Rotolini di zucchine e tonno

Sono in piena fase “ritorno al futuro”.

Sarà che sono stata circondata da scritte, post e note sui 30 anni dal viaggio al futuro, fatto sta che sono entrata nel loop.
Mi piacevano i film e me li sono rivisti volentieri in questi giorni. Cecilia non era dello stesso avviso e a metà film mi ha mollata sul divano preferendo le bambole ma penso sia troppo piccola per un film del genere.
Io e mio marito invece sembravamo tornati bambini. E quanto abbiamo riso nel secondo film, quello sul futuro. Ma davvero pensavano avessimo tutte quelle cose strane?
Lo skateboard volante, i vestiti che si regolano e si asciugano da soli, indossare i calzoni con le tasche di fuori, il cinema con la pubblicità ad ologrammi!
Sarebbe divertente per qualche cosa, come la pizza che da piccina diventa enorme nel fornetto. Ma come si vede che è un film degli anni 80!
Non so se ti è capitato di rivederlo o se te lo ricordi, ma ci sono delle cose che fanno davvero ridere.
Mi chiedo se Cecilia riderà da grande, quando vedrà i film che adesso ambientiamo in un futuro non così distante, diciamo altri 30 anni.
Come te lo immagini il futuro? Skateboard e macchine volanti? Io sinceramente non credo.
E in attesa che la cucina si metta in movimento da sola quando proprio non mi va di cucinare ti propongo un veloce sfizio.
Noi li mangiamo per antipasto accompagnati a del pesce al forno. Ma hanno fatto la loro figura anche nella nostra ultima festa a casa, non sono riuscita a mangiarne nemmeno uno!
Ecco quindi i miei rotolini, in perfetto stile anno 2015.
Molto semplici, si fanno in pochi minuti. Ci sono poche accortezze: usare un tonno buono e tagliare fettine davvero sottili di zucchina.
A te la ricetta e aspetto di sapere come immagini il 2045!

Rotolini di zucchine e tonno

1 zucchina
1 scatoletta di filetti di tonno consorcio sgocciolati
1 cucchiaio di formaggio fresco spalmabile
sale
pepe nero
salsa di soia

 

Con un grosso coltello taglia a strisce la zucchina. Cerca di farle il più sottile che puoi!
Mescola il tonno sgocciolato, con il formaggio fresco, sale e pepe.
Poi semplicemente arrotola la zucchina con il ripieno e blocca con uno stuzzicadenti per evitare che si aprono.
Sono buonissimi immersi nella salsa di soia.

Tuna zucchini rolls

1 zucchini
1 can of Tuna Drained
1 tbsp Fat Free Greek Yogurt
punch of salt
black pepper
Soy Sauce

 

With a large knife cut thin strips of cucumber longwise. Mix the drained tuna, yogurt, lemon juice, salt and pepper.To make the roll add a tablespoon of the tuna salad on on end of a cucumber strop. Then simply roll!The thin ones stayed together better. I just stuck a toothpick in them to prevent unrolling.

Purea di zucca

Purea di zucca. Ma volendo si può anche definire vellutata di zucca.

Nella prima parte dello svezzamento, tutto il sesto mese per intenderci, sono pochi i piatti che fanno venire anche a me, che pure ho superato da illo tempore l’epoca dello svezzamento, voglia di mangiarli.
E se inizio così cosa potrebbe accadere più avanti, magari dopo i dodici mesi, quando si può mangiare di tutto o quasi? Vabbè, meglio non pensarci e procedere per gradi.
E per gradi stiamo procedendo, ma facendo passi da giganti! La cosa interessante di questo svezzamento “alla francese” che stiamo sperimentando, basato sulle vellutate di verdura con l’aggiunta di pochissima farina all’inizio e pastina poi, è l’inserimento di ingredienti “controcorrente” tipo la cipolla, lo scalogno e le erbe aromatiche.
Proprio qui ero caduta con Cecilia. I sapori “diversi” non li ha mai voluti. Ci ho messo quasi tre anni e ora è una bambina che mangia tutto ma uff, quanto mi ha fatto penare!
Questa volta tutto ciò che da solo non sarà ben accetto finirà in un minestrone, o dentro dei tortelli, o in baby burger.
L’esperienza insegna. E le facce schifate di Cecilia davanti “al nuovo” ora le conosco e non mi spaventeranno quindi quelle che farà Cornelia.
Per ora devo dire che stiamo andando alla grande. Le è piaciuto tutto, e ha un amore per la pera.
Questa purea potrebbe scansare la pera dal podio, e come ricetta poco si discosta da una vera e propria vellutata. E io per le vellutate ho il debole.
Già mentre la cuocevo l’acquolina cresceva, quando è stato il momento di ridurla in purea e sporzionarla… non ho resistito!
Levata la parte di Cornelia mi sono tenuta il resto per pranzo.
Pappa per lei e pranzo per me.
Per la versione “da grandi” invece ho aggiunto una tazza di brodo (fatto con il dado, già avevo rubato troppo!) e una bella grattata di parmigiano con un filo d’olio a crudo.
Cornelia mi guardava con aria un po’ accusatoria. Avrà capito che gliel’ho rubata?

Purea di zucca

Per cinque porzioni
750 gr di zucca
1 grossa patata
1 cucchiaio di burro
2 o 3 gocce di succo di limone

Lava e pela zucca e patate, poi taglia le verdure a cubetti.
Metti i cubetti in una casseruola, copri con acqua, porta a ebollizione e cuoci a fuoco medio per 15 minuti. Scola e frulla il composto con il succo di limone e il burro fino ad ottenere una purea liscia.
Questo purè è più saporito con un pizzico di cumino: basta aggiungere ¼ di cucchiaino di cumino macinato.

Pumpkin purée

Makes five servings
750 gr pumpkin
1 large fingerling potato
1 tablespoon butter
2 to 3 drops lemon juice

 

Wash and peel the pumpkin and potato. Deseed the pumpkin and cut the vegetables into small cubes. It will seem like a lot of pumpkin, but pumpkin loses a lot of water when it cooks.
Put the cubes into a saucepan, cover them with water, bring to a boil, and cook over medium heat for 15 minutes. Drain.
Blend the vegetable mixture with the butter and lemon juice until you have a smooth purée.
This purée is even better with a pinch of ground cumin, just add ¼ teaspoon ground cumin before blending.

Olio al peperoncino

Ci sono poche cose che amo di questa stagione. Anzi, delle mezze stagioni in generale.
Ma novembre in particolare mi fa amare il tardo autunno in una maniera quasi poetica e ho deciso che sono cinque le cose che amo di più:
1) Le zuppe: il loro confortevole calore mentre le tieni nelle mani, il profumo che avvolge la casa quando le cucini.
2) I tè: mai come in questa stagione ne bevo così tanti. La mattina, per darmi un po’ di carica, il pomeriggio per rilassarmi e staccare la spina dal computer (e dalle mie figlie!)
3) Il riposo: benchè si sia ridotto il riposo a tardo autunno per me diventa qualcosa di sacro. Non toglietemi i miei week end sul divano che potrei mordere.
4) Le telefonate: sarà l’avvicinarsi del Natale, sarà lo spirito di stare di più insieme… non lo so, ma in questo periodo mi mancano tutte le persone che ho lasciato a Roma. In primis mia madre, con cui passo ore al telefono. E chi l’avrebbe mai detto pensando alla mia adolescenza!
5) La pioggia: si lo so, è per lo più fastidiosa e ti bagna e rende tutto umido. Ma c’è una sorta di magia nell’aria quando fuori piove (fuori appunto, mentre tu stai in casa al calduccio) che rende tutto più ovattato.
Ecco, le ho dette. E ci aggiungo anche la sesta: fare regali.
Perché inizio adesso e smetto il 24, magari poche ore prima della vigilia, per portare gli ultimi biscotti.
Quest’olio sarà uno dei miei regali di Natale. Già l’anno scorso ne avevo fatto uno con il mio raccolto di peperoncini sul balcone. Ma erano così piccanti che l’olio l’avevo tenuto per me.
Quest’anno i peperoncini sono meno piccanti e di un bel colore giallo paglierino. Non ricordo la specie e il cartellino vicino al vaso è diventato illeggibile. Chi mi aiuta a riconoscerli?

Olio al peperoncino

6 peperoncini secchi
1 litro di olio evo

 

Apri i peperoncini tagliandoli nel senso della lunghezza e tagliali a fettine.
Mettili in una bottiglia sterilizzata e  versa l’ olio.
Chiudi la bottiglia con un tappo ermetico e lascia macerare per 4 settimane al buio e al fresco.
Consuma l’olio al peperoncino entro 6 mesi in modo che non inacidisca.

Chilli oil

6 dried chillies
1 liter of extra virgin olive oil
Open the peppers by cutting it lengthwise and cut into slices.
Put them in a sterilized bottle and pours the ‘oil.
Close the bottle with an airtight lid and let soak for 4 weeks in the dark and cool.
Consume the chilli oil within 6 months so that no turning sour.

Quiche di tonno e quinoa

La settimana scorsa c’è stato l’11/11.

Che, per chi non lo sapesse è il giorno dei single nonché dei pazzi sconti su aliexpress.
Avevo una mia lista dei desideri, piena di cose inutili di cui non potevo proprio farne a meno. Sia per me sia per le pupe sia per il marito ignaro di quello che lo aspetterà a Natale (immagina anche lo sghignazzo di Muttley).
Fatto sta che arriva il fatidico 11/11 con tanto di reminder via mail, via app del telefono e quasi quasi mi facevo anche chiamare a casa, tanto per essere sicura di non perdermi nulla, e apro la lista.
Delusione totale. Alcuni dei negozianti hanno alzato i prezzi per poi scontarli. Quindi il prezzo non era cambiato di una virgola. Per un paio di cose (sceme) che mi servono per il blog (eh si, servono proprio!) invece c’era uno sconto del 10%. E siccome costavano qualche euro, mi sono sentita un po’ presa in giro.
Il regalo per Cecilia invece era già esaurito. Non ho potuto vedere lo sconto ma immagino sia stato alto per fare un tutto esaurito. Quindi no, i vari reminder non mi sono serviti a nulla.
C’era invece un bel raccoglitore ad anelli in offerta al 50% che ho preso con soddisfazione.
Aspetto il giorno dopo, di solito Aliexpress inizia a spedire dal giorno dopo, mi arrivano le mail dei vari acquisti e arriva la mail del raccoglitore, pagato a prezzo pieno.
Come scusa? Scrivo subito al venditore, ho 7 giorni per annullare l’ordine, e ad oggi non mi ha ancora risposto.
La colpa ora di chi è? Mia? Sua? Ancora non lo so, e non so se aspettare o annullare l’ordine.
Mi sento un po’ presa in giro ma soprattutto non ho capito per quale motivo quell’ordine mi è stato scalato per intero e non scontato.
E’ una settimana che ci penso su e aspetto. Aspetto oggi ma domani annullo l’ordine, se ci fosse stata più trasparenza l’avrei anche preso a prezzo pieno invece nemmeno una risposta eh no, non ci sto!
Ok, esperienza da non ripetere. Così la prossima volta leggo meglio i feedback prima di acquistare.
Parlando di feedback positivi invece eccovi una ricetta che ha riscosso tantissimo successo pur essendo facilissima e veloce da preparare.
Le quiches piacciono a tutti, se poi ci si aggiunge la qualità di un ottimo filetto di tonno e la la bontà della quinoa il successo è assicurato.
Questa volta ho voluto metterle insieme aggiungendo anche una zucchina.
Il risultato è stato sorprendente! Una quiche leggera e gustosa, con la copertura colorata di verde e leggermente dolce grazie all’ottimo tonno e alla zucchina.
Buona e veloce, perfetta per una cena.

Quiche di tonno e quinoa

2 scatolette di filetti di tonno consorcio in olio d’oliva
1 1/2 tazze di quinoa cotta e raffreddata
1 uovo
1/2 tazza pan pangrattato
1 zucchina
1 cipolla tritata
1/2 cucchiaio di origano
sale
pepe
olio di semi

In una ciotola metti il tonno, la quinoa, l’uova, il pangrattato, la cipolla, e regola con origano, sale e pepe.
Mescola molto bene e inizia a compattare nella pirofila imburrata.
Copri il composto con la zucchina grattugiata e il pan grattato e metti in forno caldo a 180°C per 20 minuti.
Puoi servirlo caldo o a temperatura ambiente.

Tuna quinoa quiche

1 5oz. Canned tuna, drained
1 1/2 cups quinoa, cooked and cooled
1 egg
1/2 cup plain bread crumbs
1 zucchini
2 green onions, chopped
1/2 tablespoon dried parsley
Salt
Pepper
Olive oil

 

Using large pan add enough olive oil to cover the bottom of the pan and heat on medium.
In the meantime combine tuna, quinoa, egg, bread crumbs, onion, parsley, salt and pepper.
After all ingredients are mixed together roll and shrink in the buttered pan.
Cover the mixture with grated zucchini and bread crumbs and put in oven at 180 ° C for 20 minutes.
You can serve hot or at room temperature.

Purea di avocado

Lo svezzamento, questo sconosciuto.

Mi sono catapultata indietro di tre anni quando ho iniziato lo svezzamento di Cornelia. Con Cecilia le cose andarono bene i primi tempi, poi è stato difficile farla mangiare. Mi ricordo ancora le arrabbiature per la verdura e la carne, che assolutamente non voleva a pezzi.
Memore di questo incubo che abbiamo vissuto tutti per Cornelia ho deciso di cambiare registro.
Mi sono riempita di libri. Svezzamento, auto-svezzamento, libri italiani, francesi, inglesi, americani… e ho fatto una scoperta.
Sebbene la regola dell’introduzione graduale degli alimenti valga per tutti, la scomposizione in brodi e verdure vale solo per noi italiani. Tutti gli altri paesi iniziano lo svezzamento con delle puree di frutta e di verdura che semplificano non poco la vita delle mamme.
Non solo, aumenta anche il numero di verdure da introdurre nella prima fase di svezzamento quindi la prossima persona che chiede se si può dare la zucca a sette mesi, può considerarsi messo in ginocchio sui ceci fino allo squillo della campanella, ovviamente senza merenda.
Comunque dopo aver fatto queste scoperte ho abbandonato le tecniche nostrane e iniziato a seguire un regime più rilassato.
Frutta e verdura a purea per il primo mese di svezzamento, poi via con i primi pasti “veri”.
Ho inaugurato il nuovo regime con una semplice ricetta, alla portata di tutte le mamme: la purea di avocado.
Provare per credere, la vedrai divorata! Cornelia ha finito di gran gusto i suoi 100 gr, con grande gioia della mamma.
La propongo spesso anche per noi e per Cecilia, a dire il vero è ottima sul pollo alla griglia e sul tonno. Per noi “grandi” aggiungo un pizzico di sale e una goccia di tabasco così diventa più simile a un guacamole.

Purea di avocado

1 avocado maturo
2 o 3 gocce di succo di limone

Taglia l’avocado e togli il nocciolo. Tira fuori la polpa con un cucchiaio e mettilo in una ciotola.

Schiaccia la polpa con il succo di limone (solo per preservare il colore) fino ad ottenere una purea liscia.

Avocado purée

1 ripe avocado
2 to 3 drops lemon juice

 

Cut open the avocado and remove the pit.
Scoop out the avocado flesh with a spoon and put it into a bowl.
Mash the flesh with the lemon juice (to preserve the green color) until you have a smooth purée.

Pesto alla genovese e il suo potere afrodisiaco

Il basilico è una pianta piuttosto particolare.
Il suo profumo inebriante mi ricorda l’estate e le spaghettate all’aperto.
Sarà per la bellezza dei suoi mazzi freschi ma ogni volta che lo vedo al mercato, finisce che lo compro. E ciò che amo farne è il pesto.
Mi piace anche sperimentare diversi tipi di pesto, ma alla fine quello tradizionale è il mio preferito.
E mentre pesto il basilico con sue larghe foglie verdi che mi profumano la cucina penso alla loro simbologia complessa ed arzigogolata.
Una buffa curiosità viene dagli antichi Greci: per un buon raccolto della pianta pensavano occorresse pronunciare una serie di imprecazioni nel momento in cui si seminava e che le donne non erano autorizzate a prenderlo.
Sfidando i greci io raccolgo il mio basilico ogni estate, senza mettermi ad imprecare ai semi, ma ammetto sarebbe buffo provarci.
Curiosità a parte, preparare il pesto per qualcuno che si ama è un gesto d’amore.
Doppio, in verità.
Il primo è nella preparazione: un vero pesto “pestato” porta con sé la scelta accurata di ingredienti, come le foglie del basilico, che non devono essere stropicciate, e la pazienza nel pestare è per me indice di cura per la pietanza che si vuole offrire.
Il secondo è nella tradizione popolare, non a caso il pesto era largamente usato anche da Casanova!
Sarà per il fatto che il pesto unisce il basilico e i pinoli, che sono, hai indovinato, afrodisiaci naturali.
E se con un pesto posso incoraggiare i sentimenti di amore, perché non farlo più spesso?
Quindi, mortaio e pestello alla mano, che si inizia a pestare.
La ricetta del mio pesto è la classica genovese, dopo aver provato diverse dosi di basilico-pinoli-formaggio, penso che la migliore sia questa che ha un rapporto 2:4:1. Almeno per noi è la migliore, ma ben si accettano altri suggerimenti.

Pesto alla genovese

1 spicchio di aglio
1 pizzico di sale grosso
100 ml di olio
50 gr di foglie di basilico
2 cucchiai di pecorino
6 cucchiai di parmigiano
1 cucchiaio di pinoli

 

Sbuccia l’aglio e mettilo nel mortaio con il sale. Comincia a pestare finché l’aglio sarà ridotto in crema. Aggiungi le foglie di basilico e continua a pestare ruotando il pestello fino a quando dalle foglie di basilico non uscirà un liquido verde brillante.
Aggiungi i pinoli e ricomincia a pestare per ridurre in crema, unendo i formaggi un po’ alla volta e per ultimo l’olio di oliva.

Pesto sauce

1 clove garlic
1 pinch of salt
100 ml of oil
50 grams of basil leaves
2 tablespoons pecorino
6 tablespoons Parmesan
1 tablespoon pine nuts

 

Peel the garlic and put it in the mortar with the salt. He begins to pound until the garlic is reduced cream. Add the basil leaves and continues to pound rotating the pestle until the basil leaves will not come out a bright green liquid.
Add the pine nuts and starts to pound for reducing cream, combining cheese a bit ‘at a time and last for olive oil.

Linguine con le code di gambero e pomodorini

Parigi.

Un triste weekend questo appena passato.
Ci ho pensato molto prima di scrivere un post su quanto è accaduto, poi mi sono detta che la vita va e deve andare avanti. Con più consapevolezza di ogni nostra azione e con la triste verità della Francia in guerra.
Per mia fortuna tutti i miei amici che hanno scelto Parigi per trascorrere la loro vita erano lontani da quella strage. Una mia cara amica ha perso sei persone e mi ha detto che sarà difficile continuare, giorno dopo giorno, con la consapevolezza che la loro vita è stata stroncata.
Io non sapevo cosa dirle. Sai quando vorresti cercare di tirare su il morale, dire qualcosa di positivo, confortare in qualche modo? Ecco, a me non venivano le parole. Le ho semplicemente detto che non ne avevo, non sapevo come starle accanto. Se fosse stata accanto a me fisicamente l’avrei semplicemente abbracciata. Un abbraccio è vero che scalda e conforta più delle parole.
E’ stato un brutto week end ma si va avanti, mi sembra che il tempo si sia fermato ma così non è.
E oggi ho portato Cecilia all’asilo, ho allattato Cornelia,… ecco la mia giornata non ha subito cambiamenti, eppure qualcosa è cambiato. Non ero serena. E probabilmente non lo sarò per un po’ di tempo e questo mio post è semplicemente un modo per buttare fuori i miei pensieri, che sono ancora caotici perché quando non vedo spiegazioni dietro un’azione io semplicemente entro nel pallone.
E la pasta di oggi, fatta ieri sera, è una pasta che abbiamo mangiato a Parigi. Due anni fa, sembra passata una vita.
Ho voluto rifarla, anche se è semplicemente un classico: linguine con le code di gambero.
Sono arricchite da pomodorini quel tanto che basta per colorare la pasta, sa di mare, e i pomodorini per me ben si sposano con i gamberi, ne accentuano la dolcezza.
Questa Pasta è per Parigi, per i bei ricordi che ho di quella incantevole città.

Linguine alle code di gambero e pomodorini

220 gr di linguine
300 gr di code di gambero
200 gr di pomodorini
aglio
1 bicchiere di vino bianco secco
peperoncino
olio evo
timo
sale

 

In una padella rosola l’aglio in un paio di cucchiai di olio, aggiungi le code di gambero e lascia insaporire per qualche minuto. Bagna con il vino bianco e lascialo sfumare a fuoco vivace. Cuoci con il coperchio per una decina di minuti poi scopri, aggiungi i pomodorini, il peperoncino e regola di sale.
Nel frattempo cuoci la pasta.
Scola le linguine e versale nella padella con il sugo, aggiungendo il timo.

Linguine with prawns and cherry tomatoes

220 g of linguine
300g prawns
200 grams of tomatoes
garlic
1 glass of dry white wine
chilli
extra virgin olive oil
thyme
salt

 

In a pan browning garlic in a few tablespoons of oil, add the prawns and let cook for few minutes. Pour the white wine and let it evaporate over high heat. Cook covered for about ten minutes then discover, add the tomatoes, chilli and season with salt.
Meanwhile cook the pasta.
Drain the linguine and pour into the pan with the sauce, adding the thyme.

Composta di pera

Se c’è una cosa che mi piace dell’essere mamma è vedere i progressi.

Con Cecilia è stata tutta una scoperta, seguivo con ansia ogni tappa e avevo sempre un occhio su tabelle e siti che comparavano l’età agli sviluppi.
Sarà che ero mamma per la prima volta, ma quei valori e le tappe, bruciate o no, mi hanno messo un po’ di ansia e sto cercando di non ripetere gli stessi errori con Cornelia.
Mi sento più rilassata senza dovermi confrontare e poi il confronto a cosa serve? Lo sto scoprendo con lei, così diversa dalla sorella.
Dunque, Cornelia e i suoi progressi.
Tutta la faccenda di pappa, cucchiaino e seggiolone: passato l’entusiasmo del primo giorno, è alquanto discutibile. Mentre mi avvicino col cucchiaino lei punta alla ciotolina con quelle manine scoordinate, provocando l’immancabile rovesciamento del contenuto su tutte le superfici presenti nel raggio di un metro dal seggiolone.
I suoi tentativi di gattonare, alquanto discutibili. Inutile provare a farle vedere come si fa, sperando nei neuroni specchio, l’evoluzione non funziona così. Quindi lei, sdraiata di pancia, ruota. Oppure si inarca e punta i piedini, segue un lamento di frustrazione con la testa incassata nel tappeto, una valutazione della distanza rimanente dall’oggetto desiderato e via da capo. Ti giuro che è instancabile.
Però sono i suoi tempi, le sue tappe, le sue prime conquiste. Mi piace guardarla, mi piace stare ai suoi tempi e mi godo il momento.
Per la seconda pappa, che già so andrà a finire ovunque ma la sto prendendo con filosofia, ho scelto la pera. Con l’aggiunta dolce della vaniglia.
Lo so, la sto già viziando però mi piace pensarla come un tentativo di farla diventare una piccola gourmet. A sei mesi. Perché no?
Comunque pera e vaniglia per lei, mentre per la versione “Cecilia” ho voluto provare ad aggiungere miele per un sapore caramellato. Levata la parte per Cornelia ho quindi aggiunto 2 cucchiai di miele.
Il risultato? E’ piaciuto a Cornelia e ai mobili nei dintorni. Cecilia se l’è divorato chiedendo cosa preparavo domani per Cornelia. Direi che questo svezzamento piace 😉

Composta di pera

(per 5 porzioni)
6 grandi pere (Bosc, Bartlett, Williams)
vaniglia

Lava e sbuccia le pere, quindi tagliale a cubetti.
Metti le pere in una casseruola, copri con acqua per metà della frutta e porta ad ebollizione.
Cuoci, scoperto, a fuoco medio per 15 minuti.
Schiacciale per ridurle in purea.
Questa composta sarà più gustosa se si aggiunge la vaniglia mentre le pere stanno cucinando.
Con un coltello, apri la vaniglia e rimuovi i semi. Mettili nel tegame con le pere ma ricordati poi di rimuoverli prima di fare la purea.

Pear compote

Makes 5 servings
6 big pears (Bosc, Bartlett, Williams)
1 vanilla bean

 

Wash and peel the pears, remove the cores and any spare seeds, then cut the fruit into cubes.
Put the pears into a saucepan, cover the fruit halfway with water, and bring to a boil. Cook, uncovered, over medium heat for 15 minutes. When done, 3 or 4 tablespoons of liquid should remain.
Make sure the pears are well cooked before blending them to obtain a smooth compote.
This purée tastes even better if you add a vanilla bean while the pears are cooking. With a knife, open 1 vanilla bean lengthwise and scrape it to remove the seeds. Throw the seeds into the saucepan along with the open bean. Before blending, remove the bean.
For a caramelized flavor, add 4 tablespoons of honey 2 or 3 minutes before removing the pears from the heat. Stir the honey well once added so it doesn’t stick to the saucepan.

Focaccia integrale con sale rosa e fiori di campo e il coraggio

Mi sono fatta un regalo.
Un regalo per me prezioso, che sa di magia e di alchimia. Mi sono regalata un corso di erboristeria.
Finalmente.
E sai perché finalmente? Perché ci ho messo un po’ a capire cosa voglio veramente.
Penso di non essermi mai chiesta cosa andasse bene per me: scuola, università, sport, lavoro,… mi sono sempre lasciata trasportare da ciò che era giusto, forse per il mio senso del dovere spiccato e per la mia autostima, dipendente dal giudizio degli altri.
Per esempio la mia scelta di prendere architettura era basata sul fatto di voler stare con mio padre il più possibile sebbene odiassi andare in cantiere.
E se vado indietro di errori ne ho fatti altri. Ero creativa, potevo fare l’artistico o una qualsiasi altra scuola che mi portava nel mondo della creatività e invece no: liceo scientifico. E sapete quale era la mia materia più odiata? La matematica.
Non ti dico le mie discutibili scelte in fatto di sport.
Ma la base è sempre quella: non ero io veramente a decidere, era la convinzione che quella era la cosa giusta da fare.
Inoltre i buoni ottimi risultati ottenuti non mi hanno mai aiutata a fare chiarezza, ma d’altronde se vieni stimata e ritenuta competente, come fai a capire che quello che va meglio per te è altro?
Sono passati cinque anni dall’ultima mia volta in un cantiere. Poi la gravidanza e la decisione di rimanere a casa. Mi sono cancellata dall’albo e ho iniziato a re-inventarmi.
Piano piano, un passo alla volta, e ancora devo capire in dettaglio alcune cose. Ma questa volta non le voglio trascurare per impersonare il prototipo di donna-realizzata-per-forza-felice. Voglio vivere per come sono.
E l’erboristeria era uno dei tanti sogni riposti in un cassetto. Un cassetto che ho deciso di aprire.
Se le proprietà medicinali delle piante sono ben note, i loro poteri energetici sono meno conosciuti ed è proprio questo aspetto che voglio approfondire.
Tutto questo preambolo per dirvi di come la ricetta di oggi punta dritta al coraggio.
Una focaccia. Perchè per me non c’è niente di più rilassante che mettere le mani in pasta.
Con fiori di campo. Ho scelto il fiordaliso, fiore che aiuta a vedere le cose con più chiarezza; rosa, fiore per antonomasia dell’amore ma anche della guarigione e della fortuna; e calendula, per allontanare la tristezza e la nostalgia.
Virtù magiche a parte, questa focaccia si è rivelata davvero buonissima!
L’impasto, di farina integrale, che meglio si abbina con il sapore dei fiori, l’ho steso molto sottile perchè volevo che scrocchiasse in bocca, il sale rosa la rende molto saporita senza coprire il sapore dei petali dei fiori che spiccano per la nota dolce che conferiscono alla focaccia.

Focaccia integrale con sale rosa e fiori di campo

250 gr di farina integrale
140 gr di acqua fredda
4 gr di lievito secco
30 gr di olio
sale rosa grosso
fiori di campo essiccati (fiordaliso, calendula e rosa)

 

Il una ciotola amalgama la farina con il lievito, aggiungi metà olio, metà acqua e mescola velocemente.
Aggiungi il resto dell’olio e poco a poco tutta l’acqua. Impasta per una decina di minuti, copri con un canovaccio e lascia riposare per un’ora.
Ribalta l’impasto su una placca da forno ed inizia ad allargarlo aiutandoti con i polpastrelli oleati.
Dopo un paio di ore sarà pronta per il forno.
Aggiungi a pioggia il sale e i fiori e inforna a metà forno a 200°C, per 15 minuti.

Focaccia integral with wildflowers

250 grams of wheat flour
140 grams of cold water
4 g of dry yeast
30 grams of oil
big pink salt
wildflowers dried (cornflower, marigold and rose)

 

The bowl blend the flour with the baking powder, add half oil, half water and stir quickly.
Add the remaining oil and gradually all the water. Knead for about ten minutes, cover with a cloth and let stand for one hour.
Flips the dough on a baking sheet and begins to widen helping with fingertips oiled.
After a couple of hours will be ready for the oven.
Add the salt to rain and the flowers and bake at half oven at 200 ° C, for 15 minutes.

Gnocchi di patate al sugo

Giovedì gnocchi.
E lunedì? Lunedì anche.
Ma perché poi gli gnocchi il giovedì? Questo l’ha chiesto mio marito l’altro giorno a tavola.
Cecilia è stata più svelta di me: papà, cercalo sull’ipad.
Ecco. La risposta dei born in 2012.
Sarà così? Non sai una cosa, la cerchi su internet? Mia figlia non cercherà sfogliando pagine reali ma virtuali?
E le ricerche della scuola? Con internet diventa tutto troppo facile.
Certo, è vero, sta poi a noi dosare il tutto.
Ma non sarà facile. Già partiamo male noi, Cecilia ha tre anni e mezzo e un suo ipad.
E’ quello nostro vecchio e ci gioca da quando aveva quanto? Un anno, o di meno?
Le app per i piccolissimi ci sono, e devo dire che sono fatte molto bene, a quelle poi si sono aggiunte altre man mano che cresceva ed ecco come la situazione stava degenerando. Per fortuna il senno ha imbroccato la strada giusta per una volta.
Si è vero, Cecilia è nata in un’epoca dove la tecnologia è veramente alla portata di tutti e non si può escludere dalle nostre vite.
E’ vero anche che a volte per finire di scrivere un post ricorro all’ipad di Cecilia per tenerla a bada.
Poi se c’è la combo Cornelia che dorme è fatta. L’ipad diventa il mio miglior alleato.
Ma. Ma c’è un ma.
Ma a piccole dosi.
Io sono una mamma che è rimasta a casa per le mie figlie. Se le schiaffassi davanti a una qualsiasi cosa piuttosto che dedicargli il tempo che meritano bhè, non mi considererei una brava madre.
Quindi va bene l’eccezione, va bene quando voglio ritagliarmi quei 10-15 minuti.
E mi domando come farò quando sarà abbastanza grande da avere un suo computer, un suo telefono,… che adolescenti saranno loro, ci sarà ancora l’incontro dei ragazzi dopo la scuola o faranno i “ragazzi fantasma”, tutti online?
La cosa mi spaventa non poco. La tecnologia ci ha reso la vita decisamente più facile, sarò in grado di insegnare alle mie figlie a staccarsene quando saranno più grandi?
Non lo so. Così come ancora non so perchè il giovedì si fanno gli gnocchi. La storia potrei cercarla su internet, ha ragione Cecilia, però ho deciso di tenermi il dubbio fino a stasera. Mi inventerò una favola della buonanotte sugli gnocchi del giovedì, l’ho deciso dopo la sua risposta e poi vi faccio sapere se le è piaciuta.
Di certo gli gnocchi le sono piaciuti, la ricetta è la nostra di sempre e li prepariamo insieme. Stavolta Cecilia ha avuto il permesso di tagliarli, devo dire che è stata bravissima tutta concentrata sui singoli tagli.
Che dire degli gnocchi, sono un classico, buonissimi nella loro semplicità.

Gnocchi di patate al sugo

120 gr di farina 00
400 gr di patate
1 uovo
250 gr di passata di pomodoro
aglio
olio evo
parmigiano reggiano

 

Inizia, se già non ne hai da parte, lessando le patate. Uniscile in una ciotola, schiacciale e aggiungi l’uovo e la farina.
Impasta bene e forma gli gnocchi tagliandoli con un coltello.
Prepara in un tegame il sugo con uno spicchio d’aglio.
Butta gli gnocchi in acqua bollente e, man mano che vengono a galla, spostali con la schiumarola nella padella con il sugo.
Mescolali velocemente per non sfaldarli e servi con abbondante parmigiano.

Potato gnocchi with tomato sauce

120 g flour 00
400 grams of potatoes
1 egg
250 grams of tomato sauce
garlic
extra virgin olive oil

 

Start, if you do not already have the part, by boiling the potatoes. Merge them into a bowl, mash and add the egg and flour.
Knead well and form the dumplings by cutting them with a knife.
Prepare the sauce in a pan with a clove of garlic.
Throw the gnocchi in boiling water and, as they are shallow, move them with a slotted spoon into the pan with the sauce.
Mix it quickly to not sfaldarli and servants.