppa di patate! Molto diversa da quella che facevo di solito, su ricetta di nonna papera, e devo dire che questa mi piace di più se dovessi scegliere. Io consiglio di provarle entrambe così da poterle confrontare meglio.
Le dosi della ricetta sono per 8 persone, io le ho dimezzate ed è venuta la tortilla che vedete in foto. Uno spicchio a Cecilia, uno al marito e il resto me lo sono spazzolato io. Però se dovessi dirla tutta, forse è l’appetito da gravidanza che parla 😉

 

Aspetto che nasce questa piccola per vedere la giusta dose!

Tortilla de patatas

450 gr di patate tagliate a dadini
425 ml di olio
2 cipolle
2 uova grandi
sale
pepe
prezzemolo

 

Mondare e tagliare le cipolle.
Scaldare metà olio e versarci, una volta caldo, le patate e la cipolla, facendo cuocere per 5 minuti. Spegnere e metterle in una ciotola a intiepidire.
In una ciotola a parte sbattere le uova con il sale. Unire le patate e le cipolle.
In una padella riscaldare il rimanente olio e versare il composto abbassando la fiamma. Cuocete per 10 minuti, coprendo con un coperchio, girare la tortilla e cuocere per altri 10 minuti.
Servire calda o fredda.

Tortilla de patatas

450 grams of diced potatoes
425 ml of oil
2 onions
2 large eggs
goes up
pepper
parsley

 

Peel and chop the onions.
Heat half of oil and pour, once hot, the potatoes and the onion, and cook for 5 minutes. Turn off and put them in a bowl to cool.
In a separate bowl beat the eggs with the salt. Add the potatoes and onions.
In a frying pan heat the remaining oil and pour the mixture by lowering the flame. Bake for 10 minutes, covering with a lid, turn the tortilla and cook for another 10 minutes.
Serve hot or cold.

Melanzane al forno con pomodorini e formaggio

E’ proprio vero che una stellina fa natale!! Mi è bastato tirare fuori i tagliabiscotti a stella che ho pensato subito ad un antipasto sfizioso e veloce per natale!
Che ne dici? Facili facili, gustose e piene di spezie come piacciono a noi in famiglia. Poi nessuno vieta di fare anche la parte più grande a forma di stella, perchè no? Il problema è solo trovare uno stampino della giusta dimensione! La mia melanzana era un po’ troppo storta e mal si prestava all’essere tagliata però cercando bene le più “dritte” per me si può fare una torretta di stelle!
Un centrotavola con un albero di melanzane! Ok, sto esagerando. Sarà il natale a farmi questo effetto? Ma sì, diamo la colpa al natale!
Tornando al piatto e lasciando perdere le stelle, la forma delle melanzane e le improbabili costruzioni ch si potrebbero ottenere, sono davvero un piatto che si fa in poco tempo, si può tranquillamente preparare in anticipo infornando solo alla fine o addirittura servirlo freddo. Mia madre ad esempio, quando le ho mandato la foto del piatto mi ha scritto che le ho dato un’idea per il tavolo degli antipasti di capodanno. In effetti, perchè no, la stella fa tanto natale ma fa anche molto capodanno!
E, festività a parte, per me si può mangiare questo antipasto in qualsiasi occasione!

Melanzane al forno con pomodorini e formaggio

2 melanzane
100 gr di pomodorini
100 gr di formaggio (io groviera)
olio evo
pepe nero
sale q.b.
timo
origano

 

Tagliare a fette spesse le melanzane, salare le fette coprirle con un piatto con sopra un peso e lasciarle così per una mezz’ora.
Intanto tagliare il formaggio e i pomodorini.
Prendere le melanzane e inciderle con un coltello. Su una teglia distribuire le fette di melanzana con i pezzetti di pomodori e condire con olio, pepe, timo e origano.
Cuocere in forno già caldo a 200° per 20 minuti. Sfornare le melanzane, aggiungere i cubetti di formaggio e infornare nuovamente fino a quando il formaggio non si sarà sciolto completamente. A questo punto togliere le melanzane dal forno, comporre il piatto e servitele ancora calde.

Baked eggplant with tomatoes and cheese

2 eggplants
100 grams of tomatoes
100 grams of cheese (I gruyere)
extra virgin olive oil
black pepper
salt q.s.
thyme
oregano
Cut the eggplant into thick slices, salt the slices cover with a plate with a weight on top and leave it for half an hour.
Meanwhile, cut the cheese and tomatoes.
Take the eggplant and engrave them with a knife. On a baking distribute the eggplant slices with chopped tomatoes and season with olive oil, pepper, thyme and oregano.
Bake in preheated oven at 200 degrees for 20 minutes. Churning out the eggplant, add the diced cheese and bake again until the cheese has melted completely. At this point remove the eggplant from the oven, the dish and serve hot.

Insalata greca al bicchiere – La Biblioteca

Nel week end mi sono messa a riordinare i miei libri di cucina. Un lavoro lungo e meticoloso che mi ha portata a dividere i titoli in base alla “frequenza d’uso”! Non è stato semplice, specie perchè ci sono dei libri che amo a prescindere dalle ricette che ho fatto, però alla fine sono soddisfatta del risultato. Due mensole della mia cucina ospitano tutti i libri, sopra quelli che uso di meno, più a portata di mano quelli che uso di più. Un bel lavoro, che mi ha portata a mettere anche tanti segnalibri nelle pagine di ricette che mi ero ripromessa di fare ma poi, un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di voglia, non ho mai ricercato.
Ora sono più buffi con tutti i segnalibri che spuntano, ma almeno se mi viene voglia di un piatto speciale adocchiato in uno dei miei libri, so già dove cercarlo. 
E proprio uno di quei segnalibri di un libro è stato rimosso il giorno stesso.
La ricetta è qui di seguito riportata così come scritta nel libro. Buona, semplice e sfiziosa, perfetta sia per l’estate, sia per la nostra via dei sapori!
C’è solo una cosa che mi ha lasciata perplessa: la scelta degli ingredienti. Ora, nei miei ricordi l’insalata greca ne prevede 6: cipolla, origano, feta, pomodori, peperoncini verdi e olive kalamata. Nel web si trovano tante versioni e mi viene da pensare che anche qui vale la regola “regione che vai, ingredienti che trovi” ma questa si discosta di tanto da quella che conoscevo. 
Ok, le variazioni potrebbero essere infinite ma una costante possibile sia solo la feta? 

Insalata greca

200 gr di pomodorini
150 gr di insalatine miste
120 gr di feta
80 gr di olive nere
1 cetriolo
1 pomodoro
olio evo
aceto
sale
pepe

Mondare le insalate, lavarle e asciugarle con cura. 
Lavare i pomodori e tagliarli a spicchietti. Tagliare a dadi il formaggio. 
Disporre l’insalata in una ciotola, unendo pomodorini, feta e olive.
Preparare il condimento, emulsionando 4 cucchiaiate di olio con 2 di aceto, sale e pepe.
Condire al momento di servire e disporre in 4 bicchieri alto e stretti.

Greek salad 

200 grams of cherry tomatoes 
150 grams of mixed salads 
120 grams of feta cheese 
80 grams of black olives 
1 cucumber 
1 tomato 
extra virgin olive oil 
vinegar 
salt 
pepper 

Peel the salad, wash and dry thoroughly. 
Wash the tomatoes and cut them. Cut the cheese into cubes. 
Arrange the salad in a bowl, adding cherry tomatoes, feta and olives. 
Prepare the dressing by emulsifying 4 with 2 tablespoons of oil with vinegar, salt and pepper. 
Season before serving and place in 4 glasses high and tight.