Carote miele e aneto: ricetta protettiva

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E’ praticamente finito maggio e l’unica cosa a cui penso è che domani è il compleanno della mia migliore amica.
Un’amica che ho conosciuto a diciassette anni e così diversa da me che le cose erano due: amicizia o odio. Per fortuna è nata l’amicizia.
Bianco e nero, rock e pop, notte e giorno. Siamo gli opposti su tutto. Eppure le cose che ci uniscono sono tantissime. E i pareri discordanti spesso anche di più. Ci cerchiamo, ci vediamo, ci sentiamo incessantemente o possiamo anche stare settimane senza avere contatti l’una con l’altra.

Per uno strano caso del destino ci siamo diplomate lo stesso giorno e laureate anche lo stesso giorno. E l’unico evento importante che abbiamo potuto condividere è stato il mio matrimonio, quando mi ha fatto da testimone. Abbiamo figli nati negli stessi anni e le stesse paranoie da mamma. Dicevamo di fare vite parallele e mi piace pensare sia così.

La lontananza non ci ha cambiate ma quest’anno è diverso. Sarà il fuso orario. Sarà che domani mattina mi sveglierò pensando a lei, a chiamarla, ma per lei sarà ancora oggi. Queste 12 ore di fuso che mi stanno facendo pensare se sia questo il posto dove voglio rimanere per il resto della mia vita.
Vorrei poter condividere la giornata del suo compleanno con lei, vorrei poter fare tante cose che non posso fare. E vorrei prendermi cura di lei, della nostra amicizia, vorrei poter fare di più ma sento di non poter fare molto da quaggiù.
E allora cucino, che lei sa come sono fatta, che ci pensano i fornelli a tirare fuori i miei sentimenti.

Ho scoperto nello svezzamento di Cecilia che l’aneto si sposa benissimo con la carota. Sembrano davvero fatti l’uno per l’altra. Aneto che tutti consigliano sempre e solo con il pesce io te lo abbino con una verdura.
Stavolta ho provato a farne un contorno veloce, da fare al forno. Le carote purtroppo non le ho trovate piccole e con i ciuffetti verdi ancora attaccati, ma se tagliate a listarelle rimangono molto morbide. Il miele le addolcisce e l’aneto gli conferisce quel sapore così particolare di cui tanto mi sono innamorata.

E l’aneto, erba sacra al dio egizio Horus, veniva considerata dai sacerdoti un’erba protettiva e veniva messa nella culla per proteggere i neonati o appesa alla porta di casa per allontanare i pericoli.
L’aneto stimola il Chakra sacrale e ha proprietà carminative, allevia cioè i dolori di gas e i gonfiori di stomaco. Inoltre è ottimo per sedare il singhiozzo!

Il contorno è pronto, anche se non posso portarglielo. Però le lascio la ricetta.
E tu come ti prendi cura degli altri?
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Carote miele e aneto

8 carote
aneto
1 cucchiaio di miele
olio evo
sale

Lava le carote, pelale e tagliale a listarelle.
Disponile in una teglia e condiscile con olio, sale, aneto e miele. Girale per farle insaporire e infornale a 200°C per circa 35 minuti.
Servile subito, ancora calde.
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Salvia – Salvia officinalis

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La specie più nota, largamente usata in cucina, è la Salvia officinalis.

UN PO’ DI STORIA

Il nome Salvia deriva dalla parola latina “Salveo”, che significa guarire o salvare.
Era un’erba cerimoniale sacra dei romani e ai greci.
Teofrasto, saggio greco, la classifica come “herbe coronarica”, perché si pensava levasse le malattie.
Nel Medioevo veniva usata nel tè per curare raffreddori, febbre, mal di fegato, epilessia, perdita di memoria e molti altri disturbi comuni.
I primi coloni americani la consideravano essenziale, al pari di sale e pepe.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

È una pianta a portamento cespuglioso, con fusto ramificato e foglie di colore grigio-verde, feltrose al tatto, hanno un colore verde-grigiastro e un odore caratteristico. I fiori sono di colore violetto e sbocciano in primavera.
Le foglie possono essere prese tutto l’anno se coperte con un panno contro il gelo invernale.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

Prima e dopo i Romani, dagli Egizi alla farmacopea medioevale, la salvia fu sempre apprezzata in erboristeria.
Tra i principali effetti, ha efficacia antisettica ed è anche digestiva e calmante.
Può essere utilizzata per curare un’eccessiva sudorazione: si prepara un infuso e si praticano tamponamenti della zona da trattare.
E’ una pianta utile alle donne per alleviare le vampate della menopausa o per regolarizzare il ciclo mestruale. Ma se si sta allattando è controindicata.

IN CUCINA

Tra le centinaia di specie di salvia, solo una manciata sono utilizzate in cucina.
Si sposa bene con alimenti ricchi in sapore, come l’anatra, il pollame, la carne di maiale, le carni rosse.
Ottima con fagioli, melanzane, salse a base di pomodoro,
Indispensabile nei ripieni.
In Medio Oriente viene usata per aromatizzare l’arrosto di montone.
Meno comune è il suo impiego per i formaggi e le zuppe.
Non tutti sanno che i suoi fiori sono buoni nelle insalate o insieme alla frutta.
Volendo si può aggiungere cruda a un piatto di affettati condendola con aceto balsamico, pepe nero e limone.

CURIOSITÀ

Arabi e cinesi credevano che mangiare salvia fosse la chiave per avere una lunga vita.
Contiene un chetone complesso, il tujone, che può risultare tossico ad alte dosi.
E’ utile per protezione, guarigione e nella realizzazione dei desideri.
Per aumentare la conoscenza e saggezza.
Presso i Romani doveva essere raccolta con un rituale particolare, senza l’intervento di oggetti di ferro, in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben lavati.
Era sacra agli dei Zeus e Giove.
Secondo la tradizione medievale, tutto quello che dovete fare per diventare immortale è prenderne un po’ ogni giorno, soprattutto nel mese di maggio.
I rospi ne sono attratti.
Gli zingari la utilizzano per scurire i capelli grigi.
Gli olandesi nel 17° secolo barattarono la salvia per il tè con i cinesi.

RICETTE

risotto alla zucca con taleggio e salvia
torta rustica autunnale
ravioli neri ripieni di salmone al burro e salvia
minestra asciutta di fagioli, funghi e speck
fagiolata spartana

Porro arrostito su purè: ricetta legante

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Ci sono legami indissolubili, come quelli fra genitori e figli. Anzi, più passa il tempo più credo che non esiste un amore più resistente di quello.
Alla fine da figlia sai che nessuno può darti quell’amore incondizionato come i tuoi genitori, con tutti gli alti e bassi che questo comporta, e da genitore sai che non puoi amare nulla come ami un figlio.
Almeno questo è il mio pensiero, il mio amore per i miei genitori è diverso da quello verso mio marito e ancora diverso da quello verso le mie figlie.
E questo mi ha fatto pensare che è vero, ci sono dei legami che non si possono rompere. Uno può litigare e arrivare a non parlarsi ma alla fine l’amore riemerge sempre.

Gli ultimi giorni a Roma mi hanno fatto pensare a questo. Siamo stati due settimane a casa dei miei genitori e ci siamo divisi fra parenti e amici. Notavamo la gioia e il dispiacere sui loro volti, d’altronde ne abbiamo messi di chilometri fra noi, ma di base c’era lui: l’amore. Quell’amore che rimane e fa pesare di meno la lontananza anche se a volte sembra schiacciarti.

E come “ultima cena” ho preparato un contorno che parlasse anche di questo.
Portatore di amore, una variante europea al filo rosso del destino: il porro, tanto amato da Nerone, è presente nella cucina più povera fin dai tempi antichi.
I porri sono, come le cipolle, utilizzati per scacciare il male e l’impurità. La loro forma a strati faceva pensare che bastasse sfogliarlo per eliminare i malanni.
Una curiosità che viene dalle antiche herbane è quella di dividere un porro in due e darlo da mangiare agli innamorati così da formare un legame indissolubile per tutta la vita.
Nella medicina tradizionale cinese e in macrobiotica il porro è considerato un alimento riscaldante. Sarà per le sue proprietà diuretiche e disintossicanti, che ne fanno un buon pulitore intestinale.

Il porro arrostito è una delle mie verdure preferite. Mi piace come si abbrustolisce e la parte croccante è quella che mi lascio sempre per ultima. Il purè è un bel “letto” per questo contorno. Mitiga la croccantezza del porro e ne addolcisce ancor di più il sapore. Una bella spolverata di pepe rende il contorno ancor più particolare. Osa un pepe rosa, io non ne avevo ma è perfetto!

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Porro arrostiti su purè

1 porro grande
olio evo
2 patate medie
1 bicchiere di latte
1 noce di burro
sale
pepe

Rimuovi i 2-3 strati più esterni del porro fino a ottenere la parte più bianca e tenera.
Metti a lessare le patate in acqua poi scolale, schiacciale e mettile su un pentolino con il latte e la noce di burro per fare il purè.
Arrostisci a fuoco medio in una padella il porro finché si sarà leggermente ammorbidito e la parte esterna ben arrostita.
Su un piatto servi il purè e adagia il porro arrostito condito con sale e pepe.
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Maiale e confettura di more: ricetta difensiva

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E’ quasi un mese che siamo ad Auckland eppure mi sento ancora una straniera. Eppure non posso far a meno di essere incuriosita da questo paese dove praticamente hanno ogni taglio di carne con un sapore unico, genuino.
Qui l’aria è buona, è molto più buona che nelle nostre metropoli, e la natura rimane incontaminata in tutto: allevamenti, coltivazioni, i parchi sotto casa,…

Se mi segui su instagram avrai notato quanto verde c’è nelle mie foto. E non è perché me lo vado a cercare, ma qui è davvero ovunque. La nostra casa è in un quartiere residenziale pieno di villette ma quello che è assurdo è il fatto che ci sono più alberi che case. E nessuna recinzione. Qui è come in America, tutto aperto. Nè steccati né muri. Volendo puoi entrare nei giardini di tutti. Assurdo.
Ma cosa è più assurdo, comportarsi con tale fiducia nel prossimo o fare l’esatto contrario. Non posso fare a meno di pensare alla villa dei miei genitori, con il suo muro di cinta alto e fatto alzare ancor di più quando entrarono dei ladri in casa.
Anche qui ci sono i furti, ma c’è molto più rispetto e… ecco, mi fa strano, non ci sono abituata.

Forse per questo ho preso la marmellata di more. Per protezione. Come si faceva in campagna da mia nonna, non c’erano muri ma piante su piante di more per delimitare proprietà. Anche i poderi della zona la usavano con funzione principale difensiva.

Infatti le more promuovono la ricchezza e proteggono dal male.
Torte di more erano tradizionalmente cotte i primi di agosto per proteggere le colture e incoraggiare un raccolto abbondante.
Le more inoltre contengono vitamine C e A, in erboristeria le proprietà che vengono sfruttate sono quelle astringenti e lassative.

Per questo particolare secondo piatto mi sono lasciata tentare dalle rimanenze in dispensa.
Ho quindi combinato una confettura di more rimasta dalla colazione con l’aceto balsamico rimasto dalle ultime insalate.
I succhi che escono dalla carne di maiale mentre rosola conferiscono alla confettura una base saporitissima. Anche se è la confettura di more la vera protagonista del piatto, che aggiunge un tocco di colore e di gusto vellutato che ben contrasta il sapore secco delle braciole.
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Braciole di maiale con confettura di more

4 braciole di maiale
sale
pepe
½ tazza di marmellata di more
2 cucchiai di burro
2 cucchiai di aceto balsamico
1 cucchiaio di acqua

Fai rosolare in padella le braciole con un cucchiaio di burro e condisci con sale e pepe.
Aggiungi l’altro cucchiaio di burro e la marmellata, poi l’aceto balsamico e l’acqua.
Coperchia e lascia sobbollire a fuoco basso finché il sugo di cottura non si addensa.
Servi le braciole coperte con la loro salsina.
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Erbe e spezie per insaporire

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Mai come oggi siamo consapevoli della frase “Siamo quello che mangiamo”. Molte persone si fanno sempre più domande riguardo ciò che mangiano e da dove proviene il cibo.
E quasi tutti sono alla ricerca di modi alternativi per migliorare i loro pasti principali, per esempio di come insaporire senza ricorrere ai grassi (come burro o formaggi) o di come cercare di ridurre sale e zucchero senza compromettere il sapore di una pietanza.

Erbe e spezie in questo offrono un valido aiuto, sia per il loro gusto, sia per i principi attivi di cui sono ricche.

E oggi ti parlo di quelle che per me non dovrebbero mai mancare per cucinare in modo sano. Quelle quattro che, non solo puoi usarle per insaporire, ma portano anche molteplici benefici per la salute.

Basilico

Ricco di vitamina A, ottimo contro i danni dei radicali liberi ai tessuti della pelle e del corpo.
Ricco anche di vitamina C, con il suo grande richiamo immunitario.
Ed è “imballato” di minerali come calcio, potassio, ferro e magnesio. Una vera bomba!
Per ottenere il massimo dal basilico basta servilo fresco.

Pepe di Caienna

Un’altra ottima fonte di vitamina A, ma non solo. Se stai cercando di perdere qualche chilo è perfetto per contribuire ad aumentare leggermente il metabolismo.
E’ un ottimo anti-infiammatorio per la quantità di capsaicina in esso contenuta, che può aiutare i livelli più bassi di dolore.
Da consumare abbinato a fagioli, peperoni e pomodori.

Origano

Contiene il più alto livello di antiossidanti di tutte le erbe.
Inoltre i suoi livelli elevati di fenoli possono aiutare a distruggere tutti i batteri che entrano nel corpo.
E’anche ricco di magnesio, vitamina K, fibre e acidi grassi Omega 3, essenziali per il funzionamento del sistema nervoso e per chi ha problemi cardiovascolari.
Ottimo nelle conserve ed ovviamente sulla pizza!

Curcuma

Una spezia che ha un alto contenuto di vitamina B6, per aiutare con il sistema nervoso.
E’ anche un antisettico naturale e può attivamente contribuire a ridurre il colesterolo.
Un complemento eccellente a zuppe, stufati e curry.

Dopo questi spunti di riflessione sull’utilizzo di alcune erbe e spezie, a te la parola, quali sono i tuoi “must have” che aggiungono sapore ai tuoi piatti?

Olive in salamoia: ricetta rinforzante

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A casa dei miei genitori, nelle due settimane che ci sono stata, ci siamo dati alla raccolta delle olive.

Queste che vedete qui nei barattoli sono la selezione della selezione.
Il tutto è durato una settimana. E per un solo albero!
Ma era davvero carico, e poi anche la pioggia ci ha messo del suo a rallentare il procedimento di raccolta e selezione.
Abbiamo fatto un paio di ceste, poi una a una abbiamo selezionato tutte le olive. Ti dico solo che la sera avevo le dita che mi bruciavano per quanto erano intorpidite!

Mi dispiace di non aver fotografato il processo ma il telefono, dopo averlo fatto cadere un paio di volte, ho deciso fosse meglio parcheggiarlo dentro casa.
Comunque fra me e mio padre in bilico sulla scala mentre mia madre controllava le pupe ai piedi dell’albero sembravamo un siparietto comico!

Finita la cesta finale, abbiamo dato il via al procedimento di conservazione. Peccato solo che io sono partita prima di poterle assaggiare perché mi dicono dalla regia che sono venute benissimo! Dolci e succose, saporite e non acide. Mi domando se dei tre barattoli ne ritroverò almeno mezzo al mio ritorno.

E ora ti parlo un po’ del significato nascosto delle olive.
Fin dai tempi più remoti l’ulivo fu considerato un simbolo di spiritualità e sacralità. Sinonimo di fertilità e rinascita, di resistenza alle ingiurie del tempo e delle guerre, le olive rappresentano nella mitologia, come nella religione, un elemento naturale di forza e di purificazione.
Le spose greche spesso ne mangiavano per garantirsi la gravidanza, mentre per gli uomini erano considerate dei veri induttori di passione.
Gli acidi grassi monoinsaturi contenuti nelle olive poi vantano un effetto positivo nella riduzione del colesterolo, inoltre stimolano l’appetito e favoriscono la digestione.

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Olive in salamoia

1 kg di olive verdi
1 lt di acqua
90 gr di sale grosso

Metti le olive a bagno in una ciotola per una settimana, cambiando l’acqua due volte al giorno.
Trascorso il tempo prepara la salamoia bollendo 1 litro d’acqua per ogni 90 grammi di sale.
Quando l’acqua ha raggiunto l’ebollizione, toglila dal fuoco e fai sciogliere il sale, quindi lasciala raffreddare.
Scola le olive, mettile nei barattoli di vetro e coprile interamente con la salamoia. Chiude i barattoli e mettili a testa in giù per circa 20 minuti, in modo che si formi il sottovuoto, dopodiché mettili sul fornello in una pentola con abbondante acqua calda a sterilizzare per circa 15 minuti.
Conservali in un luogo fresco e buio e attendi qualche mese prima di consumare le olive.
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Bruschetta ricotta, miele, timo e mandorle: ricetta energizzante

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Siamo già arrivati a metà maggio ma il freddo ancora non è arrivato a farsi sentire. L’essere passati per Roma prima di patire ha però scombussolato le pupe, specie Cecilia, e dal caldo di Roma ci siamo trovati ai mille gradi in aeroporto (qualcuno mi spieghi perché deve fare così caldo lì dentro!) poi, anche se lo sapevamo, il freschetto mattutino di Auckland ci ha comunque colti di sorpresa.

Sono passate già due settimane eppure il freddo so che non è tanto fuori ma io lo sento dentro, nelle ossa. E’ davvero una spiacevole sensazione che, a parte farmi sentire una vecchietta quando giro in vestaglia la mattina, mi da proprio fastidio!

Mi sono dunque messa ai fornelli, anzi, ho proprio acceso il forno dato che i riscaldamenti qui lasciano un po’ a desiderare (dimmi che non sono l’unica che pensa che fa proprio strano parlare di riscaldamento a maggio!). E mentre tagliavo ili pane da scaldare ho preso, quasi da automa, il timo.

Il timo serve a dare una ripulita alle energie. Fin dai tempi dell’antica Grecia veniva bruciato nei templi, e i sacerdoti si facevano, e consigliavano di farlo, un bagno con maggiorana e timo per dare coraggio ed energia.
E’ un mineralizzante, quindi rafforza negli stati di debilitazione e debolezza. Inoltre possiede notevoli proprietà antisettiche, sto andando incontro all’inverno e mi sembra perfetto, non trovi?

Questo antipasto è un vero “apristomaco”. Stuzzica l’appetito e prepara al piatto principale senza appesantire.
Io sono una fan della bruschetta e me la mangio condita nei modi più svariati ma fra i tanti questa combinazione è la mia preferita. Avendo poi trovato delle bellissime mandorle stavolta ho voluto osare aggiungendole e la loro nota amara, data dalla buccia, ha bilanciato il dolce del miele.
L’unico rimprovero che mi è stato fatto è che la prossima volta ne devo fare di più!
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Bruschetta ricotta, miele, timo e mandorle

4 fette di pane
50 gr di ricotta di capra
qualche rametto di timo
qualche cucchiaio di miele di timo
50 gr di mandorle

Metti il pane in forno a bruscare e nel frattempo frantuma grossolanamente le mandorle con un mortaio.
Appena il pane è tostato spalma la ricotta e condisci con un cucchiaio di miele.
Aggiungi a pioggia mandorle e timo e cerca di mangiare le bruschette tiepide!
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Timo – Thymus

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Il timo (Thymus L., 1753) è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, la famiglia della menta, che è stato usato fin dai tempi più antichi come erba medicinale.
Il suo nome scientifico deriva dal greco forza, coraggio, qualità che risveglierebbe in coloro che ne odorano il profumo balsamico.

UN PO’ DI STORIA

Il timo nome deriva dal greco thumos, fumigazione, con riferimento all’antica usanza di usarlo nei sacrifici, per il suo odore; oppure può derivare da thumos, coraggio, per le sue qualità inebrianti.
Per i greci era un emblema di attività, i guerrieri erano infatti massaggiati con l’olio estratto; ma anche le signore medievali lo ricamavano sulle sciarpe dei loro cavalieri, proprio per aumentare il loro coraggio. Le donne poi lo indossavano nei capelli per migliorare la loro attrattiva.
E’ stato utilizzato fin dal 3000 aC dai Sumeri come antisettico e fino alla fine della Prima guerra mondiale, con esso si realizzavano i disinfettanti più diffusi.
Inoltre costituiva, con altri olii essenziali, una sostanza base usata dagli Antichi Egizi nel processo di imbalsamazione.

COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE

Predilige un buon terreno leggero, calcareo, drenante, meglio se secco (più ricco sarà il suolo, meno sapore avranno le foglie).
La pianta ha un odore aromatico gradevole e un gusto pungente.
La fragranza delle sue foglie è dovuta ad un olio essenziale, che gli conferisce il suo sapore aromatizzante ed è la fonte delle sue proprietà medicinali.
E’ in fioritura da maggio ad agosto.

IMPIEGHI TERAPEUTICI

Il timo possiede notevoli proprietà antisettiche a livello gastrointestinale, note fin da tempi antichissimi. È efficace anche nelle infezioni delle vie urinarie.
Le proprietà antibatteriche sono dovute a un fenolo, il timolo, contenuto in tutte le parti della pianta e responsabile del forte profumo; come altri fenoli essenziali, allo stato di elevata concentrazione è corrosivo e tossico.
L’olio essenziale si utilizza contro la tosse, il mal di gola e tutti i sintomi del raffreddore.
In estetica può essere utilizzato nell’acqua del pediluvio per ottenere un’azione defaticante e disinfettante.
Cura l’indigestione, assicura il sonno recupero, e calma il sistema nervoso.

IN CUCINA

Il Timo viene usato come aroma in cucina, e si raccolgono i fiori e le foglie che vengono usati per insaporire minestre e carni.
È pianta molto visitata dalle api, che ne ricavano un ottimo miele, considerato il migliore nella Grecia classica.
Il tè addolcito con miele è molto piacevole e gustoso.
Perfetto nelle pietanze cotte in casseruole (a cottura lenta), principalmente con carne.
E’ da usare assieme al vino rosso, o provalo per fare delle marinate.

CURIOSITÀ

Plinio ci dice che, quando viene bruciato, mette in fuga tutte le creature velenose.
Può essere usato, come avviene anche per il mentolo, unito al tabacco da fumo, per aromatizzarlo.
Per l’eliminazione dei batteri presenti all’interno delle scarpe.
L’olio di timo, diluito, può essere utilizzato per il trattamento di tagli e ferite.
Metti dei rametti tra i vestiti o la biancheria per levare l’odore di muffa.
Secondo la leggenda, qualsiasi luogo in cui cresce selvatico è un luogo benedetto dalle fate.
Gli antichi greci dicevano fosse sacro per Adephaghia, la dea del cibo e del buon mangiare.
Un cuscino imbottito di questa erba dissipa gli incubi e promuove i sogni positivi.

RICETTE

tuorlo strapazzato con prosecco e timo
fettuccine al timo con tonno, peperoni, lenticchie germogliate e curry
crumble di zucca e macinato al profumo di timo
panini al timo
orecchiette alla zucca profumate al timo
penne con spinaci, limone e timo
biscotti salati al pepe rosa e timo
pasta con filetti di triglia profumati al limone e timo
torta del pastore
petto di pollo con limone e timo

Taccole con bacon: ricetta portafortuna

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Le taccole sono simbolo di fortuna, se poi vengono avvolte in una fetta di bacon croccante sono certa che attireranno di più l’attenzione della Dea bendata! Almeno è quello che spero io!
Però di sicuro non possiamo appenderle o portarle appresso come portafortuna.

Un oggettino, un rituale,… alla fine siamo un po’ scaramantici e ognuno di noi ha il suo portafortuna personale.
Io in verità ho le coccinelle. Una come portachiavi, una di pelouche in macchina, una con la calamita sul forno, una piccola d’argento sul mio comodino. E quando faccio un regalo spesso chiudevo il pacco con una coccinella adesiva, anche se è da un po’ che non le trovo e dovrò rimediare in altri modi.

Tutto è nato anni fa quando il giorno prima del mio frontale con un autobus mi è stata regalata la coccinella da mettere in macchina.
La mia era una smart rossa con il tettino apribile nero, mia zia quindi mi aveva regalato la coccinella perché richiamava i colori della macchina.
Messa la mattina presto sul cruscotto, vado con mio padre a lavoro e… incidente! Macchina distrutta, io e mio padre illesi. Se non è stata fortuna questa!

Da allora la coccinella (anzi, le coccinelle!) sono entrate a far parte della mia vita come portafortuna. Anche le prime tutine delle mie pupe avevano le coccinelle sopra 😉
Mi sono anche levata la curiosità sul perché la coccinella è un portafortuna: il suo nome deriva dal greco Kokkinòs, cioè rosso scarlatto. E nell’antichità, il colore rosso era considerato un portafortuna.

Un altro portafortuna dal mondo della natura, anche se non è rosso, ce lo danno i piselli. In particolar modo le taccole, i cosiddetti “piselli mangiatutto”.
Simbolo di fortuna e prosperità fin dai tempi antichi, quando i loro fiori venivano intrecciati in ghirlande bene auguranti per le spose.
Senza dimenticare che hanno diverse proprietà benefiche. Meno proteici dei comuni piselli verdi, hanno però un alto quantitativo di fibre e un basso apporto calorico.

Io le ho arrotolate nel bacon che non porterà fortuna ma ci piace lo stesso!
Il risultato è stato meglio di quante sperassi! Avevo già mangiato degli asparagi nel bacon e cotti al forno ma ne ero rimasta
un po’ delusa. Ho pensato che il forno avesse contribuito alla mia delusione, per questo le taccole ho preferito ripassarle in padella.
E infatti il connubio croccante del bacon con il morbido del pisello è stato molto più bilanciato!
Il tocco finale lo ha dato il pepe, che ha amalgamato al meglio i due sapori così diversi con la sua nota pungente.
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Taccole con bacon

200 gr di taccole
100 gr di bacon
60 gr di burro
pepe nero

Fai lessare in una casseruola le taccole, poi dividili in mazzetti da tre. Avvolgili in una fetta di bacon.
In un tegame fai sciogliere il burro, aggiungi gli involtini e lascia cuocere fino a quando la superficie non sarà dorata.
Servili cosparsi di pepe nero.
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Muffins coriandolo, avocado e bacon: ricetta tonica

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Una delle poche cose della mia cucina che mi sono portata in valigia è un set di stampini per muffins. Anzi per mini plumcakes per dirla tutta. E poi se mi segui sulla mia pagina facebook avrai partecipato ai sondaggi su cosa mettere il valigia una mesata fa.

Peccato che non potevo portarmi anche tutte le mie spezie, ho una dispensa che fa invidia a un’erborista! 
Ma quelle si trovano abbastanza facilmente in giro e, a parte il basilico, che non l’ho visto da nessuna parte, di coriandolo la Nuova Zelanda ne è piena. Si usa molto più che da noi a quanto sembra!

Ti capita mai di “inciampare” in quello che proprio ti serve in un preciso momento? Ecco, aver trovato così tanto coriandolo in giro mi ha dato proprio questa impressione.

Anticamente si credeva che, mescolando i semi, ridotti in polvere, nel vino rosso, si otteneva un potente filtro d’amore.
Per il mio filtro d’amore è tardi, per quello per le pupe è presto, quindi mi sono concentrata su un effetto magico che potesse servirmi nell’immediato.
Grazie ai suoi principi attivi (che trovi nella sua scheda qui), infatti è l’erba giusta per attenuare il senso di fatica e per il sistema nervoso. Contiene anche un diuretico, che riduce la pressione sanguigna e aiuta quando si ha il mal di testa.

Perfetto no?
Fatica delle tante ore di viaggio, mal di testa che ancora attribuisco al fuso,… gli ingredienti ci sono tutti! 

Oltre ad essere un’ottima erba aromatica che aggiunge sapore ai cibi ovviamente 😉
Questi muffins non sarebbero stati gli stessi senza coriandolo, magia o sapore non importa, fatto sta che il gusto soffice dell’avocado unito con i tocchetti morbidi del bacon hanno trovato in quest’erba il compagno ideale.
Saporitissimi, freschi al palato e perfetti come aperitivo perché fra le mille proprietà c’è anche quella di alleviare il senso di pesantezza dello stomaco.

Insomma, mi sono decisamente piaciuti! Saranno ricordati e rifatti spesso in questo viaggio 😉
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Muffin salati con avocado, bacon e coriandolo

250 gr di farina
1 cucchiaino bicarbonato di sodio
1 cucchiaio di aceto di mele
1/2 avocado maturo
1 cucchiaio di coriandolo
1 fetta di bacon
1 uovo
100 gr di burro
sale

Preriscalda il forno a 180°C.
In una ciotola mescola la farina con l’avocado e il coriandolo. Amalgama bene poi aggiungi l’uovo e il burro a temperatura ambiente. Infine aggiungi il bacon e la miscela di bicarbonato e aceto.
Aiutandoti con un cucchiaio metti il composto nei pirottini e cuoci in forno per 25-30 minuti.
Falli raffreddare prima di rimuoverli dai pirottini.
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