Panini stella

Svezzamento, questo sconosciuto.

No, in realtà non è più così. Ormai la nostra piccolissima di casa ha compiuto i 9 mesi e i pasti sono sempre di più una condivisione con tutta la famiglia a tavola che una pausa di assaggi.
E dato che qui si fanno pranzi, cene e anche merende (la colazione no, non c’è niente che la tira giù dal letto se non il latte di mamma), ho pensato di fare un post per aiutare quelle mamme alle prese con i menù per i pargoli da svezzamento.
Perché so che non è facile. E la tentazione di dargli il latte a vita c’è ed è tanta.
Ma vengo al punto… che si mangia la mia piccola Miss durante la settimana?
Per entrambi i pasti principali la base è sempre di vellutate o passati. Le verdure quindi, sempre presenti, ma a volte ci capita dentro qualche frutto, tipo fettina di mela o pera.
Pastine o riso si uniscono alle verdure 4-5 volte la settimana, poi i formaggi (Parmigiano, ricotta, crescenza) sempre 4-5 volte la settimana, i legumi (lenticchie rosse, piselli, fagioli e ceci) 2 volte la settimana, 1 volta prosciutto cotto, 2 volte carne, 2 volte pesce, lasciando 3 pasti con solo verdure e un cucchiaino di olio.
Il mio consiglio è di evitare i “papponi” e fare piatti il più possibile simile a quelli “dei grandi”.
Via libera a un psuedo primo e un pseudo secondo, ma anche un piatto unico va più che bene. Anzi, a volte risolve non pochi problemi.
Se i pupi si rivelano essere patiti del fingerfood, e lo saranno, data la gioia nel manipolare, prova con pezzetti di verdura cotta, micro pezzettini di Parmigiano Reggiano, focacce fatte in casa a base di verdure al vapore e ricotta o altro formaggio fresco.
Ti stupirà vedere come mangia di gusto da solo e per il cibo che finirà ovunque… amen, poi si pulisce.
Poi il pane, a tavola, mentre mangino “i grandi” non può mancare. Questi sono i miei ultimi panini, ultimi ma primi, dato che ho iniziato a farli 3 anni fa. Poi con il tempo la ricetta si è modificata e, ad oggi, questa è la mia versione migliore.
Buoni e facili, si fanno quasi da soli, basta avere un po’ di pazienza con i tempi di lievitazione. Per la forma, se vai di fretta, puoi essere meno precisa e addirittura staccare pezzi di impasto con le mani. Da noi stelle e cuori funzionano sempre, ma in particolare le stelle ben si prestano a manine non del tutto coordinate.
Se proprio vuoi lasciar correre la fantasia usa le spezie, come lo zafferano, per colorare l’impasto, e aggiungi semini in superficie per diverse fantasie.
Stavolta io li ho fatti a stella per le pupe (lisci per Cornelia, con i semi di papavero per Cecilia) e tondi per noi (semi di sesamo, di girasole e di zucca!).

Panini stella

Biga:
1 gr di lievito secco
100 gr di farina manitoba
40 gr di acqua
Impasta e lascia riposare per una notte coperta a temperatura ambiente.
Ingredienti:
Biga
400 gr di farina tipo 0
220 gr di acqua
50 gr di burro a pomata o olio di semi
semi a piacere

 

Tagliuzza la Biga in una ciotola con l’acqua, aggiungi la farina, mescolando con un cucchiaio, poi il burro a pomata (o l’olio ). Impasta finche l’impasto apparirà liscio, omogeneo e ben incordato.
Dai un giro di pieghe e metti a riposare in un contenitore coperto fino al raddoppio di volume.
Ribalta sul piano di lavoro, abbassa lo spessore con un mattarello fino a circa 1.5 cm, e con degli stampini ritaglia i panini e mettili sulla piastra da forno rivestita con carta forno.
Per fare aderire i semini puoi inumidire spennellando acqua, poi copri con pellicola trasparente e fai lievitare fino al raddoppio del volume.
Riscalda il forno a 160 C e inforna nella parte media del forno per 20 minuti circa. Dovranno prendere appena un po’ di colore.

 

Cocotte di tonno, patate e rosmarino

Organizzare o improvvisare? Tu da che parte stai?
Io sono una brava organizzatrice, metto nero su bianco a inizio mese, programmo post, pasti, vestiti, pulizie,… e poi succede che improvviso.
Sono la regina dei planner ma ogni tanto mi cade la corona.
Improvviso perché niente va mai (o quasi mai) come avevo pianificato. Improvviso perché con due pupe non so mai se il tempo c’è o me lo devo inventare. Improvviso perché gli imprevisti ci sono, a volte anche tanti e di seguito.
Ma pianifico ancora.
Pianifico perché mi serve avere una scaletta. Pianifico perché mi sembra di avere tutto sotto controllo. Pianifico per comodità, è più facile pensare a 7 pranzi e 7 cene insieme, così anche la lista della spesa si fa da sola.
Però il bello è anche questo. Avere tutto scritto per bene e poi trovarsi a fare delle cose last minute. Oppure, al contrario, avere pochissimo tempo ma trovare già scritto cosa fare per cena.
La mia formula quindi, da quando è nata Cecilia soprattutto, è pianificare per contenere i danni (e il panico, a volte!).
Anche se c’è da dire che alcune delle mie ricette migliori sono nate così, all’improvviso, seguendo l’ispirazione del momento.
Come questa.
Il programma della cena diceva “polpette di tonno” ma a metà preparazione avevo due pupe in lacrime. Quindi? Cocotte per tutti, via in forno e vai a consolare le pupe.
Cena rovinata? Non direi anzi, cena più che riuscita!
Il tonno e le patate per fortuna sono due ingredienti che non mancano mai in casa, e stavolta si sono uniti al rosmarino perché in cocotte volevo dare un sapore ancora più marcato e rustico.
Il pangrattato fa quella crosticina che tanto ci piace in superficie e che ben contrasta la morbidezza generale di questo piatto.
Esperimento, chiamiamolo così, riuscito.
E tu? Sei una pianificatrice o un’organizzatrice?

Cocotte di tonno, patate e rosmarino

400 gr di patate
320 gr di tonno sott’olio
2 uova
rosmarino
olio evo
pangrattato q.b.
sale
pepe

 

Lessa le patate in abbondante acqua, lasciale raffreddare, sbucciale e passale nello schiacciapatate. Mettile in una ciotola.
Sgocciola il tonno, uniscilo nella ciotola con le patate, aggiungi il rosmarino tritato, un po’ di pangrattato, sale e una macinata di pepe.
Sbatti leggermente le uova e uniscile all’impasto. Mescola vigorosamente per amalgamare gli ingredienti.
Riscalda il forno a 200 °C. Riempi le cocottine con il composto e aggiungi del pangrattato in superficie, insieme a un po’ di rosmarino.
Inforna per 30 minuti, appena tolte dal forno aspetta 5-10 minuti prima di servire, saranno bollenti!

 

Spiedini con peperoni e semi di finocchio

Il principe azzurro. Questa figura misteriosa che ci accompagna fin da piccole.
In ogni storia della buonanotte lui era lì. In ogni film disney salvava la fanciulla protagonista.
Mi sto chiedendo se è davvero così.
Il principe azzurro mi ha aiutata nella scelta dell’uomo della mia vita? Aiuterà le mie figlie nella loro di scelta?
Mah, ho seri dubbi.
Mi piacciono infatti gli ultimi film disney, da Merida in poi le fanciulle non si lasciano più incantare dal primo che passa. Non fraintendermi, non sarei più la stessa se mi togli tutti i primi film disney. Ma a parte i principi un po’… “sciapi”, diciamo così, per esempio quello di Biancaneve (ma aveva un nome?), o quello di Cenerentola che nemmeno si prende la briga di cercare la fanciulla di persona, ecco, gli altri mi hanno fatto battere il cuore da fanciulla. Metti Eric, che adoravo, o Aladdin, il classico ragazzo scapestrato, ecco questi si che sono uomini!
L’ultimo principe che ha sfornato la Disney è quello della principessa e il ranocchio. Cosa ne penso? Lo sbatterei al muro. Ma è un chiaro esempio di dove si sta dirigendo il mondo femminile. Ragazzi, lasciate perdere, i pantaloni ora li portiamo noi.
Mi piace questa svolta, così come mi è piaciuto Frozen. Tantissimo. Forse più a me che a Cecilia.
Ed è questo il messaggio che voglio dare alle mie figlie, non racconto favole della buonanotte di principesse salvate, cioè si, ma non così spesso.
Ci sono anche principesse che decidono di scendere dalla torre da sole perché hanno scoperto una scala segreta. O quella che non vuole proprio scendere perché deve finire di cucinare i biscotti quindi lancia ai pretendenti tutte le scarpe che trova in giro.
Storie assurde, ma che ci fanno divertire. E che spero portino un pizzico di fiducia in più alle pupe, al loro essere donna, un domani. Una donna forte che non deve per forza aspettare il principe azzurro. Ma che, se lo troverà, ben venga.
Parlando della ricetta invece… questa è nata per il semplice fatto di voler usare a tutti i costi questi spiedini che mi sono stati regalati a Natale.
In verità per girarli li ho maledetti più e più volte, ma questo è un discorso a parte… mai comprare spiedini a sezione tonda, meglio quelli a sezione quadrata, altrimenti la carne ruota quando li giri.
Vabbè, spiedino a parte, ce li siamo mangiati di gusto!
Peperoni e semi di finocchio per insaporire, quella freschezza dei semi smorzata dal gusto dolce del peperone, una vera delizia!
Ma la prossima volta voglio farli grigliati, non in padella.
Invece, tornando a parlare di principi,… qual’è il tuo preferito? Ne hai più di uno?

Spiedini con peperoni e semi di finocchio

600 grammi vitello
1  peperone
olio extravergine d’oliva
sale
pepe
semi di finocchio

 

Monda il peperone levando la calotta, poi dividilo in 8 falde, elimina i semini e le nervature bianche.
Monta gli spiedini alternando gli ingredienti.
Questi spiedini possono cuocere in 15 minuti su una griglia ben calda spennellandoli con olio. O in padella, come ho fatto io, spennellandoli con olio, sale, pepe e semi di finocchio.
Comunque decidi di cuocerli durante la cottura ruotali di un quarto di giro a intervalli regolari, spennellandoli con l’olio.
Il fuoco va tenuto inizialmente alto, abbassandolo dopo che la carne sarà ben colorita.

Gallina con purè di patate

Arriva la carne!

Eh si, si dà il caso che Cornelia, oltre ad avere il vizio dello striscio per pavimenti che mi fa venire voglia di prendere un Baby Mop, abbia messo su anche dei minuscoli dentini nella parte bassa. E per festeggiare la momentanea fine della pupa in versione lumaca (che tornerà per quelli sopra, lo so…) la sottoscritta ha iniziato a proporre i primi assaggi di carne, giusto per dare un senso ai dentini.
Come già fatto con Cecilia, ho preferito posticipare l’introduzione della carne, aspettando i sette mesi, e ho optato subito per la versione homemade. Niente omogeneizzati o liofilizzati, per carità, che qui non se ne sopporta nemmeno l’odore.
Per il momento sto utilizzando carne di tacchino e pollo. Per i primi assaggi è perfetta: ricca di ferro quasi quanto la carne rossa, ma più leggera e digeribile.
Questa volta partivo avvantaggiata, ho fatto il lesso per tutta la famiglia quindi è stato molto comodo levare la parte di Cornelia.
E mentre noi mangiavamo la nostra parte di gallina e manzo con patate lesse, lei si è finita la sua patata, in purè, e la sua gallina, a pezzetti piccoli piccoli.
E’ piaciuta, e anche molto. Anche se i dentini ancora non hanno capito come devono masticare. Nel frattempo il cucchiaino ha riportato i primi segni di denti e questo mi ha riportato indietro a tre anni fa, la cosa mi ha fatto sorridere, lo ammetto.
Per il primo assaggio ho fatto il brodo per tutti, ma qui di seguito riporto la ricetta “versione pupa”, quella che faccio quando non mi va di lasciare la pentola sul fuoco per tre ore!

Gallina con purè di patate

Per 5 porzioni da 100 gr
600 gr di patate
100 gr di gallina
1 cucchiaino di olio evo
2 cucchiaini di scalogno tritato finemente
acqua

 

Lava e sbuccia le patate, poi tagliale in quattro parti. Taglia grossolanamente la carne della gallina.
In una casseruola dal fondo pesante, scalda l’olio a fuoco medio e aggiungere lo scalogno. Dopo 1-2 minuti aggiungi la gallina. Una volta che i pezzetti di carne sono rosolati su tutti i lati, aggiungi le patate e tanta acqua quanto ne basta per coprire il tutto.
Porta a ebollizione, riduci la fiamma, copri, e lascia cuocere a fuoco lento per 20 minuti. Verifica che le patate sono tenere prima di togliere dal fuoco.
Leva le patate e riducile in purea liscia con poca acqua di cottura.
Servi con un filo di olio a crudo.

 

Pancakes con salmone, ricotta, avocado e aneto

Capelli. Io ho un serio problema con i miei capelli.
Quando sono nata ero pelatissima e sono rimasta una bella palla da biliardo per qualche mese. Poi è venuta la crosta lattea e poi, alla fine, i tanto sospirati capelli.
Capelli senza forma che hanno continuato a fare come gli pareva per anni.
Da brava figlia degli anni 80 ho portato la frangetta, che mi è stata sempre spuntata da mia madre manco fosse Edward mani di forbice. Anzi, magari, almeno sarebbe stata dritta.
E poi l’odiato caschetto. Io volevo i capelli lunghi, il mio ideale era Ariel, tanto per farti capire, eppure uscivo dal parrucchiere “formato Biancaneve”. E non avevo i capelli lisci, quindi il caschetto al secondo lavaggio era una bomba esplosa in testa. Motivo per cui a Cecilia ancora non le ho mai tagliato i capelli veramente. Spuntati si, ma di poco.
Vogliamo poi parlare delle tinte? Volevo i capelli rossi, che fra Ariel e Willow non ti dico quanto ho desiderato i capelli rossi. Ma no, ero un’adolescente con la mania del fai-da-te le tinte in casa e il massimo che ho ottenuto sono stati capelli che solo sotto un sole accecante avevano dei riflessi ramati. Che poi devo ancora capire se erano le mie amiche a dirmelo o se ciò accadeva veramente. Fatto sta che la prima volta che mio padre mi porta dal parrucchiere perchè non ne poteva più di tinte fai-da-te esco bionda. E bionda sono stata per anni. Perchè non rossa? Me lo chiedo ancora.
Per fortuna è arrivata l’università. Pochissimo tempo da dedicare e me stessa e la ricrescita che è avanzata così tanto da convincermi a tornare al mio castano. Che poi alla fine tanto male non era.
E castana sono tutt’ora. Ho avuto un breve amore per l’hennè, che il rosso come passione non mi ha mai abbandonata, ma il tempo è sempre poco, quindi mi tengo il mio colore naturale aspettando il giorno in cui possa vantare una chioma bianco neve, anche se di capelli bianchi non se ne vede ancora uno.
Ricapitolando i capelli per me sono amore-odio. Amo la lunghezza che hanno raggiunto adesso, i miei capelli che arrivano al sedere e che posso legare in una treccia laterale, che amo da prima che diventasse una moda (grazie Elsa per farmi sembrare una bambina) e che mi risolvono il problema di gestione del capello sciolto.
Ma la lunghezza ha i suoi contro: l’asciugatura e lo spazzolamento. Per l’asciugatura amen, con due pupe metto il phon a stecca e via, in un quarto d’ora la chioma è asciutta. Per la spazzola ho forse risolto con un regalo di natale da parte di mia mamma. Un mese che la uso e ancora non ho tirato giù i santi per i capelli spezzati. Incrocio le dita.
Tutto questo post sui capelli perché ho letto da poco che uno dei mille usi dell’avocado è proprio come maschera dei capelli (non mi credi? Guarda qui!). Buffo, ma preferisco mangiarlo.
E stavolta ho provato a fare dei pancakes salati. E’ stato il nostro brunch della domenica e ha riscosso molto successo.
L’impasto è il classico, leggermente salato, la crema di ricorra e avocado si sposa benissimo con il salmone e mette d’accordo grandi e piccini.
A parte che per far prima ho usato una padella più grande e l’effetto non è proprio da “pila di pancakes”, posso dire che saranno un piatto che farò più volte!
E ora veniamo a te, raccontami i tuoi di capelli!

Pancakes con salmone, ricotta, avocado e aneto

375 gr di farina 00
1 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaio di aceto
375 ml di latte
3 uova
150 gr di ricotta
1/2 avocado
150 gr di salmone affumicato
aneto
burro
sale
pepe

 

In un piatto metti l’avocado e schiaccialo con la forchetta. Unisci la ricotta e mescola velocemente.
In una ciotola metti la farina, unisci le uova sbattute, un po’ di sale e pepe e, mescolando con una frusta, aggiungi il latte.
Lascia riposare la pastella coperta con della pellicola per 20 minuti poi aggiungi la miscela di bicarbonato e aceto e versa 2 cucchiaiate in un tegamino antiaderente caldo, unto di burro.
Fai cuocere il pancake per un minuto, giralo e fallo dorare dall’altro lato per un altro minuto.
Ripeti le stesse operazioni con la rimanente pastella.
Distribuisci su ognuno la ricotta, qualche fettina di salmone e cospargi con aneto.

Cosce di tacchino al bbq

Il mio amore per i Weber. Tutti i Weber, da quello che ho sposato a quello che ho sul balcone.
Ebbene sì, il mio cognome da sposata va a braccetto con la nota marca di barbecue. Non solo, il weber lo usa solo il Weber di casa.
Eh sì, amo tanto le mie pentole ma con i barbecue sono una frana. Anzi, con il fuoco sono una frana.
Se mi avvicino al camino partono i lapilli. Se mi avvicino al barbecue carbonizzo qualcosa. Attiro più fiamme io di un demone!
Eppure il fuoco mi affascina, mi ha sempre affascinato e in casa nostra, da quando sono bambina, c’è sempre stato un camino acceso il inverno. Ma, nemmeno fossi una falena, è meglio che io ci giri a largo!
Per questo al corso di bbq è andato mio marito e non io. Anzi, ha detto che c’erano più uomini che donne. Io sono ancora scettica su questo punto, manco fossimo in America, dove solo i “veri uomini” grigliano la carne. Parola mia, ho dovuto litigare con più di un americano convinto che le donne non dovrebbero avvicinarsi ai weber. Mah. Si vede che non hanno mai assaggiato la carne cotta da mia madre. Ma questa è un’altra faccenda!
Qui si parla del mio Weber e del suo modo di cucinare nei week end.
Un giorno a settimana si arma di carne, grembiule e parte con una sperimentazione.
Finora sono tante le ricette provate e, a parte le costine che le fa decisamente troppo piccanti per i miei gusti (però Cecilia le mangia… ma stiamo parlando di una bimba che ruba le palline di wasabi al padre quindi non fa testo!), devo dire che è bravo.
E come cucina il tacchino… lo ammetto, è uno dei miei preferiti. E il week end passato ho voluto immortalare il coscio, perché merita, davvero.
La carne rimane molto succosa e morbida, l’affumicatura è leggera, colora la carne di rosa e si sente tanto nell’odore, come piace a me. E la pelle poi… croccantissima!
Per questa ricetta ha usato una leggera marinatura di qualche ora nella birra, a mio avviso è stata quella a rendere la carne ancora più succosa.

Cosce di tacchino al bbq

marinatura (8h)
olio
aceto di vino bianco
succo di limone
birra
Cuoci a 150° con affumicatura nella prima fase di cottura. Lascia per circa 2h, finché la temperatura sarà 85°C al cuore.

Purea di cavolfiore

Mia mamma mi ha sempre detto che l’amore di un genitore non si divide, si moltiplica, ma io non ho mai capito cosa volesse dire.

Ora ho capito.
Amo ognuna delle mie due figlie più di ogni altra cosa, amare è un esercizio, quindi più ami più amore dai. E ho capito che siamo sempre stati in quattro, anche quando, tanti anni fa, in quella prima casetta a bovisa, pensavo di non volere nessun altro nella mia vita se non mio marito.
E mi accorgo che ho paura del tempo. Crescono in fretta. Cornelia ha messo i dentini e Cecilia sa a memoria la ricetta dei suoi biscotti preferiti.
Dov’è finita la culla di Cornelia? E il lettino di Cecilia?
Fra un po’ manine che vogliono essere strette non mi cercheranno più.
Non sono malinconica ma oggi proprio non ho voglia di farle crescere. Vorrei che il tempo si fermasse un attimo e invece mi scopro a inseguirlo.
Scherzo spesso con mio marito su quando porteranno a casa i loro fidanzatini, io ci rido su, lui trema. E così mi sembra di esorcizzare un po’ questa ansia che mi prende quando le vedo crescere e sfuggire dalle mie mani.
E capisco mia mamma, quella frase che mi ripeteva e che io dirò a loro fra qualche anno.
Oggi invece mi toccherà ripetere “basta!”. E perché? Perché ho preparato il cavolfiore!
Sembra assurdo ma ho due figlie che ne vanno matte!
Sarà il bianco, che ricorda la neve, sarà il fatto che io ne mangio a vagonate e sono abituate all’odore, ma come porto in tavola un qualsiasi broccolo… sparisce!
Oggi quindi mi aspettano le lagne di Cecilia che ne vorrà di più. Per fortuna Cornelia mangia prima altrimenti Cecilia si spazzolava anche la sua!
Quindi una purea di cavolfiore, per la pupa formato quasi 9 mesi, e in vellutata con un po’ di latte e noce moscata per la grande. A sorpresa troverà qualche cima di cavolfiore arrostita nel suo portapranzo dell’asilo.
A proposito di ricette poi, mi è venuta anche una bellissima idea in questo giorni di malinconia “da tempo”, chiamiamola così. Un’idea che prenderà forma fra parecchi anni ma che intanto condivido con te. Un giorno vorrei regalare alle mie figlie il quaderno dello svezzamento con le ricette di Cecilia e Cornelia. Mio marito ha detto che sono matta ma da un uomo non mi aspettavo capisca una cosa così profondamente materna come il nutrire. Tu invece che ne dici?
Ps: domani arriverà la mia prima newsletter! Se ti sei iscritta avrai già fra le mani il blog planner e domani ti aspetterà un’altra sorpresa da scaricare 😉

Purea di cavolfiore

Per 5 porzioni da 100 gr porzioni
600 gr di cavolfiore
200 ml di acqua
10 gr di burro

 

Lava le cime del cavolfiore e, in una pentola, portare l’acqua ad ebollizione.
Aggiungi il cavolfiore e cuoci a fuoco medio per 15 minuti.
Scola e frulla il cavolfiore con il burro, fino ad ottenere una purea cremosa.

Puoi aggiungere un rametto di timo fresco 5 minuti prima della fine della tempo di cottura, per poi rimuoverlo prima di frullare. Il timo aggiungerà dolcezza senza sopraffare il gusto del cavolfiore.

 

Pasta al limone e semi di papavero

A casa nostra si canta.
Che siano canzoni dello zecchino d’oro, Disney, filastrocche, vecchie canzoni, poco importa. Noi cantiamo.
“Colpa” forse di mia madre, che fin da piccola mi ha circondata di musica. E mi viene naturale fare lo stesso con le mie figlie. Cantiamo mentre ci vestiamo, cantiamo mentre prepariamo i pasti e cantiamo sotto la doccia. Ad alta voce.
Cecilia spesso canta più di me e la lascio fare, è così bello vederla così felice che canta e balla in giro per casa. Addirittura Cornelia si è rassegnata abituata ai nostri canti. O dorme beata o si mette a fare i suoi versetti “di accompagnamento” dico io.
E una delle canzoni che più ci piace cantare è una delle mie preferite Disney: il mondo è mio.
Certo, non hanno fatto presa su Cecilia le altre mie preferite Disney come “come vorrei” di Ariel, “so chi sei” di Aurora e tutte quelle degli Aristogatti.
A dire il vero non mi scorderò mai la prima volta di “all’alba sorgerò” di Elsa. E’ fenomenale, farà la storia della generazione di Cecilia, lo so.
Invece sulle note di “ho un sogno anch’io” di Rapunzel, una delle preferite di Cecilia, abbiamo preparato questa pasta.
E’ stata la nostra prima pasta del 2016. Bianca e nera, molto chic.
Il sapore del limone è deciso, il gusto amarognolo mitigato dalla dolcezza della panna. E i semi di papavero aggiungono un sapore insolito e rendono questo piatto molto più interessante.
Perché ho scelto limone e semi di papavero? Perché il limone porta amore e allontana le negatività, i semi di papavero portano fortuna e denaro… mi sembrava proprio un bel piatto carico di emozioni positive per iniziare al meglio il nuovo anno!
Ma ora a te la palla, qual’è la tua canzone Disney preferita? Sono curiosa 😉

Pasta al limone e semi di papavero

220 gr di pasta
60 gr di succo di limone fresco
buccia di 1 limone piccolo
1 scalogno piccolo
18 gr di burro
70 gr di panna liquida fresca
1 cucchiaino di semi di papavero

 

Trita lo scalogno al coltello e mettilo in padella con il burro lasciando soffriggere leggermente.
Aggiungi il succo di limone filtrato accuratamente e lascia cuocere 4 minuti circa, aggiungi la panna liquida e lascia cuocere per 5 minuti a fuoco moderato.
Nel frattempo metti sul fuoco una pentola con abbondante acqua e sale. Appena arriva ad ebollizione cala la pasta.
Scolala al dente e buttala direttamente in padella con il sughetto caldo ma a fuoco spento. Gira accuratamente, poi sistemate la pasta nel piatto, aggiungi il sughetto rimasto su ogni porzione e spolvera con semi di papavero.

Il mio 2016 + un sito ridisegnato + novità in vista

header-benvenuti

Buon anno! E’ finalmente arrivato il 2016, l’anno delle possibilità e dei cambiamenti!

Sono davvero entusiasta, come non mi succedeva da un po’, quest’anno sarà un anno intenso da tutti i punti di vista e per segnare il cambiamento ho deciso di mettere mano al mio blog e rivoluzionarlo un po’.

Passare a wordpress, dopo anni che mio marito insisteva, mettermi a scegliere e modificare un tema (ma quanti ce ne sono, troppi!!) e ripensare a quello che voglio, quello che mi piace fare e metterlo in queste pagine e negli articoli  di quest’anno.

Questo cambio di piattaforma mi ha fatto riflettere sui contenuti del mio blog. Prevedo altri cambiamenti, ma piano piano, un passo alla volta. E fra l’altro presto inizierò a mettere i pratica le cose che sto imparando al mio corso di erboristeria. Metterle in ricette, ovviamente. E spiegarle.

Poi ho deciso di fare una newsletter, una vera newsletter. Non invasiva né intensa, per carità, già mi leggi tre volte a settimana. La prima ci sarà questo sabato, poi il primo lunedì di ogni mese. Perché lunedì? Perché tutte le newsletters a cui sono iscritta mi arrivano il sabato e finisco sempre con il non leggerle, sono troppe loro e il week end ho troppo da fare io. Quindi me le leggo il lunedì, quando Cecilia è a scuola e Cornelia dorme. E allora vada per lunedì, il giorno d’inizio della settimana, il giorno in cui tutti pensiamo “ma poteva essere domenica”. Arrivano le mie parole, non troppe, e un freebie da scaricare a “tema mensile”, sempre culinario. Quello di questo mese io l’ho appeso in cucina. Chissà se adesso indovini cosa è.

Lasciamo da parte le novità del sito, che lascio a te scoprire, (fra l’altro mi aspetto un tuo riscontro, con la fatica che ho fatto ci tengo molto a sapere cosa ne pensi e cosa cambieresti, sii spietata, ne ho bisogno!) ci sono anche delle belle novità nella mia vita.

Questo 2016 ci porterà in giro per il Mondo. Letteralmente. Disdetta della casa, vendiamo tutti i mobili, facciamo le valigie e partiamo!

Dove? Giappone, per il nostro viaggio di nozze mai fatto per uno stupido tumore che mi ha bloccata prima, durante e dopo il matrimonio (ps: ho vinto io, tié!), poi Australia e Nuova Zelanda. Un mese, tre mesi, tre mesi.

Quando? Si parte dopo il compleanno della piccolissima, anzi, dopo i 70 anni di mio padre e l’1 di Cornelia, e si torna per natale.

Perché? Eh… questa è la domanda alla quale ho risposto più volte in queste vacanze natalizie. Dopo i “bravi”, e i “che bello” scattano i perché. Perché se non lo facciamo adesso non lo faremo più, perché stiamo cercando un posto dove far crescere le nostre figlie e vogliamo vederlo con i nostri occhi e provarlo sulla nostra pelle prima di fare il grande salto, perché ci stiamo disamorando del nostro paese e vogliamo vedere come si sta “down under”.

I posti da vedere erano tanti e avevamo iniziato a pianificare un viaggio lungo un anno ma poi abbiamo visto che la scuola in Australia e Nuova Zelanda è totalmente diversa dalla nostra, lì l’anno scolastico inizia a gennaio e a 5 anni iniziano le elementari. Quindi a gennaio 2017 dovevamo essere pronti per un’eventuale iscrizione e non potevamo essere ancora in viaggio.

Quindi questo sarà un bell’anno, impegnativo, certo, pieno di incertezze sotto tanti punti di vista, ma un anno entusiasmante.

Ho scritto un poema e la chiudo qui. Da mercoledì i post riprenderanno con le ricette, promesso 😉