Creperie Broceliande

La domenica a Parigi è una tragedia! Tutto (o quasi) chiuso!
Avete visto un posticino carino per comprare un souvenir? Chiuso.
Avete visto la vetrina di quel negozio e volete entrare? Chiuso.
Avete visto il bar dei vostri sogni? Chiuso.

E quel ristorante all’angolo? Chiuso.
Ok, allora la creperie! Chiusa. 
No, aspetta ce n’è un’altra un po’ più lontana. Aperta!!! 
E se a tutto questo aggiungete delle salite allucinanti con il passeggino a seguito che deve spingere per forza la mamma altrimenti i pianti e le urla si fanno così forti da impedirti di chiacchierare, ecco. Il quadro è completo.
La domenica non è da Parigi. Nè da passeggini, ma questa è un’altra storia. E comunque dopo Parigi abbiamo parcheggiato il nostro bel passeggino. Basta, a 2 anni si è grandi, si cammina! A saperlo prima si camminava anche per Parigi!
Comunque dopo aver girato dalla mattina per trovare tutti i posti che volevamo chiusi ecco che ci appare quasi un miraggio nel tardo pomeriggio un posto aperto! Ok, ci è andata bene anche a pranzo, lo ammetto, ma lì avevamo l’amica parigina che sapeva dove portarci!
Il pomeriggio invece abbiamo camminato tantissimo con un altro nostro amico per scoprire altri posti chiusi, ma per fortuna, a un passo dal “lasciamo perdere” la fortuna ci è venuta incontro. 
Non era la creperie che volevamo, ma è stata una piacevole scoperta!

Io ho optato per un gusto semplicissimo, al miele. Leggera e croccante, nonostante la grandezza me ne sarei mangiata volentieri un’altra. Ma… meglio tenersi per la cena, ho pensato!
Mio marito non ha pensato alla cena e si è buttato su una all’arancia con fondente e Cointreau! Ma lo dovevate vedere a cena come ha accusato il colpo!! 
La sua era buonissima, quel cioccolato amarissimo e chi ama il fondente sa di cosa parlo!
Il nostro amico invece ha scelto una semplice all’arancia. Anche lui molto soddisfatto della scelta! 

Considerazioni finali:

Le crepes davvero buone, su questo non c’è che dire, un po’ a desiderare l’interno, come vedi: tanta luce fuori e così cupo dentro. L’arredamento pesante e scuro, le tende tiratissime e una luce così fioca che ho fatto davvero fatica a fare le foto. La cameriera poi non era così felice di vedermi con la macchinetta fotografica in mano!
Però tutto sommato… ci tornerei!

Creperie Broceliande

15 rue des Trois Freres 

75018 Parigi

Kaab el ghzal – corna di gazzella

Ed ecco svelata la ricetta che ha accompagnato il marzapane di Nonna Papera! Kaab el ghzal. Ovvero: corna di gazzella!
Il profumo di mandorle e di fiori d’arancio mi ha riempito la cucina mentre impastavo, ero veramente tentata di dare un bel morso a tutto l’impasto!
Invece sono stata brava e ho resistito addirittura fino a dopo cena, ce le siamo mangiate sul divano guardando un film e le abbiamo accompagnate con un tè alla menta, ovviamente!
La ricetta originale prevede l’acqua ai fiori d’arancio anche nel ripieno, ma io ho preferito sostituirlo con il marzapane dell’odalsisca del manuale per praticità. Anche se la pasta di mandorle per preparare il marzapane è davvero molto semplice da fare.
Nulla vieta di fare entrambe le versioni e di metterle a confronto! 
Le corna di gazzella già le conoscevo, profumatissime anche una volta tolte dal forno, queste con il diverso ripieno sono un po’ forti nel sapore delle mandorle che coprono quello dei fiori d’arancio della base. Ma non per questo sono meno buone, anzi mio marito che è un vero amante della pasta di mandorle, ha preferito questa versione! Io devo ammettere di preferire l’originale perchè il profumo di fiori d’arancio per me non ha paragoni!
La nostra bimba non si è fatta nessun problema e si è spazzolata queste così come si spazzola le altre! 
Il nome un po’ impronunciabile vi sfido a dirlo senza errori, io ancora non sono riuscita!

Kaab el ghzal

Base:
200 gr di farina
1 uovo
acqua ai fiori d’arancio 
80 gr di burro fuso
zucchero a velo q.b.
Ripieno:
250 gr di farina di mandorle
90 gr di burro
2 tuorli
2 cucchiai di zucchero a velo
acqua ai fiori d’arancio

Si inizia dal ripieno: In una ciotola mettere la farina con le uova, aggiungere il burro e lo zucchero a velo. Bagnare a poco a poco con l’acqua ai fiori d’arancio fino a che l’impasto non sia bello omogeneo. Ricavare tante piccole palline e farne dei salsicciotti assottigliati alle estremità lunghi circa 4 cm.
Impastare tutti gli ingredienti della base lavorando con le mani fino a quando la farina non ha assorbito tutto il burro. Aggiungere poco per volta l’acqua di fiori d’arancio per ottenere una pasta morbida e malleabile, ma che non si incolla.
Tirare la pasta con un matterello fino allo spessore di mezzo centimetro. 
Disporre i rotolini di pasta di mandorle al centro delle sfoglie, lasciando tra uno e l’altro un po’ di spazio. 
Quindi ricoprire la farcia con la pasta, sigillando i bordi premendo bene con le dita. 
Con un tagliapasta tagliare dei semicerchi a due centimetri dal ripieno e piegare con le mani ogni “corno” per dargli la forma di mezzaluna.
Cuocere le corna di gazzella per una decina di minuti a 180°C.

Kaab and ghzal

Base:
200 grams of flour
1 egg
orange blossom water
80 grams of melted butter
powdered sugar q.b.
Stuffing:
250 grams of almond flour
90 grams of butter
2 egg yolks
2 tablespoons powdered sugar
orange blossom water
It starts from the filling: In a bowl put the flour with the eggs, add the butter and icing sugar. Wet gradually with orange blossom water until the dough is smooth beautiful. Obtain many small balls and make them into sausages thinned at the ends about 4 cm long.
Mix all the ingredients of the base by working with your hands until the flour has absorbed all the butter. Gradually add the orange blossom water to obtain a soft and malleable, but that does not stick.
Roll out the dough with a rolling pin to a thickness of half a centimeter.
Arrange the rolls with almond paste in the center of the pastry, leaving between one and the other a little ‘space.
Then cover the dough with the filling, sealing the edges by pressing with your fingers.
With a pastry cutter to cut the semicircles to two inches from the filling and fold hands with each “horn” to give it the form of a crescent.
Cook the horns of a gazelle for ten minutes at 180 ° C.

Fettuccine al timo con tonno, peperoni, lenticchie germogliate e curry

La fretta negli ultimi anni ci ha fatto dimenticare il profumo, la bontà e il piacere della pasta fresca fatta in casa.
Quando ero piccola ogni domenica c’era il pranzo a casa di mia nonna dove si riuniva la famiglia al gran completo per mangiare. Mia nonna faceva sempre le fettuccine, a mano. Impastava e stendeva mentre noi nipoti eravamo tutti intorno al tavolo cercando di non farci vedere mentre con un cucchiaio assaggiavamo il sugo.
Sono passati un po’ di anni da quei giorni e la famiglia si è così tanto allargata che la pasta non si fa più in casa. 
Da quando mi sono trasferita sento il bisogno di tornare indietro, di fermarmi e riappropriarmi di quei piaceri e di quelle cose che fanno bene al cuore.
E’ vero, il tempo a disposizione è sempre meno e la tentazione di acquistare prodotti confezionati è forte, ma come rinunciare al piacere della pasta fatta in casa? Poi oggi con l’aiuto di piccoli elettrodomestici tirare sfoglie risulta semplice e veloce. 
Una tradizione che si può recuperare la domenica, quando si ha più tempo da dedicare alla cucina.
Impastare a mano, sentire la palla di farina e uova diventare sempre più liscia ed elastica. E nel frattempo pensare a come condirla, ritrovando il piacere di sperimentare in cucina.
Incrociare mare e terra rappresenta sempre una sfida e la pasta è il perfetto terreno su cui mandarla in scena.
Il tonno è divenuto da alcuni anni una delle pietanze più spadellate della penisola, ma anche una delle più preziose: accessibile, volubile, rapido, si presta ad infinite interpretazioni per tutti gusti. Ma un buon tonno confezionato deve avere delle caratteristiche che spesso non è facile trovare. Per fortuna c’è una marca che preserva la morbidezza del pesce ed esalta il suo sapore integrale: Consorcio.
Nell’infinita varietà della pasta le sfumature diventano importanti, i dettagli decisivi: ho voluto unire il piacere carnoso del tonno al sapore deciso del peperone, alla consistenza farinosa delle lenticchie e spolverizzare il tutto con il curry, per un tocco esotico.
Da un’idea originale, un piatto singolare nella forma e sostanza. Un piatto colorato. 
Ed ecco il risultato.

Fettuccine al timo con tonno, peperoni, lenticchie germogliate e curry

100 gr di lenticchie germogliate
2 uova
200 gr di farina
1 cucchiaio di timo
100 gr di filetti di tonno consorcio
1 peperone rosso
1 scalogno
1 cucchiaio di curry
sale

Ammollare le lenticchie in un recipiente con acqua per 8 ore, scolarle e riporle in un recipiente semicoperto a temperatura ambiente per un paio di giorni sciacquandole 2 volte al giorno. Scottare le lenticchie germogliate in acqua salata per 20 minuti, scolare e raffreddare.
Setacciare la farina a fontana sul piano di lavoro, formare un incavo nel centro e rompere le uova.
Lavorare con le mani l’impasto dall’esterno verso l’interno, aggiungere il timo e avvolgere la pasta ottenuta nella pellicola trasparente e lasciarla riposare per circa 30 minuti. Stendere la sfoglia con il matterello fino ad avere uno spessore di circa 0,5 mm e tagliarla nel formato scelto.
In una padella mettere abbondante olio e far soffriggere lo scalogno insieme alle lenticchie germogliate. Aggiungere i peperoni tagliati a listarelle, il tonno, il sale e far cuocere per circa 15 minuti con il coperchio. Se è necessario aggiungere di volta in volta un paio di cucchiai di acqua. Nel frattempo cuocere la pasta al dente. Quando i peperoni sono quasi cotti aggiungere un cucchiaio di acqua di cottura della pasta e un cucchiaio di curry e mescolare in modo che il tutto si amalgami bene. 
Scolare la pasta e farla saltare con il condimento per un paio di minuti.

Thyme Fettuccine with tuna, peppers, sprouted lentils and curry

2 eggs
200 grams of flour
thyme
100 grams of tuna loins consorcio
1 red pepper
100 grams of sprouted lentils
1 shallot
curry
salt

Soak the lentils in a container with water for 8 hours, drain and place in a container partially covered at room temperature for a couple of days by rinsing 2 times per day. Blanch the sprouted lentils in salted water for 20 minutes, drain and cool.
Sift the flour on the work surface, forming a recess in the center and break the eggs.
Work the dough with your hands from the outside to the inside, add the thyme and wrap the dough in plastic wrap and let it rest for about 30 minutes. Roll out the dough with a rolling pin until you have a thickness of about 0.5 mm and cut it in the chosen format.
In a pan put plenty of oil and fry the shallots along with sprouted lentils . Add the peppers cut into strips, tuna, salt and cook for about 15 minutes with the lid. If it is necessary from time to time to add a few tablespoons of water. Meanwhile, cook the pasta. When the peppers are almost cooked add a tablespoon of the pasta cooking water and a tablespoon of curry powder and stir so that all blend well.
Drain the pasta and toss with the sauce for a few minutes.

Pastilla

Per il “piatto forte” della via dei sapori ho optato per qualcosa di insolito, che non avevo mai mangiato prima: la pastilla.
Incuriosita dal lungo procedimento e dal sapore dolce-salato di questa pietanza mi sono messa alla ricerca degli ingredienti per poi scoprire questo week end che non sono affatto semplici da trovare!
Due parole su questo piatto tipico, emblema della cucina di Fez e del Marocco in generale: la Pastilla (pronounciata “bastila”) è un piatto tradizionale le cui origini sono risalenti alla Spagna islamica, dopo la caduta di Granada, ultima città islamica di Spagna, i musulmani che si rifugiarono in Maghreb portarono con loro le proprie tradizioni culinarie, tra cui la pastilla, il termine deriva dallo spagnolo “pasta”. La pastilla è generalmente servita come antipasto all’inizio di pasti speciali.
Il piatto altro non è che un elaborato sformato realizzato con… carne di piccione! Arricchita poi da mandorle, uva passa e spezie. 
Dato che la carne di piccione è spesso difficile da trovare, viene normalmente usata la carne di pollo tagliata a pezzetti, infatti anche io dopo una lunga ricerca mi sono arresa e ho optato per il pollo! 
Un’altra cosa su cui ho ripiegato è stata la sfoglia. Si dovrebbe usare la pasta fillo, ma non sono riuscita a trovarla in nessun supermercato della mia zona, nemmeno agli iper! Con l’amaro in bocca ho ripiegato su queste due cose, lo ammetto!
Però lo sformato è venuto benissimo! Buono, dolce ma nemmeno così tanto come immaginavo, mandorle e uvetta ben accompagnano la carne mentre le uova amalgamano bene il tutto rendendo, insieme alle spezie, il piatto di una freschezza unica! Almeno io ho pensato a questo mangiandolo!
Ed ecco la ricetta di questo sformato dolce-salato.

Pastilla

1 cipolla dorata
3 scalogni
1 cucchiaio di olio evo
un pizzico di pistilli di zafferano 
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di noce moscata 
1 cucchiaino di paprika dolce
4 cosce di pollo
un bicchiere di acqua
sale
pepe nero
5 uova
prezzemolo
menta
pasta fillo
mandorle
uva passa

Affettare la cipolla e gli scalogni. Metterli in tegame con l’olio, lo zafferano, lo zenzero, la cannella, la noce moscata grattugiata e la paprika. Far stufare.
Aggiungere le cosce di pollo e far dorare. Aggiungere l’acqua, sale e pepe. Far cuocere a fuoco basso e coperto per circa 40 minuti.
Quando la carne del pollo si stacca dall’osso, toglierla dalla padella, farla raffreddare, togliere la pelle, disossarla e sminuzzarla. 
Battere in una ciotola quattro uova con prezzemolo e menta sminuzzati. Versare nel sugo del pollo e far rapprendere.
Prendere una teglia di circa 22 cm di diametro.
Deporre nella teglia imburrata la pasta fillo, che avanzerà largamente e ricadrà fuori delle teglia. Acconciatela sul fondo, deporre la carne del pollo, una piccola manciata di scaglie di mandorle e una di uva passa, poi il composto di uova, quindi ancora uva e mandorle. Rimboccate sulla farcia le pasta fillo pendula, fate opportune pieghe coprendo con garbo e assestando. Spennellate tutta la superficie di pasta con un bianco d’uovo.
Fate due dischi di pasta fillo grandi quanto la teglia, spennellateli di burro fuso. Deponete il primo sulla pasta, pressate. Adesso tocca al secondo; pressate con delicatezza anche questo, spennellatelo con un rosso d’uovo.
Mettete in forno già caldo a 200°C per 25/30 minuti.

Pastilla

1 golden onion
3 shallots
1 tablespoon extra virgin olive oil
a pinch of saffron
1 teaspoon of ginger powder
1 teaspoon of cinnamon
1 teaspoon nutmeg
1 teaspoon sweet paprika
4 chicken thighs
a glass of water
salt
black pepper
5 eggs
parsley
mint
phyllo dough
almonds
raisins
Slice the onion and shallots. Put them in a pan with the olive oil, saffron, ginger, cinnamon, nutmeg and paprika. Let simmer.
Add the chicken thighs and brown. Add water, salt and pepper. Cook over low heat, covered, for about 40 minutes.
When the chicken meat falls off the bone, remove it from the pan, allow to cool, remove the skin, and disossarla Comminute.
Beat four eggs in a bowl with chopped parsley and mint. Pour in the chicken and sauce to thicken.
Take a baking dish about 22 cm in diameter.
Lay the phyllo dough into the buttered pan, which will advance and will fall largely outside of the pan. Acconciatela on the bottom, lay the chicken meat, a small handful of flaked almonds and raisins, then the egg mixture, then again grapes and almonds. Rolled up on filling the phyllo dough pendula, make appropriate covering folds gracefully and settling. Brush the entire surface of dough with an egg white.
Take two discs of phyllo dough the size of the pan, brush them with melted butter. Lay the dough on top, pressed. Now it’s up to the second; pressed gently too, brush them with an egg yolk.
Put in a preheated oven at 200 ° C for 25/30 minutes.

Piadina con… zaalouk!

Una delle cose che più mi piace della nostra via dei sapori è la riscoperta di emozioni e pensieri legati a determinati posti o piatti.

Il piatto che vi propongo oggi è una fusione di due piatti tradizionali nata da una storia che ora vi racconto: un mio caro amico, marocchino di origine e romano di adozione (come si definisce lui) finita la scuola, mi aveva proposto una cena “a metà”, lui cucinava la portata principale e io il dolce. Entusiasta mi misi a preparare l’unico dolce che sapevo fare, il tiramisù (ero giovane e con un accesso ristretto alla cucina, abbiate pietà!) mentre lui mi parlava di piatti a me sconosciuti al telefono. Eravamo in quel periodo adolescenziale dove quasi parlavi di più al telefono che dal vivo, ma fra uno strato e l’altro di savoiardi capii che la mia cena sarebbe stata molto speziata dall’elenco infinito di erbe che stava mettendo in quel piatto dal nome insolito.
Arrivai a casa sua con il mio bel dolce a seguito e mi aspettava una bella sorpresa: la nostra cena era sul balcone, seduti per terra e a mangiare tutto con le mani! Tranne il tiramisù ovviamente.
Mi ha proposto questo zaalouk, buonissimo e speziato come avevo immaginato, con il pane arabo che era l’unica cosa a me nota. Poi è iniziata la nostra “discussione” lui diceva che il pane arabo era uguale alle nostre piadine, che aveva visto al supermercato ma mai assaggiato, io continuavo a ripetergli che non c’entravano niente ma che ci sarebbero state benissimo con la pietanza che aveva preparato. Ma lui non mi credeva. Prima di andarmene ho chiesto alla mamma di scrivermi la ricetta dello zaalouk e il giorno dopo ho messo mia mamma ai fornelli per preparane un po’ mentre io andavo al supermercato… indovina a comprare cosa?
Con la scusa di un film che avevo affittato la sera stessa il mio amico è venuto da me ed ecco che ha scoperto quanto sono diverse le piadine dal pane arabo! 
E ancora adesso ogni volta che vedo una piadina mi viene in mente lo zaalouk! Per me rimane l’accoppiata vincente!
Anche il pane arabo mi piace però ^^ ma lo preferisco con una pietanza che svelerò nei prossimi giorni!
La ricetta qui di seguito è quella della mamma del mio amico, ancora conservata su un foglietto al sicuro a casa dei miei. La piadina invece, è quella di Tiziana. Buonissima, ma ho dimezzato le dosi e resa “mignon” per poterla meglio accompagnare con questo antipasto marocchino!

Zaalouk


1 melanzana grande pelata e tagliata a pezzetti
4 pomodori freschi grandi, pelati, senza semi e tagliati a pezzetti
3 spicchi di aglio finemente tritato
1/3 di tazza di coriandolo e prezzemolo tritati
1 cucchiaio di paprika
1 cucchiaio di cumino
1 e 1/2 cucchiaino di sale
una presa di pepe
1/4 di tazza di olio di oliva
1/3 di tazza d’acqua

Mischiare tutti gli ingredienti in una padella profonda o in una pentola. Coprire e lasciare cuocere a fiamma media, medio-alta per 30 minuti, mescolando di tanto in tanto e cercando di far amalgamare i pomodori e le melanzane. Abbassare la fiamma se necessario per evitare di bruciare lo zaalouk!
Dopo 30 minuti scoprire e lasciar cuocere per altri 10 minuti per far evaporare i liquidi.
Può essere servita calda o fredda.

Piadina mignon (6 dal diametro di circa 10 cm)

125 gr di farina 00
32 gr di acqua
32 gr di latte parzialmente scremato fresco
34 gr di strutto
4 gr di lievito per torte salate
3 gr di sale fino
1 pizzico di bicarbonato di sodio

Intiepidire il latte e l’acqua e lasciar ammorbidire lo strutto una mezz’ora prima fuori dal frigorifero. 
Fare la fontana con la farina e al centro mettete lo strutto a pezzetti, il lievito, il bicarbonato e il sale. Aggiungere l’acqua e il latte. Mettere l’impasto in una ciotola, coprire e lasciar riposare 48 ore al fresco. 
Dividere la pasta in 6 pezzi e formare delle palline da lasciar riposare a temperatura ambiente almeno mezz’ora. 
Stendere la piadina con il mattarello fino a uno spessore di 0,5 centimetri. Se volete, ritagliatele con un coppapasta.
Scaldare una padellina antiaderente e cuocere pochi minuti per lato, controllando la cottura alzando la piadina. Disporre le piadine una sull’altra per far si che rimangano calde mentre cuocete le altre.

Zaalouk 

1 large eggplant peeled and cut into small pieces 
4 large fresh tomatoes, peeled, seeded and chopped 
3 cloves of garlic, finely chopped 
1/3 cup of cilantro and parsley 
1 tablespoon paprika 
1 tablespoon of cumin 
1 and 1/2 teaspoon salt 
a pinch of pepper 
1/4 cup of olive oil 
1/3 cup water 
Mix all the ingredients in a deep pan or a pot. Cover and let cook over medium heat, medium-high for 30 minutes, stirring occasionally and trying to blend the tomatoes and aubergines. Lower the heat if necessary to prevent burning the zaalouk! 
After 30 minutes, uncover and cook for another 10 minutes to evaporate the liquid. 
Can be served hot or cold.

Flatbread mignon (6 diameter of about 10 cm) 

125 grams of flour 00 
32 grams of water 
32 grams of fresh semi-skimmed milk 
34 grams of lard 
4 grams of baking pies 
3 grams of salt 
1 pinch of baking soda 
Warm the milk and water and let it soften the lard out of the fridge half an hour before. 
Making the fountain with the flour and the center put the lard into small pieces, baking powder, baking soda and salt. Add the water and milk. Put the dough in a bowl, cover and let stand 48 hours in a cool place. 
Divide the dough into 6 pieces and roll into balls, allow to stand at room temperature at least half an hour. 
Spread the flat bread with a rolling pin to a thickness of 0.5 cm. If you want, cut them out with a pastry cutter. 
Heat a non-stick pan and cook a few minutes on each side, controlling the cooking raising the flatbread. Arrange the tortillas on one another to make sure that they stay warm while you cook the others.

Marzapane dell’odalisca – Manuale di Nonna Papera

Come Matisse anche io sono stata incantata dal fascino delle odalische. I suoi quadri sono stati fonte di ispirazione per i miei disegni al liceo, avevo creato un personaggio divertendomi a riempire il costume con i colori accesi di quella terra lontana e il fascino dei veli mi ha accompagnata alla scoperta della danza del ventre alla quale però davvero non sono portata! 
Tutto lo ricollego al mio amore nato da piccola per il vestito da odalisca che mi cucì mia madre per carnevale. E mi ricordo riscosse anche molto successo fra le mie amiche! 
Per questo quando nel manuale ho letto il titolo di questa ricetta non ho potuto fare a meno di sorridere! Un vero tuffo nel passato. Avrei messo volentieri la foto del mio costume di carnevale insieme alla ricetta, peccato che quella è a Roma!
Ma la ricetta del manuale è qui con me e di certo non potevo lasciar fuori Nonna Papera dalla via dei sapori di questo mese! 
La sua è una ricetta un po’ particolare, perché al posto del solito albume si usa il tuorlo. All’inizio ho pensato a un errore di battitura ma poi ho scoperto che il sapore non ne risente, il colore si però! 
La particolarità del marzapane è che si presta per tanti dolcetti estivi facili e gustosi, io ho optato per un dolce tipico marocchino che ha conquistato tutta la famiglia, e a breve svelerò il dolce che ha completato il marzapane dell’odalisca! 

Marzapane dell’odalisca – Manuale di Nonna Papera

120 gr mandorle dolci
3 gr di mandorle amare
100 gr di zucchero
15 gr di arancia candita
un rosso d’uovo
15 gr di burro
Sbucciate le mandorle, pestatele nel mortaio con lo zucchero, aggiungete l’arancia a pezzettini, il burro, il rosso d’uovo e una cucchiaiata di acqua, e fate un impasto omogeneo. Il marzapane può essere colorato con qualche goccia di essenza, oppure usato per fare torte un poco più complesse.

Marzipan odalisque – Manual Grandma Duck 

120 grams sweet almond 
3 grams of bitter almonds 
100 grams of sugar 
15 g candied orange 
an egg yolk 
15 grams of butter 
Peel the almonds, grind them in a mortar with the sugar, add the orange into small pieces, butter, egg yolk and a tablespoon of water, and make a smooth paste. Marzipan can be colored with a few drops of essence, or used to make cakes a little more complicated.

Hobz arbi – Pane arabo

Inizio la giornata con la mia prima ricetta per la via dei sapori. Questo mese eravamo a far visita al Marocco con il nostro pulmino e la prima cosa che mi viene in mente quando penso a quel bellissimo paese è il suo pane.
Così semplice ma così buono, sta bene con qualsiasi cosa, il pane perfetto mi viene da pensare!
Lo faccio spesso, lo ammetto, ma non mi ero mai cimentata con il lievito madre essendo abituata ad una vecchia ricetta. Ma per la via dei sapori ho voluto fare una prova!
A dire il vero mi frullava già nella testa da un po’, però non mi decidevo mai!
A parte la lavorazione un po’ più lunga non ho trovato grandi differenze, il lievito madre su questa ricetta non ha un impatto così grande però c’è da dire che fa meno male dell’equivalente chimico, quindi preferisco questa versione all’altra che avevo.
La veloce cottura rende questa ricetta perfetta per chi, come me, si ricorda sempre troppo tardi di rinfrescare il pane e di stare nei tempi per portarlo in tavola a cena, infatti il pane arabo cuoce in 10 minuti! 
Il pane è venuto perfetto, chiaro e vuoto dentro, ho fatto quattro panini tondi per farli maneggiare anche alla piccola di casa che ha una grande passione per il pane, ma volendo con questa dose escono due pani di dimensioni normali!
Noi l’abbiamo mangiato al naturale, ma non nego che mi sarebbe piaciuto un bel kebab dentro ^^

Hobz arbi – Pane arabo

150 gr di farina manitoba
76 ml di acqua
50 gr di pasta madre
un pizzico di sale
1/2 cucchiaino di zucchero
farina di riso per spolverare

Sciogliere la pasta madre nell’acqua. In una ciotola mettere la farina a fontana, e al centro lo zucchero e l’acqua con la pasta madre sciolta. Iniziare ad impastare facendo assorbire tutta l’acqua, aggiungete il sale e trasferite sul piano. Impastare per una decina di minuti. Lasciar lievitare per 3 ore in una ciotola con un panno. 
Trascorso il tempo dividere l’impasto in 4 parti e stenderli con un mattarello. Adagiare i panini sulla leccarda foderata di carta forno, cospargerli con la farina, e lasciate lievitare intanto che il forno raggiunge la temperatura. 
Infornare in forno caldo a 250°C per 10 minuti e far freddare su una gratella.

Hobz arbi – Arabic bread 

150 grams of flour manitoba 
76 ml of water 
50 gr of sourdough 
a pinch of salt 
1/2 teaspoon of sugar 
rice flour for dusting 
Dissolve the yeast in the water. In a bowl put the flour, and the center of the sugar and water with sourdough dissolved. Start kneading by absorbing all the water, add the salt and transferred to the floor. Knead for about ten minutes. Let rise for 3 hours in a bowl with a cloth. 
After the interval divide the dough into 4 pieces and lay them out with a rolling pin. Arrange the rolls on baking tray lined with parchment paper, sprinkle with flour, and let it rise in the meantime that the oven reaches the set temperature. 
Bake in preheated oven at 250 ° C for 10 minutes and let cool on a wire rack.

Torta con anacardi e cioccolato senza uova

Una coccola di inizio settimana. Una coccola calorica per tirarci un po’ su il morale dato che abbiamo da poco scoperto di non essere entrati in lotteria per il visto h1b che ci avrebbe portato a San Francisco ad ottobre. Ed io che speravo bastasse avere uno sponsor, che illusa!
E invece niente America per quest’anno, la società ci riprova l’anno prossimo. Ed è tutta una corsa per noi, cercando di trovare una stabilità e un posto dove far crescere Cecilia senza spostarci di anno in anno. Quest’anno si rimane qui, certo, ma il prossimo? E se va di nuovo male? Tante le domande a cui per ora non abbiamo risposta, un po’ per sfiducia, un po’ perchè non ci aspettavamo una risposta negativa. Anzi, mio marito, che è pessimista di nascita, sì. Io sono l’esatto opposto e già mi vedevo in riva all’oceano!
Per tirarci un po’ su ho pensato bene di festeggiare i lati positivi di questa notizia: un altro anno più vicino alla nostra famiglia, un altro anno per imparare meglio l’inglese, un altro anno per pensare al “piano B”. Che a questo punto deve esserci.
E quale coccola potevo fare se non una torta? Alla faccia della dieta questa è una vera bomba! Senza uova, un po’ più leggera forse, ma sempre una bomba calorica resta!
La marmellata di anacardi l’ho scoperta da poco e la adoro. Certo, ho fatto lo sbaglio di assaggiarla con una cucchiaiata e momenti mi veniva un collasso per quanto è dolce! Ma spalmata sul pane tostato (poca!) è davvero buona! E dato che in famiglia siamo davvero ghiotti di noci e co. ho pensato che, abbinandola al cacao, una torta sarebbe uscita davvero divina!
E infatti è finita nel pomeriggio stesso!
Molto dolce di base e umida come piace a me, il mio consiglio è di mescolare l’impasto molto poco in odo che la marmellata e il cacao non si amalgamano perfettamente. E’ una strana sensazione addentare un pezzo che sa di cacao dopo uno che sa di marmellata! 
Consiglio di abbinarla a un bel bicchiere freddo di spumante, magari uno leggermente fruttato.
Io ho stappato lo spumante brut di drusian, preferendo la sua fragranza leggermente acerba e agrumata per questo dolce così… dolce! Al palato secco e asciutto si sposa bene con la torta umida. Anche se consigliato per accompagnare aperitivi e su piatti di pesce io lo trovo adatto per i dolci, ne risalta i sapori con il suo gusto diametralmente opposto!

Torta con anacardi e cioccolato senza uova

200 gr di farina 00
250 gr di zucchero
50 gr di cacao amaro 
25 gr di marmellata di anacardi
1 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaio di aceto
380 ml di latte
50 ml di succo d’arancia 
40 ml di olio di semi dante
In una ciotola mescolare la farina con lo zucchero e il cacao setacciato. Aggiungere il latte con il succo d’arancia, l’olio e la marmellata. Mescolare il composto con un cucchiaio di legno. Fare un foro nel composto e versare il cucchiaio di aceto e subito dopo il bicarbonato, lo sentirete “friccicare”. Mescolare bene e versare l’impasto della torta nello stampo e infornare a 160°C e cuocere per 35 minuti circa.
Io ho usato lo stampo happyflex “10 fette“. Ormai per le mie torte non posso farne a meno!

Cashew nuts and chocolate cake with no eggs 

200 grams of flour 00 
250 grams of sugar 
50 grams of cocoa 
25 grams of marmalade cashews 
1 teaspoon baking soda 
1 tablespoon vinegar 
380 ml ​​of milk 
50 ml of orange juice 
40 ml of vegetable oil dante 
In a bowl mix the flour with the sugar and sifted cocoa. Add the milk, orange juice, olive oil and jam. Stir the mixture with a wooden spoon. Make a hole in the mixture and pour a tablespoon of vinegar and baking soda after it, you feel “friccicare.” Mix well and pour the cake batter into the tin and bake at 160 ° C and bake for about 35 minutes. 
I used the mold Happyflex “10 slices”. Now for my cakes I can not help it!

Stinchi di maiale glassati con insalata di patate calde e sarrassou – la biblioteca

Maiale e co.” questo è il titolo del libro da cui ho preso la ricetta di oggi.

Un tomo che avevo comprato a un prezzo davvero ridicolo e che… non ho quasi mai usato!
Dovevo rimediare, il libro è davvero ben fatto, con bellissime foto e delle descrizioni dettagliate che ti fanno venire voglia di mollare tutto e andare a vivere in campagna. Eppure non avevo mai fatto una ricetta da questo libro. Il motivo è semplice, la lunghezza dei tempi. Rimandavo sempre e quando prendevo un bel pezzo di maiale spesso lo mettevo in forno senza nessun consulto al libro, non negando il fatto di essermi scordata spesso di averlo.
Ma questo week end mi sono rimboccata le maniche. Complice la mia rubrica “la biblioteca“, che ho deciso avrà cadenza mensile, mi sono tuffata fra queste pagine decisa a trovare una ricetta quasi adatta alla stagione, con un pezzo di carne di maiale che adoro e cucinato in maniera diversa!
Lo stinco l’ho cucinato in diversi modi, e il mio preferito è sempre stato quello alla birra, ma questa ricetta mi ha aperto un nuovo mondo. Tanto per iniziare la marinatura, da prepararsi il giorno prima. Poi la glassa dello stinco, davvero invitante, così invitante da indurmi in tentazione di farci la scarpetta! Le patate poi sono state una scoperta. Bollite nel più semplice dei modi ma cosparse con questa salsa al formaggio delicata e saporita. Un abbinamento vincente: patate e formaggio, un classico direi, ma mai avrei pensato di accostarci un piatto di carne così saporito. E invece i due sapori si sposano alla perfezione. Il gusto morbido e delicato delle patate 

accompagna quello più deciso dello stinco che con questa glassa si sente ancora di più.

Stinchi di maiale glassati con insalata di patate calde e sarassou

2 stinchi di maiale
1 cucchiaio di salsa di soia
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaio di ketchup calvé
3 cucchiai di olio di semi
2 patate
1 mazzetto di erba cipollina fresca tritato
2 scalogni tritati
250 gr di sarrassou o altro tipo di formaggio fresco con 40% di grassi
1 cucchiaino di miele di castagno
2 cucchiai di olio di colza
sale

Il giorno prima di cuocerli mettete gli stinchi di maiale in una padella grande, riempire di acqua fino a coprirli e portate a bollore. Abbassate la fiamma e fate sobbollire per 3 ore, finchè non sono teneri, quindi scolate bene.
Preparate la marinata mescolando in una scodella la salsa di soia, lo zucchero, il ketchup e l’olio. Immergetevi gli stinchi di maiale e mettete a riposare in un luogo fresco per 12 ore. 
Il giorno seguente preriscaldate il forno a 180°C, riempite di acqua una pentola, aggiungete il sale, portate a bollore e cuocete le patate per circa 20 minuti, finchè la polpa non è leggermente morbida. Nel frattempo, mescolate l’erba cipollina, gli scalogni, il formaggio il miele e l’olio di colza. 
Sistemate gli stinchi di maiale in una teglia e versateci sopra la marinata con un cucchiaio. Arrostite per 20 minuti, bagnandoli di frequente con la marinata, finchè non saranno bruniti e completamente cotti. Adagiate gli stinchi glassati su un piatto. Scolate le patate, tagliatele a fette e cospargetele con il composto di formaggio, quindi servite immediatamente.

Glazed pork shanks with potato salad and sarassou 

2 pork shanks 
1 tablespoon of soy sauce 
1 tablespoon brown sugar 
1 tablespoon ketchup Calvé 
3 tablespoons vegetable oil 
2 potatoes 
1 bunch of fresh chives, chopped 
2 shallots, chopped 
250 gr of sarrassou or other type of fresh cheese with 40% fat 
1 teaspoon of chestnut honey 
2 tablespoons canola oil 
salt

The day before cooking put the pork shanks in a large frying pan, fill with water to cover them and bring to a boil. Reduce heat and simmer for 3 hours, until tender, then drain well.
Prepare the marinade by mixing in a bowl the soy sauce, sugar, ketchup and oil. Soak the pork shanks and put to rest in a cool place for 12 hours.
The next day, preheat the oven to 180 ° C, a pot filled with water, add salt, bring to a boil and cook the potatoes for about 20 minutes, until the flesh is slightly soft. Meanwhile, stir the chives, scallions, cheese, honey and canola oil.
Place the pork shanks in a roasting pan and pour over the marinade with a spoon. Roasted for 20 minutes, by spraying frequently with the marinade, until they are fully cooked and browned. Arrange on a plate glazed shins. Drain the potatoes, cut them into slices and sprinkle with the cheese mixture, then serve immediately.

Fagiolata spartana – Manuale di Nonna Papera

Lo ammetto, non è davvero un piatto estivo questo. Eppure lo è diventato, anzi, con gli anni ho imparato a mangiare questa fagiolata soprattutto d’estate, quando fuori si muore di caldo! Certo, spesso al posto dei fagioli freschi dai tempi lunghi ho preferito dei fagioli in scatola per un pranzo più veloce. Il risultato finale non è poi così diverso!
E comunque con i fagioli già cotti ho velocizzato di non poco tutto il processo e con il caldo che fa mi sono risparmiata il tempo del fornello acceso in cucina.
Un piatto davvero… spartano, alla fine. Fagioli, pomodori e salvia. Che nemmeno si sente poi così tanto. Stavolta ho preso dei fagioli rossi per un piatto molto più colorato e dal sapore più deciso ma dalla consistenza delicata. La salvia è quella che sta strasbordando e che mi supplica di cambiarle vaso, che puntualmente mi scordo di comprare! Invece i pomodori sono dei datterino pazientemente spellati e ridotti in purea. 
E’ venuto fuori questo bel sugo denso e rosso carico, colore accentuato dai fagioli, che ho semplicemente cotto la mattina e lasciato raffreddare per gustarceli a pranzo.
Un piatto un po’ diverso ma sostanzioso per via di questi fagioli energetici e nutrienti, dal sapore un po’ etnico, infatti con gli avanzi non mi dispiacerebbe metterli con un po’ di carne trita in un bel burritos!
Questa idea di Nonna Papera è davvero sfiziosa, d’estate fredda e d’inverno calda si potrebbe gustare in tutte le stagioni!

Fagiolata spartana – Manuale di Nonna Papera


“Un posto a sé nella storia lo occupa senz’altro Sparta. Infatti, come sapete o saprete a suo tempo, gli spartani non erano certo tipi di carattere mite e abitudini tenere. L’educazione dei ragazzi, fin dalla primissima età, era curata direttamente dallo stato. E’ chiaro che, abituati fin da piccoli a un genere di vita… spartano, gli spartani da grandi conducevano una vita spartana. Niente monili, niente intrugli, niente fantasie: un brodetto nero a pranzo e a cena, quattro fagioli, due patate e via… al lavoro. Però, anche a Sparta, c’era chi tentava di dare un sapore “nuovo” ai piatti di tutti i giorni e trasformare i fagioli in… pietanza.”
1 kg di fagioli freschi
300 gr di pomodori
qualche foglia di salvia
uno spicchio di aglio (se piace) 
sale
olio

Lavate e mondate i pomodori (togliendo loro anche la buccia sottile) e, dopo averli tagliati a listarelle, metteteli in tegame con 3-4 cucchiai di olio. Fate rosolare con l’aglio e la salvia (se a vostro piacere decidete di metterli). Quindi aggiungete i fagioli, che avrete sgusciato e lavato, unite un bicchiere di acqua. Mettete il coperchio al tegame e fate cuocere a fiamma bassa per un’ora, rimestando di tanto in tanto con il solito cucchiaio di legno.

Beans spartan – Manual Grandma Duck 

“A place in history is occupied by Sparta. Spartans were not certain types of mild character. Raising children, from an early age, he was directly supervised by the state. It ‘clear that, accustomed since childhood to a kind of life spartan…, the Spartans by leading a spartan life great. no jewelry, no potions, no fantasies: a black soup for lunch and dinner, four beans, two potatoes and off to work. Yet, even in Sparta, there was those who tried to give a flavor “new” dishes every day and turn the beans in… dish. “
1 kg of fresh beans
300 grams of tomatoes
a few sage leaves
a clove of garlic (if you like)
salt
oil
Wash and clean the tomatoes (also removing their thin skin) and, after having cut them into strips and place in a pan with 3-4 tablespoons of oil. Sauté the garlic and sage (if you decide to put them at your leisure). Then add the beans, which you shelled and washed, add a glass of water. Put the lid on the saucepan and cook over low heat for one hour, stirring from time to time with the usual wooden spoon.