La tortilla di Castiglia – Manuale di Nonna Papera

Siamo arrivati (quasi) a fine maggio e chiudo il mese con un’ultima ricetta per la via dei sapori
Questo mese la Spagna mi ha particolarmente ispirata!!
Un’altra delle pietanze che ho amato dei miei viaggi in Spagna è stata la tortilla e la sua capacità di trovarla ovunque!
Nei bar c’era ampia scelta dei bocadillos con la tortilla de patatas, la maggior parte delle tapas, antipasti diffusi in Spagna, aveva almeno tre piattoni di tortilla tagliate in rettangolini, e infine mi sono imbattuta in una “tortilla brava” che aveva una salsa piccante, la stessa delle patate bravas, piccante e a base di pomodoro e pimenton.
Quindi se penso alla Spagna in ordine -di miei gusti personali- mi vengono in mente: paella, churros e… tortilla!
E la tortilla alla fine altro non è che non una frittatona di patate. E come mi sono meravigliata di trovarne una versione anche nel manuale! A dire il vero ho mandato subito una foto a Serena per informarla della scoperta! Ma come potevo lasciarmi sfuggire questa occasione? E, dato che maggio era quasi finito, mi sono messa al volo a pelare le patate e il risultato lo vedete qui sotto!
Con la special guest di Nonna Papera in 20 minuti avevo la mia tortilla di patate! Soffice, morbida e spumosa. A dire il vero non ho proprio schiacciato tutte-tutte le patate un po’ perchè mi piace la consistenza della patata solida un po’ perchè nei miei ricordi le tortillas avevo i pezzi di patate, non il purè!
E’ stato amore a primo assaggio anche per Cecilia e le ho anche raccontato di come la mamma ne mangiava un bel po’ quando è andata in Spagna a trovare la zia con il pancione! 

La tortilla di Castiglia – Manuale di Nonna Papera

“Sapete com’è, ragazzi, quando si tortilla! Tortilla oggi, tortilla domani e ti ritrovi fra capo e collo una frittata come se niente fosse. Non così però dovette pensarla Isabella regina di Castiglia il giorno in cui, trovandosi fra le mani l’uovo di Colombo, anzichè farsi una frittata si fece una risata. Isabella però aveva anche il senso degli affari e così, soffocate le risa, prestò al Cristoforo genovese le famose caravelle affinchè gli scoprisse qualcosa… indifferentemente, le Indie o l’America. E poichè le caravelle da sole stentavano a navigare, fece uscire con atto magnanimo dalle carceri avventurieri, ladri e malandrini della peggior specie e li spedì, loro nolenti, a scoprire!”
5 uova
4 patate
2 cipolle
olio 
sale
pepe

Tagliare le patate (sbucciate!) a pezzettini e le cipolle  rotelline, e soffriggete il tutto in abbondandissimo olio. Mentre cuocciono, schiacciate bene con la forchetta patate e cipolle, in modo da ottenere una specie di purè. Sbattete in una fondina le uova con il sale (se non l’avete fatto, ricordatevi adesso di salare e pepare la verdura!), versate nella padella e fate dorare la frittata dalle due parti: dovrebbe essere alta circa due dita. Per ottenere una cottura perfetta, usate una padella di ferro e voltate la tortilla usando un piatto unto.
Ps: ehi, ppt, ragazzi! Vi chiedessero a bruciapelo quale delle tre caravelle era l’ammiraglia di Colombo, sapreste rispondere? Sì? non importa, ve ne diciamo lo stesso il nome: Santa Maria.

The tortilla of Castile – Manual Grandma Duck

“Queen Isabella of Castile to the day when, lying in his hands the egg of Columbus, rather than make an omelet she laughed. Isabella, however, also had the business acumen and lent it to Christopher caravels for the discovered something. and … as the caravels themselves found it hard to navigate, he released from prison adventurers, thieves and robbers and sent them, them not, to find out! “
5 eggs
4 potatoes
2 onions
oil
salt
pepper

Cut the potatoes into small pieces and onions too, and fry everything in olive oil. While cooking, mashed well with a fork potatoes and onions, so you get a kind of mashed potatoes. Beat the eggs in a bowl with the salt, pour in the pan and brown the frittata by both parties: it should be about two fingers high. To get a perfect cooking, use an iron skillet and turn the tortilla using a plate greased.
Ps: hey , ppt , guys! You were asked which of the three ships was the flagship of Columbus, can you answer ? Yes? does not matter, let’s say there the same name: Santa Maria.

Mini churros – la via dei sapori

Sono nel pieno momento spagnolo per “la via dei sapori“. Sono arrivate un po’ di ricette che mi hanno messo la carica e ho voluto festeggiare a tema.
Con cosa? Ma che domande, con un dolce!
I churros sono una piccola prelibatezza che hanno accompagnato i miei viaggi spagnoli. Si trovano per lo più per strada, in piccole bancarelle lungo le strade i nelle piazze, anche se i più buoni li ho mangiati al mercato!
Fritti e zuccherosi dopo averli mangiati non vuoi altro che lavarti le mani. Perchè si, ti arrivano in mano con il bel cartoccio di carta paglia e un fazzolettino, ma in tempo record lo zucchero (e l’unto) finirà ovunque! Da mangiare caldi perchè sono ancora più buoni appena fatti e il massimo sarebbe intingerli in una bella tazza di cioccolato caldo!
Ma data la stagione anche una colata di cioccolato sopra non ci sta male! Tanto se uno mette in programma di sporcarsi le dita… può benissimo farlo con stile giusto?!
I miei non potevano essere dei veri churros non avendo la “churrera”. Non ridere, si chiama proprio così! A quanto sembra gli spagnoli hanno uno strumento apposito per ogni piatto! E, dovendomi arrangiare, ho preferito usare la sparabiscotti per fare dei mini churros!
Il risultato è piaciuto a tutti! Tanto per iniziare così piccoli sembra siano molti di più, quindi la felicità di portarli in tavola e di sentirti dire “wow quanti!” è immensa! Poi sono più gestibili con il cioccolato sopra che non cola ovunque mentre cerchi di vincere la corsa contro il tempo per riuscire a mangiare il churro prima che la cioccolata cada rovinosamente sui vestiti. Due morsi e sono finiti.
E poi, diciamolo, è un dolce di sola pastella. E zucchero sopra. E cioccolato per volere esagerare. Cosa aggiungere per convincerti che sono buonissimi?

Mini churros

100 ml di acqua
60 gr di burro
50 gr di zucchero
68 gr di farina
1 uovo
olio di semi q.b.
3 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di cannella in polvere
Accendere il fuoco e scaldare l’acqua, dopo un paio di minuti aggiungere lo zucchero e farlo sciogliere.
Unire il burro e, una volta sciolto, aggiungere la farina. Mescolare continuamente il composto per evitare i grumi.
Spegnere il fuoco e lasciare raffreddare il composto all’interno della pentola stessa. Una volta freddo trasferirlo in una ciotola e unire l’uovo (che dovrà essere a temperatura ambiente). Quando la è pasta lucida e morbida potrete trasferila in una sac-a-poche (io nella sparabiscotti!) dotata di bocchetta a stella.
In un pentolino dai bordi alti scaldare l’olio e, una volta caldo, spremere l’impasto direttamente nel pentolino così da formare dei bastoncini. Fare cuocere i mini-churros 3 minuti rigirandoli. Una volta pronti scolarli e ricoprire ogni churros con la miscela di zucchero e cannella.

Mini churros

100 ml of water
60 grams of butter
50 grams of sugar
68 grams of flour
1 egg
seed oil q.b.
3 tablespoons sugar
1 tablespoon ground cinnamon

 

Turn on the heat and heat the water, after a couple of minutes, add the sugar and let it dissolve.
Combine butter and, once melted, add the flour. Stir the mixture constantly to avoid lumps.
Turn off the heat and let the mixture cool in the pan itself. Once cool transfer to a bowl and add the egg (which must be at room temperature). When the dough is shiny and soft, you can trasferila in a sac-a-poche (I in biscuit maker!) Fitted with a star nozzle.
In a small saucepan with high sides, heat the oil and, once hot, squeeze the dough directly into the pan to form sticks. Cook the mini-churros three minutes stirring. Once you are ready, drain and fill every churros with cinnamon and sugar mixture.

Barchette con bacche di goji senza uova

La nostra è stata una domenica tutta di corsa! Pasta madre che mi ero scordata di rinfrescare e che mi serviva assolutamente per l’mtc, il piatto per la via dei sapori che mi ero quasi scordata sul fuoco (sono arrivata in tempo in tempo!!!) e, dopo aver fatto tutto, rendermi conto che mancavano le uova! A dire il vero non è che mancavano… le avevo semplicemente usate tutte! Ma a Cecilia avevo promesso un dolce per merenda. E dopo un attimo di panico mi sono fiondata online alla ricerca di una soluzione.
La ricetta per la torta senza uova è una delle mie preferite. Un po’ perché si fa in fretta e un po’ perché può salvare una persona distratta che usa tutte le uova!!! 
La mia prima versione è stata quella con il cioccolato, te la ricordi? Davvero soffice e con quel retrogusto di arancia che è piaciuto a tutti! 
Questa è molto più semplice da fare. Prendi gli ingredienti, mettili in una ciotola, sposta negli stampi e inforna! Per la mancanza di tempo (ma voglia di dolce) è perfetta! 
Poi dalla sua ha il sapore. Non sentirai la mancanza dell’uovo perché l’impasto è morbidissimo! Le bacche rendono il tutto ancora più gustoso perché loro, con la consistenza che le caratterizza, sono la chiave di svolta del boccone. Un morso si e uno no andrebbero messe così da scoprire ogni volta il piacere del loro gusto!
3 ne ho fatte, pensando ad una veloce merenda, e mezza ne ho assaggiata. Indovina un po’ quali manine le hanno portate via?

Barchette con bacche di goji senza uova

Dosi per tre mini tortine:
25 gr di farina 00 
15 gr di zucchero 
30 ml di latte 
1 cucchiaio di olio di semi di mais
3 cucchiai di bacche di goji
1 cucchiaino di aceto
1/2 cucchiaino di bicarbonato
Riunire in una ciotolina la farina con lo zucchero. Versate le bacche nel latte e unire il tutto continuando a mescolare. Incorporare anche l’olio. Mescolare bene.
In un bicchierino mettere l’aceto con il bicarbonato e aggiungerlo al composto. 
Prendere degli stampini, io ho usato le barchette happyflex, e infornare in forno preriscaldato in a 180°C per 30 minuti. 

 

Boats with goji berries without eggs 

Serves three mini cupcakes: 
25 grams of flour 00 
15 grams of sugar 
30 ml of milk 
1 tablespoon oil Corn 
3 tablespoons of goji berries 
1 teaspoon vinegar 
1/2 teaspoon baking soda 

Bringing together the flour into a bowl with the sugar. Pour the berries into the milk and combine everything, stirring constantly. Also incorporate the oil. Mix well. 
In a short put vinegar with baking soda and add to mixture. 
Take the molds and bake in a preheated oven at 180 ° C for 30 minutes.

Paella valenciana – la via dei sapori

Iniziamo la settimana con la mia prima ricetta per la via dei sapori! Questo mese la Spagna mi ha fatta felice, ho tante ricette nel cuore merito dei miei mille viaggi nella terra del Sol, ma una in particolar modo mi è davvero cara: la paella.
Il mio amore per questo piatto tipico è nato prima che mettessi piede in Spagna, da uno splendido racconto fatto da mia cugina che ne esaltava il sapore, la consistenza del riso, la bellezza del modo in cui viene servito! La mia fortuna è stata che dopo nemmeno un mese con la scuola sono finita proprio a Barcellona! E mentre gli altri ragazzi sognavano di scatenarsi al maremagnum, io volevo solo due cose: vedere i palazzi di Gaudì e mangiarmi la paella! Eh si, ero decisamente un’adolescente fuori dagli schemi. Per fortuna avevo un’amica come me che mi ha seguito in tutto! 
E che dire, la paella mi ha affascinata quanto Gaudì! 
Nei miei altri viaggi spagnoli ho sempre mangiato vagonate di paella. Specie nell’ultimo, fatto quando ero incinta. Un piatto unico nel quale non dovevo scansare nulla e che come l’avevo davanti non mi faceva più rimpiangere il loro prosciutto che con il pancione non potevo mangiare.
Dopo la parentesi personale sulla mia storia con la paella veniamo un po’ alle cose serie: la storia del piatto. 
La paella è forse il piatto più noto della gastronomia spagnola, a partire dal secolo XVIII, vi è già notizia del piatto conosciuto come paella.
La prima paella è nata nell’area di Valencia e il nome deriva dalla padella in cui viene cotta, questo recipiente non è altro che la paella. “Paella” e non “paellera” perchè “paellera” è la donna che cucina la paella!
L’origine della paella, come di tutti i piatti della cucina popolare, non è altro che l’unione degli elementi di cui ciascun paese disponeva nei propri dintorni e tradizionalmente la paella si mangiava nello stesso recipiente nel quale si cucina.
E ora veniamo alla mia… ho preferito cucinare la paella valenciana dopo aver letto le origini di questo piatto, e mi sono andata a prendere la paella per cucinarla. Pensavo fosse un’impresa più ardua trovarla e invece non è stato così, per fortuna! Certo, ora devo trovare altri usi per questa pentola…!
Per la ricetta ho seguito quella base, pochi ingredienti e una cottura di circa un’ora. Con una preparazione di una mezz’ora prima posso dirvi che è un piatto da week end. Bisogna avere tempo per portarlo in tavola!
Ma poi la fatica viene ricompensata! Buona, proprio come quella che ho mangiato più e più volte! Lo zafferano colora solo il riso, con tutti i sapori che ci sono quasi non si nota. Non c’è un ingrediente che copre un altro fra gli altri, sono tutti bilanciati in modo da essere presenti in ogni boccone! E il riso, avevo il terrore scuocesse, invece no, pur cuocendolo di più non perde la sua consistenza. 
Forse l’unico neo che aveva la mia paella è che la carne l’ho tagliata a pezzi troppo grandi. Ma d’altronde non avevo il misto per paella che vendono in Spagna sotto mano!

Paella valenciana

400 gr di pollo 
400 gr di coniglio
1/2 peperone rosso 
zafferano
12 cucchiai di pomodoro 
125 gr di fagiolini piattoni 
125 g di fagioli bianchi di Spagna
acqua
3 cucchiai di olio evo 
300 gr di riso
sale

Tagliare a pezzi la carne e le verdure. 
Riscaldare l’olio nella paella, aggiungere il pollo e il coniglio e farli rosolare a fuoco medio. Aggiungere i due tipi di fagioli e mescolare per alcuni minuti.
Spostare tutti gli ingredienti sui bordi della paella creando un vuoto nel quale metterete il pomodoro e il peperone.
Con un cucchiaio di legno, mescolare ed aggiungere acqua fino a raggiungere il livello delle viti delle due maniglie.
Lasciate cuocere per 30 minuti.
Aggiungere il riso facendo una linea verticale (o orizzontale o entrambe se il riso è tanto), spargerlo poi per tutta la superficie della paella e lasciar cuocere per 10 minuti a fuoco alto aggiungendo lo zafferano e un po’ di altra acqua.
Al termine dei 10 minuti a fuoco alto, far cuocere altri 10 minuti a fuoco basso. Lasciare un po’ raffreddare prima di servire.
Ps: C’è chi, a 5 minuti dalla fine, aggiunge un rametto di rosmarino, ma è una variante opzionale. Io l’ho messo intero e l’ho levato trascorso il tempo.
Pps: Consiglio un diffusore per ottenere una giusta fiamma.

Valencian Paella

400 grams of chicken
400 grams of rabbit
1/2 red bell pepper
saffron
12 tablespoons of tomato
125 grams of green beans piattoni
125 g white beans to Spain
water
3 tablespoons extra virgin olive oil
300 grams of rice
salt

Chop the meats and vegetables.
Heat the oil in a paella, add the chicken and the rabbit and fry over medium heat. Add the two types of beans and stir for a few minutes.
Move all the ingredients of paella on the edges, creating a vacuum in which you put the tomato and bell pepper.
With a wooden spoon, stir and add water until it reaches the level of the screws of the two handles.
Cook for 30 minutes.
Add the rice by a vertical line (or horizontal), then spread it over the entire surface of the paella and cook for 10 minutes over high heat add the saffron and extra water.
At the end of 10 minutes over high heat, cook another 10 minutes on low heat. Leave a cool before serving.
Ps: There are those who, at 5 minutes from the end, add a sprig of rosemary, but it is a variant optional. 

Biscottini stampati – Manuale di Nonna Papera

Non so a te ma a me i biscotti piacciono “senza forma”. Non posso farci nulla, anche se sono piena di stampini per biscotti (e per piena intendo questo set più altri già comprati in precedenza oltre la sparabiscotti!) alla fine se faccio una frolla preferisco renderla un cilindro e semplicemente affettarla! Mi piace tantissimo poi avere fra le mani questi biscotti un po’ rustici, tutti diversi l’uno dall’altro, che non so mai in quanti morsi finiranno.
E così anche questi biscotti di Nonna Papera hanno subito lo stesso trattamento. I “biscottini stampati” stavolta sono tutto tranne che stampati! Ma il sapore è sempre lo stesso, sanno di buono, di casa, di veri biscotti della nonna!
La consistenza è davvero morbida, non si induriscono troppo all’aria, e per conservarli io li tengo in una scatola di latta ben chiusa. Durano un paio di giorni, tre se li faccio la sera quindi non arriva subito Cecilia a reclamarne qualcuno.
Perfetti per la colazione e per l’inzuppo vi stupiranno per quanto liquido riescono a trattenere. E non si spezzano facilmente ammollati. E per me, che odio il biscotto che mi finisce a mollo in tazza e mi costringe al cucchiaino bhè, questi rimangono i miei biscotti preferiti per la colazione!
Poi c’è quel sentore di limone che li rende un po’ freschi. E qui la fantasia si può scatenare perchè il limone può essere sostituito a piacimento: lime, arancia, mandarino, pompelmo… ogni agrume sta bene con questa base!
Un unico passaggio salto quasi sempre in questa preparazione, l’aggiunta finale dello zucchero sulla superficie. Sebbene altri biscotti non possano far a meno dello zucchero sopra, come quelli della brigitta o i classici al burro, in questi proprio non mi piace, li rende troppo dolci. 
Ma sono gusti, consiglio sempre di provare con e senza. E poi decidi!

Biscottini stampati – Manuale di Nonna Papera

“Il signore di cui facciamo adesso la conoscenza è nemico giurato di Pico de’ Paperis. Pensate, Pico aveva fatto un’invenzione bellissima, ci aveva lavorato su per mesi e mesi e l’aveva chiamata stampa. Bè, ci credereste? L’aveva già inventata lui, un certo Gutenberg, nel quattrocento! Come? Già i cinesi… quattro secoli prima avevano i caratteri mobili da stampa? Ma allora è un vizio!”


175 gr di farina 00
75 gr di farina di mais finissima
75 gr di burro
100 gr di zucchero
mezza bustina di lievito in polvere
la scorza grattugiata di mezzo limone
2 uova
un bicchierino di liquore 
una presa di sale

Fate la pasta unendo tutti gli ingredienti, tranne un albume che metterete da parte per lucidare i biscotti e impastate per 10 minuti. Fate riposare in frigo.
Poi stendete la pasta col mattarello all’altezza circa di un centimetro e ritagliare con lo stampino le stelline (o i cuori o quel che volete!). Imburrate e infarinate leggermente la piastra del forno e disponeteci sopra i biscotti. Ricordatevi che cuocendo crescono, perciò lasciate loro lo spazio necessario! Lucidateli con il bianco dell’uovo, spolverate di zucchero e fate cuocere nel forno a 190°C per 15/20 minuti. Per essere sicuri che i biscotti siano cotti, prendetene uno e spezzatelo a metà. Potete mangiarli caldi o conservarli in una scatola ben chiusa.

Biscuits printed – Manual Grandma Duck

” The sworn enemy of Pico de’ Paperis . Pico had made an invention beautiful , we had been working for months and had called the press. Well , would you believe ? She had already invented it, Gutenberg in the fifteenth century ! Already the Chinese four centuries before … had the movable type printing press ! “
175 grams of flour 00
75 grams of fine cornmeal
75 grams of butter
100 grams of sugar
half a bag of baking powder
the grated rind of half a lemon
2 eggs
a shot of liquor
a pinch of salt
Make the dough by combining all the ingredients, except egg white that you will put aside to polish the biscuits and mix for 10 minutes. Let it rest in the fridge.
Then roll out the dough with a rolling pin height about an inch and cut out the stencil with the stars (or hearts or whatever you want!). Grease and lightly flour the top plate of the oven and disponeteci cookies. Remember that cooking growing up, so leave them the space you need! Lucidateli with the egg white, sprinkle with sugar and bake in the oven at 190°C for 15 /20 minutes. To ensure that the biscuits are cooked, take one and Break it in half. You can eat them hot or store in a tightly closed box.

Filetto di maiale con patate e riso selvatico

Cucinare il filetto di maiale è una cosa che non faccio spesso. Un po’ perchè non sono un’amante di questa carne, un po’ perchè deve essere sempre così ben cotto che spesso mi trovo a controllarlo ogni 5 minuti per vedere se la cottura sta andando bene.
Ma stavolta ho voluto tentare un esperimento. Ieri mi sono armata di pazienza e ho cambiato l’approccio con questa carne. E devo dire che sono rimasta colpita! Questo spezzatino di maiale è stata davvero una scoperta. 
Ho trovato un modo per renderlo più appetitoso semplicemente cambiando il metodo di cottura. Prima prendevo il filetto e lo mettevo al forno con qualche patata di accompagnamento, ieri ho voluto provare con la cottura lenta e a tagliare il filetto.
La cottura lenta ha due enormi vantaggi: il primo è che puoi lasciare la pentola sul fuoco e poi dimenticartene per un paio di ore, la seconda è sulla morbidezza della carne!
E’ davvero un ottimo modo per cucinare gli spezzatini o tutta quella carne che poco ci piace per la sua consistenza un po’ stoppacciosa. La carne così cotta infatti si sfalda con una forchetta ed è così tenera che si potrebbe mangiare con un cucchiaio!
Per questa ricetta ho voluto aggiungere le classiche patate, che consiglio di mettere in pentola solo alla fine, per evitare di sfaldarle troppo, e un ingrediente che è da poco è entrato nella mia cucina: il riso selvatico. 
Più sottile ed allungato del comune riso, di colore bruno, ha un sapore più intenso. Una pecca di questo ingrediente è la cottura, più lunga di quella del riso tradizionale, a meno che i semi non vengano posto a mollo in acqua 4-6 ore prima della cottura, per ridurla a 20 minuti.
Che dire, è stato un vero successo. Il filetto di maiale entrerà a far parte dei miei piatti adesso, magari rimandando la cottura a questo autunno dato il caldo che inizia a fare!

Filetto di maiale con patate e riso selvatico

700 gr di filetto di maiale
2 grandi patate
1 scalogno
olio evo
mezzo bicchiere di vino bianco
1 l di acqua
pepe nero
60 gr di riso selvatico

Lavare e tagliare le patate e lo scalogno. Far soffriggere appena in una pentola in coccio con l’olio. 
Tagliare il filetto di maiale a fette e poi a tocchi non troppo grandi. Unire al soffritto la carne e solo quando avrà rosolato per bene, sfumare col vino e lasciare evaporare a fuoco vivace. Aggiungere l’acqua, il dado e il pepe e cuocere a fuoco basso col coperchio per circa 3 ore. 
Trascorso questo tempo unire le patate tagliate a pezzi non troppo grandi. Proseguire per una mezz’ora. 
Nel frattempo sciacquare a fondo il riso in acqua fredda e poi scolarlo con cura. Per cuocere il riso, calcola una parte di riso ogni tre parti di acqua (quindi per 60 gr di riso vanno messi 180 ml di acqua). Versa il riso in una pentola, porta l’acqua ad ebollizione e poi abbassa il calore, coprendo il riso con il coperchio e facendolo sobbollire lentamente per circa 50-60 minuti. Durante la cottura ricordati di mescolare il riso 2-3 volte. Una volta cotto separa il riso con una forchetta, per renderlo soffice ed arioso.
Prelevare una mestolata di carne e patate e aggiungerle al riso mescolando, finchè non si sfalderanno con una forchetta.
Servire sul piatto le due portate insieme cosparse di abbondante pepe nero.

Pork fillet with potatoes and wild rice

700 g pork tenderloin
2 large potatoes
1 shallot
extra virgin olive oil
half a glass of white wine
1 liter of water
nut vegetable broth resulting from organic agriculture farm Italy
black pepper
60 grams of wild rice

Wash and cut the potatoes and shallots. Fry just a crock pot with oil.
Cut the pork tenderloin into slices and then touches not too large. Combine the meat to the pan and when it has browned thoroughly, sprinkle with the wine and let it evaporate over high heat. Add the water, nut, and pepper and cook over low heat with a lid for about 3 hours.
After this time, add the potatoes cut into pieces not too large. Continue for half an hour.
Meanwhile, thoroughly rinse the rice in cold water and then drain thoroughly. To cook the rice, calculates a part of rice every three parts of water (and then for 60 grams of rice should be placed 180 ml ​​of water) . Pour the rice into a saucepan, bring the water to a boil and then lower the heat, covering the rice with a lid and simmer slowly doing it for about 50-60 minutes. During cooking, remember to stir the rice 2-3 times. Once cooked separates the rice with a fork to make it fluffy and airy.
Take a ladle of meat and potatoes and add to the rice, stirring , until they flake with a fork.
Serve on a platter sprinkled with the two courses together plenty of black pepper.

Risotto allo zafferano con gamberi e sgombro aromatizzato

Sono a Milano da quasi 4 anni ormai e mi sembra assurdo pensare a come questa città mi sia entrata nel cuore. All’inizio è stato difficile, lo ammetto, lasciare Roma con il suo clima invidiabile e la sua gente così cordiale e rumorosa. Mi mancava. Mi mancava Roma, la sua bellezza e la sua atmosfera così familiare, e mi mancavano i modi dei romani, la loro confusione e il loro parlare. Non riuscivo a capire perchè qui a Milano la gente fosse così chiusa e anche al mercato si comportavano sempre con un certo distacco. Niente grida, niente frasi assurde per invogliare i clienti e la conversazione era ridotta sempre allo stretto necessario.
Ora, dopo quattro anni, ho imparato ad andare oltre e a vedere quello che c’è dietro. Apprezzo l’ordine e la tranquillità di questa città così come ne apprezzo le sfumature del cielo e i milanesi. Mi continuerà sempre a mancare Roma ma, incredibile a dirsi, non tornerei ad abitare lì. Strano. E mi fa strano anche ammetterlo. Milano mi è entrata nel cuore e con lei i suoi modi di fare e soprattutto la sua cucina, semplice e povera di ingredienti per molti versi, ma per altri sempre aperta alle innovazioni.
Come il risotto alla zafferano, tradizionale ricetta della cucina milanese, che ho trovato in tutti i ristoranti sia nella versione più classica, sia nelle rivisitazioni più moderne. E un abbinamento che mi è piaciuto è stato quello con il pesce. 
Aggiungendo e togliendo ingredienti sono arrivata a questa mia particolare versione che ritengo la migliore come bilanciamento di sapori.
La base è un risotto alla milanese, che tutti conoscono, con la particolarità di essere sfumato nell’olio al limone, per dare un tocco di freschezza alla ricetta. Poi la scelta del pesce. I gamberi perchè con la loro consistenza creano una scoperta ad ogni boccone, lo sgombro dal sapore più deciso porta il sapore di mare che caratterizza questo piatto. L’aneto contribuisce al sapore di freschezza ed l’ho usato anche per sostituire il sale.
Questo risotto è un piatto decisamente fresco, che porta in tavola il mare, ma allo stesso tempo delicato e leggero. Perfetto sia caldo che tiepido, sconsiglio freddo altrimenti i gamberi potrebbero diventare un po’ gommosi. 
Ed è una delle mie ricette preferite con lo zafferano.
E tu, che abbinamenti fai con il risotto allo zafferano?

Risotto allo zafferano con gamberi e sgombro 

1 cipolla
1/2 l di brodo
1 bustina di zafferano
200 gr di riso Arborio
200 gr di filetto di sgombro
50 gr di gamberi
1/2 bicchiere di vino bianco
aneto
pepe nero

Tritare la cipolla e farla appassire con 2 cucchiai di olio al limone. Sciacquare il filetto di sgombro, asciugarlo, tagliarlo a pezzetti e farlo insaporire nel soffritto. Aggiungere 1 mestolo di brodo nel quale avrete sciolto lo zafferano e mescolare. 
Sciacquare e sgusciare i gamberi e metterli per 5 minuti in un pentolino con l’acqua. Al bollore cuocere per circa 2-3 minuti e scolare. Tagliare quasi tutti i gamberi tranne qualcuno per guarnizione. Aggiungere i gamberi allo sgombro con un altro mestolo di brodo.
Aggiungere anche il riso, il vino bianco e lasciar sfumare continuando a mescolare. 
Fare cuocere per 18 minuti circa a fuoco vivace, aggiungendo progressivamente il brodo necessario. 
Al termine  pepate e portatelo in tavola ben caldo.

Saffron risotto with prawns and mackerel 

1 onion 
lemon oil vom fass 
1/2 l of broth 
1 sachet of saffron 
200 gr of Arborio rice 
200 g fillet of mackerel 
50 grams of shrimp 
1/2 cup white wine 
dill 
black pepper 

Chop the onion and cook it with 2 tablespoons of lemon oil. Rinse the mackerel fillet, dry, cut it into small pieces and flavor it in the pan. Add 1 ladle of broth in which you have dissolved saffron and mix. 
Rinse and peel the shrimp for 5 minutes and place in a saucepan with the water. To a boil cook for about 2-3 minutes and drain. Add the shrimp mackerel with another ladle of broth. 
Add the rice, white wine and let it fade, stirring constantly. 
Cook for 18 minutes over high heat, gradually adding the broth needed. 
At the end of pepper and bring to the table piping hot.

Confettura di pere – La biblioteca

Quest’anno per la festa del papà mi sono ben attrezzata con dei vasetti “recuperati” e un set di etichette perché già da gennaio mi era venuto in mente di fare dei regali golosi ai papà di casa.
Per mio marito ho fatto la “gelatina sottocoperta” dal manuale di Nonna Papera, che altro non è se non una gelatina di mele.
Per il mio papà invece ho preferito una ricetta più classica, ma che non avevo mai fatto.
Per questo stavolta mi sono completamente affidata a un libro interamente dedicato a marmellate, confetture, chutney, succhi, gelatine e sotto grappa! “Conservare il sole dolce d’estate” è il titolo, e la grafica mi ha subito colpita in libreria. Io adoro i libri sulle confetture con i caratteri che sembrano quasi scritti a mano, con i disegni invece delle foto e con piccole curiosità sui frutti. E questo libro aveva tutti i requisiti!
A dire il vero la ricetta che avevo puntato per il mio papà era un chutney di mango ma a marzo mi è stato impossibile trovare un mango saporito quindi ho ripiegato su un altro classico.
Questa confettura, che gli ho portato a Pasqua non potendolo vedere prima, si è rivelata in tutta la sua bontà come accompagnamento a un antipasto a base di formaggi e ci ha stupito spalmandone un po’ sulla pizza di pasqua!
Ovviamente il classico accoppiamento pere e formaggi ci ha influenzato come scelta ma questa marmellata è davvero più buona sul salato che non sul dolce!
La consistenza dipende molto dalla specie delle pere, ce ne sono alcune che rimangono più granulose, come le kaiser, io ho optato per le classiche william, a mio avviso le più succose e zuccherine!
Con le william la mia marmellata si è un po’ colorata di rosso e ha sprigionato tutto il suo sapore dolciastro spalmata su una fetta di pane. Consiglio di diminuire leggermente la dose di zucchero se si volesse usarla sui dolci, certo che se siete golosi… lasciatela così com’è!

Confettura di pere

3 kg di pere
2 kg di zucchero
la scorza grattugiata di 1 arancia
1/2 stecca di cannella
1 bicchiere di acqua

 

Lavate e mondate le pere, tagliatele a pezzi e raccoglietele in una casseruola con un pezzetto di cannella, la scorza d’arancia e l’acqua. Portate a ebollizione e fate cuocere per un quarto d’ora prima di unire lo zucchero. Proseguite la cottura per un’ora, mescolando in continuazione e schiumando quando necessario. Appena la marmellata diventa un liquido denso, invasate e chiudete ermeticamente. Lasciate raffreddare i vasetti capovolti.

 

Pear jam

3 kg of pears
2 kg of sugar
grated rind of 1 orange
1/2 stick of cinnamon
1 glass of water

 

Wash and clean the pears, cut them to pieces and collect them in a saucepan with a bit of cinnamon, orange peel and water. Bring to a boil and simmer for fifteen minutes before you add the sugar. Continue cooking for an hour, stirring constantly and skimming when necessary. As soon as the jam becomes a thick liquid, potted and hermetically seal. Let cool the jars upside down.

La merenda di Linneo – Manuale di Nonna Papera

E’ finita un’altra settimana e con questa mi sembra davvero che il tempo stia volando via troppo in fretta. Non so da voi ma qui siamo passati dal piumino alle mezze maniche nel giro di pochi giorni e mi ha sconvolto. Ridatemi la primavera, ridatemi le magliette a maniche lunghe e i giacchetti leggeri! Per carità, adoro l’estate, e come non potrei dato che porta anche il mio compleanno? Ma la cara e vecchia mezza stagione, quella dove ti vesti un po’ a strati perchè non sai mai se avrai troppo caldo o troppo freddo, quella delle sciarpette leggere leggere che servono quasi solo perchè sono belle da vedere sia al collo sia appese al manico della borsa quando tira quel vento così caldo che in un attimo ti sei mezza denudata. Ecco, mi manca quello. L’incertezza della mezza stagione e il suo sole che passa dal tiepido al caldo.
Per fortuna di certezze nella vita non mancano e quando si tratta di mettere piede in cucina o meglio, il naso fra i libri della cucina, c’è sempre il manuale che mi offre una ricetta consolatoria.
Queste polpettine di melanzane, che da piccola mai mi sarei mangiata a merenda a differenza di Linneo, sono invece un perfetto aperitivo o contorno sfizioso da proporre  tutti, senza limiti di età.
A Cecilia piacciono molto al forno, la mamma a dire il vero le preferisce fritte, ma in entrambi i casi non vi deluderà la loro consistenza. La panatura rende croccante l’esterno delle polpettine e il bello delle panature è che potete giocare con le spezie anche. Aggiungete timo e non ne resterete delusi! Addentata una polpettina resterete stupiti dall’interno: morbido e soffice, quasi impalpabile. La melanzana si scioglie in bocca e il cuore caldo e filante rendono tutto ancora più buono e…filante! Provare per credere!

La merenda di Linneo – Manuale di Nonna Papera

“Linneo, il grande naturalista svedese, fin da ragazzo si dedicò anima e corpo all’osservazione della natura. A questo grande studioso svedese Nonna Papera, commossa nel suo cuore agricolo, dedica una superba merenda a base di melanzane.


Ps: le melanzane, o petonciani, sono originarie dell’India.”


5 melanzane
50 gr di parmigiano grattugiato
1 uovo
mollica di pane
latte
pangrattato
olio 
50 gr di fontina

Fate lessare le melanzane in acqua bollente salata, scolatele bene e tritatele finissime. Mettere a bagno nel latte la mollica del pane e quando sarà ben ammorbidito impastate insieme i pezzetti di melanzana, la mollica, il parmigiano e l’uovo. Fate delle polpettine tonde, schiacciate, in mezzo a cui sistemerete un dadino di fontina, passatele nel pangrattato e friggetele nell’olio bollente. Presentatele e gustatele calde.

Linnaeus snack – Manual Grandma Duck 

“Linnaeus, the great Swedish naturalist, as a boy he devoted himself body and soul to the observation of nature. At this great scholar Swedish Grandma Duck, moved in his heart agricultural, devotes a superb snack of aubergine. 
Ps: eggplant are from India. “
5 eggplant 
50 grams of grated Parmesan cheese 
1 egg 
breadcrumbs 
milk 
bread crumbs 
oil 
50 grams of cheese 
Boil eggplant in salted boiling water, drain well and chop fine. Soak the breadcrumbs in the milk and when it is softened knead together the pieces of eggplant, crumbs, Parmesan cheese and egg. Make meatballs round, flattened, which will settle in the middle of a cube of fontina cheese, mash them in bread crumbs and fry in hot oil. Made to it and Taste them warm.

Sformato di melanzane vr dolore dei denti

La settimana scorsa mi sono levata due denti del giudizio che hanno deciso di venir fuori a quasi 32 anni! Avevo il terrore di togliermeli e invece è andata meglio del previsto. Fastidio si, tanto. Ma dolore poco e la guancia, che temevo diventasse più grande dalla pancia di doraemon, invece non si è minimamente gonfiata.
Per carità, ero anche bella imbottita di aulin e per tutto il primo giorno non ho fatto altro se non alternare 30 minuti di ghiaccio con 30 minuti di riposo. Però ha dato i suoi frutti e sono pronta per levarmi gli altri due a fine maggio. Che seccatura però, non facevano meglio a starsene buoni buoni dentro la gengiva a non infastidire nessuno? 
Per “colpa” loro ho seguito una dieta di soli liquidi per 3 giorni e vi giuro che non ce la facevo più! A poco è servito il regalo di mio marito, una centrifuga, perchè c’è poco da fare, a me piace masticare!! E non vi dico quanto mi è mancato farlo!
Dopo due giorni a fare centrifughe di qualsiasi cosa mi capitasse a tiro ho pensato di azzardare uno sformato al forno, ben stufato prima. E si è davvero rivelata una scelta vincente! 
Il tortino morbido di melanzane è stata una buona, soffice e gustosa parentesi nella mia dieta, peccato che è finito subito! La morbidezza non mi ha dato fastidio, non c’è quasi da masticare e la forchetta è solo l’illusione del boccone dato che potrebbe benissimo essere preso al cucchiaio! Ma la consistenza un po’ più pastosa, il buon sapore del cotto al forno unito a quei tocchetti di taleggio squagliato e alla crosticina quasi impalpabile che si forma sopra ne hanno fatto il piatto per eccellenza della mia convalescenza. 

Sformato di melanzane


2 melanzane 
pangrattato 
1 uovo 
origano
timo
50 gr di taleggio
parmigiano grattugiato 
olio evo 
sale 
pepe

Lavare le melanzane, tagliatele a pezzi la polpa e stufatela in una padella finché sarà morbida. 
Mettere la polpa di melanzane in una ciotola, aggiungere l’uovo, l’origano e il timo tritati, il pepe, un cucchiaio di pangrattato, il taleggio tagliato a tocchetti e amalgamare fino a ottenere un composto compatto.
Prendere una pirofila, cospargere il fondo di pangrattato, mettervi il composto di melanzane, livellare bene, cospargere con pangrattato e parmigiano grattugiato. Infornare a 180°C per 25 minuti.

Eggplant flan 

2 eggplants 
bread crumbs 
1 egg 
oregano 
thyme 
50 g taleggio 
grated Parmesan cheese 
extra virgin olive oil 
salt 
pepper 
Wash eggplant, cut into pieces and the pulp stufatela in a frying pan until it is soft. 
Put the eggplant pulp in a bowl, add the egg, oregano and chopped thyme, pepper, a tablespoon of breadcrumbs, taleggio cheese cut into small pieces and mix until the mixture is compact. 
Take a baking dish, sprinkle the bottom with bread crumbs, put the mixture of eggplant, good leveling, sprinkle with bread crumbs and Parmesan cheese. Bake at 180 ° C for 25 minutes.