Pizza di pane pomodoro e origano

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Le spezie qui in Nuova Zelanda è molto semplice procurarsele.
Tutti nel giardino hanno piantata la lavanda, che non è come la nostra comune ma ha le foglie dentellate, eccola qui se vuoi vederla. I più audaci mettono insieme lavanda e rosmarino, e il giardino si tinge di verde e viola.

Ma per tutte le altre c’è il supermercato. File e file di vasetti di erbe fresche, di quasi tutte le specie. Così belle e profumate che ogni volta facevo uno sforzo enorme per tornare a casa a mani vuote.

E poi il reparto delle spezie. Perché sì, è un reparto. Due corsie piene di spezie, da diventare matti.
Hanno tantissime varietà di ogni erba aromatica o spezia, c’è un profumo così intenso che se chiudi gli occhi ti sembra di stare in India.
Belle sì, ma hanno una capacità di complicarti la vita che è assurda. Perché no, non vogliamo le cose semplici e le spezie in barattolo. No. Le spezie si vendono in sacchetti, che ti riempi tu, ma che devono pesare almeno 100gr. Ma con 100gr di spezie uno che ci deve fare?
Quindi, sebbene la tentazione di provarle tutte sia stata tanta, per il bene della famiglia e del portafogli (perché di certo non te le regalano) ho puntato a quelle conosciute.

A dire il vero ho preso solo l’origano che mi sto portando dietro da Auckland.

Questa spezia ha un potere antiossidante tra i più elevati in assoluto.
Una pianta che dà sollievo e conforto, quello che mi serve se penso a quante spezie poteri provare se non ci fossero quelle restrizioni.

Io ci ho fatto una pizza di pane pomodoro e origano, molto semplice e buona.
Veloce proprio non è dato che devi avere un po’ di pazienza con l’impasto. Ma il risultato non è per niente male!
Croccante, saporita, e piacevolmente profumata proprio grazie all’origano.
Noi l’abbiamo mangiata come aperitivo ma la rifarò molto presto raddoppiando le dosi per farne una cena!
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Pizza di pane pomodoro e origano

170 gr di pane raffermo
100 ml di acqua
50 ml di olio evo
1/2 cucchiaino di sale
20 gr di parmigiano
150 gr di passata
origano
olio evo
sale

Sbriciola il pane a pezzetti, aggiungi l’olio e poi l’acqua poca alla volta. Continua a impastare finché il composto prenderà forma.
Aggiungi sale e parmigiano poi compattalo su una teglia.
Condisci con la passata, l’olio e l’origanoe inforna a 180°C per 20 minuti.

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Preparazioni a base di erbe

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Mi sono sempre bene informata su come utilizzare e come si fanno le preparazioni a base di erbe, mi incoraggio ad acquistare buoni libri di erbe, a seguire corsi per tenermi aggiornata, e a tenere a portata di mano i miei appunti che uso come base di riferimento.
Dal quaderno al blog il passo non è stato breve, lo ammetto. Ma ho estrapolato le nozioni più importanti e quelle che ti serviranno di più.

Infuso

Viene effettuato versando acqua bollente sulle erbe, lasciando in infusione per 15 minuti coperto, finché le erbe hanno rilasciato le loro componenti benefiche. Può essere dolcificato a piacere, preferibilmente con un dolcificante naturale come il miele o lo sciroppo d’acero.
Gli Infusi sono fatti dalle parti più delicate delle piante: fiori, foglie o sommità fiorite.

Decozione

Una decozione è diversa da un’infusione per il fatto che l’erba viene messa insieme all’acqua in un pentolino e poi portata al punto di ebollizione a fuoco basso. La miscela viene poi lasciata bollire per 15-30 minuti, finché il liquido si riduce alla metà del volume originale. L’estratto liquido risultante viene quindi filtrato e zuccherato, se lo si desidera.
I Decotti sono fatti dalle parti legnose delle piante: radici, corteccia o steli.

Tinture

Le tinture sono concentrati estratti liquidi a base di erbe fresche o secche.
E’ una preparazione ottenuta esaurendo la droga tramite macerazione con un opportuno solvente. Il solvente più utilizzato nelle tinture madri è una soluzione idroalcolica (acqua + alcool) con una gradazione variabile (il più delle volte compresa fra i 60° agli 80°) in funzione della solubilità degli attivi da estrarre.
Le tinture sono anche chiamate estratti di erbe.

Estratti di olio

Sono utilizzati principalmente per applicazioni topiche, e come base per unguenti o pomate perché sono facilmente assorbiti attraverso la pelle.
In generale, le erbe essiccate sono estratte più facilmente per infusione a freddo, mentre le erbe fresche con a caldo.
Erbe e fiori delicati, devono sempre essere preparati per infusione a freddo.
Gli infusi freddi sono pronti in due o tre settimane, gli estratti caldi in poche ore.
Si usa l’olio extravergine di oliva o olio di vinaccioli. Il primo per estratti caldi, il secondo per quelli freddi.
infusione a freddo

Unguento

A volte con delle lesioni localizzate è preferibile mantenere un estratto di olio in contatto prolungato con una zona della pelle. L’unguento è stato progettato per fare questo.
E’ una miscela di sostanze chimiche liposolubili, estratti da piante, che si scioglie a poco a poco a temperatura corporea, e lentamente rilascia le sue proprietà curative per l’area di applicazione.
Tradizionalmente, gli unguenti erano fatti da erbe nel grasso di montone, sego di bue, lardo, lanolina, o anche vaselina. Ma qualsiasi estratto di olio può essere addensato con un po’ di cera d’api

Impiastro

E’ un mix di erbe fresche o secche applicate a rigonfiamenti esterni, ferite, ecc…
Con le erbe secche si utilizza dell’argilla in polvere, poi si aggiunge abbastanza acqua calda per formare una pasta spessa.
Per le erbe fresche si unisce mezzo bicchiere di erbe in una tazza di acqua e si lascia bollire per 2-3 minuti.
Dopo si posiziona su un pezzo pulito di lino, o garza, o cotone il composto di erbe e si avvolge attorno la parte lesa.

Ecco qui, il riassunto dei miei appunti e delle mie annotazioni. Ho cercato di essere il più concisa possibile dato che il tema delle preparazioni a base di erbe comprende argomenti spesso lunghi e noiosi (lo so bene!). Ma sono soddisfatta del risultato: un bel mix che abbraccia le principali preparazioni a base di erbe, utile se vuoi saperne di più in maniera veloce o se vuoi chiarirti le idee sulle differenze delle preparazioni a base di erbe.

Cookies cacao e prugne: ricetta dei desideri

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Cecilia ha sempre odiato mangiare la frutta. Le piacciono mele, pere, banane e avocado, il resto non lo assaggia nemmeno.
E’ sempre stato un problema e ora che Cornelia sta crescendo il problema si raddoppia.
No, non è Cornelia il problema, lei è davvero una buona forchetta e si mangia qualsiasi cosa abbia davanti. Il problema è che la gente tende a fare i paragoni.
Al ristorante qui spesso Cecilia e Cornelia si dividono il piatto, la sorellina di solito è quella che si spazzola tutta la sua parte (guardando anche con avidità la parte della sorellona!) e le cameriere non poche volte le hanno detto “è più brava tua sorella di te”. Ora, per fortuna, finché lo dicono in inglese lei non può rimanerci male, ma a me inizia a stare sui nervi questa cosa.

Anzi, un po’ tutto in verità, sia il fatto che Cecilia mangia come un uccellino sia chi fa i commenti. Io non giustifico mai ma non rispondo nemmeno. Sorrido, porgo il piatto e basta.
Ma che fastidio mi da non puoi capire! Mi verrebbe proprio da rispondere male a volte, specie a chi insiste e indica anche con il piatto quando capisce che siamo stranieri. Ma un pacchetto di fatti vostri, no?

Io ho i miei metodi per far assaggiare le cose al cecio di casa (che fra l’altro, i ceci non li mangia). Quando proprio non c’è
verso di farle assaggiare una cosa la infilo nei dolci. Funziona? Non sempre, ma a volte si.
Anche il cucinare insieme aiuta, perché vede esattamente quello che metto dentro e, a meno che il dolce non le sia piaciuto, la prossima volta a tavola so che lo mangia.

La sfida di questa volta? Le prugne.

I frutti venivano mangiati per mantenere le promesse o come accordo fra le parti. Mi sembra davvero ideale quindi per noi. I nostri accordi culinari di solito portano buoni frutti 😉
Lo sapevi che gli indiani Dakota mettevano i noccioli delle prugne selvatiche nel terreno attorno al villaggio per attirare i favori del Grande Spirito?
Io non ho piantato noccioli in verità, ma un desiderio l’ho espresso!

E con Cecilia abbiamo impastato questi cookies cacao e prugne, senza uova per necessità dato che le avevo finite. E a dire il vero poi non se ne è sentita proprio la mancanza.
I biscotti sono molto friabili e burrosi, si inzuppano benissimo e ricordano i nostri frollini (ma lo sai che qui in Nuova Zelanda non esistono frollini ma solo shortbreads?). A noi sono piaciuti e già domani mi è stato chiesto di rifarli.
Io ho il rammarico di non aver potuto mettere delle vere prugne fresche nell’impasto perché qui non è stagione, ma con quelle secche il sapore è uscito fuori lo stesso.
Però se puoi cambia la ricetta e al posto delle 3 secche metti una bella e grossa prugna fresca.
Poi però fammi sapere come vengono 😉

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Cookies cacao e prugne senza uova

1 cucchiaio di cacao in polvere
1 tazza di farina 00
3 prugne secche
1 cucchiaino di lievito in polvere
6 cucchiai di zucchero
5 cucchiai di burro ammorbidito
2 cucchiai di latte

Prendi le prugne e tritale il più possibile con un coltello.
In una ciotola mescola il cacao con la farina e il lievito.
In un’altra ciotola sbatti il burro con lo zucchero. Aggiungi le prugne, il latte e per ultimo il composto secco di farina.
Amalgama bene e lascia riposare il panetto per una decina di minuti.
Preriscalda il forno a 180°C.
Taglia i biscotti servendoti di un coltello, disponili su una teglia e infornali per 15 minuti.
Lasciali raffreddare su una gratella poi riponili in una scatola di latta.
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Costolette di agnello con noce moscata: ricetta fortunata

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Sai che negli ultimi giorni di Auckland mi si è rotta l’agenda? Anzi, a dire il vero si è proprio aperta in due. Spaccata, spacciata.
Così imparo a prendere le cose su aliexpress. Questo me l’ha detto mio marito, ha ragione ma non lo ammetterò mai.
Anche perché io sono quella che vede il bicchiere sempre mezzo pieno. Si è rotta l’agenda? Vabbè, pazienza. No, in realtà stavo tirando giù i santi dal paradiso quando è successo, non sono così zen.

Però nella mia sfortuna sono stata fortunata. Si è rotta l’agenda venerdì sera. Sabato poi ci siamo fatti un ultimo giro in città dato che era il nostro ultimo we ad Auckland e cosa vedo? Uno store kikki k.
Ok, io non sono un’amante di planner e co. Ma questo era proprio lì e a me si era rotta l’agenda. Entro. Eccola lì, un’agenda gatta. Il mio amore, dopo le mie figlie, è per i gatti. Sembrava fatta apposta per me… e infatti dopo due minuti ero in cassa con l’agenda per me e gli stickers per Cecilia.

Ma non è finita qui… giriamo un altro po’ poi ci fermiamo per pranzo. Come una bambina tiro fuori il mio nuovo acquisto però vedo che non avevo una penna con cui scrivere quindi l’ho riposta, mio malgrado, praticamente subito.
Dopo pranzo camminiamo verso il porto, ci fermiamo a prendere un caffè in un posto che ci avevano consigliato e… di fronte un altro kikki k! Mio marito a questo punto era convinto che queste non erano semplici coincidenze mentre io non la smettevo più di ridere.
Ovviamente ho preso una penna. Non quella con i gatti ma una rosa, che era più seria 😉

La noce moscata è sempre stata considerata un portafortuna se ne facevano delle collane da portare come amuleto.
Lo sapevano bene i mercanti veneziani, visto che furono proprio spezie come la cannella, i chiodi di garofano e la noce moscata a fare la fortuna della Serenissima.

A me basta l’odore per sentirmi meglio e ho fatto queste costolette di agnello con noce moscata a fine di quella giornata fortunata.
Sono molto semplice, l’unica cosa che devi ricordarti di fare è girarle a metà cottura.
Le ho servite con il loro sughetto, arricchito da una spruzzata di noce moscata proprio prima di spegnere il fuoco.
Morbidissime, saporite e succose, e con tutto il gusto che è proprio dell’agnello. A chi non piace troppo per il suo sapore un po’ selvaggio posso dire di provare questa ricetta che ammorbidisce molto il sapore forte dell’agnello.

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Costolette di agnello con noce moscata

800 gr di cotolette di agnello
50 g di burro
1 spicchio d’aglio
1/2 litro di brodo
1 cucchiaino di noce moscata
sale
pepe

In una casseruola fai rosolare nel burro l’aglio, quindi la carne, rigirando le cotolette da tutti i lati.
Aggiusta di sale e di pepe, quindi cospargi con la noce moscata.
A questo punto unisci il brodo, quindi fai andare a fuoco basso per mezz’ora, ricordando di girare le costolette dopo quindici minuti.
Togli la carne e fai ridurre il fondo di cottura aggiungendo altra noce moscata se ti piace.
Condisci le tue cotolette con il loro sughetto.

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Noce moscata – Myristica fragrans

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La noce moscata viene dal seme decorticato della Myristica fragrans, un albero originario delle isole Molucche (Indonesia) ed oggi coltivato nelle zone intertropicali.

UN PO’ DI STORIA

Il nome della noce moscata deriva da “noce di Mascate”, che non è il luogo di origine, ma il posto dal quale cominciò ad essere commercializzata.
Agli inizi del Settecento, per le sue caratteristiche di antisettico fu considerato come rimedio per oltre cento malattie che andavano da quelle per il sistema nervoso a quelle per il sistema digestivo.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

Myristica fragrans è un albero sempreverde che può raggiungere l’altezza di 20 metri. La noce moscata di forma ovale arrotondata, ha sapore e odore particolari, dovuti alla presenza di un olio aromatico.
È una coltivazione assolutamente tropicale.
Il primo raccolto si ottiene dopo 7-9 anni dall’impianto e la piena produzione dopo 20 anni.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

I principali costituenti attivi sono: la miristicina, l’elemicina e il safrolo.
Attenua nausea, vomito e diarrea, mentre il burro è efficace per uso esterno contro i dolori reumatici e nevralgici.
Migliora la digestione, incrementa i movimenti peristaltici intestinali, favorisce il flusso biliare.
La noce moscata è stato utilizzato come ingrediente attivo in preparati per la tosse e di congestione.
Se consumato in alte dosi, inibisce la produzione di prostaglandine che possono influenzare lo sviluppo del feto, quindi è controindicato in gravidanza.

IN CUCINA

La noce moscata è usato in polvere negli alimenti, ma può essere aggiunto a tisane e essere preso come un estratto.
Il suo aroma, in quantità moderate, è gradevole, caldo, piccante, esotico.
Questa spezia è molto usata in cucina come ingrediente di dolci, budini e creme e anche della besciamella, di purè e verdure lesse.
Spesso, nella cucina italiana, viene aggiunta nei ripieni, tradizionalmente per tortellini, ravioli e cannelloni fatti a base di carne, formaggio o spinaci.

CURIOSITÀ

Viene portata con se’ per buona fortuna.
La noce moscata veniva infilata nelle bende delle mummie egizie.
Il rivestimento esterno secco della noce moscata era sacro al dio greco Hermes.
Un antico rimedio per assicurarsi la fedeltà del partner, era quello di tagliare una noce moscata in quattro pezzi e seppellire il primo sotto terra, buttare il secondo da una scogliera, bruciare il terzo e far bollire l’ultimo in acqua, poi bere quest’acqua, prendere la noce moscata che vi e’ immersa e di notte mettetela sotto al cuscino.

RICETTE

Mix di spezie
Pull apart bread
Pastilla
Polpette in pentola pressione
Torta mongolfiera
Salsa alle cipolle
Polpettone
Quiches funghi e tartufi

Fagioli all’uccelletto: ricetta contro la negatività

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Mio marito va matto per i fagioli in salsa che si trovano in barattolo. Quando gli ho fatto notare che altro non erano che fagioli all’uccelletto non mi ha creduto! Ho dovuto cucinarglieli per fargli sentire la differenza.

E una ricetta così semplice e banale a quanto sembra in America, ma non solo lì, ha davvero spopolato! Dovevo immaginarlo dalle quantità di marchi che fanno questo prodotto in barattolo. Mi sono chiesta quanti siano in Italia. Forse un paio, non mi ricordo di averne visti di più.
Invece qui si trovano scaffali interi di fagioli all’uccelletto. Più o meno speziati, certo, ma di base sono la stessa cosa.
Ti dico solo che ho faticato più a trovare dei pelati.

Devo dire il vero, nella vita in camper è comodo avere sottomano dei barattoli belli che pronti, che basta aprire e scaldare al microonde, perché sì, almeno il microonde l’ho voluto.
E ci sono stati alcuni giorni che mi chiedevo ma chi me lo fa fare di cucinare in così poco spazio! E li ho comprati e assaggiati. No, non si possono paragonare a quelli veri.
Da lì a farli il passo è stato breve e sai qual’è il responso di mio marito: preferisce quelli in barattoli! Dice che i miei sono troppo saporiti!
No comment.

Lasciamo perdere e passiamo ai retroscena curiosi, come il fatto che i fagioli essiccati venivano usati in sonagli per scacciare gli spiriti, specialmente quelli che facevano ammalare le persone.
Inoltre, sempre essiccati, si usava portarli come amuleto contro le negatività.
Un’antica credenza dice di mettere in bocca un fagiolo per poi sputarlo verso una persona che si pensa possa farci male. Immagina la scena!

A te invece i fagioli all’uccelletto piacciono? Hai mai preso “l’imitazione” già pronta in barattolo?
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Fagioli all’uccelletto

300 gr di fagioli cannellini
olio evo
200 gr di pomodori pelati
salvia
2 spicchi di aglio
sale
pepe

Fai rosolare in un tegame con l’olio, l’aglio ed la salvia. Dopo qualche minuto aggiungi i pomodori pelati e lascia addensare il sugo.
Aggiungi quindi i fagioli, sale e pepe, quindi prosegui la cottura per almeno 15 minuti.
Una volta pronti servili ancora caldi.

Spaghetti ai gamberi grigi: ricetta della verità

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Sto scoprendo tantissime cose abitando qui.
I gamberi grigi ad esempio, che non avevo mai visto al supermercato ma solo in pescheria (e sempre guardato con sospetto, lo ammetto.)
Ma ho scoperto che i gamberi grigi sono i più diffusi e probabilmente sono quelli che ho sempre mangiato. Anche se li ho sempre comprati arancioni. Cioè con i coloranti.
Si tratta di una manovra di marketing.

Tutti i gamberi una volta cotti cambiano colore, ed è di quel colore che siamo abitati a vederli. Dei gamberi grigi li comprerebbero molte meno persone, e questo significa che, per chi li produce, è conveniente colorarli per venderli meglio.
Allucinante non trovi?
Eppure vero, e se vai a controllare tra gli ingredienti, scritto in piccolo e in un angolo, ci sono due codici del tipo E120 o E130: i coloranti.
Mah, io non ho parole.

Tornando ai miei gamberi grigi, sebbene anche Cecilia sia stata molto scettica al momento dell’acquisto, si sono rivelati di gusto molto delicato. Anche il colore di cottura tende più al rosa che al rosso (e questo ha tranquillizzato Cecilia!).
Li ho fatti con una spaghettata accompagnati con il solo prezzemolo, messo a fine cottura.
Ma lo sapevi che l’abitudine di mettere un rametto di prezzemolo sui piatti fu iniziata dai romani a guardia contro il veleno e il deterioramento? Inoltre si diceva stimolasse a parlare, dunque perfetto per far venire a galla le verità.
E non dimentichiamoci che gamberi e prezzemolo sono sempre un’accoppiata vincente!

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Spaghetti ai gamberi grigi

350 gr di spaghetti
200 gr di gamberi grigi
1 spicchio d’aglio
olio evo
prezzemolo

Sguscia i gamberi, puliscili molto bene e tagliali a pezzetti.
In una padella fai saltare l’aglio con l’olio, unisci al soffritto i gamberi e cuoci tutto per 5 minuti circa.
Fai cuocere gli spaghetti, mantenendoli al dente, scolali ed uniscili al sugo preparato.
Impiatta guarnendo con il prezzemolo tritato.

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Tè vs infuso: quale è meglio per te?

Non c’è niente di meglio che avere una tazza di tè fra le mani per il mero piacere o per godere dei principi attivi delle erbe. Ma ci sono anche gli infusi da tenere conto e quando dobbiamo scegliere ti è mai capitato di non sapere cosa fare? A me sì, per questo ho deciso di studiarci su e, ora che la differenza mi è ben nota ed è entrata nella mia quotidianità, ti rendo partecipe di quello che ho imparato, poi passiamo anche alla parte pratica e ti spiego come fare correttamente sia un tè che un infuso.

Qual è la differenza tra una tè e un infuso?

Un tè è spesso utilizzata con erbe singole oppure è una miscela selezionata di erbe aventi lo stesso principio attivo.
Diciamo che è quella che mi faccio per godermi il piacere di un momento per me, o durante il ciclo oppure se ho mal di testa.
L’infuso di erbe invece utilizza una maggiore quantità di droghe ed è lasciato in infusione molto più a lungo. Le infusioni infatti forniscono più quantità di principi attivi rispetto al tè. Ti faccio un esempio: una tazza di tè all’ortica ha 5-10 mg di calcio, mentre una tazza di infuso di ortica può averne fino a 500 mg.
Infatti l’infuso di erbe lo uso per alimentare il mio corpo con una bella dose di vitamine e minerali.

Quando si utilizza un tè piuttosto che un infuso?

Non c’è una regola comune.
Alcune persone ne bevono entrambi i tipi in maniera regolare, altri per lo più tè e di tanto in tanto infusi, ed alcuni (per lo più gli erboristi incalliti) bevono solo infusi!
Io personalmente consumo il tè come bevanda quotidiana o nei momenti in cui il mio corpo ha bisogno di una particolare erba o per alleviare qualche fastidio. Invece tratto le infusioni come se prendessi delle vitamine, quindi con più cautela, e le uso per fornire al mio corpo con dosi di vitamine e minerali se carenti.

Come si prepara il tè

Prendi 1 cucchiaino di erbe secche (a tua scelta) per ogni tazza di acqua bollente. Dopo aver aggiunto l’acqua, copri la tazza e lascia in infusione per 5-10 minuti. Filtra le erbe e bevi.

Come si prepara l’infuso

Aggiungi circa 75 gr di erbe fresche (o la metà in erbe secche) in 500 ml di acqua bollente. Copri bene con un coperchio e lascia le erbe in infusione 4-10 ore e poi filtralo. L’infuso è da tenere in frigorifero e da buttare dopo 36 ore.

Quanto prenderne?

La dose consigliata di tè per gli adulti è una tazza tre volte al giorno.
Per quanto riguarda le tisane si possono bere fino a 4 tazze al giorno.

Scones al formaggio al microonde: ricetta nutriente

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Il mio amore per gli scones è nato con la vicina di casa dei miei genitori, inglese, che li faceva in abbondanza e ce ne portava sempre per la colazione. Quello che non potevo sapere è che esistevano diverse versioni degli scones e soprattutto che non tutte sono dolci.

L’ho scoperto viaggiando ma non avevo mai provato a rifarli. Il camper ha cambiato i punti di vista e ha aperto la pista a ricette facili e veloci. Senza dimenticare la bontà ovviamente!
E visto quanti formaggi trovo qui ho pensato bene di iniziare dagli scones al formaggio!

Il latte evoca nutrimento, prosperità e protezione.
Nei film storici spesso si vede Cleopatra (o Poppea) fare bagni in vasche piene di latte. La finzione non si discosta dalla realtà, infatti era veramente usato il latte di asina, che veniva considerato un elisir di bellezza che permetteva di avere una pelle chiara, morbida e vellutata.
Nell’antica Britannia invece il latte veniva usato come offerta agli spiriti della natura, specie le fate, di cui si diceva ne erano ghiotte. Un alimento che si può pensare al femminile sia per produzione sia per usi.

Ora, è vero che il latte fa bene alla pelle ma per quanto mi riguarda a me proprio non piace! Per contro non posso pensare di rimanere a corto di formaggi!

Ma veniamo alla ricetta… Buonissima e davvero facile da fare, per un risultato che è davvero esploso, hai visto la foto, no? Per me è ottimo per antipasto, magari accompagnato da un tagliere di salumi. Il centro rimane morbido e burroso, se vuoi fare la golosa però puoi aggiungere un po’ di burro da spalmare su ogni pezzetto che tagli. I fianchi non ringrazieranno ma lo stomaco sì!
Provalo, poi  fammi sapere!

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Scones al formaggio al microonde

125 gr di farina
15 gr di lievito in polvere
un pizzico di sale
un pizico di pepe
15 gr di burro
65 gr di latte
12 gr di formaggio grattugiato

In una ciotola unisci tutti gli ingredienti secchi.
Taglia il burro a pezzi molto piccoli, l’aspetto deve essere simile alle briciole di pane, e aggiungi il latte e il formaggio lasciandone un po’ per la copertura.
Mescola rapidamente l’impasto.
Infarina leggermente una teglia da muffins, aggiungi il formaggio rimasto e mettili nel microonde per 2-3 minuti alla massima potenza.
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Patate e cipolle a fisarmonica: ricetta energetica

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Sto letteralmente impazzendo per le patate neozelandesi. E per le loro cipolle. Anzi, è proprio il connubio patate e cipolle a farmi impazzire.

Di patate ce ne sono tante, troppe forse, di tutti i tipi e dimensioni e colori. Vado matta per quelle arancioni, seguite a ruota da quelle rosse e viola. So che c’è anche la patata nera ma finora non l’ho vista.
E poi cipolle. Cipolle di tutte le dimensioni, da quelle piccole come una noce a quelle enormi che non mi bastano due mani per tenerle!

E il sapore… dolci. Qui tutti gli ortaggi sono dolci ma con le patate si rasenta la sensazione di zucchero in bocca, mentre le cipolle, a parte farti piangere anche solo se le strofini fra le mani, sì è una cosa stranissima, pensa che mio marito mi prendeva in giro poi gli ho messo il cipollone in mano e ecco che lacrimava anche lui mentre se lo rigirava fra le mani… in verità sembravamo due scemi 😛
Ma la dolcezza ti sorprenderebbe!
Ho provato le patate arancioni fritte e bhè, penso di aver toccato il cielo con un dito!
Poi sono tornata con i piedi per terra e ho voluto assaggiare anche patate e cipolle “normali”. Quelle che usiamo tutti e che teniamo in dispensa. Non mi aspettavo molto invece mi sono dovuta ricredere!

Le patate sono una recente aggiunta al menu del genere umano.
I tuberi per secoli sono stati pensati per essere velenosi, causa di lebbra e portatori di malattie infettive.
Sarà per il fatto che i nativi americani pensavano fossero potenti serbatoi di energia primaria, quindi modellavano le patate come bamboline e le usavano come un punto di riferimento per magia di materializzazione.
Fatto sta che era contro la legge far crescere le patate in Francia, mentre i tedeschi le usavano solo come mangime per animali.
Per fortuna verso il 1760, si iniziò a promuovere la patata come soluzione per le carestie e in poco tempo le patate erano entrate nella dieta occidentale.
Ad oggi, si contano più di 3000 varietà.

Inutile dirlo che vorrei assaggiarle tutte.

Ma torniamo alle “normali” patate neozelandesi. Devo ridefinire il concetto di normale a quanto sembra dato che qui nulla lo è.
Le patate erano di una morbidezza e una dolcezza uniche, con tutto che le ho ben condite con sale e bacon si sentiva solo la nota dolce.
Le cipolle sicuramente hanno fatto la loro parte, per questo ne ho messe in quantità moderata, piangendo come una bambina nel tagliarle ovviamente, dato che le volevo tritare.
Il bacon è un’aggiunta piacevole perché dona al piatto quella giusta croccantezza che altrimenti manca.

La prossima volta voglio provare con le patate arancioni, ma devo stare attenta che rischio la dipendenza!
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Patate e cipolle a fisarmonica

4 patate medie
1/2 cipolla
200 gr di bacon a fette
sale
pepe
4 cucchiai di olio evo
4 cucchiai di acqua

Preriscalda il forno a 200°C.
Lava e asciuga le patate.
Taglia le patate a fette ma non fino in fondo, poi aprila a ventaglio.
Trita cipolla e bacon.
Farcisci la patata con il trito di cipolla e bacon e aggiungi sale e pepe.
Mettile su una piastra da forno e versa su ognuna un cucchiaio di olio e uno di acqua.
Inforna e cuoci per 40 minuti, o fino a quando l’interno sarà morbido.

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