Castagnaccio con bacche di goji

Ieri mi è successa una cosa che mi ha fatto arrabbiare un bel po’. Il mio dottore si è trasferito. E ovviamente nessun avviso, nessuna telefonata ai suoi pazienti, nessun cenno del cambiamento in quell’appartamento che è stato il suo studio. Ero uscita presto con Cecilia per evitare di fare la fila dato che non ha la segretaria nè puoi prendere appuntamento per telefono. Si lo so, perché non lo cambio? Perché non ce ne sono altri disponibili e per mia sfortuna con la gravidanza in corso mi servono le ricette delle analisi del sangue. 
Ma torniamo alla mia mattinata no: siamo arrivate davanti al portone, ovviamente chiuso, e ho citofonato. Niente. Poi ancora, e ancora. Mi stavo per attaccare al campanello quando esce una signora, ne approfitto ed entro. Certo, magari potevo chiedere qualcosa, che ne so, se il citofono era rotto, e invece no. Ma sinceramente nemmeno mi è passato per a testa quello che avrei scoperto da lì a poco tempo dopo.
Faccio le scale e arrivo alla porta. Il nome era ancora lì. Suono il campanello e aspetto. Si apre la porta accanto, una signora davvero spazientita (chissà le volte che ha dovuto ripetere la filastrocca) mi dice che si è trasferito. Penso di essere rimasta qualche minuto ferma sbigottita prima di rendermi conto che avevo fatto un viaggio a vuoto. E ovviamente se ne è andato in una via lontanissima da quella dove abito io. E dire che sono nera è dire poco. Però mi sono levata la soddisfazione di chiamarlo e sfogare tutta la mia rabbia. 
In tutta questa storia c’è anche un lieto fine. Proprio davanti allo studio medico (ex studio) c’è un negozietto bio dove mi sono rifugiata per cercare un conforto e ho preso un bel sacchetto di pinoli e un pacchetto di farina di castagne. Il seguito l’avete già immaginato, vero?
Non potevo proprio finire il mese senza mettere una ricetta del castagnaccio.  L’ennesima ricetta del castagnaccio, ma la prima di quest’anno. Dopo la versione classica e quella tratta dal manuale di Nonna Papera, ecco quella con le bacche di goji.
Ancora più buona della classica a mio avviso!
Le bacche si sposano alla perfezione con i pinoli e, anche se l’accostamento con le castagne un po’ mi preoccupava, alla fine mi sono lasciata andare e ho osato! Che bontà ne è uscita fuori!
Un castagnaccio da ripetere prima che tutta la farina di castagne finisca.
E con questa ricetta si chiude anche novembre, che sembra volato! E già la settimana prossima si inizia a pensare al Natale. 

Castagnaccio con bacche di goji

325 ml di acqua
200 gr di farina di castagne
40 gr di gherigli di noci
40 gr di pinoli
rosmarino
25 gr di bacche di goji
sale
olio 

Mettere le bacche a mollo in acqua per farla rinvenire. Setacciare la farina, aggiungere il sale e versare poco per volta l’acqua. Strizzare e asciugare le bacche, aggiungerle all’impasto, insieme ai pinoli e alle noci tritate grossolanamente. 
Spennellare di olio gli stampini, io ho usato i mini plumcake della happyflex, quindi versare l’impasto. 
Cospargere il castagnaccio con gli aghi di rosmarino, qualche pinolo e uvetta, poi versare a filo un goccio di olio evo. Infornare per 30 minuti in forno già caldo a 200°C fino a che si sarà formata una bella crosticina tutta crepata e la frutta abbia preso un bel colore dorato.

Chestnut cake with goji berries

325 ml of water
200g chestnut flour
40 grams of walnuts
40 grams of pine nuts
rosemary
25 grams of goji berries
salt
oil
Put the berries to soak in water to revive her. Sift the flour, add salt and pour a little water at a time. Wring and dry the berries, add them to the mixture, along with the pine nuts and chopped walnuts.
Brush with oil the molds, then pour the mixture.
Sprinkle the chestnut with the rosemary, then pour in two tablespoons of extra virgin olive oil. Bake for 30 minutes in a preheated oven at 200 ° C until it has formed a nice crust cracked and the whole fruit has got a nice golden color.

Muffin al… vapore!

Buongiorno a tutti!
E’ da qualche giorno che ho voglia di dolcetti veloci e sfiziosi ma zero voglia di accendere il forno. 
Ho quindi un po’ improvvisato questi muffin che vedete e… hanno più che soddisfatto le mie aspettative!
Certo, non sono carini da vedere come quelli fatti al forno, non so il perchè ma si sono tutti alzati solo da una parte, però il gusto non ha nulla da invidiare ai loro “cugini” infornati.
Infatti sono buoni, morbidi e umidi. 
E per questi muffins mi sono del tutto ispirata al tè che vedete il questa foto. Il tè nero “Pere e Cioccolato” della nuova collezione “Pleasure Collection” di Lipton. Un connubio, quello delle pere con il cioccolato, sempre vincente. Specie per gli amanti della frutta resa ancora più dolce. 
E in un impasto come poteva stare il binomio pere-cioccolato? Ma ovviamente bene, ci sono mille varianti e mille torte in tema, però come detto a inizio post avevo voglia di tutto tranne che di accendere il forno. Non chiedetemi il motivo perchè non ve lo so spiegare. Certo, con il forno sarebbe stato più semplice. Avrei cercato una ricetta base e l’avrei adattata ai miei gusti. Invece mi sono voluta complicare la vita, mi sono letteralmente studiata i miei libri di cottura in pentola a pressione finchè, piena di foglietti appuntati, ho scritto la mia versione di torta. Che poi ho trasformato in muffin.
Certo, un po’ più complicato ma il risultato è stato sorprendente!
La rapidità e la relativa facilità nel prepararli, mi ha fatto rifare questa ricetta già tre volte. E se vi dico che la prima volta è stata domenica fatevi due conti di quanto possono essere sfiziosi!

Muffin al… vapore!

160 gr di farina

125 gr di zucchero
50 ml di olio di semi dante
50 gr di cioccolato fondente
1 pera
1 uovo
125 ml di latte

1 cucchiaino di aceto
1/2 cucchiaino di bicarbonato
Mettere in una ciotola l’uovo con lo zucchero e amalgamarlo con una frusta. Aggiungere la farina a cucchiaiate, metà latte e l’olio. Continuare sempre mescolando ad inserire il resto della farina e il latte.
Grattugiare il cioccolato, tagliare a dadini la pera e unirli al composto.
Prendere degli stampi in silicone da muffin e riempirli per 3/4.
Mettere 3 dita di acqua nella pentola a pressione, inserire gli stampini nel cestello cuocivapore e chiudere. Dal fischio abbassare la fiamma e calcolare 20 minuti.

Muffin … steam!

160 grams of flour
125 grams of sugar
50 ml of seed oil giving
50 grams of dark chocolate
1 egg
125 ml of milk
1 teaspoon vinegar
1/2 teaspoon baking soda
Put the egg in a bowl with the sugar and mix with a whisk. Add flour by spoonfuls, half milk and oil. Continue stirring to incorporate the remaining flour and milk.
Grate the chocolate and add it to the mixture.
Take the silicone molds from muffins and fill to 3/4.
Put three fingers of water in a pressure cooker, place the molds in the basket and steam cookers close. From the whistle lower the flame and calculate 20 minutes.

Alloro – Laurus nobilis

L’alloro (Laurus nobilis) è una pianta perenne aromatica appartenente alla famiglia delle Lauraceae, abbastanza diffusa nelle zone di clima temperato.

Conosciuto anche come Albero dei poeti, Dafne, Lauro.

Un po’ di storia

L’Alloro è conosciuto sin dai tempi più antichi; in Grecia come a Roma fu simbolo di pace e di vittoria sia in campo militare che in campo sportivo, per questo motivo è anche detto “Lauro Nobile”.
Nell’antica Grecia era consacrato ad Apollo, il primo amore del Dio fu infatti la ninfa Dafne, ella non ricambiava l’amore del Dio e chiese a suo padre Peneo Dio dei fiumi di essere trasformata in una pianta di alloro. Apollo non volle arrendersi è prese l’alloro come suo simbolo ornandosi la fronte.
A Delfi, secondo alcune testimonianze antiche, il primo dei sei templi successivamente eretti era interamente costruito in frasche di Alloro. Si racconta anche che la Pizia che riferiva l’oracolo cadesse in trance dopo aver aspirato il fumo delle foglie bruciate: la pianta infatti a larghe dosi può avere effetti leggermente ipnotici.
L’Alloro era anche pianta sacra ad Asclepio, dio della medicina e figlio di Apollo: per secoli la pianta fu usata contro molte malattie, in particolare contro la peste.
In Brasile l’alloro viene usato per le fumigazioni domestiche per propiziare la fortuna economica.

Coltivazione e conservazione

Le foglie vengono raccolte per tutto l’anno meglio in luglio-agosto, di solito si usano fresche ma si possono anche essiccare all’ombra in luogo ben aerato. Si conserva in vasi di vetro.
I frutti sono drupe nere e lucide (quando mature) con un solo seme.
L’olio laurinato si ottiene con una manciata di bacche pestate e fatte macerare in mezzo litro di puro olio di oliva.

Impieghi terapeutici

Si utilizzano le foglie e se ne possono fare vari usi: per preparare decotti rinfrescanti e dalle qualità digestive o pediluvi.
Sminuzzando 5 o 6 foglie secche di alloro e mettendole in una tazza di acqua bollente si ottiene un ottimo infuso che, bevuto caldo prima di coricarsi, fa sudare abbondantemente riuscendo, quasi sempre ad impedire l’evolversi di un raffreddore o di un’incipiente influenza. Lo stesso infuso sorseggiato dopo i pasti, riesce, grazie alle essenze contenute, a facilitare la digestione e ad eliminare i fastidiosi gas intestinali. L’infuso, ancora, rinforza lo stomaco, eccita l’appetito e, come tutti gli infusi fatti con piante contenenti oli essenziali, è un ottimo e prezioso anticatarrale.

In cucina

Si utilizza per aromatizzare la selvaggina, profumare sughi, per conserve in olio e aceto. Messo nel barattolo del pangrattato, ne previene l’irrancidimento.
Trattato con alcool per ricavarne un profumato e aromatico liquore dalle proprietà digestive, stimolanti, antisettiche ed è utile contro tosse e bronchite.

Curiosità

Veniva utilizzato per preservare libri e pergamene e per preparare le classiche coroncine d’alloro.
Le foglie d’alloro, riposte negli armadi e nei cassetti, sostituiscono la naftalina e bruciate allontanano le mosche.
Un ramoscello di Alloro appeso sopra la porta d’ingresso con un filo rosso tiene lontano dalla casa le energie basse e porta prosperità e fortuna.

Ricette

Casoeûla

Dopo 4 anni e mezzo che abito a Milano mi sono sentita quasi in obbligo di fare questo piatto. 
Un piatto lungo, faticoso e che sporca così tante pentole da pentirsi subito di averlo scelto! Però al primo assaggio si fa perdonare qualsiasi cosa.
Da fare nel week end o quando si ha tempo da dedicarci. Tanto tempo.
Piatto povero della tradizione milanese, con un nome che sembra facile ma non lo è, vi giuro. Provate a pronunciarlo come i milanesi e vi rideranno in faccia.
Ma buono e tipicamente invernale. E dato che questa settimana con tutta l’acqua che è venuta giù di uscire proprio non ne avevo voglia, una mattina mi sono chiusa in cucina e questo il risultato.
Certo, poi ho passato il pomeriggio a rotolare sul divano. Ma questa è un’altra storia.
L’unica altra volta che avevo assaggiato la casoeûla era stato a casa di amici dei miei genitori. Mi è rimasto impresso il fatto che, pur odiando la verza, in questo piatto l’avevo trovata buonissima.
Al ristorante non l’ho mai provata e mi raccontano ci mettono anche le orecchie del maiale e no, non so se potrei farcela.
Per i tempi calcolate circa tre ore.
Per accompagnare, io che adoro la senape, ho voluto accompagnare parte della casoeûla con quella calvè. E sono stata seguita a ruota da mio marito!

Casoeûla


1 cavolo verza
250 gr di costine di maiale
250 gr di verzini di maiale
120 gr di cotenna
1 piedino di suino
1 gambo di sedano
1 carota
1/2 cipolla
1/2 bicchiere di vino bianco
burro
sale

Lavare la carne sotto l’acqua corrente.
Mettere il piedino e le cotenne in un tegame, coprirli con acqua fredda e lasciarli sobbollire per un’ora poi scolarli eliminando il grasso.
Prendere le costine e dorarle in una padella antiaderente con il burro.
In un’altra pentola, adagiare i verzini e farli dorare con il loro stesso grasso.   
Tagliare le foglie di verza a listarelle e  cuocerla coperta in poca acqua finché non appassisce. Scolarla e mettetela da parte.
Tritare il gambo di sedano, la carota e la cipolla e fateli soffriggere insieme al burro. Aggiungere i verzini e irrorare con il vino bianco. Sfumato il vino, aggiungere il resto della carne. Far rosolare e poi aggiungere la verza scolata. 
Lasciar cuocere tutto a fuoco basso per un’ora e mezza fino a quando non si sarà ammorbidito il tutto. A quel punto aggiungere i fiocchi di sale e lasciate riposare la casoeûla per circa mezz’ora.

Casoeûla

1 cabbage
250 grams of pork ribs
250 grams of pork Verzini
120 grams of rind
1 leg of pork
1 stalk of celery
1 carrot
1/2 onion
1/2 cup white wine
butter
salt
pepper
Wash the meat under running water.
Put the leg and rind in a saucepan, cover with cold water and let it simmer for an hour then drain eliminating the fat.
Take the ribs and brown them in a pan with butter.
In another pan, lay the Verzini and brown them with their own fat.
Cut the cabbage into strips and cook covered in a little water until it wilts. Drain and set aside.
Chop the celery, carrot and onion and fry with butter. Add Verzini and drizzle with white wine. Nuanced wine, add the rest of the meat. Sauté and then add the cabbage drained.
Allow to cook over a low heat for an hour and a half until it becomes soft the whole. After turning off the fire let stand the casoeula for about half an hour and then serve.

Kardemommesmåkager

Buongiorno a tutti, oggi vi propongo un altro tè della collezione “Pleasure Collection” di lipton, forse quello che mi è piaciuto di più, il tè verde “Macaron al Limone”. 
Un gusto dolce ma fresco, delicato e leggero, come piace a me.
A questo tè ho voluto abbinare i biscotti al cardamomo, delicati e saporiti, perfetti sia per la colazione che per una merenda veloce.
Sono biscotti morbidi, una delle tante varianti che ci porta la Finlandia, dove il cardamomo e le spezie in generale, insieme alle bacche, caratterizzano i loro dolci.
Questi forse sono meno conosciuti ma come li ho visti me ne sono innamorata e amando il cardamomo, non poteva essere altrimenti!
La cosa bella è che si fanno in poco tempo e si possono mangiare quasi subito, il tempo di una seconda infornata e già la prima viene dimezzata!
Cecilia è stata in grado di mangiarsene 5 prima che mi accorgessi che era arrivata al piano della cucina! Direi che le sono piaciuti!
L’abbinamento con il tè è nato dal profumo di questi biscotti appena sfornati, la mattina avevo bevuto una tazza di questo tè e mi era rimasto impresso quell’aroma particolare. Infatti la mattina dopo la mia colazione è stata questa che vedete qui sopra! E sia che li inzuppate, sia che amate i biscotti mangiati a secco, si sposano alla perfezione con questo tè, provare per credere!

Kardemommesmåkager

150 g di farina
150 g di zucchero
125 g di burro morbido
1 uovo
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di cardamomo
1/4 cucchiaino di bicarbonato

Preriscaldare il forno a 200°C.
Mescolare insieme la farina, la cannella, il cardamomo e il bicarbonato fino ad ottenere un composto ben amalgamato. 
Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere il burro e poi aggiungere il composto secco.
Mescolare bene e mettere su una teglia cucchiaiate di composto ben distanziate fra loro.
Infornare per 10 minuti e lasciar raffreddare su una gratella.

Kardemommesmåkager

150 g flour
150 g of sugar
125 g soft butter
1 egg
1 teaspoon cinnamon
1 teaspoon cardamom
1/4 teaspoon baking soda
Preheat oven to 200 ° C.
Mix together the flour, cinnamon, cardamom and baking soda until mixture is well blended.
Beat eggs with sugar, add the butter and then add the dry mixture.
Mix well and put on a baking sheet spoonfuls of mixture well spaced.
Bake for 10 minutes and allow to cool on a wire rack.

Blogger planner 2015

Buongiorno a tutti e buon inizio di settimana!
Oggi un post diverso perchè mi sponsorizzo da sola!! 
Sapete che ho un mio negozio etsy dove metto in vendita le cose che creo, spesso legate al blog, e se non lo sapete vi lascio il link per sbirciare BeePrinted, così mi dite cosa ne pensate! Fra l’altro per i lettori del mio blog c’è uno sconto del 20% su tutta la merce, con il codice di: BLOGARCHITECHOFTASTE 
Ma torniamo a quello che voglio dirvi veramente… allora, già l’anno scorso avevo fatto un planner da stampare e ha avuto un discreto successo quindi ho pensato bene di replicarlo e… di farne anche un altro con una grafica tutta nuova!
E dato che ci ho lavorato per una mesata buona, fra idee nuove e vecchie che mi sono venute in mente in questo anno di blog, alla fine ho pensato che, da blogger a blogger, potesse servire anche a voi!

E questo il motivo del post.

Il primo planner è questo qui sopra, con una grafica floreale che potete vedere più nel dettaglio qui.
Questo l’avevo disegnato l’anno scorso, era di 50 pagine, e quest’anno sono diventate 62!
Quello nuovo invece ha lo stesso numero di pagine ma la grafica è decisamente cambiata! Frecce e piume mi hanno particolarmente ispirata questo anno e lo potete vedere, in tutte le sue pagine, qui
Entrambi sono in inglese e per entrambi trovate le seguenti pagine:
– Copertina
– Calendario 2015
– Obiettivi
– Statistiche mensili
– Copertina mensile (12 mesi singoli )
– Calendario mensile (12 mesi singoli )
– Calendario mensile post sul blog (12 mesi singoli )
– Reddito mensile (12 mesi singoli )
– Manutenzione e aggiornamento
– Manutenzione blog quotidiana
– Da fare
– Sponsor del blog
– Guest posting
– Idee
– Note
– Collaborazioni con brand
– Collaborazioni mensili
– Condivisione foto
Sono davvero soddisfatta di entrambi, li ho stampati con la mia stampante di casa, usando una carta più spessa per la copertina, e poi li ho portati a far rilegare. L’anno scorso invece avevo fatto i buchi per metterli in un quaderno ad anelli, ma mia figlia quando scrivevo me li sparpagliava per il tavolo, quindi ho preferito fare in maniera diversa quest’anno!
Spero piacciano anche a voi!

Risotto alla zucca con taleggio e salvia

Per finire la settimana ti propongo un abbinamento insolito. Ma neanche troppo se segui le ricette (e gli accostamenti) del mio blog.
Una seconda collaborazione con l’azienda vinicola Francesco Quaquarini mi ha portato alla scoperta di un nuovo prodotto che sarà presente spesso sulla mia tavola.
Sto parlando del vino spumante dolce Sangue di Giuda.
Si presenta di colore rosso rubino carico, con brillanti riflessi violacei, un colore intenso che subito cattura l’attenzione, peccato per aver catturato poche bollicine, ma appena versato ha una spuma abbondante e persistente che gli conferisce davvero un’immagine golosa e accattivante.
Il sapore è ovviamente dolce, l’aroma è fine, con una piacevole fragranza di spezie e frutta fresca e il sapore pieno persiste in bocca con un gusto dolce e carezzevole. 
E dispetto di quanto si potrebbe pensare a leggere la descrizione ho preferito abbinare questo vino spumante dolce a un piatto salato.
“Salato” in effetti è una parola un po’ grossa dato che ho usato la zucca ma un primo piatto non è la scelta più ovvia per questo vino.
E invece la scelta si è rivelata ottima. Il sapore dolce della zucca, ammorbidito anche dal taleggio, si è sposato perfettamente con la dolcezza del vino in questione.
Certo che partivo un po’ avvantaggiata scoprendo come un risotto potesse essere il compagno perfetto di un vino dolce in questo post. Ma stavolta l’abbinamento è stato un po’ più azzardato. Un risotto abbastanza classico è stato reso più saporito sia sfumandolo, sia accompagnandolo da un bicchiere di questo spumante.

Risotto alla zucca con taleggio e salvia

300 gr di riso
300 gr zucca
200 gr di taleggio
750 ml acqua
10 gr burro
1/4 cipolla
tanto parmigiano 
1 rametto di salvia
Per prima cosa pulite la zucca, tagliatela a dadini e mettetela a cuocere nel brodo vegetale per una decina di minuti dal bollore. 
Mettere a rosolare in un tegame il burro e la cipolla tritata, aggiungere il riso e lo spumante e lasciare evaporate. Frullare la zucca e aggiungerla al riso insieme alla salvia e cuocere rispettando il tempo di cottura del riso. 
Nel frattempo tagliate a scaglie il parmigiano, grattugiarne un bel po’ e tagliare il taleggio.
A 3 minuti dalla fine della cottura aggiungete il parmigiano grattugiato e il taleggio mescolando velocemente.
Servire con le scaglie di parmigiano e qualche foglia di salvia.

Pumpkin risotto with taleggio and sage

300 grams of rice
300 g pumpkin
200g Taleggio
750 ml water
the heart of Knorr soup with vegetables
10 g butter
1/4 onion
much parmesan
1/2 cup sparkling wine sweet blood of Judas
1 sprig of sage
First clean the pumpkin, cut into cubes and put it to cook in the broth for about ten minutes from the boil.
Put in a pan to brown the butter and the chopped onion, add rice and sparkling wine and let evaporate. Blend the pumpkin and add to the rice along with the sage and cook respecting the cooking time of the rice.
In the meantime, cut into flakes parmesan, grate a lot ‘and cut the cheese.
3 minutes from the end of cooking, add the grated Parmesan cheese and the cheese, stirring quickly.
Serve with parmesan cheese and a few leaves of sage.

Torta morbida all’uva senza uova

Oggi vi presento il primo tè della nuova collezione “Pleasure Collection” di Lipton.
La collezione dei nuovi tè aromatizzati Lipton Pyramid® è a golosi dolcetti, sono quattro gusti, tutti con un profumo da far venire voglia di mangiare l’intera scatolina!
Nel dettaglio troviamo: Tè nero Muffin ai Mirtilli – Tè verde Cupcake alla Fragola – Tè nero Pere e Cioccolato – Tè verde Macaron al Limone.
Devo dire la verità, non sapevo proprio quale “attaccare” per primo! 
Ma alla fine ho scelto, spinta molto dal mio amore per il dolcetto al quale è ispirato. E infatti il “Tè verde Cupcake alla Fragola” non mi ha delusa, anzi!
Ho preferito berlo al naturale, senza l’aggiunta di zucchero o miele o altro dolcificante per poterlo assaporare meglio e alla seconda tazza già mi immaginavo il dolce da abbinarci.
Ed eccolo qui, o meglio eccola, dato che si tratta di una torta.
Una torta morbida all’uva fragola, senza uova per non farla troppo pesante e con l’aggiunta di gocce di cioccolato che a mio avviso ben si sposavano con l’aroma del tè.
Perfetta sia per l’inzuppo sia per essere mangiata con coltello e forchetta. Io ho fatto metà e metà, mia figlia l’ha praticamente tuffata nel tè! 
L’uva fragola è stata un dolce accostamento a questo tè e mi ha piacevolmente sorpreso di come i due sapori rimangono ben distinti in bocca. In generale l’impasto della torta è semplice e non copre nessun sapore, un altro motivo per cui ho deciso di non usare uova, l’unica differenza la fanno le gocce di cioccolato.
Ma il cioccolato si sa, sta bene con tutto!

Torta morbida all’uva senza uova

200 gr di farina 00
250 gr di zucchero
75 gr di gocce di cioccolato
150 gr di acini di uva fragola tagliati a metà
1 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaio di aceto
380 ml di latte

In una ciotola mescolare la farina con lo zucchero. Aggiungere il latte con l’olio. 
Mescolare il composto con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungere le gocce di cioccolata (che si andranno, inevitabilmente, ad adagiare sul fondo).
Fare un foro nel composto e versare il cucchiaio di aceto e subito dopo il bicarbonato, lo sentirete “friccicare”. Mescolare bene e versare l’impasto della torta nello stampo disponendo gli acini di uva. Infornare a 160°C e cuocere per 35 minuti circa.

Soft raisin cake without eggs

200 grams of flour 00
250 grams of sugar
75 grams of chocolate drops
150 g of grape berries, cut in half
1 teaspoon baking soda
1 tablespoon vinegar
380 ml of milk
40 ml of seed oil
In a bowl mix the flour with the sugar. Add milk and oil.
Stir the mixture with a wooden spoon until the dough is smooth. Add the chocolate chips (which will, inevitably, to lay on the bottom).
Make a hole in the mixture and pour a tablespoon of vinegar and baking soda after, you will hear “friccicare.” Mix well and pour the cake batter into the mold by placing the grape berries. Bake at 160 ° C and bake for 35 minutes.

Gai Moulin Bistro

Buona settimana a tutti! 

Per il mese di novembre ho deciso di riprendere in mano le mie rubriche del lunedì, che si fermeranno di nuovo a dicembre in vista del Natale.
Ti riporto a Parigi, nelle ultime mete gastronomiche che ho visitato e che voglio condividere con te.
Oggi si va da “Gai Moulin Bistro” un posticino dietro nel quartiere Le Marais. Tipico locale parigino, molto accogliente e intimo. Il personale gentilissimo appena seduti ci ha detto che la precedenza l’avrebbe avuta Cecilia su tutta la linea! Infatti l’anno davvero coccolata, le hanno portato giochini, colori e la sua pasta era una pasta baby, di quelle che si cuociono in pochissimo tempo. E dato come vengono di solito guardati male i bambini nei ristoranti parigini queste attenzioni mi hanno davvero fatto piacere.
E’ vero che il piatto di Cecilia non l’ho fotografato… ma alla fine la pasta era al pomodoro, più semplice di così!
Ma torniamo ai piatti principali… il menù non ha vasta scelta, però ci sono piatti sfiziosi e a prezzi modici. E cosa abbiamo preso?
Tanto per cominciare una specialità francese che ancora non avevo provato!

Ebbene si, anche se molti storceranno la bocca eccole qui, in tutta la loro bontà: le escargots de Bougogne! 
Buone, saporite anche se… caspita quanto aglio!!!
Poi mio marito ha preso “Magret de Canard aux Pêches” cioè l’anatra in salsa di pesche. 
L’ho assaggiata anche io e devo dire che era davvero molto buona, saporita ma delicata.
La cosa buffa è che i contorni non ci sono scritti sul menù, quando lo chiedi danno per scontato tu sappia che ogni piatto è accompagnato da un contorno scelto ad hoc dallo chef. Ovvio, no?!
Io invece ho preso il “Plat du Jour”, ovvero il piatto del giorno, dato che lo avevano servito a tutto il tavolo accanto al nostro e aveva un profumino (e un aspetto) davvero invitante! 
Ed era il pasticcio di carne d’oca che vedete qui sopra. Il cameriere mi ha ripetuto il nome un paio di volte ma sinceramente non l’ho proprio capito!!
E il mio contorno sapete cos’era? Quell’insalata che si intravede nella foto!

Gai Moulin Bistro
10 Rue Saint-Merri, 75004 Parigi

Pasta sabbiosa al forno

Ce l’ho fatta. Ho trovato la ricetta del cuore con l’emmental per #noiCHEESEamo di Formaggi Svizzeri con Peperoni e Patate!

Non è stato facile, lo ammetto, ma alla fine ho trovato una ricetta per me storica, quella che mi ha “introdotto” all’uso dell’emmental in cucina.
Qui si parla invece della sorella di mia nonna paterna, da me chiamata “zia Elena” perché mio padre la chiamava così. Allora, dovete sapere che zia Elena era andata a vivere in America sposandosi un generale americano a 19 anni. 
A 7 anni conobbi questa zia perché andammo a trovarla a Los Angeles e me ne innamorai perdutamente. Una persona che nulla aveva a che fare con mia nonna, era una giocherellona, si metteva una parrucca diversa ogni giorno e cantava sempre. 
L’anno seguente venne a trovare mia nonna che si era ammalata ed era in ospedale e io rimasi a casa con lei per un week end. Ecco, i miei ricordi più belli di quella donna sono legati a quel week end, quello in cui mi spiegò che in America le mancavano tre cose: la famiglia, il prosciutto e… l’emmental! Allora, a 8 anni, per me i formaggi erano un qualcosa di sconosciuto perché pensavo non mi piacessero. Il parmigiano sulla pasta e la ricotta erano gli unici che mi avevano convinta. Il resto mai assaggiato. Mi ricordo andammo a fare la spesa perché riteneva il cibo a casa di mia nonna troppo sano. Poi comprammo una videocassetta (i goonies!) per la serata.
Ma la cena fu qualcosa di unico. Comprò dei crackers, il famoso emmental, l’amato prosciutto e mi fece scegliere il formato della pasta. A casa cucinammo insieme e mi mise proprio a tagliare l’emmental. Alla fine non resistetti all’odore e ne assaggiai un pezzetto, non vista ovviamente. Buonissimo! Il problema era dirlo a zia, quando avevo visto il formaggio avevo detto che mai l’avrei assaggiato! 
Ma alla vista della teglia appena uscita dal forno mi fece fare una faccia così vogliosa che zia me ne servì subito una porzione! E ve la spiego come me la ricordo allora, la teglia aveva sotto la pasta uno strato di crackers e formaggio, la pasta era condita con panna e prosciutto e l’emmental era grattugiato sopra. Una delizia per gli occhi e per il palato.
Mentre la mangiavamo, con i piatti in mano, per terra in attesa si avviasse il videoregistratore di mia nonna, mezzo rotto, mi raccontò che quella pasta era l’unica cosa che sapeva cucinare il marito e il primo anno di matrimonio l’aveva mangiata tantissime volte ma con un formaggio americano (anni dopo capì di quale formaggio parlava!) ma lei ogni volta diceva che con l’emmental sarebbe stata ancora più buona.
Ecco, posso dire che ho provato a fare entrambe le versioni e aveva ragione mia zia, ma chissà, il fatto che io mi sia innamorata dell’emmental può influenzare il mio giudizio!
E nel corso degli anni la ricetta è stata conservata nel mio cuore fino a quando mi sono sposata e in una cucina tutta mia ho provato a rifarla “a memoria”. Quella di oggi è la mia variante, a mio avviso la migliore combinazione, anche se devo ancora farla assaggiare a mia zia, che nel frattempo ha trovato l’emmental anche a Los Angeles!

Pasta sabbiosa al forno

90 gr di grissini ridotti in briciole
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
125 gr di Emmentaler DOP grattugiato
2 fette di pancetta
20 gr di burro fuso
250 gr di pasta
60 ml di panna
pepe
timo
Preriscaldare il forno a 180°C, ungere uno stampo per muffins e mettere a cuocere la pasta.
In una ciotola, unire i grissini, metà formaggio, il concentrato di pomodoro e il burro fuso. Una volta ben amalgamati mettere il composto nello stampo premendo con decisione sul fondo e sui lati. 
Scolare la pasta e condirla con la panna, il bacon tagliato a pezzetti, la metà del formaggio rimasto, il timo e il pepe. Mescolare bene e mettere circa 2 cucchiai in ogni stampino grattugiando il restante formaggio sopra. 
Cuocere per circa 10 minuti o fino a quando il formaggio sopra non è dorato.

Pasta pie

1 1/2 cups crushed butter crackers (about 35 crackers) (recommended: Ritz)
2 cups grated Cheddar, divided
4 tablespoons (1/2 stick) unsalted butter, melted, plus 2 tablespoons cold unsalted butter, cut into pieces
4 cups cooked elbow macaroni (about 8 ounces uncooked), drained and kept hot
2 large eggs, beaten
1/2 cup milk
1/4 cup sour cream
1/4 teaspoon salt

Preheat the oven to 350 degrees F. Lightly grease 8 cups of a 12-cup muffin pan.
In a bowl, combine the crackers, 1 cup of the Cheddar and the melted butter. Divide the mixture among the prepared muffin cups and press firmly into the bottom and up the sides.
In a large bowl, mix the macaroni with 1/2 cup of the Cheddar. In a small bowl, combine the eggs, milk, sour cream, cold butter pieces, and salt. Stir the milk mixture into the macaroni.
Spoon 2 tablespoons of the macaroni mixture into each cracker crust and top with the remaining Cheddar. Bake until the cheese is browned and slightly crispy, about 25 minutes. Allow the pies to cool slightly before unmolding and serving warm.