Risotto alla zucca e rosmarino

In vista di una delle festività che amo di più, halloween, ho deciso che per il mese di ottobre i miei lunedì delle rubriche saranno dedicati a questa festa, a cosa portare in tavola di sfizioso e di “mostruoso”!
Se ben vi ricordate l’anno scorso ho fatto una vera e propria festa, addobbando tavola e casa, se volete dare una sbirciata, trovate il post qui. 
Quest’anno la situazione è un po’ diversa perchè ho i miei genitori a casa dato che mio marito parte una settimana per lavoro. Quindi ho già deciso che farò una cena di halloween. Più per il gusto di mascherare Cecilia che per altro.
Povera cucciola, due anni e mezzo di vita e già è stata vestita per tutti i suoi halloween!! Per il primo anno mi sono troppo divertita a vestirla da “zucca”. Aveva una gonnellina a palloncino arancione e il body in coordinato con un bel disegno di zucca, ma il tocco di classe è stato il cappello a forma di zucca che le ho fatto ai ferri! Vi dico solo che mi fermavano per strada!!
L’anno scorso invece per la festa l’ho vestita da studentessa di Hogwarts, con tanto di cravatta e stemmino (grifondoro ovviamente!). Ha riscosso anche lì un grande successo anche se qualche nostro amico più grande non ha capito il costume.
Per quest’anno brancolo un po’ nel buio, ma sono certa che cercando bene nell’armadio qualcosa uscirà fuori! 
Ma ora basta parlare di costumi, manca ancora più di un mese ad halloween ma inizio da questo lunedì con questo risotto.
Un classico, il risotto alla zucca, arricchito dal gusto pungente del rosmarino e mantecato con tanto, tantissimo parmigiano. Le scaglie di parmigiano sopra mettetele poco prima di servire, il calore tenderà a farle sciogliere!

Risotto alla zucca e rosmarino

10 “pugni” di riso
300 gr zucca
750 ml acqua
10 gr burro
1/4 cipolla
tanto parmigiano 
1/2 bicchiere vino bianco
1 rametto di rosmarino
cumino

Per prima cosa pulite la zucca, tagliatela a dadini e mettetela a cuocere nel brodo vegetale per una decina di minuti dal bollore. 
Mettere a rosolare in un tegame il burro e la cipolla tritata, aggiungere il riso e il vino e lasciare cuocere per 10 minuti circa. Aggiungere la zucca, il rosmarino e il cumino e cuocere rispettando il tempo di cottura del riso. 
Nel frattempo tagliate a scaglie il parmigiano e grattugiatene molto.
A fine cottura aggiungete il parmigiano grattugiato e mescolare velocemente.
Servire con le scaglie di parmigiano.

Pumpkin and rosemary risotto

300 grams of rice 
300 g pumpkin 
750 ml water 
heart broth knorr 
10 gr butter 
1/4 onion 
much parmesan 
1/2 cup white wine 
1 sprig of rosemary 
cumin 

First clean the pumpkin, cut into cubes and put it to cook in the broth for about ten minutes from the boil. 
Place to fry in a pan with 50g butter and the chopped onion, add the rice and wine and cook for about 10 minutes. Add the pumpkin, rosemary and cumin and cook respecting the cooking time of the rice. 
Meanwhile, cut into flakes parmesan and grate it. 
At the end of cooking, add the grated Parmesan cheese and stir quickly. 
Serve with parmesan cheese.

Risotto al salto – Manuale di Nonna Papera

Eccomi come ogni venerdì con il piatto scelto dal manuale di Nonna Papera.
Stavolta non faccio un salto in Inghilterra ma rimango con i piedi ben piantati in Italia dato che questo piatto mi ha accompagnato per gran parte della mia infanzia.
Non so quanto Nonna Papera abbia influenzato le nostre cuoche mamme ma il riso ripassato in padella è sempre stato un must sia in casa nostra, sia in quello delle mie amichette.
Ricordo che la mamma della mia migliore amica, all’asilo, era solito fare il riso il giovedì (altro che gnocchi!!) e il giorno dopo se ero a pranzo da loro quasi certamente avrei trovato il riso scaldato sul piatto. Ed è un piatto che ho sempre amato, quindi non potete capire la mia gioia quando lo lessi anche sul manuale, anni (e anni) fa!
Certo, a mia madre e alla mamma della mia amichetta mai era passato per la mente di farlo a polpette… con una “frittata” si faceva prima!
Però per la mia bimba e per la sottoscritta ho voluto seguire in tutto e per tutto la ricetta del libro, anzi i suggerimenti, dato che di ricetta vera e propria non si può parlare!
Allora ho preso il mio risotto alla bresaola cotto proprio il giorno prima, un bel cucchiaio a testa per dare la forma e devo dire che, a parte la quantità spropositata di pan grattato per terra, ci siamo davvero divertite! 
Poi ovviamente abbiamo lasciato freddare le “polpette” e ce le siamo gustate con le mani davanti un bel cartone animato! Ogni tanto un po’ di relax ci vuole 😉

Ps: per questa ricetta ho usato l’olio di semi di girasole dante per avere un fritto leggermente dorato ma molto gustoso.

Risotto al salto – Manuale di Nonna Papera

E’ semplicissimo! Prendete un bassotto e buttatelo… ops, scusate! C’è Nonna Papera che fa segno di no.
Ricominciamo: se vi è stato servito un risotto molto soddisfacente, fatevene mettere da parte un piatto. Potrete utilizzarlo l’indomani così: aggiungendo un uovo, riducete in polpettine molto piatte che passerete nel pane grattugiato, e farete rosolare nell’olio caldo finché non diventeranno dorate.

Jumping risotto – Manual of Grandma Duck

It ‘so easy! Take a Beagle Boy and throw it … oops, sorry! Grandma Duck who says no.
Restless: If you were served a risotto very satisfactory, fatevene put aside a plate. You can use it the next day as well: adding an egg, reduce in very flat patties that you will spend in the bread crumbs, and fry in hot oil until you do not become golden.

Fettuccine fatte in casa con pachino, origano e sale nero

Eccomi di ritorno a casa, dei giorni un po’ di corsa quelli di Roma ma per fortuna la situazione è stabile e possiamo tirare un (piccolo) sospiro di sollievo.
A casa mi era venuta una gran voglia di mettere le mani in pasta ed ecco che ho preso farina e uova e ho iniziato a impastare. Per il condimento mi sono arrangiata con quello che avevo in casa, è vero, ma devo dire che il risultato è stato più che soddisfacente! Sarà che impastare mi rende sempre orgogliosa di quello che porto in tavola.
Un piatto semplice, senza troppe pretese, adatto per quella mezz’ora da dedicare solo alla cucina, quando i gesti ripetitivi ci fanno pensare al nulla.
Ed è quello che mi ci voleva, sinceramente. Il non pensare, il riprendermi da tutti quei giri in ospedale con gesti che si possono fare anche ad occhi chiusi.
E per non pensarci meglio abbiamo anche aperto una bottiglia. Un prosecco drusian. Volevamo qualcosa di secco che si sposasse con questa pasta più morbida e la scelta si è rivelata vincente! L’aroma leggermente fruttato rimane piacevolmente sul palato e una pasta semplice come questa ne risalta la freschezza.

 Fettuccine con pachino, origano e sale nero

2 uova
200 gr di farina
1 cucchiaio di origano
100 gr di pomodorini pachino
sale nero

Setacciare la farina a fontana sul piano di lavoro, formare un incavo nel centro e rompere le uova.
Lavorare con le mani l’impasto dall’esterno verso l’interno e avvolgere la pasta ottenuta nella pellicola trasparente e lasciarla riposare per circa 30 minuti. Stendere la sfoglia con il matterello fino ad avere uno spessore di circa 0,5 mm e tagliarla nel formato scelto.
In una padella mettere abbondante olio e far soffriggere i pomodori tagliati a metà con un cucchiaio di olio. Nel frattempo cuocere la pasta al dente. 
Scolare la pasta e farla saltare con il condimento aggiungendo l’origano e il sale nero.

Fettuccine with tomatoes, oregano and black salt 

2 eggs 
200 grams of flour 
1 tablespoon of oregano 
100 grams of cherry tomatoes 
black salt 
extra virgin olive oil 

Sift the flour on the work surface, forming a recess in the center and break the eggs. 
Work the dough with your hands from the outside to the inside and wrap the dough in plastic wrap and let it rest for about 30 minutes. Roll out the dough with a rolling pin until you have a thickness of about 0.5 mm and cut it in the chosen format. 
In a pan put plenty of oil and fry the tomatoes cut in half with a tablespoon of oil. Meanwhile, cook the pasta al dente. 
Drain the pasta and toss with the sauce by adding oregano and black salt.

Regali golosi – Grissini con fiocchi di sale

Una rubrica nata da pochissimo questa dei regali golosi, ma che è un piacere portare avanti dopo i vari commenti positivi che ha riscosso con il primo post.
Ecco quindi la seconda ricetta per questa rubrica, salata stavolta, perchè spesso capita di essere invitati e di volere a tutti i costi portare qualcosa per sorprendere chi ci invita.
Almeno, a me capita spesso di arrivare a casa di chi mi ha invitato con un pensierino direttamente dalla mia cucina. E che si tratti di un dolce o di un salato non importa, la sorpresa è sempre gradita!
Questi li ho fatti per un apericena a cui siamo stati invitati “al volo”. Mi chiamano alle 2 del pomeriggio: “stasera perché non ci vediamo per un apericena a casa nostra?”. Ok… sorvolando sul fatto che l’apericena devo ancora capire cosa sia, ho pensato subito… cosa porto?
Ma la risposta era davanti a me, perché ho approfittato subito di due cose: la mia pasta madre appena rinfrescata e i fiocchi di sale al rosmarino arrivati da poco per posta!
Certo, il mio primo pensiero è stato quello di fare un pan bauletto un po’ saporito ma i tempi non erano dalla mia parte. Però volevo qualcosa di salato. E da stuzzicare. Da lì alla scelta dei grissini il passo è stato breve!
Che dire, sono piaciuti! Sono più che piaciuti! La prossima volta anzi, dovrò raddoppiare le dosi perchè per 5 persone pensavo durassero almeno 10 minuti!
A parte questo sono stati davvero una piacevole scoperta. Già i grissini sono buoni così al naturale, ma i fiocchi di sale al rosmarino li hanno resi davvero golosi! I fiocchi si sciolgono in bocca e non rimane quel fastidioso sapore salato che ti fa correre a cercare l’acqua anzi, si sente l’aroma del rosmarino ed è quel sapore che rimane sul palato. Davvero buoni, da provare per te e… da regalare!
Unica accortezza: chiuderli in un sacchetto di carta per il trasporto, meglio ancora se messi dentro un bicchiere come base così da non romperli nel tragitto!

Grissini con fiocchi di sale

50 gr di pasta madre
100 gr di acqua
25 gr di latte
25 gr di olio evo
200 gr di farina 00
un cucchiaino di miele

Sciogliere la pasta madre con i liquidi e il miele, poi aggiungere farina e sale. Appena l’impasto diventa bello liscio ed omogeneo, metterlo a lievitare per 1 ora e 1/2. Passato questo tempo ribaltare l’impasto sul piano infarinato, stenderlo e lasciarlo a riposare per 15 minuti.
Con l’aiuto del mattarello e della rotella da pizza, tagliare a striscioline.
Preparare la teglia con la carta da forno e adagiare i grissini “stirandoli”. Metterli a lievitare per altre 2 ore. Aggiungere i fiocchi di sale facendo una leggera pressione.
Accendere il forno a 200° C e appena raggiunge la temperatura, infornare abbassando a 180°C.
Dopo circa 25 minuti, aprire lo sportello, togliere i grissini dalla teglia e posizionarli direttamente sulla griglia. Terminare la cottura abbassando a 160°C per 5-10 minuti.
A termine metterli a raffreddare su una griglia.

Grissini with salt flakes 

50 gr of sourdough 
100 grams of water 
25 grams of milk 
25 grams of extra virgin olive oil 
200 grams of flour 00 
5 grams of salt flakes falksalt rosemary 
a teaspoon of honey 
Dissolve the yeast and honey with the liquid, then add flour and salt. 
As soon as the mixture is nice and smooth and homogeneous, let rise for 1 hour and half. 
After this time flip the dough on the floured surface, roll it out and let it rest for 15 minutes. 
With the help of a rolling pin and pizza wheel, cut into strips. 
Prepare the baking tray with baking paper and lay the breadsticks “stretching them.” Put them to rise for another 2 hours. 
Preheat oven to 200 ° C. 
After about 25 minutes, open the door, remove the sticks from the pan and place directly on the grill. Lowering finish cooking at 160 ° C for 5-10 minutes. 
At the end put them to cool on a rack.

Mele in gabbia… alla Newton – Manuale di Nonna Papera

Oggi un post dedicato alle nonne che nasce dal fatto che siamo dovuti scappare a Roma perché la nonna di mio marito sta molto male. 

E questo mi ha fatto pensare che dedico troppo poco tempo a sentire la mia di nonna.
Anche io come mio marito di nonna ne ho solo una, spesso l’ho citata nei miei post, è la colonna portante della famiglia di mia madre e con i suoi 91 anni non c’è una mattina che non si sveglia alle 6 e prende l’autobus per andare ad aprire il negozio di mio zio. A volte presa dai clienti dice che si scorda anche di pranzare a arriva a casa verso le 17 con niente nello stomaco! Certo, poi dice che fa un’abbondante merenda appena arriva. 
Ha la forza di un leone ma sa essere dolce come pochi sanno fare. E’ benvoluta da tutti perché ha davvero un cuore d’oro ed è davvero la classica nonna. Cucina benissimo e non c’è volta che io scenda a Roma che non mi fa trovare una torta o le fettuccine da portare a casa. La adoro. 
Quando ero incinta di Cecilia avevo sperato che la mia piccola anticipasse per nascere lo stesso giorno, il 1° marzo, ma alla fine è successo che condividono solo il mese e il segno.
La mia altra nonna invece, quella che è venuta a mancare una decina di anni fa era molto diversa di carattere. Dalla parte di mio padre ero la nipote più piccola ma proprio per questo ero quella più sgridata! E mia nonna era davvero una carabiniera. Lei, che voleva fare la maestra ma che il padre non la fece andare a scuola perchè “femmina” mi ha insegnato a scrivere l’8. Lo scrivevo sempre storto e mi ha insegnato quello che per me è stato il trucco perfetto! Mi ricordo che amava disegnare, specialmente Biancaneve, e che cucinava solo piatti romani. Ma la cosa più buffa che la riguarda l’ho scoperta un giorno leggendo il suo campanello di casa… c’era un nome mai sentito! Eh no, non era il cognome, quello lo conoscevo! E infatti quel giorno mi disse che alla sua nascita il padre voleva chiamarla a tutti i costi “Dora” ma alla mamma non piaceva quel nome e la chiamò sempre “Lea”. Ebbene, fu sempre chiamata da tutti Lea. E io lo venni a scoprire così, per caso.
Oggi è alle mie nonne che dedico questa ricetta. L’unica che abbiamo mai cucinato in tre. Certo, all’epoca mia nonna materna aveva impastato la frolla mentre l’altra sbucciava le mele così… a me era rimasto da mescolare la marmellata con le noci.
Stavolta nonnine ho fatto tutto da sola, ma la marmellata l’ho fatta mescolare a Cecilia, tanto per mantenere la tradizione.
E abbiamo anche fatto un “tappo” di pasta sfoglia sopra e sotto il buco del torsolo. Sotto per non far cadere la marmellata, sopra per rimettere il picciolo!

Mele in gabbia… alla Newton – Manuale di Nonna Papera

“Una delle caratteristiche simpatiche di Isacco Newton, caratteristica del resto comune a molti scienziati, era la distrazione. Se, anziché sotto un albero di mele, si fosse fermato a schiacciare un pisolino sotto un albero di banane, la legge di gravità avrebbe assunto una nuova impostazione e la distrazione d’Isacco sarebbe rimasta. Narrano infatti che i cronisti dell’epoca che Isacco si dimenticava perfino a volte di mangiare (e passi) e di vestirsi (passi un po’ meno). In compenso, ora abbiamo una nonna papera con una memoria di ferro: non si dimentica certo di sfornarvi su due zampe altrettante ottime ricette.”
200 gr di farina 
50 gr di fecola
1/2 bustina di lievito
100 gr di burro
80 gr di zucchero
1 uovo intero + un tuorlo e un albume separati
un cucchiaio di rum
un pezzetto di scorza di limone grattugiata (per la pasta)
una dozzina di mele non troppo grosse
qualche cucchiaio di marmellata
una dozzina di noci tritate a pezzettini
una bustina di zucchero a velo

Mescolate insieme sul tavolo nell’ordine tutti gli ingredienti della pasta finché non diventerà liscia, e lasciatela riposare una mezz’oretta. Mentre la pasta riposa voi… lavorate alacrmente sbucciando le mele e levando cautamente i torsoli con un coltellino a punta (meglio se con l’attrezzo apposito): riempite il buco con un impasto di noci tritate e marmellata.
Recuperate la pasta, stendetela col mattarello e ritagliate con la rotella delle strisce larghe 1 cm e lunghe circa 30. Incrociate nel mezzo due strisce, deponeteci sopra la mela e imprigionatela attaccando insieme le estremità delle strisce. Pennellate le mele “ingabbiate” con la chiara d’uovo messa da parte, mettetele in uno stampo e lasciatele nel forno finché diventeranno dorate: a questo punto potete tirarle fuori, spolverarle con lo zucchero a velo e mangiarvele… approfittando del fatto che sono legate!

Apples in the cage … Newton – Manual of Grandma Duck 

“One of the nice features of Isaac Newton, the rest feature common to many scientists, it was the distraction. Instead of going under an apple tree, he stopped to take a nap under a banana tree, the law of gravity would have taken a new setting and the distraction of Isaac would remain. narrate fact that the chroniclers of the time that Isaac even sometimes forgot to eat (and steps) and dressing (steps a bit ‘less.) on the other hand, we now have a grandmother duck with an iron memory: do not forget some of sfornarvi on two legs as many delicious recipes. “
200 grams of flour 
50 grams of starch 
1/2 teaspoon of baking powder 
100 grams of butter 
80 grams of sugar 
1 whole egg + one egg yolk and egg white separated 
a tablespoon of rum 
a bit of grated lemon rind (for pasta) 
a dozen apples not too large 
a few tablespoons of jam 
a dozen chopped walnuts into small pieces 
a sachet of powdered sugar 
Mix together all the ingredients on the table in the order of the dough until it becomes smooth, and let it rest for half an hour. While the dough is resting you … worked peeling apples and cautiously raising the cores with a boxcutter to toe (preferably with the proper tool): fill the hole with a mixture of chopped nuts and jam. 
Pick up the dough, roll it with a rolling pin and cut with the wheel of wide strips 1 cm long and about 30 Crossed in the middle two strips, deponeteci over the apple and imprigionatela sticking together the ends of the strips. Brushstrokes apples “caged” with the egg white aside, put them in a mold and leave in the oven until they become golden: At this point you can pull them out, dust them with powdered sugar and enjoy!

Steak and kidney pie

Ecco la famosa la steak and kidney pie, cioè il pasticcio di carne e rognone, un piatto tipico inglese, anzi, uno dei più famosi piatti. 
Di varianti ce ne sono tante, chi mette più carne di manzo, chi più rognone, chi non mette verdure, chi ne mette tantissime! Io ho fatto una ricetta che è una via di mezzo fra tutte quelle che ho trovato. Quella che ha una giusta proporzione di carne di manzo e rognone. A mio avviso ovviamente! Poi preferisco la versione con qualche verdura dentro, e fra le tante che ho assaggiato nei miei viaggi a Londra, me ne ricordo una con le carote particolarmente buona. Quindi la scelta della verdura da abbinare è stata dettata dai ricordi!
Ecco, una cosa, non fate come me: presa dall’abitudine delle nostre torte rustiche ho messo la sfoglia sotto e il pasticcio di carne sopra. Noooo! Quando ho realizzato che stavo facendo una grande cavolata era troppo tardi! Ho cercato di rimediare e ribaltare il tutto ma quando mi sono accorta che stavo facendo un danno ancora più grande mi sono fermata. Per mettere un po’ di sfoglia sopra sono ricorsa ai rimasugli che uscivano. Un volo di farfalle è stata una magra consolazione però!
Certo, se proprio voglio essere ancora più pignola, nelle foto mi sono scordata di mettere il set della via dei sapori. Avevo anche messo le bandierine e il pulmino vicino al piatto ma manine paffute (sempre meno in realtà) non hanno saputo resistere ed era troppo tardi per ristampare e ritagliare di nuovo il tutto! Uff.
A parte il pasticcio nel vero senso della parola, il risultato è stato davvero ottimo. Buona, morbida e saporita! Peccato per la crosta scrocchiarella ma le farfalle almeno sono piaciute a Cecilia. Alla fine se le è mangiate tutte lei!

Steak and kidney pie 

1 rotolo di pasta sfoglia
1 uovo
2 cucchiai di olio di semi 
700 gr di carne di manzo
200 gr di rognoni di agnello
1 lt di brodo di carne
2 carote
1 cipolla
30 gr di farina
salsa Worcestershire
timo
sale 
pepe

Scaldare l’olio in un capace tegame, e fatevi rosolare velocemente la carne di manzo tagliata a cubetti, toglierla dal tegame e metterla da parte.
Rosolare i rognoni, aggiungere cipolla, carote e timo, e lasciate sul fuoco per 4 minuti.
Rimettere la carne nel tegame, spolverizzare con la farina, versare il brodo caldo e portare a bollore.
Abbassare il fuoco e far cuocere per circa un’ora e mezza senza coperchio, se serve unire dell’altro brodo.
Togliere dal fuoco, condire con sale, pepe e salsa Worcestershire e poi lasciar raffreddare. 
Versare lo stufato di carne in una pirofila, ricoprirla con la pasta sfoglia e sigillare i bordi.
Spennellare la pasta sfoglia con l’uovo.
Cuocere in forno caldo a 220°C per 30-40 minuti. Servire ancora calda.

Steak and kidney pie 

1 roll of puff pastry 
1 egg 
2 tablespoons vegetable oil 
700 grams of beef 
200 grams of lamb kidneys 
1 liter of broth 
2 medium-sized onions 
30 grams of flour 
Worcestershire sauce 
salt 
pepper 
Heat oil into a large pan and quickly sauté the beef, cut into cubes, remove from pan and set aside. 
Sauté the kidneys, add the onions and let cook for 4 minutes. 
Put the meat in the pan, sprinkle with flour, pour the hot broth and bring to a boil. 
Lower the heat and simmer for about an hour and a half without a lid, combine the other broth if needed. 
Remove from heat, season with salt, pepper and Worcestershire sauce and then leave to cool. 
Pour the stew meat in a baking dish, cover with pastry and seal the edges. 
Brush the pastry with the egg. 
Bake in preheated oven at 220 ° C for 30-40 minutes. Serve while still hot.

Fagottini con crema di piselli – La Biblioteca

L’inizio settimana è sempre ostico. Arrivo prima del week end carica a mille e con tantissime idee e cose da fare e preparare, poi passo il sabato di solito in giro per Milano con la mia famiglia e la domenica a cucinare e a giocare con mia figlia. Inutile dire che domenica sera crollo a letto prestissimo, insieme a mia figlia di solito, con tutte quelle mille idee e mille progetti che rimando, puntualmente, di settimana in settimana.
Ecco, anche questo week end è andato così.
E mi ritrovo, di nuovo, a scrivere il post del lunedì all’alba, con una tazza di caffè (ah no scusate, oggi tè perchè al supermercato era finito il caffè americano, mio compagno di colazioni da un anno a questa parte), un biscotto che mangerò quando mi ricordo di averlo preso, e un occhio ancora mezzo chiuso dal sonno.
Ovviamente mentre scrivo sto pensando a perchè mi riduco a scrivere questo post ogni lunedì alla solita ora e a non programmarlo prima. Ma non so mai cosa rispondermi, è così da tanto tempo che quasi sta diventando una routine di inizio settimana. Anche se sarebbe una cattiva abitudine da eliminare.
Di buono c’è che, variando la rubrica del blog di lunedì in lunedì, non rischio di cadere troppo in questo circolo vizioso. Qualcosa cambia, oltre la ricetta. 
E speriamo che per lunedì prossimo io riesca a fare un miracolo!
Ok, ora veniamo alla ricetta… l’antipasto di ieri, che ha accompagnato una buonissima spalla di maiale al forno. La mia variante è stata il non frullare troppo i piselli e lo scordarmi di montare la panna. Peccato per la panna, sarebbe stata molto più spumosa. La mia sembrava una vera crema, mentre la consistenza doveva essere simile a quella di una mousse.
Buona per carità, anche senza quell’ingrediente facoltativo che tanto mai mi sarei ricordata di comprarlo dato che ancora non ho nemmeno imparato a scriverlo!!!

Fagottini con crema di piselli

Per la pasta:
150 gr di pasta fillo
olio evo
Per la crema:
200 gr di piselli
100 ml di panna fresca
1/2 cipolla
olio evo
sale
pepe
Per decorare – facoltativo:
50 gr di tempeh
olio di semi 
sale
Sovrapponete 3 fogli di pasta fillo spennellando tra uno e l’altro con poco olio d’oliva. Tagliate la pasta a quadrati e foderatevi degli stampini.
Infornate a 180°C per 10-15 minuti.
Tritate la cipolla e fatela soffriggere con l’olio d’oliva, unite i piselli, salate, pepate e lasciate insaporire per alcuni minuti. Bagnate con 1/2 bicchiere d’acqua e cuocete coperto per 20 minuti.
Frullate i piselli, montate la panna e unitela alla purea. Farcite i gusci di pasta fillo con la mousse di piselli.
Facoltativo: tagliate il tempeh a fettine e friggetelo. Asciugatelo su un foglio e salatelo appena. Decorate la mousse con qualche pezzetto.

Dumplings with cream of peas 

For the dough: 
150 grams of phyllo dough 
extra virgin olive oil 
For the cream: 
200 grams of peas 
100 ml of fresh cream 
1/2 onion 
extra virgin olive oil 
salt 
pepper 
To decorate – optional: 
50 grams of tempeh 
seed oil 
salt 

Overlap 3 sheets of phyllo dough brushing between one and the other with a little olive oil. Cut the dough into squares and foderatevi stencils. 
Bake at 180 ° C for 10-15 minutes. 
Chop the onion and fry with olive oil, add the peas, salt and pepper and cook for a few minutes. Sprinkle with 1/2 cup of water and cook covered for 20 minutes. 
Blend the peas, whip the cream and add it to the puree. Stuffed shells of phyllo dough with pea mousse. 
Optional: Cut the tempeh into thin slices and fry. Dry it on a paper and salt it lightly. Decorate the mousse with a few pieces.

Torta di Mele – Manuale di Nonna Papera

Continuo la via dei sapori con Nonna Papera questa volta! Mi sembra assurdo eppure come apro il libro trovo ricette che vengono dal Regno Unito! Non posso far altro che considerarlo un segno, giusto?
Quindi, con grande gioia di mio marito che ne va matto, ecco uno dei dolci più famosi che ha avuto i suoi natali proprio in Inghilterra.
Si parla della torta di mele, uno dei dolci più conosciuti del mondo e più semplice da realizzare.
Per questa volta ho fatto delle tortine di mele, colpa di una partita di mele che ho scoperto rovinate, se ne è salvata solo 1/2 di un pacco di un kg! A parte la rabbia non potete capire la delusione quando a Cecilia ho detto che non ci sarebbe stata la torta. Ma con infinita pazienza mi sono messa a sbucciarle finchè non ho trovato qualche fetta buona.
Una mini tortina che alla fine sono diventate due, per grande gioia del cecio (e del marito, ammettiamolo, già si era visto soffiare la tortina dalla figlia!).
Ma queste tortine, partite con il piede sbagliato, hanno anche avuto una cottura turbolenta… “colpa” del telefono ecco qui che si sono anche sbruciacchiate! 
L’impasto di Nonna Papera è buonissimo, semplice e leggero, la mia base preferita. Le mele poi, erano pochine, lo ammetto, e forse un po’ troppo zucchero data la mini dimensione delle tortine, ma sono state spazzolate lo stesso!
Ps: per le mie tortine ho usato 1/10 delle dosi e le ho cotte negli stampi barchette della happyflex!


Torta di Mele – Manuale di Nonna Papera

“Un barone scozzese potrebbe benissimo limitare la propria attività a passeggiare per i viali del suo castello, con il gonnellino scozzese, il cane scozzese al guinzaglio ed un bicchierino di whisky scozzese a portata di …baffi. E invece che cosa ti combinò Nepero, che era appunto un barone scozzese? Inventò i logaritmi, cioè un modo per semplificare i conti tale da far venire i calcoli…al fegato dei poveri studenti, naturalmente! Per riconfortare i tapini, Nonna Papera propone questa ottima torta di mele.”



200 gr di farina
150 gr di zucchero
1 bustina di lievito
2 uova
latte (80 gr circa)
scorza di limone
1 Kg di mele
Sbattete bene le uova con lo zucchero e aggiungete a poco a poco la farina setacciata insieme al lievito e la scorza di limone, aggiungendo via via il latte per mantenere morbida la pasta. Ungete e impanate (o infarinate ndr) una tortiera e versate la pasta. Intanto avrete sbucciato e tagliato a fette il più possibile regolari, le mele: mettete elegantemente le fette sopra la pasta e cospargete di zucchero e qualche fiocchetto di burro. Cuocete per circa mezz’ora in forno moderato.

Apple Pie – Manual of Grandma Duck 

“A Scottish baron may well limit their activities to walk along the paths of his castle, with the Scottish kilt, the Scottish dog on a leash and a glass of Scotch whiskey. Instead, what did Napier, a Scottish baron? Invented logarithms ! to comfort students, Grandma Duck offers this great apple pie.”



200 grams of flour 
150 grams of sugar 
1 packet of yeast 
2 eggs 
milk (about 80 grams) 
lemon zest 
1 kg of apples 

Beat the eggs with the sugar and add gradually the flour sifted with the baking powder and lemon zest, gradually adding the milk to keep the dough soft. Grease and breadcrumbs (or flour ed) a cake tin and pour the pasta. Meanwhile, you’ll peeled and cut into slices as possible regular apples: Put elegantly slices over the dough and sprinkle with sugar and some butter. Cook for about half an hour in a moderate oven.

Polpette di lenticchie

Non c’è niente che mi entusiasma più di una sfida. Forse far felici gli amici, e con questa ricetta direi che ho preso due piccioni con una fava!
Allora, tutto è iniziato nel week end quando ci siamo riuniti con un paio di coppie di amici che non vedevamo da un po’. E’ iniziato con un pomeriggio fra amici ed è finito davanti a un barbecue acceso!
Un giornata bellissima che dovremmo ripetere più spesso.
Ma che c’entrano in tutto ciò le polpette? C’entrano perchè il marito di una coppia è diventato vegetariano questa estate. E chi lo sapeva! 
Attimi di panico pensando a tutta quella carne scongelata (cosa del tutto ingiustificata, due uomini affamati hanno mangiato anche quell’ultima bistecca!) ma ho accettato la sfida: proporre un piatto sfizioso che non gli facesse tornare la voglia di addentare una bistecca!
Da parte mia sono stata fortunata ad averlo scoperto dopo poco, le lenticchie hanno avuto tutto il tempo dell’ammollo. Da parte sua è stato più che felice di non dover mangiare solo insalata e verdure grigliate! 
Direi che sono stata soddisfatta del risultato, poi insaporite con l’aceto balsamico al fico nell’impasto… ho fatto veramente una scelta giusta! 
Per rendere ancora più gustose le polpette consiglio di accompagnarle da qualche salsa, la maionese per esempio ci sta benissimo!
Ps: le mie dosi erano un po’ esagerate per una persona, infatti queste che vedete in foto sono le polpette avanzate che abbiamo scaldato al forno (senza stecchini, per carità!) e mangiato il giorno dopo per un piccolo aperitivo noi tre!

Polpette di lenticchie

50 gr di pane
250 gr di lenticchie
1 uovo
erba cipollina
sale
pepe
Mettere le lenticchie in ammollo per circa due ore. Dopodiché lessatele in acqua bollente e scolatele. Quindi inseritele in un frullatore con l’uovo, l’erba cipollina e il pane che avrete precedentemente tritato finissimo, frullate il tutto finché il composto non sarà diventato omogeneo. 
Aggiungete la paprika, il sale, il pepe e frullate ancora il tutto fino ad ottenere un impasto malleabile. 
Fatto questo plasmate le polpette e fateli cuocere in una padella con l’olio circa 3 – 4 minuti a fuoco medio. Volendo si possono anche cuocere in forno a 200° per 8-10 minuti.

Lentil Meatballs 

50 grams of bread 
250 grams of lentils 
1 egg 
sweet paprika 
chive 
salt 
pepper 
Put the lentils to soak for about two hours. Then boil them in boiling water and drain. So put them in a blender with the egg, chives and bread which you have previously finely chopped, blend everything until the mixture will become smooth. 
Add the paprika, salt, pepper and blend well until the dough is pliable. 
Without this shaped meatballs and cook them in a pan with oil about 3-4 minutes on medium heat. If you want you can also bake at 200 degrees for 8-10 minutes.

Camomilla – Matricaria Chamomilla

La camomilla (Matricaria chamomilla) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Asteraceae.
Il termine camomilla è di origine greca e significa “umile mela”, per l’odore dei fiori, che ricorda quello delle mele renette. Per questo viene a anche chiamata piccola mela dei prati. Il termine spagnolo “manzanilla” infatti significa proprio piccola mela.
Dal latino matrix = utero, per l’impiego nelle infiammazioni uterine.

Un po’ di storia

E’ conosciuta da tempo immemorabile nell’antichità per i suoi effetti salutari, citati negli erbai assiri, come “Kurban-èkli” che significa “il dono dei prati”.
In diversi scritti della medicina antica è citata per le sue virtù calmanti e antinfiammatorie.
Questa piantina governata dal sole è una delle erbe officinali più conosciute, considerata fin dall’antichità per le sue enormi qualità terapeutiche.
Nella mitologia egiziana, il fiore della camomilla era dedicato a Ra, gran dio del sole, mentre gli antichi Greci la consideravano una panacea.
L’olio essenziale, di colore blu, per la presenza dell’azulene, è citato per la prima volta in opere del medioevo.
Per Leclerc, medico fitoterapeuta francese del XX secolo riteneva che gli effetti della camomilla dipendessero dalla forma farmaceutica utilizzata; il medico francese riteneva la tisana di camomilla “una mistura anemica, che si ottiene disseminando con parsimonia qualche fiore sulla superficie di un oceano d’acqua calda, assolutamente inerte.”

Coltivazione e conservazione

La specie è diffusa in Europa ed in Asia ed è naturalizzata anche in altri continenti. Cresce spontaneamente nei prati ed in aperta campagna.
Il ciclo di vegetazione è primaverile-estivo, con fioritura in tarda primavera e nel corso dell’estate.
E’ una pianta che ama il sole, l’aria ed il caldo viceversa non ama le correnti d’aria ed il vento eccessivo. Predilige i luoghi con inverni miti e con una buona umidità anche se non gradisce l’eccessiva umidità notturna.
I fiori vanno raccolti all’inizio della fioritura, quando i capolini non sono ancora ben schiusi e sono ancora di un bel colore bianco. Vanno essiccati rapidamente in un luogo asciutto, buio e ventilato per evitare la formazione delle muffe e l’annerimento della pianta con conseguente perdita delle sue caratteristiche.
Si conservano in recipienti di vetro al riparo dalla luce ma è preferibile tenerli per non più di un anno e poi rinnovare la scorta.

Impieghi terapeutici

Conosciuta da sempre per l’attività antispasmodica e particolarmente indicata nella colica intestinale e digestiva, nei dolori mestruali e nel caso di alterazione della flora batterica. Per uso esterno viene indicata nelle affezioni della cavità orale (stomatiti, gengiviti,afte). A livello cutaneo presenta anche azione antipruriginosa e lenitiva.
Secondo la tradizione italiana e altri paesi latini, la Camomilla comune viene somministrata al fine di ottenere effetti blandamente sedativi. Il resto dell’Europa utilizza la Camomilla esclusivamente per le proprietà antiflogistiche, carminative, lenitive, ecc..
In pediatria la Camomilla è una pianta largamente impiegata, tanto che viene considerata la “prima medicina” dei bambini e viene particolarmente indicata nell’eruzione dentaria.

In cucina

E’ notoriamente usata in cucina per preparare degli ottimi infusi.
E’ usata nelle confetture, nelle caramelle, nei gelati, nelle gomme da masticare e nell’industria dolciaria in genere e per aromatizzare i liquori quali ad esempio il vermouth.

Curiosità

I fiori possono essere collocati tra la biancheria per dare un odore gradevole e tenere lontane le tarme.
L’infuso di Camomilla, da solo o con aggiunta di scorza di limone, è un ottima lavanda per i capelli biondi, che in tal modo si schiariscono evitando l’inscurimento.
I bagni nel decotto di Camomilla sono efficaci anche contro la sudorazione dei piedi, delle mani e hanno inoltre un’azione deodorante.
Nel Medioevo veniva coltivata non solo come uso medicinale, ma bensì per difendere l’orto da eventuali malattie, per rinvigorire le piante deperite o per aumentate la freschezza dei fiori recisi.
Un’altra tradizione di quel periodo era quella di lavarsi con l’acqua di camomilla, un filtro d’amore per le giovani innamorate, per attirare la persona amata.
Nell’aroma–terapia sottile, la matricaria camomilla viene impiegata per armonizzare il quinto chakra, perché il colore blu di quest’essenza è intenso.
Nella simbologia dei fiori quest’erba è la rappresentazione della forza nelle avversità, quindi oltre ad essere dolce e amorevole la pianta da la forza di combattere contro le ostilità della vita quotidiana.

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