Polpette in pentola a pressione? Si può fare!

Questa è una ricetta per chi ha tempo da dedicare in cucina ma anche voglia di qualcosa di gustoso e leggero!
Il tempo serve perchè, anche se la pentola a pressione facilita il compito della cottura dimezzando i tempi, altrettanto non si può dire della preparazione delle polpette. E non è quanto la scelta degli ingredienti, lì basta prendere una ciotola e mescolare, quanto la preparazione stessa delle polpette. E se poi sei un masochista come me e vuoi fare dei piccoli fingerfood… bhè, metti in conto che un terzo del tuo tempo se ne andrà a combattere con gli stuzzicadenti.
Io parto avvantaggiata perchè mi sono presa un ultilissimo crea-polpette per semplificarmi la vita, ricordi? Ma lo stuzzicadente mi ha fregata, e cercare poi di mettere tutte le polpette nel cestello con gli stuzzicadenti che non facessero a spadate fra loro è stato un gioco di prestigio che non penso di rifare almeno per un po’. In verità litigo così tanto con gli stuzzicadenti che mi chiedo che li compro a fare. 
Le polpettine però sono state una bella sorpresa. Sia in tavola perchè alla fine l’odiato stuzzicadente viene riscattato dalla sua giocosità, sia dal punto di vista della gola.
Buone e leggere. 
Leggere perchè hanno perso tutto quel grasso che ci piace tanto sì, ma che alla fine fa anche male. 
Mi ha quasi stupito il fatto di vedere il vassoio rimanere pulito mentre le sistemavo per portarle in tavola.
E poi il prezzemolo che ho messo nell’impasto viene davvero esaltato con la cottura al vapore. La prossima volta voglio provare a cambiare erba aromatica, magari mettendo la menta che con il suo sapore fresco ben si accompagna a questa bella stagione.
Niente aglio stavolta, volevo qualcosa che lasciasse in bocca un sapore delicato. Chissà, la prossima volta potrei invece optare per dello scalogno.

Polpette in pentola a pressione

400 gr di carne macinata di vitello
pan grattato 
latte 
prezzemolo
noce moscata
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
sale
In una ciotola mischiare la carne con il pan grattato, il latte, il prezzemolo, la noce moscata, il parmigiano ed il sale. Creare delle polpettine di piccole dimensioni e adagiarle nel cestello a vapore della pentola a pressione.
Cuocere per circa 15-20 minuti. 
Mangiare calde o fredde, a piacere!

Meatballs in pressure cooker 

400 grams of ground veal 
breadcrumbs 
milk 
parsley 
nutmeg 
2 tablespoons grated Parmesan cheese 
salt 

In a bowl, mix the meat with the bread crumbs, milk, parsley, nutmeg, Parmesan cheese and salt. Make small meatballs and place them in the steamer basket in the pressure cooker. 
Bake for about 15-20 minutes. 
Eat hot or cold, in pleasure!

Che viaggio francese sarebbe stato senza soufflé?

Buongiorno a tutti!
Non so come state ma a me questo repentino cambiamento climatico mi ha messo ko!
Sono raffreddata, con un mal di gola che non vi dico e inchiodata a casa da ieri! Che cosa brutta.
Però non demordo, dopo essermi impasticcata per bene mi sono fatta una full immersion nelle foto alla ricerca degli scatti in questo ristorante. Pochi ma buoni, ma vediamo di raccontarvi la mia esperienza nel fantastico mondo dei soufflé dal principio.
Questo ristorante era uno dei più raccomandati e, complice anche la posizione, molto centrale, è quasi d’obbligo un assaggio ai loro soufflé.
Se non siete amanti del formaggio o di queste nuvole commestibili, perchè la sensazione che mi hanno dato era proprio questa, ecco, lasciate perdere. Qui è tutto un soufflé. Dal nome al dolce. Iniziando dall’antipasto.

Un mini soufflé con patatine di accompagnamento. Prosciutto nell’impasto e una sofficità unica.
A fine soufflé pensavo di essere già piena. 
Pensavo.
Ecco il piatto principale. Peccato che non se ne capiscono le dimensioni perchè era enorme!! Comunque per il piatto forte ho optato per un soufflé ai funghi servito con salsa al pollo. E nella salsa, molto densa, c’erano questi bocconcini di pollo che creavano un bellissimo contrasto con la morbidezza del soufflé.
E per il dolce non ci siamo lasciati sfuggire questo soufflé alla banana con cioccolato bianco. 
Ecco, fra le portate devo dire che il dolce è stato l’unico a entusiasmarmi poco.
Comunque dopo averli assaggiato mi sono detta di dover rifare un “giorno soufflé” perchè è stata davvero un’esperienza fuori dal normale mangiare dall’antipasto al dolce solo soufflé!
Siamo usciti dal ristorante quasi rotolando e con le tasche un bel po’ alleggerite. 
Semmai ci dovessi riandare niente dolce per me grazie!

36 rue Mont Thabor
75001 Paris

Il dolce da pic nic

Tutti pronti per domani? Che fate di bello?
Noi andiamo a fare un bel pic nic ^^
E sono due giorni che impacchetto la roba da portarmi dietro per il cestino!
Ma a parte i piatti classici e quelli di cui non se ne può fare a meno (leggi: le fragole!) ho pensato che sarebbe stato carino avere anche un dolcetto da gustare in pieno sole e tranquillità!
E non c’è niente di meglio che squagliare un po’ di cioccolata per un tocco di sana golosità!
Oggi quindi vi propongo un bicchierino, da lasciare in freezer fino all’ultimo minuto per poterlo gustare a fine pasto alla giusta consistenza!
In verità è un bicchierino che ho già fatto e rifatto diverse volte e ogni volta aggiungo un pezzo o un ingrediente nuovo!
La base è sempre la stessa, la classica crema al limone, l’aggiunta stavolta viene dal cioccolato che ho ricevuto al posto delle uova per pasqua (ma voi potete usare anche le uova di pasqua) e dalle codette avanzate per la festa di Cecilia.
E ora… buon pic nic a tutti!

Bicchierini di crema al limone e cioccolato

80 gr di farina 00
150 gr di zucchero
450 ml di latte
50 ml di succo limone
la buccia di un limone
1 uovo intero
2 tuorli
cioccolata
codette

Grattugiate la buccia di limone, spremetelo e filtrate il succo. Mettete in una pentola di acciaio lo zucchero,la farina setacciata e la buccia grattugiata del limone.
Aggiungete l’uovo intero e i due tuorli. Versate il latte a filo e mescolate con una frusta. Aggiungete anche il succo di limone,date una mescolata e ponete la pentola sulla fiamma.
Con un pelapatate tagliate la buccia di limone lavato e aggiungetelo alla crema
Lasciate cuocere la crema di limone mescolando continuamente finché non si sarà addensata,ci vogliono pochi minuti. Quando la crema di limone sarà bella densa,spegnete la fiamma,togliete la buccia di limone, copritela con la pellicola e fatela raffreddare.
Quando è solida aggiungete qualche cucchiaio di cioccolato sciolto e lasciate raffreddare. Decorare con codette.

Shorts lemon cream and chocolate 

80 grams of flour 00 
150 grams of sugar 
450 ml of milk 
50 ml of lemon juice 
zest of one lemon 
1 whole egg 
2 egg yolks 
chocolate 
tails 
Grate the peel of lemon, squeeze it and strain the juice. Put in a steel pot sugar, flour and lemon zest. Add the whole egg and two egg yolks. Pour the milk and stir with a wire whisk. 
Also add the lemon juice, give it a stir and put the pot on the flame. 
With a vegetable peeler, cut the lemon peel and add to the cream washed 
Simmer the lemon cream, stirring constantly until it thickens, it takes a few minutes. 
When the lemon cream is pretty thick, turn off the heat, remove the lemon peel, cover with plastic wrap and let cool. 
When it is solid, add a few tablespoons of melted chocolate and let cool. Decorate with tails.

Le pain tordu – La via dei sapori

Un’altra ricetta per il nostro viaggio culinario francese!
Questa volta mi sono sentita particolarmente ispirata e ho voluto bissare. Nei ritagli di tempo ho cercato una ricetta che raccontasse un po’ la Francia ma non troppo comune perchè lo scopo era anche mettersi in gioco.
Alla fine ho scelto un pane, complice un assaggio (un bel morso a dire il vero) al pane appena comprato dalla mia amica nella paneteria sotto casa.
Ecco qui il mio pane, non la baguette, perchè, lo ammetto, ero tentata ma non avevo lo stampo. Il mio contributo è il Pain Tordu. 
Si tratta di un pane tradizionale della regione del Limosino, una zona che costituisce il centro geografico della Francia, il “cuore”. 
Questo pane è “tordu”, cioè piegato (o attorcigliato, per meglio dire) ed è da qui che prende il suo nome. 
Quello che avveo assaggiato a Parigi mi aveva colpito per la bella crosta e la mollica soffice. 
Il mio ho scoperto che si mantiene bene e dopo due giorni era ancora con queste caratteristiche.

Ve lo consiglio perchè buono e scenografico. E poi un po’ diverso dalla solita baguette, giusto?

Pain tordu

Pre impasto:
100 gr di farina manitoba
100 gr di acqua
25 gr di lievito madre
Impasto:
300 gr di farina 00
100 gr di farina di avena macinata a pietra
125 gr di acqua
10 gr di sale
La sera prima sciogliete il lievito madre nell’acqua e aggiungeteci la farina, mescolando bene. Sigillate con pellicola e lasciate fermentare per 10/12 ore.
Al mattino, aggiungete la farina, il malto e l’acqua e iniziate ad impastare per circa 10 minuti.
Aggiungete il sale e lasciate assorbire.
Rovesciate l’impasto su un piano da lavoro e arrotondatelo.
Ponetelo quindi in una ciotola fino al raddoppio del volume.
Dividete l’impasto in 2 porzioni e con ognuna create un cordoncino. Torcete tra loro due porzioni e lasciate riposare 45 minuti.
Portate il forno a temperatura di 220° e infornate.
Trascorsi i primi 15 minuti, abbassate la temperatura a 200° e continuate la cottura per 25 minuti.

Pain tordu

For the pre-dough:
200 g of flour manitoba 
200 g of water 
50 g of yeast 
For the dough:
600 g flour 00 
200 g of oat flour stone ground 
350 g of water 
20 g salt 
3 g of malt diastatic
The night before, dissolve the yeast in the water and add in the flour, mixing well. Sealed with plastic wrap and let it ferment for 10/12 hours. 
In the morning, add the flour, malt and water and started to knead for about 10 minutes.
Add salt and let it absorb. 
Inverse the dough on a work surface and round up. 
Then place it in a bowl until doubled in volume. 
Divide the dough into 2 portions and each created with a drawstring. Twist between their two portions and let rest 45 minutes. 
Bring the oven temperature to 220 degrees and bake. 
After the first 15 minutes, lower the temperature to 200 degrees and continue cooking for 25 minutes.

Il mio quinto quarto: il fegato dei piccoli

Buongiorno e bentrovati a tutti quanti!

Avete passato una buona Pasqua? La nostra è stata un susseguirsi di disavventure iniziate in verità prima di Pasqua, quando si è rotto il cambio alla macchina. Che ovviamente non ci hanno ridato per Pasqua quindi abbiamo dovuto prendere di corsa il treno per passarla con il resto della famiglia giù a Roma!
E vabbè, alla fine però dopo qualche ora in compagnia già ci eravamo scordati della cosa! Peccato che nella fretta ho scordato a casa le uova da portare ai piccoli di casa e non vi dico in che stato le ho trovate… va sorvoliamo che è meglio!
Parliamo invece della sfida mtc di questo mese! Il quinto quarto. Quando ho iniziato a leggere subito il mio primo pensiero è stato: passo. Stavolta passo.
Sono romana, è vero, ma odio la trippa, la coratella e la testina. Una strana romana come dice mio padre. Ma c’è un pezzo che adoro. E anche se di romano non ha nulla a me piace anche perchè c’è una storia legata a questo piatto.
Allora, il mio quinto quarto è, e l’avevate già capito dalle foto, il fegato. Ma questo ha la particolarità dei porri. Non solo come abbinamento, ma come storia soprattutto.
Dovete sapere che il fegato era uno dei “piatti forte” di mia nonna ma benchè piacesse tanto ai grandi, a noi bambini faceva storcere il naso e la vista delle cipolle di certo non aiutava a mandarlo giù. Sapete cosa si inventò allora mia nonna per rendercelo più buono? Cambiò le cipolle con i porri. Più dolci e meno intensi di sapore.
Che ci crediate o no dopo il primo assaggio scettico a tutti noi è piaciuto questo piatto che ovviamente non facevamo mai assaggiare ai grandi perchè era nostro.
Il fegato dei piccoli. Nonna lo chiamava così.
La mia unica aggiunta è stata un po’ di sale nero a fine cottura.
E ora vi lascio al fegato dei piccoli modificato sperando possa piacere anche a chi il fegato non lo mangia!

Fegato con porri

250 gr di fegato di vitello
1 porro
30 gr di burro
olio evo
2 cucchiai di aceto
pepe
1 cucchiaio di sale nero 
Tagliare il porro a fettine sottili e fatelo appassire a fuoco lento in una padella con l’olio e il burro.
Quando è appassito, aggiungere l’aceto e il fegato e far cuocere per 5 minuti a fiamma alta. Pepare, salare e togliere dal fuoco. Servirlo caldo con il sughetto del porro.

Liver with Leeks 

250 grams of veal liver 
1 leek 
30 grams of butter 
extra virgin olive oil 
2 tablespoons of vinegar 
pepper 
black salt
Cut the leek into thin slices and let it dry on low heat in a pan with oil and butter. 
When wilted, add the vinegar and the liver and cook for 5 minutes on high heat. Pepper and remove from heat. Serve hot with the sauce of leeks.

Salame vichingo – Manuale di Nonna Papera

E’ arrivato il venerdì prima di Pasqua. E oggi ci salutiamo per qualche giorno.

Ma non potevo proprio andarmene così, volevo fare una ricetta in compagnia della nonna che tutti abbiamo in comune. Lei che la settimana scorsa, per fare spazio al contest “la via dei sapori”, è stata un po’ messa da parte.
Ma sappiamo com’è fatta nonna Papera, giusto? Non se la prende mica! Però per Pasqua non poteva mancare questo dolce che, almeno a casa nostra, si fa solo in questa occasione. Di uovo, come le cotolette, ricordate? Sinceramente non sapevo di avere tutte queste tradizioni legate a Pasqua, me ne sto accorgendo in questa settimana.
Ma, Pasqua a parte, questo salame si presta per tantissime occasioni, anche per un gradito regalo quando si è invitati a cena e si scopre di non avere la farina. A me è capitato e mi sono fiondata al supermercato per andarla a comprare di corsa, ma la prossima volta non mi scorderò del salame!
Anzi, fa anche un bell’effetto nella sua carta oleata, legato con dello spago, o magari spolverizzato di farina. Ah no, quella l’abbiamo finita!
Bando alle chiacchiere, vi lascio e ci vediamo la settimana prossima. Passate dei bellissimi giorni.

Salame vichingo – Manuale di Nonna Papera

“Ora più che mai i Vichinghi sono presi dalla smania dei grandi viaggi. Via mare, naturalmente, anche per fare bella mostra delle loro famose navi carenate. Anzi, proprio a proposito di queste ultime, aggiungeremo una particolarità poco nota e curiosa: una sola vela, quadrata e rossa, s’innalzava sulla nave. Sulle fiancate esterne dello scafo gl’irrequieti “guerrieri del nord” appendevano i loro scudi a colori alternati: uno scudo giallo, uno scudo nero, uno scudo giallo e così via. Ridendo e scherzando i Vichinghi giunsero a saccheggiare nell’ 836 Londra, nell’ 845 Parigi e Amburgo! E son stati questi scudi a ispirare la ricetta di questo salame!” 
2 tuorli
2 cucchiai di zucchero
gr 150 burro
2 cucchiai di cacao amaro
1 bicchierino di curacao
200 gr biscotti secchi
Sbattete insieme i tuorli e lo zucchero finché la crema si gonfia. Fate sciogliere il burro a bagnomaria e unitelo ai tuorli con lo zucchero, il cacao e il curacao, mescolando alla perfezione. Tagliuzzate i biscotti a pezzetti piccolissimi, che unirete alla crema. Mescolata finale. Versate il tutto in una carta oleata, dando al dolce la forma di un salame, e chiudete le estremità. Mettete il “salame” in frigorifero e toglietelo quando si sarà indurito. Allora togliete la carta e… affettate!

Viking salami – Manual Grandma Duck

“Now more than ever the Vikings are taken from the frenzy of the great journeys. Via sea, of course, to make a good show of their famous ships faired. Indeed, precisely in regard to the latter, we will add a distinctive note and a little curious one sailing, square, red, rose on the ship. on the outer sides of the hull “warriors of the north” hung their shields with alternating colors: a yellow shield, a shield black, one yellow shield and so on. laughing and joked the Vikings came to plunder in 836 London, in 845 Paris and Hamburg! and are these shields were to inspire the recipe for this sausage! “
2 egg yolks
2 tablespoons sugar
150 gr butter
2 cucchii unsweetened cocoa
1 small glass of curacao
200 grams biscuits
Whisk together the egg yolks and sugar until the cream is inflated. Melt the butter in a double boiler and add it to the egg yolks with the sugar, cocoa and curacao, stirring to perfection. Cut biscuits into small pieces, which will join the cream. Mixed final. Pour into a greased paper , giving the cake in the shape of a sausage, and close the ends. Put the ” salami ” in the refrigerator and take it out when you will be hardened. Then remove the paper and sliced ​​… !

La pizza pasquale e le tradizioni della mia famiglia “vecchia”

Questa pizza è tradizionalmente il dolce-salato che accompagna le colazioni di Pasqua della mia famiglia.

Ha una grande particolarità per quanto riguarda la mia infanzia: veniva mangiato solo da mia madre. A me e mio padre proprio non piaceva ed è strano, a pensarci ora, a come storcessi la bocca solo a sentire il profumo di quella torta salata.
Era accompagnata dalla corallina, salame che non riesco mai a trovare qui a Milano, e dalle uova sode, tutte accuratamente disegnate la sera prima da noi che, dopo cena, ci riunivamo in questo nostro rituale.
Ma per fortuna c’erano anche i dolci per i palati più tradizionali. La torta variegata e la torta margherita che accompagnavano le mille uova di cioccolata aperte quella mattina.
Diciamo che ci alzavamo da tavola alle 11 se andava tutto bene!
E questa è una cosa che un po’ mi manca. La facciamo ogni anno, è vero, e abitando così lontani le feste è d’obbligo passarle insieme, però mi manca passare quegli stessi momenti con la mia famiglia “nuova”, non i miei genitori, ma mio marito e mia figlia.
E creare delle tradizioni tutte nostre, festeggiando la mattina di Pasqua soli noi 3. 
Certo, se poi penso che dall’anno prossimo mi separerà un’oceano dalla mia “vecchia” famiglia… bhè, allora ci ripenso subito e mi godo appieno tutti i momenti a casa dei miei genitori dove sono ancora quella che ti sgrida perchè non stai curando l’abbinamento dei colori delle uova sode!

La pizza al formaggio di Pasqua


Pre-impasto:
50 gr di farina manitoba
50 gr di pasta madre 
25 gr di latte
Impasto:
120 gr di farina manitoba
40 gr di latte
50 gr di grana padano grattugiato
50 gr di pecorino grattugiato
50 gr di pecorino o emmenthal tagliato a dadini
20 gr di burro
2 uova intere
1 gr di sale
1 gr di pepe

In una ciotola sciogliete il lievito madre nel latte, aggiungete la farina creando una massa omogenea, quindi sigillate con pellicola e lasciate fermentare 12 ore.
Unite in una ciotola le uova e il formaggio, creando una crema omogenea.
Nel pre impasto aggiungete il latte e poco alla volta la crema di uova e formaggi e la farina, lasciandoli assorbire e alternandoli fino ad esaurimento. 
Aggiungete il burro e lasciatelo assorbire. Poi aggiungere a pioggia il sale e il pepe.
Rovesciate l’impasto su un piano di lavoro, apritelo e metteteci al centro i cubetti di formaggio, quindi arrotolate l’impasto su se stesso.
Arrotondate l’impasto e mettetelo coperto con pellicola nello stampo (io 6 colombe della happyflex), fino a triplicazione del volume. 
Scaldate il forno a 190° e infornate.
Trascorsi i primi 40 minuti, se vedete che la superficie colora troppo, aprite il forno e coprite con carta argentata. 
Sfornate e lasciate raffreddare.

The cheese pizza Easter

Pre-dough:
50 grams of flour manitoba
50 gr of sourdough
25 grams of milk
Dough:
120 grams of flour manitoba
40 grams of milk
50 grams of grated parmesan cheese
50 grams of grated pecorino cheese
50 grams of cheese or Swiss cheese cut into cubes
20 grams of butter
2 whole eggs
1 g of salt
1 g of pepper
In a bowl , dissolve the yeast in the milk, add the flour, creating a homogeneous mass, then sealed with plastic wrap and let it ferment 12 hours.
Together in a bowl the eggs and the cheese, creating a homogeneous cream.
In the pre dough, add the milk at a time and cream cheese and eggs and flour, alternating them and letting them soak until exhaustion.
Add the butter and let it absorb. Then add salt and pepper.
Inverse the dough on a work surface, open it and put in the center of the cubes of cheese, then roll up the dough around itself.
Rounded the dough covered with plastic wrap and put it up to threefold increase in volume.
Preheat the oven to 190 ° and bake.
After the first 40 minutes, if you see that the surface colors too, open the oven and cover with foil.
Remove from the oven and let cool.

La mia ricetta francese per “la via dei sapori”

Eccomi qui con la mia ricetta francese per il contest a 4 mani “la via dei sapori“.

Devo dire che ce n’è stato di materiale su cui lavorare, abbiamo scelto la Francia come prima tappa e con tutti i piatti tipici che ha è stato un caos scegliere solo una pietanza.
Complice il mio viaggio a Parigi dove ho assaggiato di tutto di più di questa gustosissima cucina, la mia scelta è ricaduta su un qualcosa di cui ne sono ghiotta e che ho mangiato a vagonate in qualsiasi ristorante: il patè di fegato per eccelleza, il foie gras.
Ok, ora i miei lettori si divideranno in due gruppi: quelli che storceranno la bocca al solo pensiero e quelli a cui gli verrà l’acquolina.
Perchè se c’è una cosa che è certa è che, per fortuna, non tutti hanno gli stessi gusti!
Io per esempio amo tutti i tipi di fegato ma ancora stoco la bocca per il caviale. Che ci volete fare?
Ma, tornando a parlare del patè, la mia decisione è stata definitiva la mia ultima sera a Parigi, quando ho assaggiato un patè che all’interno aveva un tartufo. Una vera scoperta. 
Il sapore inconfondibile del fegato viene accompagnato da quello forte del tartufo in un’esplosione di sapore, delicato ma deciso, che mi è rimasta impressa per tutta la fine del viaggio.
Avevo ancora in mente quel sapore quando ho tentato l’esperimento: unire al patè di fegato una crema al tartufo, per sentire quel lieve aroma tartufato in ogni boccone.
Certo che il patè di oca o anatra dal macellaio proprio non l’ho trovato quindi ho ripiegato su quello… di pollo!

Patè di fegato tartufato

100 gr di cipolla
1 bicchierino di marsala
olio evo
origano
la buccia di 1 limone
pepe
200 gr di burro
150 gr di fegato di pollo
salsa nera tartufata italiatartufi
2 fogli di gelatina
500 ml di brodo

Lavare e tagliare il fegato a pezzi. Tritare le cipolle e metterle in una padella con 100 gr di burro e un filo d’olio e far appassire le cipolle. Aggiungere il fegato, l’origano, la scorza del limone  e far rosolare per qualche minuto. Versare nella padella il marsala e lasciare evaporare. Aggiustare di sale e pepe e lasciar raffreddare. 
Frullare in un mixer, sciogliere il rimanente burro con la salsa tartufata e aggiungerlo alla crema di fegato. 
Per preparare un patè di fegato nella gelatina, avremo bisogno di due stampi, uno più grande dell’altro. 
Foderare lo stampo più piccolo con della pellicola (io ho usatto i pirottini per muffins, con questa dose ne vengono 6) e versare al suo interno il paté da lasciar riposare in frigorifero per un paio d’ore. 
Nel frattempo preparare la gelatina: lasciare i fogli in ammollo in acqua fredda per 10-15 minuti, scolarli e aggiungerli al brodo tiepido. 
Versare un terzo della gelatina liquida nello stampo più grande (io ho usato altri stampini per muffins, un po’ più grandi) e metterla a rassodare in frigorifero per un paio d’ore. 
Trascorse le due ore, prelevare dal frigo lo stampo piccolo contenente il paté e eliminate la pellicola.
Adagiare il paté al centro dello stampo più grande che ha sul fondo la gelatina ormai soda e colmare i vuoti con la restante gelatina. Mettere il tutto in frigorifero e lasciate solidificare per altre due ore. Quando la gelatina sarà ben soda capovolgetela su di un piatto da portata.

Liver pate with truffles

100 grams of onion
1 glass of marsala
extra virgin olive oil
oregano
zest of 1 lemon
pepper
200 grams of butter
150 grams of chicken liver
black truffle sauce italiatartufi
2 sheets of gelatin
500 ml of broth

Wash and cut the liver into pieces. Chop the onions and put them in a pan with 100g of butter and a little olive oil and onions to wilt. Add the liver, oregano, lemon zest and cook for a few minutes. Pour the Marsala in the pan and let it evaporate. Season with salt and pepper and allow to cool.
Blend in a mixer , melt the remaining butter with truffle sauce and add it to the cream of the liver.
To prepare a liver pate in aspic, we will need two molds, one larger than the other.
Line the mold with the smallest of the film (I usatto the cups for muffins, this dose will be 6 ) and pour inside the pâté let it stand in the refrigerator for a couple of hours.
Meanwhile, prepare the jelly: Leave the leaves to soak in cold water for 10-15 minutes, drain and add to the broth warm.
Pour a third of the liquid gelatin into the mold bigger (I used other molds for muffins, a little  bigger ) and putting it in the fridge for a couple of hours.
He spent the two hours, remove the mold from the fridge containing small pâtés and removed the film.
Lay the paste to the center of the mold that has the largest on the bottom of the jelly soda now and fill in the gaps with the remaining jelly. Put it in the refrigerator and let it solidify for another two hours. When the gelatin is very firm turn it upside down on a serving platter.

I perchè che fanno riflettere e cambiano le tradizioni

Ieri un quesito ha attirato la mia attenzione, uno dei tanti perchè della mia bambina è arrivato a non avere una risposta. No, non era una domanda difficile, anzi, era una di quelle davvero stupide. Ma la risposta non la conoscevo e non sapevo nemmeno dare una spiegazione.
Ma veniamo alla domanda e al suo contesto. Ero in cucina intenta a far diventare un carrè di agnello delle cotolette. Si avvicina Cecilia e inizia la sua sequenza (fra l’altro… ma i perchè iniziano già adesso?!!!). “Mamma che fai?” “Taglio l’agnello” “Perchè?” “Perchè così diventano costolette” “Perchè?” “Perchè mi sono scordata di chiederlo a Roberto (il macellaio)” “Pranzo?” “no amore, sono per Pasqua” “pranzo?” “no Cecilia, le costolette si mangiano a Pasqua” “perchè?” “perchè… perchè… non lo so!” “pranzo?” “ma si dai! Pranzo!” 
Ecco qui più o meno il nostro dialogo. Solo che lei se ne è andata tutta contenta dalla cucina e io mi sono arrovellata il cervello sul perchè mangiassi cotolette impanate solo a pasqua. Sapete una cosa, non lo so! Le ho sempre mangiate solo a Pasqua, fin da bambina, e deve essersi insinuata questa cosa dentro me che mi fa scordare che esistono fino all’arrivo di Pasqua, appunto.
Ma non ha senso! E poi sono così buone che veramente mi domando come faccio a scordarmi di loro nel resto dell’anno.
Non lo so, fatto sta che ieri ce le siamo proprio gustate, forse anche meglio che a Pasqua quando a tavola saremo più di 20 e a me arrivano sempre fredde!

Cotolette di agnello impanate

8 costolette di agnello
1 uovo
1 rametto di timo
60 g di pane grattugiato
Olio di semi  per friggere
Sale

In un piatto sbattere l’uovo con il timo. Mettere in un piatto il pangrattato.
Passare le cotolette nell’uovo sbattuto, quindi nel pangrattato, premendo bene, poi ripetere un’altra volta il giro.
In un padellino scaldare abbondante olio per friggere e quando è ben caldo friggere le cotolette. 
Quando la superficie della panatura risulterà dorata, scolare le cotolette e porle su un piatto con carta da cucina asciugandole accuratamente e regolare di sale. 

Lamb cutlets breaded 

8 lamb chops 
1 egg 
1 sprig of thyme 
60 g of breadcrumbs 
Oil for frying 
salt 
In a bowl beat the egg with the thyme. Put the bread crumbs on a plate. 
Dip the cutlets in beaten egg, then in bread crumbs, pressing firmly, then repeat one more time around. 
In a pan heat plenty of oil for frying and when hot fry the cutlets. 
When the surface of the breading golden brown, drain and place the chops on a plate with paper towels and season with salt and dry them thoroughly.

I biscotti e la promessa del ritorno a Parigi

Inizio la settimana con una promessa. La promessa è quella di tornare ad accompagnarvi nel mio viaggio gastronomico di Parigi appena finisce il delirio di Pasqua.

Infatti questa settimana il lunedì parigino salta per delle ricette a tema, mentre la prossima ovviamente il lunedì è festa. Ma poi si torna alla carica. E il prossimo post parigino vi farà venire fame solo a leggerlo! 
Però datoc he in fondo mi sento in colpa per aver saltato il post oggi, mi faccio perdonare con una ricetta dolce dolce. 
Dolce ma leggera dato quello che dovremmo affrontare nei prossimi giorni in quanto a mangiate (o dovrei forse dire abbuffate?!!). 
Quindi dei biscotti con farina di riso, che risultano molto più leggeri, ma impreziositi dalle gocce di cioccolata. Perchè alla leggerezza ho voluto abbinare anche il gusto!
A dire il vero in corso d’opera sono stata tentata di aggiungere anche del cacao, ma la fortuna (o sfortuna!) volle che nella mia dispensa non sono riuscita a trovarlo quindi questa ricetta light doveva essere e light è stata!
Con questa ricetta potete anche fare i diamantini, basta rotolare i biscotti nel cacao o nello zucchero e ovviamente fare dei cilindri da mettere in frigo molto più piccoli!
Se invece come me usate degli stampi potete benissimo saltare il passaggio in frigo, specie se andate di corsa!

Biscotti alla farina di riso con gocce di cioccolata

1 uovo
200 gr di farina di riso
la scorza grattugiata di 1/2 limone
1 pizzico di sale
75 gr di burro 
60 gr di zucchero
gocce di cioccolata
In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere il burro a pezzetti e mescolare. Incorporare il sale e la scorza di limone. Aggiungere la farina e impastare a mano fino ad ottenere un impasto liscio. Dividere l’impasto, avvolgerlo in pellicola trasparente e lasciarlo riposare almeno per mezz’ora in frigo. 
Ricavare le forme, guarnite con le gocce e sistemare i biscotti su una teglia foderata con della carta da forno (io ho usato My eastercookies della silkomart). 
Infornare i biscotti in forno caldo a 180º per 10-12 minuti. 
Anche se vi sembreranno ancora un po’ morbidi, i biscotti non devono cuocere in forno più del tempo stabilito perché una volta fuori dal forno si induriranno.

Biscuits with rice flour chocolate chips 

1 egg 
200 grams of rice flour 
grated rind of 1/2 lemon 
1 pinch of salt 
75 grams of butter 
60 grams of sugar 
chocolate chips 
In a bowl beat the eggs with the sugar, add the butter and mix. Stir in the salt and the lemon zest. Add the flour and knead by hand until dough is smooth. Divide the dough, wrap in plastic wrap and let it rest for at least half an hour in the fridge. 
Obtain the forms, garnished with drops and place the cookies on a baking tray lined with baking paper (I used My eastercookies of silkomart). 
Bake cookies in preheated oven at 180 º for 10-12 minutes. 
Although there still seem a bit ‘soft, the cookies do not have to bake longer than the time set because once out of the oven it will harden.